Rughe, deserti e decorazioni
26 01 2008Trovo su Spotanatomy questo lavoro di Grey Emea per Legambiente.
Clicca per ingrandirlo.
“Is your worrying global enough?”, chiede la headline.
“Face the problem before it’s too late”, incalza la baseline.
Notevole la discussione che l’accompagna:
“Non si capisce. Gli è entrato qualcosa nell’occhio?”, fa un visitatore.
“Io sono seduta da 10 minuti e non ho capito… pensa alle sopracciglia quando dovrebbe pensare che non ha capelli?”, dice un’altra.
L’illuminazione arriva da un sedicente “pubblicitario scettico”, che spiega: “Non è un granché, come del resto tutte le campagne sociali da noi, perché ci fermiamo alla decorazione senza toccare l’emozione. Qui c’è uno spunto giusto e cioè: non ti accorgi dei veri problemi e pensi alle rughe, ma il linguaggio è sgrammaticato perchè metà simbolico (capa = mondo) e metà realistico, tenuto insieme dallo scotch della head. Perché non riusciamo a essere più semplici [...] e meno decoratori?“.
Già, perché?
Perche costruire compiaciute campagne di nicchia per esprimere contenuti che riguardano tutti?
Un problema grave come la desertificazione del pianeta dovrebbe poter essere colto all’istante anche da chi è distratto, da chi non ne ha voglia, da chi ha soltanto a cuore la propria immagine nello specchio.
Non la trovo così incomprensibile. Ci preoccupiamo solo di ciò che vediamo e ignoriamo i problemi che non abbiamo sotto gli occhi. Trovo sconcertante, piuttosto, la headleine e la baseline in inglese, dal momento che non è comprensibile a buona parte della popolazione. Se l’immagine appare ambigua o di difficile lettura che almeno sia accompagnata da frasi chiarificatrici!!!
La pubblicità è interessante da un punto di vista estetico, ma oggettivamente non si può pensare che “l’osservatore distratto” trascorra del tempo a decodificare il messaggio veicolato dalla campagna.
Credo che l’immagine richieda uno sforzo interpretativo (ovvero sforzo cognitivo) che non tutti hanno voglia di compiere quando sono alle prese con lo stress frenetico della routine quotidiana.
Allora perché pensare a tali marchignegni pubblicitari se poi il messaggio non arriva ai destinatari?
Ovviamente dal mio discorso si capisce che condivido in pieno il ragionamento del post.
la pubblicità segue la nostra quotidianità, siamo noi che pensiamo che questi messaggi siano veicolati e invece non ci rendiamo conto che sono delle vere e proprie copie di quello che quotidianamente facciamo.
Non siamo avvolti dalla routin frenetica è che abbiamo i para occhi! Compresa io che scrivo! E per fortuna che a volte c’è la pubblicità, perchè almeno per qualche istante ci fa ricordare dove viviamo!
beh, la cosa che più mi ha colpito di questa pubblicità è che…
conosco il tipo e vi posso assicurare che non ha crepe dietro la testa.