Pasolini sulla razionalità

30 05 2008

Ho ritrovato ieri questa luminosa riflessione di Pier Paolo Pasolini, che risale a marzo 1974:

“Non esiste razionalità senza senso comune e concretezza. Senza senso comune e concretezza la razionalità è fanatismo” (P.P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, 1975-1990, p. 26).

Oggi molto più di ieri, appunto.





Il venditore di colori

29 05 2008

Grazie a Verox Brain Blog ho scoperto Adhemas Batista, art director e illustratore brasiliano, che a soli 28 anni (è nato a San Paolo nel 1980) ha già lavorato per marchi internazionali come Coca Cola, Absolut Vodka, General Motors, Renault. Una fonte fondamentale di ispirazione sono per lui i colori, tanto che la tag-line del suo sito è “I’m selling colors”.

Per darti un’idea di come lavora, ecco un’immagine tratta dal sito delle Havaianas e una dal Children Unicef Book del 2007, che testimonia, fra l’altro, il suo impegno sociale (puoi fare clic per ingrandire).

Meriterebbe una tesi.





Pirelli d’élite, pubblicità di massa

28 05 2008

Sto seguendo una tesi di laurea su com’è cambiata l’immagine della donna sul Calendario Pirelli dal 1964 – anno in cui è nato – a oggi. Con sorpresa e inquietudine ho scoperto, assieme alla mia studentessa, che la rappresentazione semi-pornografica del corpo femminile a cui oggi la pubblicità commerciale ci ha abituati non è cosa recente, ma nasce col Calendario Pirelli, immediatamente dopo la cosiddetta “rivoluzione sessuale” del 1968. Semplicemente, si è passati da una rappresentazione per pochi eletti (gli utenti del calendario sono un’élite maschile) a una destinata alle masse.

In poche parole.

Fra il 1964 e il 1968 sul Calendario le donne apparivano cosi:

Poi d’improvviso, nel 1969, le donne apparvero così:

Insomma, fu nel 1969 che i fotografi cominciarono a fare a pezzi le donne: bocche, sederi, quarti di coscia e compagnia bella.

Solo che una volta queste immagini erano di nicchia, oggi sono sotto gli occhi di tutti: per strada, sui giornali, alla tv. Con tanto di labbra socchiuse su ghiaccioli e colli di bottiglia, come quelle che oggi pubblicizzano gelati, bibite, leccornie di tutti i tipi. Tanto spesso che non ci facciamo più caso.

Un anno dopo il fatidico ‘68. Fu vera rivoluzione?





Murales animati

26 05 2008

Su segnalazione di Biljana, che ringrazio, ho scoperto MUTO, l’ultimo strabiliante corto di Blu, basato sull’animazione di graffiti e murales fotografati in diverse città del mondo: da Berlino a Verona, da Londra a Comacchio, da Buenos Aires a Bologna, da Managua a Milano (e molte altre ancora).

Prenditi un po’ di tempo (dura circa 7 minuti), mettiti comoda/o, assicurati che l’audio del tuo computer sia attivo e goditelo tutto.

Animazione e montaggio: Blu; musica: Andrea Martignoni; assistente: Sibe; produzione: Mercurio Film.





Carmen sulla creatività

25 05 2008

In attesa di ricevere il video professionale, ho trovato su YouTube alcune riprese amatoriali dell’evento di martedì scorso con Carmen Consoli alla Scuola Superiore di Catania.

Ecco come Carmen ha risposto alla mia prima domanda. Buona domenica!

:-)





I am the Walrus

22 05 2008

Era da un po’ che volevo metterli a confronto: il video originale dei Beatles che interpretano “I am the Walrus” (1967), scritta da John Lennon e Paul McCartney dopo vari “acid trips”, e la versione cantata da Bono, dopo 40 anni esatti, nello splendido “Across the Universe” (2007) (se non l’hai visto, rimedia subito!).

Per goderteli meglio, leggi prima il testo (e magari la voce di Wikipedia che ti spiega la canzone):

I am he as you are he as you are me and we are all together.
See how they run like pigs from a gun, see how they fly.
I’m crying.

Sitting on a cornflake, waiting for the van to come.
Corporation tee-shirt, stupid bloody tuesday.
Man, you been a naughty boy, you let your face grow long.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob.

Mister city policeman sitting
Pretty little policemen in a row.
See how they fly like lucy in the sky, see how they run.
I’m crying, i’m crying.
I’m crying, i’m crying.

Yellow matter custard, dripping from a dead dog’s eye.
Crabalocker fishwife, pornographic priestess,
Boy, you been a naughty girl you let your knickers down.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob.

Sitting in an english garden waiting for the sun.
If the sun don’t come, you get a tan
From standing in the english rain.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob g’goo goo g’joob.

Expert textpert choking smokers,
Don’t you thing the joker laughs at you?
See how they smile like pigs in a sty,
See how they snied.
I’m crying.

Semolina pilchard, climbing up the eiffel tower.
Elementary penguin singing hari krishna.
Man, you should have seen them kicking edgar allan poe.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob g’goo goo g’joob.
Goo goo g’joob g’goo goo g’joob g’goo.

I Beatles (1967)

Bono e The Secret Machines in “Across the Universe” (2007)





Carmen e i “ggiovani d’oggi”

21 05 2008

Riflettevo ieri, dopo la chiacchierata con Carmen Consoli alla Scuola Superiore di Catania, quanto sia difficile, nelle società di massa occidentali, evitare i pregiudizi sull’età. Quelli per cui basta che passino 3 o 4 anni, e già ci si sente “di un’altra generazione”; basta che si superino i 25, e già ci si sente alle soglie dei 30; basta aver passato anche quelli, e subito ci prende l’angoscia, perché avremmo, sì, voluto fare tante cose, ma ci mancava il necessario per farle (soldi, lavoro, mezzi) e allora abbiamo fatto poco, pochissimo, forse nulla.

Immagina poi che foschi pensieri assillano gli over 40, 50, 60: disperazione, buio, morte. Non a caso, da una certa età in poi, ci si affanna a negare l’età: se ogni anno in più porta indicibili sventure, non resta che ringiovanirsi, con gli svariati mezzi che conosciamo, dalla menzogna al trucco alla chirurgia.

Ieri ho assistito, non senza stupore, a questa contraddizione. Da un lato la cantantessa, dopo aver dichiarato i suoi 33 anni come fossero una colpa, si è affannata a sottolineare come ormai non possa più dire – ohilei – di essere giovane, quanto avrebbe preferito avere l’età dei ragazzi presenti (da 18 a 25 anni), quanto avrebbe voluto sedersi in mezzo a loro e non in cattedra con noi, e via dicendo. D’altra parte, un istante dopo, ha cominciato a scaldarsi perché – ohilei – i “ggiovani d’oggi” sono cambiati, sono molto più superficiali e consumisti di quando lei aveva 18 anni, non ascoltano più la musica alternativa e intelligente che ascoltava lei, preferiscono passare dall’istinto all’azione, così, d’un botto, senza porre in mezzo pensieri, producendo (ovviamente) danni di tutti i tipi.

Al che ho commentato, anche per rincuorare i 18-25enni che avevamo di fronte, che i consumisti-superficiali-senza cervello ci sono sempre, a tutte le età, e che se il mondo gira storto forse è colpa di chi li ha preceduti, “i ggiovani d’oggi”, non colpa loro. Non ancora, almeno. Mi ha guardata stranita, si è fermata un momento (forse chiedendosi come poteva, una non-giovane come me, tenere questa parte) e ha proseguito indenne.

Ma la cosa che mi ha più colpita è che tutti i ragazzi presenti assentivano estasiati: chiaramente non si riconoscevano nei terribili “ggiovani” con cui Carmen se la prendeva, ma altrettanto chiaramente non dubitavano neanche un po’ della legittimità dei suoi pregiudizi.

Mah?





Io, Carmen e la Scuola

20 05 2008

Stamattina ho fatto una cosa bella e divertente: ho moderato un incontro fra Carmen Consoli e oltre 100 studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie, provenienti da tutte le città della Sicilia e da molte del sud Italia. Oltre a loro, una manciata di insegnanti, una spolverata di docenti universitari, una spruzzatina di autorità locali. Più tutti gli studenti della Scuola Superiore di Catania, che è una scuola di eccellenza universitaria (come la Normale di Pisa, per intenderci), che esiste dal 1998 e ha aperto i festeggiamenti del suo decennale con questo evento.

Assieme a uno staff di fidatissimi ex studenti (ora professionisti rampanti), sto lavorando alla strategia di comunicazione e all’immagine coordinata della Scuola Superiore di Catania da settembre scorso. Quella di stamattina era la prima uscita pubblica, e sono molto contenta. Altre ne faremo.

Titolo dell’incontro: “Studiare con passione, vivere con creatività”.

Argomenti di cui abbiamo conversato: studio e creatività, regole ed eccezioni, passione e innovazione, scuola, università, ricerca, mafia siciliana, mafia italiana, tolleranza, contaminazioni etniche, religiose, linguistiche, relativismo, razzismo e antirazzismo. E poi: studiare all’estero o studiare in Italia? Lavorare in Italia o lavorare all’estero? E molto altro ancora, con tanto di schitarrata conclusiva, da parte dei ragazzi, nel tentativo di far cantare Carmen, che magari avrebbe voluto, ma il suo manager ha fatto gli occhi storti e allora lei si è limitata a intonare uno stralcio di “Mai come ieri” e poi, per intero, un canto siciliano.

Quando avrò a disposizione il video dell’evento, ne posterò un pezzetto, giuro. Nel frattempo, un pensiero e un ringraziamento particolare vanno a Giacomo Scillia e Ilaria Novi, i mie due collaboratori più preziosi, che purtroppo non erano con me a Catania: senza di loro, tutto ciò non avrei potuto.





Le increspature dell’aria sembravano pulsare

18 05 2008

Ho notato che nessuno osa fare il nome di Franco Battiato nel gioco delle metafore incongruenti che ho proposto venerdì. Allora lo faccio io.

Per i molti che considerano Battiato un intoccabile: (1) premetto che tante sue canzoni sono splendide, (2) ricordo che sono siciliana, (3) ammetto di essere cresciuta facendo “over and over again”.

È un grande, nulla da dire, ma quando esagera con le metafore (lui o Sgalambro per lui), non si sopporta. Specie negli ultimi anni. Esempi? Un album come “Il vuoto” (2007), che pur contiene una canzone meravigliosamente equilibrata come “Aspettando l’estate”, si chiude con la debordante “Stati di gioia”. Leggi qua:

Mi trovavo a lottare contro i miei fantasmi
spostandomi in avanti per quanto lo permette la catena
scopersi per caso lo stato che ascende alla Gioia
Masticavo semi di mela alla luce del mattino
le increspature dell’aria sembravano pulsare

mi giungevano frasi, odori di erbe bruciate
scintille di fuochi suoni lontani…

E come me la pensa Fiorello:-)

Da “Viva Radio 2 minuti”, ottava puntata, gennaio 2008.





Canzoni e metafore

16 05 2008

Negli ultimi anni, i testi delle canzoni italiane esagerano con le metafore: quanto più sono ardite e incongruenti, tanto più l’autore si compiace. E gli ascoltatori? Di solito sono contenti pure loro (parlo di canzoni di successo), ma a volte non capiscono. D’altra parte – dirai tu – le canzoni non sono scritte per essere capite: devono suggerire, emozionare, farsi ricordare. Giusto.

Però ti ricordo cosa diceva Umberto Eco nella celebre Bustina di Minerva su “Come scrivere bene” che altre volte ho citato in questo blog: «Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia».

Il problema del cigno che deraglia non è l’insensatezza della frase, visto che, presa alla lettera, qualunque metafora (anche la più banale) produce frasi insensate o false: letteralmente parlando, una persona veloce non è un fulmine, visto che non provoca scosse elettriche; e se Romeo diceva di Giulietta che era il sole della sua vita, non parlava certo delle doti abbronzanti della fanciulla.

Il problema del cigno deragliante è che non c’è nulla – ma proprio nulla – nel campo semantico del cigno (leggerezza, eleganza, danza…) che abbia a che fare con i significati associati al deragliamento (treni, rotaie, ferraglie…).

Allora ti propongo un gioco: ti vengono in mente canzoni italiane (vecchie o nuove che siano) in cui ci siano cigni che deragliano? Versi che da sempre ascolti passivamente, ma da sempre ti lasciano perplessa/o? Metafore di fronte alle quali la tua reazione è: “boh”, o addirittura: “bleah”?

Comincio io, tanto per dirne una molto brutta.

Zucchero Fornaciari, “Indaco dagli occhi del cielo” (2004):

E piovono baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Gocce di mercurio dal cielo

Esplodono baci dal cielo
E i nostri bei figli sul melo…

Ogni volta che passa in radio, io mi vedo cadere addosso (anche per qualche secondo, prima di cambiare immediatamente stazione) un spaventosa quantità di palline grigie e molli (come quelle che escono da un termometro che si rompe), e poi immagino i bambini impiccati sugli alberi di Maurizio Cattelan, quell’opera che nel 2004 fece scalpore a Milano. Cosa poi queste immagini abbiano a che fare con i baci, qualcuno me lo deve spiegare.

Ci sono canzoni che ti fanno un effetto simile? Anche canzoni d’autore, anche presuntamente intoccabili?





Chitarra poliglotta

14 05 2008

Grazie a questo post di Luisa Carrada, qualche giorno fa ho scoperto TED: un cilindro magico da cui escono sorprendenti “ideas worth spreading”.

Non conoscevo Vusi Mahlasela, musicista e cantautore sudafricano, importante attivista nella lotta contro l’apartheid. L’ho trovato su TED.

Vusi dà alla sua chitarra una voce umana, mentre lui gorgheggia versi multilingue, ulula, balla, suda, tambureggia. Se non lo conosci, comincia da “Woza” (lo spot finale è dello sponsor di TED: se chiudi il video dopo la standing ovation del pubblico, te lo risparmi).





La palla

13 05 2008

Oggi sul sito del Pangea Day (svoltosi il 10 maggio) ho trovato questa meraviglia. È un video diretto da Orlando Mesquita, regista del Mozambico che dal 1984 ha diretto e prodotto una ventina di cortometraggi, programmi educational e documentari sui gravissimi problemi sociali ed economici del suo paese, devastato da 17 anni di guerra civile (terminata nel 1992), da terribili catastrofi naturali (le inondazioni del 2000 e 2001), e dalla diffusione dell’AIDS: secondo le stime ufficiali, oggi in Mozambico il 16,2% della popolazione tra i 15 e i 49 anni è sieropositiva.

La magia di questo corto sta nella luce e nel sorriso con cui riesce a parlarci di prevenzione dell’AIDS.

Non solo in Mozambico.





World Press Photo

12 05 2008

Se abiti a Milano o Roma (o ci vai in maggio), non perderti l’esposizione delle foto che hanno vinto l’edizione 2008 del più importante premio mondiale per il fotogiornalismo, il World Press Photo. Ogni anno passo diverse ore a osservare le splendide e spesso durissime immagini che rappresentano momenti, paesi e situazioni dell’anno appena trascorso.

A Milano: Galleria Carla Sozzani, 4-25 maggio, www.galleriacarlasozzani.org.

A Roma: Museo di Roma in Trastevere, 10 maggio-2 giugno, www.fotografiafestival.it

Quest’anno il primo premio è stato assegnato al fotografo inglese Tim Hetherington, che il 16 settembre 2007 ha ritratto per Vanity Fair un soldato americano in Afghanistan, mentre si riposa nel bunker “Restrepo”, dal nome di un suo commilitone ucciso durante il conflitto (puoi fare clic per ingrandire).

Se non puoi andare a Milano o Roma, trovi qui tutte le foto del premio.

Perché non immaginiamo una tesi o tesina sul World Press Photo in generale, su qualche sua categoria, o sul premio di quest’anno in particolare?





L’aura

9 05 2008

Non è bastato il successo della cantante L’Aura a impedire alle persone di storpiare la parola “aura” in “aurea”. Ancora oggi mi tocca leggere – in tesi tesine tesacce, ma anche articoli di giornale – che un prodotto è avvolto “da un’aurea di sogno” o un certo personaggio emana un’ “aurea di pace”.

Due giorni fa la “Parola al giorno” che Zanichelli che mi manda per mail (per iscriverti al servizio clicca qui) era “aura”, appunto. Eccola:

àura o †òra (3)
[lat. aura(m), dal gr. áura ‘soffio', di etim. incerta; sec. XIII]
s. f.
1 (raro, lett.) Venticello leggero e piacevole: trovossi al fiume in un boschetto adorno / che lievemente la fresca a. muove (ARIOSTO) | †Vento.
2 (raro, lett.) L’aria che si respira | (est.) Alito, respiro.
3 (fig., lett.) Atmosfera: un’a. di sventura, di pace; un’a. di morte si stendeva sulla città.
4 (fig.) Credito, favore: a. popolare.
5 (med.) Sensazione soggettiva o fenomeno motorio che precede crisi spec. epilettiche caratterizzate da parossismi ricorrenti.
6 (raro, lett.) Effluvio, emanazione | Nell’occultismo, supposta emanazione del corpo umano percepibile dai chiaroveggenti.
|| aurétta, dim.

Niente più errori “dorati”, mi raccomando. [aurea = che ha il colore dell'oro] :-)





Qualche riflessione post-elezione

7 05 2008

Nei giorni scorsi Stefano Iannaccone di Sferapubblica mi ha chiesto di commentare i recenti risultati elettorali italiani. Queste sono le domande che mi ha fatto Stefano:

1) Molti hanno definito la campagna elettorale 2008 “moscia”, tuttavia gli scontri non sono mancati, specialmente all’interno delle rispettive aree politiche. Berlusconi con Casini, Boselli e Bertinotti con Veltroni. Quanta visibilità hanno ottenuto queste contrapposizioni rispetto al duello Pdl e Pd?

2) L’unico confronto veramente aspro tra le due grandi coalizioni è stato tra Berlusconi e Di Pietro. I toni forti, compresi quelli della Lega, sembra abbiano pagato in termini di consensi…

3) La rimonta del Pd non c’è stata. Per lei qual è stato il motivo, o la serie di motivi, che più ha inciso sul risultato del voto? Quale strategia di comunicazione ha funzionato meglio?

4) In questa breve campagna, Internet è stato “promosso” dai partiti. Alcuni dei quali, come An, Pd e Sa, hanno dedicato momenti specifici creati esclusivamente per il web. È l’inizio di una nuova concezione di campagna elettorale anche in Italia?

5) Le iniziative sul web e i siti creati dai partiti hanno contribuito a intercettare nuovo consenso o piuttosto sono stati una nuova modalità di mobilitazione dei volontari sul territorio? Quale tendenza prevede per il futuro in merito al rapporto tra Internet e dinamiche di voto?

Qui puoi leggere le mie risposte, che Stefano ha riassunto col titolo «La campagna elettorale ha allontanato i cittadini dalla “casta”». Mi piacerebbe sapere quali sono i tuoi pensieri postelettorali; non è necessario che t’improvvisi politologa o politologo: basta qualche impressione isolata, bastano anche le tue emozioni, purché motivate e rispettose di chi non la pensa come te.

Puoi commentare qui sotto o su Sferapubblica, come preferisci. Grazie!





Spreco meno subito

5 05 2008

Ho trovato sul blog di Marco Valenti questo web-cartoon prodotto da AMREF Italia per la campagna “Spreco meno subito”, con Demetrio Albertini testimonial e Fabio Caressa che fa la telecronaca. Sullo stesso blog ho appreso che il 5 e 6 aprile scorso i giocatori di Serie A sono scesi in campo con uno striscione a favore del risparmio idrico. Pregevole iniziativa.

Da brava femminuccia non so niente di calcio, ma trovo deliziosamente persuasiva la tifoseria che in questo cartone esulta ogni volta che il protagonista fa la mossa giusta. :-)

E allora mi domando: perché i club calcistici non hanno acquistato anche spazi pubblicitari televisivi (con relativo ritorno di immagine) in modo che un lavoro come questo potesse andare in prima serata, invece di circolare solo sul web? Occorrerebbe infatti raggiungere un pubblico di spreconi ben più ampio dei soli utenti Internet.

Se passassero in tv spot come questo, assieme a quelli su auto e profumi, non credi che un po’ alla volta anche le persone meno alfabetizzate e sensibili cambierebbero abitudini? Non è determinismo pubblicitario il mio, casomai idealismo, visto che nessun club probabilmente si sogna di pagare per questo.





Quali film e canzoni ti fanno piangere?

2 05 2008

Non tutti piangono davanti a un film o ascoltando una canzone. Ma soprattutto: non tutti lo ammettono. Eppure ci sono scene, al cinema, e canzoni che, quando passano in radio, ti farebbero automaticamente scendere le lacrime, se tu non fossi lì a trattenerle.

Può sembrare un tema da magazine femminile, ma non lo è. Vorrei avviare un’indagine su quali sono, oggi, i cliché audiovisivi che fanno piangere i 20-something (serietà metodologico-disciplinare garantita). Non intendo film d’essay o canzoni d’autore, non solo quelli. Potrebbe essere la scena di una vecchia commedia americana, il ritornello di una canzonetta di Sanremo, ma anche uno spot pubblicitario. Qualcosa di cui ti vergogni, insomma. Anzi, più te ne vergogni, più cose ci potrà dire sullo stereotipo che incarna.

Ce la fai a confessarlo in un commento a questo post? Se proprio ti vergogni troppo, puoi usare uno pseudonimo diverso dal solito: certo non avrò il tempo di controllare l’IP per risalire a chi sei. In alternativa, scrivimi in privato.

Per dare l’esempio comincio io. Ecco una scena che, per quante volte io l’abbia vista, mi fa sempre piangere: Audrey Hepburn che prima abbandona, poi cerca disperatamente e infine ritrova il gatto sotto la pioggia nel finale di Breakfast at Tiffany’s. :-(

NB per chi fosse interessato/a: sono disponibile per una tesi di laurea sugli stereotipi strappalacrime. Obiettivi della ricerca, metodologia e corpus saranno definiti a ricevimento.





Massimiliano Fuffas pensa a Expo 2015

1 05 2008

Grande Maurizio Crozza, che fa il verso all’architetto-desiger di grido. Ecco il testo della puntata di Crozza Italia, domenica 27 aprile 2008.

Voce off: “Milano, Expo 2015. Glamour, urbanistica griffata, architetture di tendenza, luoghi contraddittori per coniugare funzionalità ed estetica. Come realizzare questo sogno? Lo abbiamo chiesto a Massimiliano Fuffas, architetto, designer, art-creator, life-stylist.”

Fuffas: “Noi pensiamo a una Milano nuova, con molti grattacieli storti, molto a punta, con muri che crescono dal nulla… Ecco noi, noi pensiamo a una Milano che ti sorprenda, soprattutto quando meno te lo aspetti: oggi c’è un’aiuola, domani c’è un muro.”

Voce off: “Il cemento: un materiale antico, assurto a paradigma di mondanità e eleganza.”

Fuffas: “Vogliamo abbastanza togliere, diciamo, questo verde che ci dà un po’ fastidio e valorizzare il cemento, che è anche portabile… molto bene. Facciamo dei vestiti di cemento, dove quando uno si stanca della propria giacca può costruirsi un box.”

Voce off: “L’abito come superficie percorribile, nuances e sfumature di colore per il cemento da indossare. Quali cromatismi avete scelto?”

Fuffas: “Be’ noi siamo partiti da un concetto semplicissimo come il grigio, no? Abbiamo pensato a tre colori base: grigio cemento, grigio lacca, grigio ciliegia.”

Voce off: “Com’è il grigio ciliegia?”

Fuffas: “Un grigio”.

Voce off: “Grigio come?”

Fuffas: “Ciliegia.”

(Scorrono immagini grigio ciliegia).

Fuffas: “Noi vogliamo cercare delle case senza strada… Noi vogliamo… pensiamo che l’asfalto sia dannoso, pensiamo che… noi facciamo delle case.”

Voce off: “… case.”

Fuffas: “Ma non… non ci si può arrivare però.”

Voce off: “E… chi ci vive dentro?”

Fuffas: “Eh, questo è il punto. Stiamo lavorando a questo. Vero Federico? Stiamo lavorando a questo: case irraggiungibili.”

(Riflette pensoso.)

Fuffas: “Vogliamo allargare i confini di questa Italia che ci sta un po’ stretta.”

Voce off: “I confini dell’Italia.”

Fuffas: “Mhm… perché confinare solo con la Svizzera? Perché non confinare con la Norvegia? Creiamo un ponte sospeso tecnologicamente… ma non poggia da nessuna parte il ponte.”

Voce off: “Ah… è sospeso.”

Fuffas: “È sospeso con degli stralli sulla luna… sono, sono… ecco, non so se dal disegno si può capire già: questa è la luna, questa. Qui c’è l’Italia e qui c’è la Norvegia ecco… un ponte sospeso… tecnologicamente si può già fare… abbiamo la tecnologia per poterlo fare.”

Voce off: “E ve lo fanno fare?”

Fuffas: “No no. No, non credo.”

Voce off: “E cosa vi fanno fare?”

Fuffas: “Una panchina a Pavia. Abbiamo fatto già una panchina a Pavia, molto mol… però strallata.”

(Immagini della panchina.)

Fuffas: “Perché devo costruire case… belle per i ricchi e brutte per i poveri?”

Voce off: “Infatti, perché?”

(Fuffas fa una faccia come per dire: “Non mi faccia spiegare l’evidenza…”)

Voce off: “Esiste un’etica per l’architettura?”

Fuffas: “Mhm… che io sappia no.”

:-)

Guarda il video: Crozza Italia, 27 aprile 2008