Amore paterno

27 04 2008

In questi giorni ho visto (meglio tardi che mai) Samaria (o Samaritan Girl) di Kim Ki-Duk, vincitore dell’Orso d’argento a Berlino nel 2004. Come sempre, il regista coreano ci propone un diverso rapporto col tempo: i suoi film sono spesso troppo lenti per le abitudini occidentali, e alla fine abbiamo bisogno di altro tempo non solo per comprenderli, ma per decidere se ci sono piaciuti o meno.

Anche in questo caso, per tutta la durata del film ho oscillato fra stati di trance e repulsione, ma è stata la scena finale a farmi decidere per l’entusiasmo. Una metafora struggente e crudele dell’amore di un padre per la figlia adolescente: le insegna a guidare l’auto disegnando con pietre dipinte di giallo un percorso talmente accidentato che metterebbe in difficoltà anche il pilota più esperto; alla fine, quando capisce che è pronta (”Non hai più bisogno di papà, ora”), la lascia completamente sola per affrontare - solo a sua volta - le conseguenze del sacrificio compiuto per lei.

Non ti mostrerò questa scena, nel caso tu non avessi visto il film. Ma ho trovato in rete un delicatissima sequenza che ben rappresenta il tempo felpato che prelude alla tragedia.


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Una risposta a “Amore paterno”

28 04 2008
angela (07:01:33) :

Ho visto questo film mesi fa (l’hanno mandato su sky) Diede anche a me le stesse sensazioni e raccomandai a mia figlia di vederlo, per la struggenza di quel viaggio finale, comprese le pietre gialle.

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