Daily track report. Feed yourself with music

31 01 2008

Daily track report è un blog che ti consiglia ogni giorno una nuova canzone, presentandola in breve e facendotela ascoltare e vedere (ci sono anche i video) in streaming.

L’idea del blog non è recensire dischi o gruppi, ma offrire una guida quotidiana per orientarsi nello sterminato e caotico mondo della musica alternativa. Così, senza troppo impegno per noi che leggiamo. Con grande impegno e serietà per loro che selezionano e scrivono.

Io finora ho letto/ascoltato/visto cose interessanti.

Tu che ne dici?





Ageless marketing?

30 01 2008

Da qualche anno va di moda l’età. Le minorenni in passerella non fanno più notizia? Mettiamoci le nonne, allora.

È così che le multinazionali di moda e cosmesi, che fino a poco tempo fa licenziavano le testimonial per raggiunti limiti d’età, hanno invertito la tendenza e sempre più spesso, oggi, cercano volti e corpi che sfidino il tempo: le ultrasessantenni Susan Sarandon per Revlon, Twiggy per Marks & Spencer, Jane Fonda e Diane Keaton per L’Oréal sono solo alcuni esempi.

Questo modo di guardare al mercato si chiama ageless marketing, dal libro di David Wolfe e Robert Snyder del 2003 (sul tema Wolfe ha aperto anche un blog): è il marketing che non segmenta più i consumatori in base alle fasce demografiche, ma fa appello a valori condivisi da più generazioni (idealmente, da tutte), come l’affettività, il bisogno di stabilire relazioni, le motivazioni psicologiche che orientano certe pratiche di consumo e certi stili di vita.

Ma… ci sono diversi ma.

1) La stragrande maggioranza delle campagne pubblicitarie continua a mostrare immagini di persone giovani (e, in quanto tali, belle e sorridenti), mentre l’ostentazione delle rughe resta un’eccezione provocatoria, mirata a fare notizia.

2) Anche quando moda e pubblicità ci raccontano che anziano è bello, in realtà tutti continuiamo a sottolineare o, peggio, presupporre un nesso avversativo fra avvenenza ed età avanzata, specie femminile. Si dice ad esempio “È una bella donna nonostante gli anni”, esplicitando il contrasto, o “È una bellezza senza età”, che comunque lo presuppone.

3) Infine, persino quelli che oggi predicano che nella vita – non solo nel marketing – l’età non conta, in realtà continuano a tematizzarla, e lo fanno con maggiore veemenza e gusto se si tratta di una signora: pensa a quanto puntualmente, nei giornali di gossip, si specifica l’età dopo il nome di un personaggio celebre, e quanto puntualmente si scatenano le chiacchiere se si nota uno scarto fra l’età vera, presunta o apparente di qualcuno.

Di questo e altro ho parlato ieri alla presentazione di Ocula 8, a Rimini.

Se vuoi saperne di più, scarica il pdf dell’articolo “La donna Trans-Age”.





Il maestro è sempre il maestro

28 01 2008

Qualche mese fa ho ripescato, su segnalazione dell’amica Lella Mascio, questa splendida intervista che Umberto Eco fece quand’era ancora imberbe e giovincello.

Alla fine non ho resistito: dovevo mostrartela.

Il maestro è sempre il maestro, ma è molto più bello oggi di ieri.

Realizzazione di Filippo Porcelli, per la serie “Forme di comunicazione attraverso l’uso creativo del repertorio”.





Vieni a Rimini?

28 01 2008

 

Io ci vado.

Vieni anche tu?

 

Martedì 29 gennaio, ore 11.00,

nell’Aula 1 della Sede Universitaria Alberti, via Quintino Sella, 13 – Rimini,

 

ci sarà la presentazione di

 

Ocula 8

Comunicazione e segni nella moda
numero monografico di Ocula, rivista di comunicazione e semiotica.

Oltre ai curatori di questo numero, Antonella Mascio e Giampaolo Proni, saranno presenti gli autori:

Maria Catricalà (Università Roma Tre), Giovanna Cosenza (Università di Bologna), Davide Gasperi (content designer), Nicoletta Giusti (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Mario Lupano (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Luca Marchetti (Mosign Paris), Gianfanco Marrone (Università di Palermo), Gabriele Monti (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Maria Giuseppina Muzzarelli (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Elisa Tosi Brandi (Università di Bologna, ZoneModa Rimini).

E alle 14.30…

 

la Fine della moda

incontro con Ugo Volli





Rughe, deserti e decorazioni

26 01 2008

Trovo su Spotanatomy questo lavoro di Grey Emea per Legambiente.

Clicca per ingrandirlo.

legambienteface1.jpg

 

 

 

 

“Is your worrying global enough?”, chiede la headline.

“Face the problem before it’s too late”, incalza la baseline.

Notevole la discussione che l’accompagna:

“Non si capisce. Gli è entrato qualcosa nell’occhio?”, fa un visitatore.

“Io sono seduta da 10 minuti e non ho capito… pensa alle sopracciglia quando dovrebbe pensare che non ha capelli?”, dice un’altra.

L’illuminazione arriva da un sedicente “pubblicitario scettico”, che spiega: “Non è un granché, come del resto tutte le campagne sociali da noi, perché ci fermiamo alla decorazione senza toccare l’emozione. Qui c’è uno spunto giusto e cioè: non ti accorgi dei veri problemi e pensi alle rughe, ma il linguaggio è sgrammaticato perchè metà simbolico (capa = mondo) e metà realistico, tenuto insieme dallo scotch della head. Perché non riusciamo a essere più semplici [...] e meno decoratori?“.

Già, perché?

Perche costruire compiaciute campagne di nicchia per esprimere contenuti che riguardano tutti?

Un problema grave come la desertificazione del pianeta dovrebbe poter essere colto all’istante anche da chi è distratto, da chi non ne ha voglia, da chi ha soltanto a cuore la propria immagine nello specchio.





Una lettura cinica e disillusa

25 01 2008

“È una lettura cinica e disillusa, da analista cinico e disilluso. Banale e qualunquista: ce ne rendiamo conto.”

Così Ilvo Diamanti definisce su Repubblica il suo commento alla caduta del governo Prodi. Una lettura cinica e disillusa, che condivido appieno. Purtroppo.

Leggi anche tu.

Ilvo Diamanti, “Microfisiologia partigiana della crisi”, La Repubblica, 24 gennaio 2008.





Nessuno vuol guardare la gente brutta

24 01 2008

La campagna Dove Unilever “Per la bellezza autentica” non è una novità: lo spot “Evolution”, curato dalla Ogilvy & Mather, risale a ottobre 2006 ed è famosissimo. Da quello spot nacque subito dopo una ancor più celebre parodia, “Slob evolution”, che su YouTube è stata vista – si narra – da più di un milione di persone.

Perché te li mostro ora?

Perché queste sono le conclusioni dello spot-parodia:

“Grazie a Dio, la nostra percezione della vita reale è distorta. Nessuno vuol guardare la gente brutta.”

È dura da ammettere, ma chi può negare questa semplice verità?

Chi può negare che, in fondo, è solo questo bisogno elementare che la pubblicità soddisfa?

E che questo bisogno ha a che vedere anche con ciò che abbiamo discusso nei giorni scorsi?

Dove Evolution

Slob Evolution





Come si scrive un curriculum

23 01 2008

Arriva sempre, durante i corsi di scrittura, la domanda sul curriculum vitae. Cosa metterci, che formato, come dare la migliore immagine di sé.

Di solito spiego che non si può liquidare la faccenda scrivendo un solo curriculum, ma se ne devono preparare diversi, adattandoli ai destinatari, al contesto, agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Dopo di che, propongo modelli, commento esempi, mi offro di emendare curricola già pronti.

Però, ora che ho letto Wislawa Szymborska – la poetessa di cui ti parlavo all’inizio dell’anno – risponderò con questi versi.

Scrivere un curriculum

Che cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.

È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska, da Vista con granello di sabbia, trad. it. di Pietro Marchesani, Adelphi.





Amore e morte

22 01 2008

L’altro giorno Valentina mi chiedeva – in due lucidi commenti che puoi leggere qui: è possibile, nel mondo sfavillante a cui la pubblicità ci ha assuefatti, fare una comunicazione sociale che sia “ancella di questa società e della nostra vita [...] oltre che del suo mercato?”

In altre parole, si possono usare, oggi, le immagini smaglianti e i corpi perfetti che di solito servono a vendere abiti, profumi e creme antirughe, anche per scopi sociali?

È possibile, anche se è molto difficile perché i temi che le campagne sociali trattano sono spesso dolorosi, e come tali stridono con lo stile patinato della pubblicità commerciale.

Un buon esempio ci viene da Sidaction, che nell’ottobre 2007 ha lanciato una campagna di grande impatto e bellezza per la prevenzione dell’Aids.

Belli e nudi i giovani che danzano nel buio, raccapricciante il loro destino. Amore e morte, bellezza e orrore sono le opposizioni che la campagna suggerisce.

Qui sotto il video su Youtube, segnalatomi da Ricky (grazie!).

Se vuoi vederlo più in grande, per apprezzarne i dettagli, segui anche questo link.





Le parole del Papa

21 01 2008

Da Repubblica.it:

Desidero innanzitutto salutare i giovani universitari“, ha esordito il Papa dopo l’Angelus, chiarendo che intendeva così affrontare direttamente la questione del suo mancato intervento alla Sapienza. “Come professore, per così dire, emerito, che ha incontrato tanti studenti nella sua vita – ha detto ancora il Papa – vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene”. L’invito è stato poi esteso a tutti, a conclusione del discorso: “Grazie a voi tutti, buona settimana, e andiamo avanti in questo spirito di fraternità e amore per libertà e verità, e impegno comune per una società fraterna e tollerante”.

Con queste parole, ieri Benedetto XVI ha chiuso definitivamente a suo favore la questione con la Sapienza.

Impliciti:

1) io sono dalla vostra, giovani universitari, e lo dimostro salutandovi per primi;

2) io so come siete fatti, perché sono professore emerito (“per così dire”, cioè non me ne vanto affatto) e come tale ho incontrato nella vita tanti come voi, dunque chi meglio di me sa come parlarvi;

3) io rispetto le opinioni altrui, cerco la verità e il bene, mentre “quelli della Sapienza” (tutti, non solo i docenti che hanno scritto la lettera) non lo fanno;

4) dall’alto del mio ruolo, vi insegno e invito a essere come me, cioè a non fare come “quelli della Sapienza”;

5) infine do per scontato che voi seguiate il mio insegnamento, perché metto assieme me stesso, gli studenti e tutti i 200.000 presenti all’Angelus chiudendo con un bel “noi” inclusivo, che non è affatto un pluralis maiestatis, ma un “tutti insieme faremo” che solo un leader che sa benissimo di avere il sostegno dei suoi può permettersi di pronunciare.

Come volevasi dimostrare (vedi il post e i commenti di venerdì scorso).





Bella la sintesi…

21 01 2008

… del vergognoso caso di Italia.it, che ci ha regalato oggi Spotanatomy.

Già che ci sei, ti consiglio di rileggere anche l’impietosa analisi (non solo tecnica) che del portale aveva fatto Massimo Mantellini su Punto informatico, il 26 febbraio 2007.





L’insipienza della Sapienza

18 01 2008

Sulla vicenda del papa che ieri doveva intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza di Roma, ma poi, date le polemiche, ha declinato l’invito… che dire?

Intanto, che sono d’accordo con la sintesi equilibrata che ne ha fatto Sferapubblica.

E poi, due cose soltanto.

Innanzi tutto bisogna salutare la prima mossa mediaticamente potente di questo papa. Se fino a qualche giorno fa si poteva ancora dire che Giovanni Paolo II fosse un abile comunicatore (lui sì…), mentre Benedetto XVI no, ora dobbiamo ripensarci. Con questa mossa, il papa ha fatto centro. Complimenti a lui e al suo staff: non hanno costruito loro l’evento (dunque ancora non siamo ai livelli del precedente pontefice), ma hanno perlomeno saputo cogliere, come si dice, la palla al balzo. Prevedo che domenica accorreranno numerosi alla manifestazione di solidarietà col papa invocata dal cardinale Ruini.

Dopo di che, non posso che esprimere il mio stupore per l’autolesionismo della Sapienza.

Come fa il rettore di un importante ateneo come La Sapienza a non prevedere, quando decide di invitare Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico:

1) che il papa in Italia non è il Dalai Lama che mette d’accordo tutti (né il rappresentante di una religione qualunque), e che dunque riceverà una lettera come questa;

2) che la lettera sarà subito presa a pretesto da molti per accusare non solo quei docenti ma anche (ovviamente) l’università a cui appartengono (pars pro toto) di intolleranza, mancanza di pluralismo, volontà censoria e chi più ne ha più ne metta;

3) che alla fine ce l’avranno tutti con La Sapienza, da sinistra, destra, centro, inclusi gli estremisti di destra e sinistra, e pure gli indecisi ?

Ma questo rettore non ce l’ha un consulente, che ne so, un consigliere che sia dotato di un minimo di competenza massmediatica? Bah.





E va bene così: la discussione continua

17 01 2008

Spotanatomy (che ringrazio) ha raccolto i miei spunti sulla campagna “E va bene così”, di cui abbiamo detto qualche giorno fa.

La discussione continua sul loro blog.





Il Collegio incontra

17 01 2008

Per chi vive a Bologna e a quell’ora si trova in centro…

Oggi alle ore 17.30, nell’Aula VIII Centenario in via Zamboni 33, per la serie di appuntamenti “Il Collegio Superiore incontra”:

Conferenza su
Etica e mercato TV
di
Tullio Camiglieri

Direttore Comunicazione e Relazioni Esterne di Sky Italia
Presiede Paolo Leonardi, Direttore del Collegio Superiore.
Tullio Camiglieri tiene corsi al mio Master e alla Sapienza di Roma. Questo è il suo cv.
L’incontro è aperto a tutti e, conoscendo Camiglieri, mi aspetto sia molto interessante.
Particolarmente indicato per chiunque sia curioso di sentire,
direttamente da uno dei top manager di Sky, come si muove oggi un gigante della comunicazione mondiale.




Proibizionismo videoludico

16 01 2008

Come al solito, i politici italiani si distinguono per ottusità e pregiudizio.

Il disegno di Legge n. 3014, in materia di tutela dei minori nella visione di film e videogiochi, propone di creare un Comitato nazionale con il compito di “controfirmare” la classificazione di ogni videogioco attribuita a livello europeo dal sistema PEGI. L’Italia diventerebbe così l’unico paese in Europa che impone questo macchinoso sistema di doppia valutazione.

Inutile aggiungere che nel Comitato finirebbero persone che di videogiochi sanno poco o nulla.

A questo proposito è stata aperta una petizione, che credo chiunque sia dotato di buon senso (videogiocatore o meno) dovrebbe sottoscrivere. Io ho firmato, speriamo serva a qualcosa.

Per firmare, puoi andare a questa pagina.





Contro gli stereotipi, ma…

14 01 2008

Ecco cosa scriveva Zadie Smith un paio di settimane fa:

“Che cos’è uno stereotipo, se non un’espressione linguistica [...] che tante persone hanno maneggiato e sporcato prima di noi, una miscela linguistica assolutamente inadatta a quella parte intima di quella vostra visione che volevate esprimere?

Usare uno stereotipo significa assecondare un’interpretazione scontata, prendere una scorciatoia, riproporre qualcosa di comodo e di familiare invece di osare qualcosa di vero e insolito. È un fallimento estetico ed etico: in parole semplici, significa non dire la verità.

Quando gli scrittori riconoscono un fallimento, preferiscono ammettere quelli più piccoli: per esempio, in tutti i miei romanzi c’è qualcuno che ‘fruga nella borsa’ in cerca di qualcosa, perché sono stata troppo pigra, sbadata e addormentata per separare la ‘borsa’ dal suo vecchio, ostinato amico ‘ frugare’. Frugare in una borsa è pronunciare una frase come un sonnambulo: un tradimento in sé abbastanza piccolo, ma pur sempre un tradimento. E per quanto mi riguarda, io scrivo proprio per non vivere tutta la mia vita come una sonnambula.

Ma ammettere di aver scritto una frase che fa accapponare la pelle è facile; meno facile è riconoscere che a molti scrittori capita di scrivere paragrafi, o interi personaggi, o addirittura interi libri che il lettore attraversa come un sonnambulo e per i quali l’unica definizione davvero calzante è ‘privi di autenticità’” (Zadie Smith, “Il fallimento riuscito”, Internazionale 725, 28 dicembre 2007, pp. 10-11).

Vero, mi sono detta. Però una certa tassa di stereotipia, quando si raccontano storie, mi sa che bisogna pagarla. Altrimenti i personaggi e i loro intrecci risultano non credibili, finiscono per non essere capiti. Insomma, in letteratura il troppo vero stroppia.

Si potrebbe metterla in termini di dosaggio: troppi stereotipi portano al sonnambulismo di cui parla Zadie, troppo pochi portano all’incomprensione. La giusta dose? Come il sale in cucina: quanto basta.

È un dosaggio difficile, che s’impara con la pratica. Ed è importante non solo per chi scrive storie, ma, più in generale, per chiunque si ponga il problema di comunicare qualcosa a molte persone: politici, pubblicitari, giornalisti, insegnanti. Ci torneremo.





E va bene così

12 01 2008

I manifesti di AGeDO (Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali) della campagna “Va bene così” cercano di valorizzare la normalità dell’essere omosessuali. “Mia figlia (figlio, fratello, sorella) è omosessuale e va bene così“, dice la headline.

Guarda le immagini.

mia-figlia-e-lesbica.jpg mia-sorella-e-lesbica.jpg mio-figlio-e-omosessuale.jpg mio-fratello-e-gay.jpg

Mi pare sia questa la direzione in cui le organizzazioni gay e le agenzie dovrebbero lavorare.

L’unico problema di questa campagna è che è smaccatamente sottotono: in un mondo di comunicazioni scintillanti, quelle facce e quei corpi sono troppo normali. La gente è ormai talmente abituata ai corpi ritoccati e idealizzati della pubblicità commerciale, da non riuscire ad apprezzare che la quotidianità entri in un manifesto. Non se l’aspetta, e neppure la vuole. Insomma, quando una campagna non è patinata, ci sembra irrimediabilmente un po’ triste e spenta. E d’istinto guardiamo altrove.

Col risultato che finiamo per distogliere lo sguardo dal tema che la campagna propone. Un vero peccato.

(Non ti pare che sia così? Non distogli lo sguardo, ma continui a guardare con curiosità e simpatia? Pensaci bene: è solo perché sei già d’accordo con i contenuti di AGeDO. Ma una campagna come questa non deve rivolgersi solo a chi è già convinto, no?)

Diverso sarebbe se lo stesso slogan accompagnasse immagini smaglianti e perfette. Ma farlo senza ricalcare stereotipi visivi e senza riprodurre involontariamente i pregiudizi sull’omosessualità che si vorrebbero abbattere è molto difficile. Per farlo bene, ci vogliono pubblicitari d’alto bordo, professionisti che sappiano adattare linguaggi e tecniche della comunicazione commerciale a temi sociali. E che per giunta si consultino con psicologi, sociologi, semiologi. Non solo pubblicitari, dunque.

Insomma, servono menti illuminate. Talmente illuminate da essere disposte a lavorare, per cause sociali, anche gratis. Troppa luce?





La zappa sui piedi

10 01 2008

La polemica divampò fra ottobre e novembre 2007. (Troppo vecchia, dici? Ma l’ho detto all’inizio che un blog serve a ricordare…)

Il 23 ottobre 2007 la Regione Toscana presentò, con il patrocinio del ministero delle Pari opportunità, una campagna contro l’omofobia, fatta di affissioni, cartoline, brochure, più alcuni incontri e conferenze sul tema delle discriminazioni, inseriti nel Festival della Creatività, a Fortezza da Basso.

L’immagine incriminata era questa (cliccaci sopra per vederne i dettagli).

neonato-homosexuel.jpg

Le critiche vennero soprattutto da destra, e sostenevano che: (1) l’innocenza di un neonato non deve essere contaminata da un marchio gay; (2) l’omosessualità non è innata, ma proviene da abitudini scorrette e viziose.

Dando per scontata l’omofobia pregiudiziale e ridicola di queste posizioni, non capisco tuttavia come la campagna possa essere stata promossa dalle organizzazioni gay italiane (e non solo, visto che fu la fondazione canadese Emergence, un organismo che si batte contro le discriminazioni di genere, a realizzarla e regalarla alla Toscana). «Con questa immagine lanciamo un messaggio forte e chiaro — spiegò Alessio De Giorgi, presidente dell’Arcygay toscana. — L’omosessualità non è una scelta ma un dato immutabile da rispettare» (Corriere della sera, 24 ottobre 2007).

Però, pensa agli impliciti.

Non dobbiamo prendercela con gli omosessuali perché non lo sono per scelta, ma nascono omosessuali e, in quanto tali, sono inermi come il poverello fotografato. Innocenti come un neonato e dunque non perseguibili, questa è la tesi. Innocenti sì, ma solo perché non scelgono (visto che è madre/matrigna natura a scegliere per loro).

Cosa dovremmo ricavarne? Che se l’omosessualità non fosse innata, dovremmo linciare gli omosessuali? Che se l’omosessualità fosse una scelta adulta, allora sarebbe una colpa?

In realtà l’innatezza dell’omosessualità è tutta da dimostrare.

E poi, quale omossessualità? Chi ha deciso che è di un tipo soltanto? Una persona può scegliere il suo orientamento sessuale in qualunque fase della sua vita: da bambino/a, da adolescente, da adulto/a.

Oppure no: ci nasce e basta.

Uno/a può decidere di cambiare orientamento sessuale più volte durante la sua vita. Tipo: fino a 30 anni sta con le donne (donna o uomo che sia), poi s’innamora di un uomo e ci va a vivere per sempre.

E allora? I casi sono svariati e indecidibili, né una scienza presuntamente obiettiva (la medicina? la genetica? la biologia?) si può arrogare il diritto di decidere al posto delle persone quale sia la “causa” della loro omosessualità. Posto che sia rilevante cercare la causa.

Un movimento gay che promuova decisioni di questo tipo non può che darsi la zappa sui piedi.






Perché il titolo

8 01 2008

Quel mattino Giacomo aveva detto: “Se mai dovessi aprire un blog, lo chiamerei Disambiguando“. Bello, ho pensato; e quella frase mi è rimasta in testa.

Da sempre, quando scrivo/parlo/penso, cerco di essere chiara.

Diceva Ray Carver: “Niente prosa dai vetri appannati”. “Niente trucchi da quattro soldi“.

E sia.

Dis: prefisso verbale e nominale presente in composti derivati dal latino o formati modernamente per indicare separazione (disarmare-armare), dispersione (disperdere-perdere), opposizione (disonore-onore). Dal lat. dis- (Devoto-Oli 2007).

Ambiguità: s.f. (1) Condizione implicante la possibilità di una duplice interpretazione: l’a. di una frase; (2) doppiezza, falsità: l’a. del suo carattere. Arc. Irresolutezza, perplessità. Dal lat. ambiguitas -atis, der. di ambiguus ‘ambiguo’, sec. XIV (Devoto-Oli 2007).

E per finire, da dove viene il latino ambiguus?

Da ambigere ‘essere discorde’, comp. di amb. ‘intorno’ e agere ‘condurre’ (Deli, Dizionario etimologico della lingua italiana, Zanichelli 2007).

Dis.

amb.

ig.

uando.

Grazie, Giacomo.





Non riesco a smettere…

5 01 2008

… di leggere Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996.

Un mio grande amico mi ha regalato per natale Discorso all’ufficio oggetti smarriti, una raccolta di poesie della Szymborska, tradotte da Pietro Marchesani per Adelphi. Mi sono vergognata, perché ancora non conoscevo questa grandissima poetessa polacca.

Da quel giorno, non faccio che leggere e rileggere i versi di Wislawa Szymborska.

Luisa Carrada, sapendo dell’ossessione che m’ha presa, mi ha inviato l’audio di “Qualche parola sull’anima”, recitato da Ivana Placer.

Come augurio di buon anno, ascolta anche tu la poesia.

Che trovi in fondo a questa pagina.