Ordinary People

31 03 2008

Gli spot che abbiamo visto in questi giorni davano voce alla “gente comune” per sostenere questo o quel partito. I risultati sono a volte comici, a volte artificiosi.

Eppure bastano una voce off che reciti un testo ben scritto, la giusta musica in sottofondo, un montaggio veloce, per redimere l’incapacità di recitare (o cantare o ballare) dei non professionisti che vengono coinvolti.

Sono andata a guardarmi un po’ di spot di Hillary Clinton. Com’era prevedibile, alcuni mettono in scena gente comune. Ma l’effetto - ora ne vedrai due - è ben diverso. Forse potrai spiegarlo con la solita mancanza (italiana) e abbondanza (americana) di soldi.

Ma produrre un video per YouTube ormai costa poco. Siamo proprio sicuri che una laureata o un laureato (in Comunicazione o Dams), sufficientemente svegli e opportunamente guidati, non saprebbero confezionare un video che somigli (almeno un po’) a questi? Adattandolo al contesto italiano e al messaggio elettorale, intendiamoci.

Night Shift

One candidate has put forth an American family agenda to make things easier for people who work so hard.

One of a Million

Women across Texas are standing up and speaking out for Hillary. On March 4, make sure you vote AND caucus for her!

 




Il tram dei desideri

31 03 2008

Ho trovato su YouTube lo spot tv de La Sinistra l’Arcobaleno (non l’ho mai visto in televisione, tu sì?).

Le persone coinvolte non sono attori professionisti e, a parte un paio di talenti naturali, il risultato è artificioso. Anche Bertinotti è forzatello, il che è più grave visto che lui è il leader. Peccato, l’idea non era male.

(Inter nos: dilettanti per dilettanti, almeno qui si evita l’effetto “Corrida” che abbiamo visto nei giorni scorsi).

Che te ne pare?




Un’altra parodia che non lo è

28 03 2008

Per continuare le riflessioni di ieri, Ricky mi propone questo video, realizzato per Rosy Bindi da alcuni suoi giovani sostenitori di Pisa, per le primarie del 14 ottobre scorso.

Anche questo sembra una presa in giro della candidata.

Somiglianze strutturali con I’m PD? Differenze?

Vantaggi?

Svantaggi?




Credevo fosse una parodia…

27 03 2008

… invece non lo è, purtroppo. Non ce l’ho con Veltroni, giuro: cerco solo di capire alcuni meccanismi comunicativi. Ma dopo il post di ieri, Chiara mi ha segnalato il video realizzato da “02PD a Milano piace democratico“. Una specia di risposta a “Meno male che Silvio c’è”.

Mi colpisce la buona volontà che ci hanno messo, ma l’effetto è quello di un boomerang, secondo me.

Mi dai una mano a elencare tutto ciò che in questo video si ritorce contro il partito che vorrebbe sostenere? Senza polemiche politiche però. Solo la comunicazione, per favore.

Oppure, se ti piace/ti carica/ti fa venire voglia di stare con loro, dillo tranquillamente, magari specificando qual è l’elemento che più ti cattura. Mi aiuterà a capire.

E mi raccomando: stiamo parlando di comunicazione, non di chi vota cosa. Grazie davvero.




A me gli occhi

26 03 2008

Prendo spunto da questo post di Luisa Carrada, che giorni fa confrontava l’insistenza dello sguardo in camera, con cui in questi giorni i politici nostrani ci assillano dai manifesti elettorali, con la recente campagna di Zapatero.

Più volte mi è capitato di spiegare agli studenti che, in una foto o un audiovisivo, lo sguardo in camera stabilisce una relazione fra il soggetto ripreso e chi lo guarda più vicina di uno sguardo che punta da un’altra parte. In certi casi, addirittura, serve a costruire da zero la relazione, mentre uno sguardo altrove la nega.

Però però.

Lo sguardo in camera di Veltroni - nell’unica foto che è stata usata per la sua campagna affissioni - non mi convince affatto. Guarda qua:

veltroni_ufficiale.jpg

Il problema è che è troppo in camera, troppo fermo: è come se qualcuno gli avesse fatto la stessa lezione che io ammannisco ai ragazzi del secondo anno e lui l’avesse applicata pari pari, come in un compito in classe, senza neanche sforzarsi di interpretarla. “Guarda qua che sembri più autentico”, gli hanno detto. E lui l’ha fatto, bravuccio com’è.

Se poi ci fosse Paul Ekman, il celebre studioso americano di espressioni facciali e comunicazione non verbale, ci spiegherebbe che questa foto ha un altro gravissimo difetto: il sorriso non coinvolge la parte superiore del volto, ma solo quella inferiore. Il che è tipico dei sorrisi fasulli. Dice Ekman:

“Il sorriso falso è più asimmetrico del sorriso sentito. Il sorriso falso non è accompagnato dall’azione dei muscoli intorno agli occhi, cosicché (a meno che il sorriso non sia molto accentuato), non si notano il sollevamento delle guance, le borse sotto gli occhi, le zampe di gallina o il lieve abbassamento delle sopracciglia che compaiono nel sorriso autentico, anche di scarsa o media intensità” (Telling Lies. Clues to Deceit in the Marketplace, Politics, and Marriage, W.W. Norton & Company, New York-London, 1985, trad. it. I volti della menzogna. Gli indizi dell’inganno nei rapporti interpersonali, Giunti, Firenze, 1995, p. 121).

Ma questo si impara nei corsi più avanzati, che nessuno dello staff di Veltroni deve aver frequentato.




Erri De Luca sull’acqua

24 03 2008

È festa. Piove. La giornata dell’acqua è passata, ma i problemi no. Però scommetto che hai ricominciato a lasciare quel rubinetto aperto, porca miseria.

Allora leggi il brano che ha riportato nei commenti Giacomo l’altro giorno: un grande Erri De Luca che parla d’acqua.

Bellissimo, non lo conoscevo. Grazie Giacomo.

“Sta nella nuvola e nel pozzo,
nella neve e nella noce di cocco,
negli occhi e nel fiume,
nell’arcobaleno e nel lago,
nel ghiaccio e nel vapore della pentola sul fuoco,
nella bocca.
È la maggioranza della superficie.
È la maggioranza del corpo.
Una persona è acqua che cammina, dall’acqua di placenta all’acqua del sudario.
In ebraico è plurale, màim, acque.
In francese è una vocale sola, eau, ô.
In greco e in tedesco è neutra.
In russo e nelle latine è femminile.
Dal fondo del pozzo avverte il terremoto.
Fa tremare il ramo scortecciato in mano al rabdomante.
La sua avventura chimica è prodigio, ossigeno più idrogeno,
ad accostarli, esplodono.
Spegne fuoco, anche quello dei vulcani.
Fa il pane, fa la pasta.
È nel bianco e nel rosso dell’uovo. È nella sua buccia.
È nella carta e nel vino, nelle ciliege e nelle comete.
Chi la spreca verrà assetato.
Chi sporca l’acqua verrà sporcato. Secondo Geremia la voce di lod/Dio è chiasso di acque nei cieli. Giusta sarà la sorpresa di chi ascolterà la prima domanda, appena morto:
«Quant’acqua hai versato?».
Ognuno di noi sarà pesato a gocce.”

Erri De Luca, “Notizie sull’acqua”, in Carta Almanacco – Le guerre dell’acqua, anno V n. 10, 2003.




Oggi è la giornata mondiale dell’acqua 2

22 03 2008

Sempre sull’acqua, perché sia chiaro qual è il problema.

World Press Photo Of The Year (2005)

3rd prize (cat. Contemporary Issues): Sucheta Das, Drinking from a polluted well, Gutri, India.

bere-da-un-pozzo-inquinato-gutri-india-di-sucheta-das.jpg




Oggi è la giornata mondiale dell’acqua

22 03 2008

Non lasciare aperto il rubinetto mentre fai la barba o lavi i denti. (Che bisogno c’è? Ti senti più pulito/a se l’acqua scroscia?)

Per il resto non dico altro, tanto lo sai già (tre lo ripetono tutti) cosa bisogna fare per risparmiare acqua. Basta solo che cominci.

Guardati questa pittata di Attilio Del Giudice e ricorda.

Il padrone dell’acqua (pittata del 6 febbraio 2008)

il-padrone-dellacqua.jpg




I Vanity fair pregiudizi sull’età

21 03 2008

A fine gennaio la Ipsos Public Affairs (per conto di Condé Nast) ha realizzato un sondaggio di opinione sulla rilevanza dell’età nei rapporti amorosi per il magazine Vanity Fair. Sono state fatte 800 interviste telefoniche su un campione casuale rappresentativo della popolazione italiana per genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza, dimensioni del comune di residenza. Puoi scaricare da qui il documento ufficiale del sondaggio.

Vanity Fair (settimana del 6.02.200 8) ha commentanto il sondaggio con superficiale ottimismo intitolandolo “In amore gli anni non fanno differenza”, e accompagnandolo con la foto di Raoul Bova abbracciato alla ragazzina del Moccia film “Scusa ma ti chiamo amore”.

A leggere bene i dati, però, io non sarei così ottimista, perché la netta maggioranza del campione ha dichiarato che la differenza d’età è un bel problema: bastano 5 o 10 anni e già la gente si allarma.

Manca un dettaglio, per giunta: le domande sono poste come se parlare di uomini e donne fosse la stessa cosa, ma siamo proprio sicuri che le persone che hanno ostentato presunta apertura mentale rispondendo “mai” e “accetterei la situazione senza problemi” avessero in mente coppie in cui la donna è molto più grande dell’uomo? O non pensavano, piuttosto, all’atavica e trita situazione - ribadita nello stesso film con Bova - in cui è lui a essere più grande di lei?

Tu che ne pensi? Leggi qua:

Secondo lei, a partire da quanti anni la differenza di età tra partner diventa un problema?

TOTALE CASI

Uomini

Donne

5 anni differenza

8%

10%

6%

10 anni

27%

29%

24%

15 anni

13%

14%

12%

20 anni

11%

11%

12%

mai (in amore non conta la differenza di età)

35%

32%

38%

(non so)

6%

4%

8%

TOTALE

100%

100%

100%

Se suo figlio/figlia adolescente (se non ha figli immagini di averne uno adolescente) si fidanzasse con una persona molto più grande, lei come reagirebbe?

TOTALE CASI

cercherei di far ragionare mio figlio per interrompere la relazione

33%

non farei nulla perché la storia è destinata a finire da sola

16%

cercherei di convincere il partner a lasciare mio figlio/figlia

2%

accetterei la situazione senza problemi

42%

(non so)

7%

TOTALE

100%

E con questo, ti auguro buona Pasqua.




Aldo e le donne

19 03 2008

Aldo Busi (se non ti stanno simpatiche le sue moine pubbliche, non importa: pensalo come scrittore) a volte fotografa il mondo femminile con un disincanto che lascia senza fiato. Al contrario di quanto certuni pensano, non cade nella misoginia, anzi: di solito guarda le donne con tenerezza rabbiosa, come se volesse aiutarle e si sentisse troppo debole, da solo, per farcela. Mi pare un buon esempio - per quanto duro - di superamento degli steccati di cui dicevamo ieri.

Senti cosa scrive:

“Sempre più spesso mi soffermo a osservare come le donne siano manovrate dagli uomini, messe in posa, agghindate, pettinate, strattonate dai loro stessi fantasmi di virilità e di femminilità - dagli stessi fantasmi per entrambi chiamati realtà - che finiscono per concentrarsi nelle donne usate dalla pubblicità. Sono irreali, sembrano non avere altro piacere in testa che il pensiero di piacergli, di farsi comprare e incartare e portare a casa da un cliente. Quegli sguardi, remoti quanto sono ravvicinati i fianchi della loro vita, sembrano di occhi di manzo in scatola che dicono “Adottami, sono già addomesticata dal tuo immaginario, mi conformo appieno e sarò il tuo peluche. Puoi mettermi anche dei sottaceti negli orifizi come contorno e un carillon in bocca”.

Eppure sarebbero esseri umani come me, perfino la Chiesa ha loro riconosciuto un’anima ormai da un paio di secoli, ma non c’è niente da fare, non hanno autonomia, non hanno fantasia, non hanno creatività le donne, su di loro anche la biancheria intima più elaborata e femminile denuncia che né l’hanno creata loro, le donne che la indossano, né messa in vendita loro: loro vi prestano solo il corpo, la marionetta dentro, il vero attaccapanni, e per questo ricevono un cachet, che finisce tutto nella biancheria intima dell’anima aggiunta, ovvero sostituita a quella originale di cui ancora nessuno al mondo sa niente, o in simili automatismi consumistici di un cervello consumato.

Siccome il cachet spesso non basta, suppliscono al resto con furbizia: la miseria che completa la loro definitiva rovina.

Le donne sono in tutto e per tutto i giocattolini animati di una società maschilista e infantile, i suoi animaletti compiacenti: le donne sono i veri animali-angeli da allevare per la macellazione in vista - e a vista.

Le donne nella pubblicità, e persino nella politica, non hanno nulla di umano perché non hanno nulla di veramente politico nemmeno in famiglia.

Osservo le donne condotte al macello per la cavezza del loro fatalismo storico e non mi do pace, non capisco davvero come possano accettare questo destino e collaborare affinché si abbatta su di loro una per una come se fosse una garanzia di vita pienamente vissuta sino al più roseo dei finali.

È un roseo color sangue che colora - che sporca - tutta la società e i suoi progressi, tutti ai danni delle donne, vezzeggiate o sfruttate ma sempre per lo stesso fine: usarle come bestie da soma e come chimere da monta, e poi buttarle via.

Sarei impazzito dal terrore sia se avessi avuto un figlio sia se avessi avuto una figlia, io da solo non ce l’avrei mai fatta a cambiare in loro la solita storia del destino sociale del maschio e della femmina, non avrei potuto dormire la notte al pensiero che mio figlio potesse mai un giorno alzare la mano su una donna e che mia figlia non potesse far altro che parare il colpo, senza restituirlo - e sempre che riceverne uno dall’uomo-per-lei non sia la sua massima, e comune, aspirazione.

Niente rimpianti, Single senza prole: bisogna essere del tutto insensibili per mettere al mondo gente che, per bene che ti vada, o è un uomo o è una donna.”

(Aldo Busi, Manuale del perfetto single, Mondadori, Milano, 2002, pp. 100-102).