Canzoni e metafore
16 05 2008Negli ultimi anni, i testi delle canzoni italiane esagerano con le metafore: quanto più sono ardite e incongruenti, tanto più l’autore si compiace. E gli ascoltatori? Di solito sono contenti pure loro (parlo di canzoni di successo), ma a volte non capiscono. D’altra parte - dirai tu - le canzoni non sono scritte per essere capite: devono suggerire, emozionare, farsi ricordare. Giusto.
Però ti ricordo cosa diceva Umberto Eco nella celebre Bustina di Minerva su “Come scrivere bene” che altre volte ho citato in questo blog: «Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia».
Il problema del cigno che deraglia non è l’insensatezza della frase, visto che, presa alla lettera, qualunque metafora (anche la più banale) produce frasi insensate o false: letteralmente parlando, una persona veloce non è un fulmine, visto che non provoca scosse elettriche; e se Romeo diceva di Giulietta che era il sole della sua vita, non parlava certo delle doti abbronzanti della fanciulla.
Il problema del cigno deragliante è che non c’è nulla - ma proprio nulla - nel campo semantico del cigno (leggerezza, eleganza, danza…) che abbia a che fare con i significati associati al deragliamento (treni, rotaie, ferraglie…).
Allora ti propongo un gioco: ti vengono in mente canzoni italiane (vecchie o nuove che siano) in cui ci siano cigni che deragliano? Versi che da sempre ascolti passivamente, ma da sempre ti lasciano perplessa/o? Metafore di fronte alle quali la tua reazione è: “boh”, o addirittura: “bleah”?
Comincio io, tanto per dirne una molto brutta.
Zucchero Fornaciari, “Indaco dagli occhi del cielo” (2004):
E piovono baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Gocce di mercurio dal cielo
…
Esplodono baci dal cielo
E i nostri bei figli sul melo…
Ogni volta che passa in radio, io mi vedo cadere addosso (anche per qualche secondo, prima di cambiare immediatamente stazione) un spaventosa quantità di palline grigie e molli (come quelle che escono da un termometro che si rompe), e poi immagino i bambini impiccati sugli alberi di Maurizio Cattelan, quell’opera che nel 2004 fece scalpore a Milano. Cosa poi queste immagini abbiano a che fare con i baci, qualcuno me lo deve spiegare.
Ci sono canzoni che ti fanno un effetto simile? Anche canzoni d’autore, anche presuntamente intoccabili?
lasciamo perdere Zucchero, pero’ ti direi: se il poeta ha stoffa, il campo semantico lo forza, lo amplia e l’intersezione (che e’ la metafora) con un altro campo di significati la crea lui.
Certo Alessandro, lo so.
Il punto però è sempre: fin dove forzare? Un conto è una metafora ardita (se non ci fosse ardimento, tutte le metafore sarebbero banali o “morte” - ma per osare ci vuole “la stoffa” , come dici tu), un conto è creare metafore incoerenti, che presumono originalità, ma in realtà mettono assieme capre e cavoli, il rusco e il brusco… e così via.
Curioso! Proprio oggi pomeriggio mi è capitato di riflettere sul significato del testo di una canzone di Zucchero, ora vengo qua e lo trovo come esempio. Non so quanto attinente, perché i testi di Zucchero mi hanno sempre dato l’impressione di un prolungamento vocale della musica, per cui le parole valgono non per quello che dicono ma per la musicalità. Insomma, a voler essere cinici, non molto diversi da un semplice “lalala” (e in certi casi questo è anche esplicito, come quando canta “poroporopoppoppero”).
Ma Fornaciari a parte, è proprio vero che la musica leggere è piena di metafore incongrue, o ardite oltre ogni limite. Del resto anche De André non ne è stato immune in quello che non a caso è il suo album meno riuscito, e cioè “Rimini”.
Giovanna, il punto non c’è (a priori). Solo col senno di poi si puo’ valutare se la metafora e’ ardita ma bella oppure ardita ma sciocca.
“Avere stoffa” per un poeta, un artista ecc. - per me - significa proprio: vedere il senno di poi in anticipo. Ed e’ li’ il difficile!
Alessandro, be’ certo, siamo d’accordo.
Non è facile eguagliare Zucchero e la musica italiana in generale, comunque ci sarebbero molti esempi anche in autori stranieri… appena mi viene in mente qualcosa la segnalo : )
Non c’entra molto con il tema del post, ma con la canzone di Zucchero sì.
Tre/quattro anni fa, mentre questa canzone impazzava in radio, ero con degli amici in una casetta che condividevamo (lo chiamavamo “il locale”, ogni comitiva ne aveva uno e ognuno lo personalazzava a proprio piacimento: Tv, play-station, divani, angolo bar, privè…). Per Marco, un mio amico, era un periodo difficile, nel senso di insopportabile trauma amoroso adolescenziale.
Quel giorno: mentre io e Vito usciamo dal locale, e saliamo la rampa di scale che vi è accanto, Marco esce per ultimo e quindi si ferma a chiudere la porta. Con lui resta Floriano. Io e Vito, terminata la rampa, notiamo che per terra, in mezzo alla strada, c’è una melanzana (giuro!!! una melanzana intatta, bella viola e pomposa). Essendo la melanzana in appetitosa direzione della porta del locale, e quindi di Marco che la sta chiudendo, Vito non può assolutamente rinunciare a scalciarla.
La melanzana prende una traiettoria armoniosa, diciamo quasi a pallonetto. E’ evitata, con un gesto istintivo, da Floriano e finisce invece per schiantarsi e spappolarsi sul nuovissimo pull-over nero dell’ignaro Marco.
Avreste dovuto vedere la sua faccia: insieme alla melanzana il mondo intero gli si era spiaccicato addosso: periodo nero, umore nero, vestito nuovo nero, ma in tinte viola di polpa di melanzana.
Qualche giorno dopo cercammo di raccontare il fatto, guarda caso, in una cover di Indaco dagli occhi del cielo:
“Piovon melanzane dal cielo.
Che Marco prendono in pieno.
Floriano si scansa sereno…
Piovon melanzan dal cielo
Si schiantano sul vestito nero.”
Questi sono gli unici versi che ricordo
Mi sono sentito un po’ scemo a raccontare tutta questa storia per poi giungere a soli 5 miseri versi, tra l’altro dal bassissimo profilo poetico, però vi invito a considerare che “la melanzana in faccia” come metafora di periodo nero, o meglio di apice, apoteosi del momento in cui il periodo nero si manifesta concretamente, è qualcosa di sottile e straordinariamente profondo :)… soprattuto se vi foste trovati davanti alla scena, al suo compimento in maniera materiale, tutt’altro che metaforico, e alla faccia di Marco. Al suo sguardo da “Che mondo di merda. Ammazzatemi”
P.S. Resta un mistero cosa ci facesse la melanzana per strada.
P.P.S Provate a canticchiare i versi…non è male eh?
Giuseppe: è carinissimo l’episodio che hai raccontato. E poi i vostri “versi” non hanno nulla da invidiare a quelli di Zucchero…
Però mi aspettavo un sacco di segnalazioni, uffa ragazzi: compito troppo difficile????
Troppa paura di toccare mostri sacri??? Bah.
vogliamo parlare di Tiziano Ferro e delle sue?
Dobbiamo metterci a interpretare le sue canzoni?
Canzoni tipo..Rosso relativo…a mio parere incomprensibile!!!
“il tuo è un rosso relativo
senza macchia d’amore ma adesso
canterà dentro di te per la gran solitudine..
Forza amati per questa sera
che domani torni in te,
non ti diverte perchè vuoi qualcosa di più facile..”
a un certo punto dice..” posso dimostrarti adesso che ha ben altre forme il sesso..”
MAh, ci sarebbe da scrivere tutto il testo..parla di sesso?
Di questa Paola che cerca duecento principi perchè “la voglia quella sera era troppa strillava, tuonava, cantava la notte fonda nel petto di Paola”…poi ci si mette pure la noia che era troppa, come la voglia…Alla fine la frase ” e non riposi più” cosa lascia intendere sotto questa “prospettiva”…Si tratterà forse di una prostituta o una ninfomane? Non lo so, magari ho sbagliato tutto. quando sento ” Rosso relativo” penso al sangue, al ciclo di Paola che “domani torni in te (perchè ti saranno finite)”…Beh, il bel Tiziano non aiuta mica a capire il senso di queste parole. d’altra parte lui è sempre molto impegnato nello show di se stesso e della sua bellezza…I suoi video sono un omaggio alla sua vanità e alle sue fan di 14 anni..che anche se non capiscono un cavoletto di Rosso relativo la ascoltano 300 mila volte e imparano il ritornello a memoria…vabbè non facciamo il processo a Tizy, anche perchè quelli di Mai dire martedì gliele suonano per bene ogni settimana..:))
” Ricorderò comunque anche se non vorrai
ti sposerò perchè non te l’ho detto mai.
come fa male cercare
trovarti poco dopo
e nell’ansia che ti perdo ti scatterò una foto”
e quella di Raffaella? Vogliamo Ridere su Raffaella canta a casa mia e Raffaella è mia, mia, mia??
Ormai è chiaro che i suoi testi non significano NIENTE o quasi, però ha una gran bella voce, ritmo, presenza scenica, bellezza, sa ballare..insomma…cosa conta se il testo è brutto?? Basta che la MELODIA sia orecchiabile e cantabile..In più lui ha tutto quello che lo rende un cantante di successo, un IDOLO, insomma. :)))
Si lo ammetto, il ritornello di Rosso Relativo lo so a memoria…è fatto proprio bene perchè entri in testa ed è stato così.
Mi è venuta in mente una delle ultime canzoni scritte da Mogol per Celentano e cioè Dormi Amore. Ascoltandola più volte è facile dire che è una canzone molto bella, del genere “l’emozione non ha voce”…
proviamo a leggere il ritornello??
come un vento con gli alberi
vedrai muoverò
sfiorerò le ginestre
giù per mille sentieri
dormi amore
non ti svegliare
no non temere
con altre mani
ti accarezzerò
con l’aiuto dei gabbiani disegnerò
impossibili figure
che potrai interpretare
dormi amore
non ti svegliare
no non temere
con altre mani
ti accarezzerò
Che sono le “impossibili figure che potrai interpretare”???
Mi sa di testo alla Zucchero, nel quale vengono accostate tante immagini insieme, il vento, gli alberi, le ginestre, i gabbiani, i sentieri e l’amore che c’è sempre e fa da filo conduttore in tutti questi testi. L’amore rende facile qualsiasi interpretazione, è la chiave di lettura di queste brutte metafore…Questo muovere come il vento e sfiorare le ginestre giù per mille sentieri…mah! mi verrebbe da dire che non ha un cavoletto da fare!!! e poi poveri gabbiani che vengono in suo aiuto per disegnare le “impossibili figure”… Dedico questo commento a Mogol e alle sue “possibili” figure di M.
Ligabue - Il giorno dei giorni
“Balla
Femmina come la terra
Femmina come la guerra
Femmina come la pace
Femmina come la croce
Femmina come la voce
Femmina come sai
Femmina come puoi
Femmina come la sorte
Femmina come la morte
Femmina come la vita
Femmina come l’entrata (!)
Femmina come l’uscita (!!!)
Femmina come le carte
Femmina come sai
Femmina come puoi”
…mbah
Ecco che m’è venuto in mente De Gregori, definito “l’ermetico”…Mio padre è fissato con lui, quindi in un modo o nell’altro lo ascolto pure io e magari ascolto pure l’ultimo cd TUTTO. Ci sono molte canzoni belle, tipo Cardiologia, In onda…e altre…Ma la canzone L’AMORE COMUNQUE…non si capisce, non si capisce!!! Vabbè..se ci si mette a vedere ogni singola canzone si potrebbe fare un discorso analogo, ma lui forse forse se lo può permettere di usare certe metafore o forse, approfittandone del fatto che ormai è un artista affermato con una lunga carriera alle spalle, non sa più che inventarsi per scrivere le sue canzoni, per riempire la bella musica che compone…perchè è bella niente da dire. Ma ditemi voi che significa questo..
REGINA DEL TEMPO DELLA SABBIA E DEL VETRO
DELLA FINE DI TUTTI I NUMERI
E DELL’INIZIO DELL’ALFABETO
DIMMELO ADESSO
DIMMELO ORA
DOVE POSSO LASCIARE IL VESTITO
COME POSSO ASCIUGARE LA PIOGGIA CHE BAGNA IL TAPPETO.
e’ il ritornello de “l’amore comunque”…sarà che l’amore, comunque sia, è capace di dare una spiegazione a tutto, persino a questi versi scritti probabilmente dentro una stanza senza tetto. Infatti a un certo punto si mette a piovere, e lui sente l’acqua prima su di lui ( infatti gli preme lasciare il vestito da qualche parte, per evitare che si rovini, ma non sa dove) poi si ritrova i piedi in una pozza d’acqua perchè il tappeto sul quale sta non assorbe l’acqua…bla bla bla… Non fa neanche una rima..almeno dici c’è quella…
Ooooohhhh, così vi volevo! Grandi interventi. Ricordo anche una gag del magico Fiorello, proprio sull’insensatezza di Rosso relativo. Se trovo il frammento lo posto…

A me piacciono molto gli Afterhours, ma ogni volta che li ascolto trovo frasi su cui mi interrogo per ore in cerca del senso.
Questa è una delle mie canzoni preferite “Lasciami leccare l’adrenalina”:
forse non è proprio legale sai
ma sei bella vestita di lividi
m’incoraggi ad annullare i miei limiti
le tue lacrime in fondo ai miei brividi
lasciami leccare l’adrenalina
[...]
voglio cercare la mia alternativa
e la mia alternativa
è la scossa più forte che ho
è la scossa più forte che ho
muovo le molecole immobili
sei più bella vestita di lividi
lasciami leccare più forte un po’
le tue lacrime in fondo ai miei brividi
[...]
Rowena
Rowena, diciamo che nel caso di questo testo degli Afterhours forse è meglio no capirlo. Preferisco infatti sorvolare su quel terribile “sei più bella vestita di lividi” e sulla situazione che evoca. Credo che su certi temi la provocazione linguistica dovrebbe prendere ben altre strade.
Io mi ricordo un intervento di Fiorello (tanto per cambiare) in cui si interrogava sul “pianoforte sulla spalla” in “Notte prima degli esami” di Venditti.
A chi critica Tiziano Ferro vorrei far notare che pochi autori contemporanei dimostrano tale capacità nel reinventare le regole della grammatica: “E in quanto a te so solo che se ti rivedessi/ Sarei più stronzo di quanto ti aspettassi” è avanguardia linguistica pura :D.
Infatti Tiziano ha conquistato anche il nuovissimo mondo: settimana scorsa in un negozio di Delhi ho sentito la versione locale di “Perdono” , che è in inglese, ma con inserti di Italiano qua e là. Vale a dire che ci sono strofe come “I’m gonna give you a ROSA” (http://www.lyricscafe.com/f/ferro_tiziano/013.htm).
p.s. fuori tema: per ora siamo a quota zero su stivaletti e scarpe tigrate, ma io continuo nell’indagine.
A Gardaland i cigni deragliano (potenzialmente).
A me questa metafora ha evocato con immediatezza - lo giuro - questa immagine nitida, concreta e kitsch.
Non l’ho mai capita, per quanto l’abbia amata e ami il suo autore “Ho visto Nina volare”, dell’ intoccabile, immortale, Fabrizio de André:
“Mastica e sputa, da una parte il miele
mastica e sputa, dall’altra la cera, mastica e sputa, prima che venga sera.
Ho visto Nina volare, tra le corde dell’altalena
un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena
e se lo sa mio padre dovrò cambiar paese
se mio padre lo sa m’ imbarcherò sul mare.
Ieri è venuta l’ombra, l’ombra che mi fa il verso,
le ho mostrato il coltello e la mia maschera di gelso…”
Ammesso e non concesso che parli di uno stupro, va bene, ma cosa vuol dire il resto??
“Mastica e sputa”: quando si mangia il miele di favo, e si tiene in bocca “da uan parte il miele, dall’altra la cera”, magari meditando su un sogno in cui si è vista un’amica d’infanzia “Nina”, “volare tra le corde di un’altalena”… l’interpretazione dello stupro è verosimile. L’ombra è quella della premonizione, questa canzone è stata scritta dal POETA non molto tempo prima di morire. La “maschera di gelso” è l’unico punto un po’ oscuro, ma nulla a che vedere con certe stramberie di altri summenzionati.
Bello il Blog!
Lucy, che ama le parole
concordo sugli afterhours [che, anche se come gruppo non mi dispiacciono, mi ritrovo a criticare perchè hanno avuto la parte delle "star" su patti smith, che secondo me meritava molto di più]. non si può scrivere una canzone che dice “sei PIù bella vestita di lividi”. è come un invito, un inno alla violenza sulle donne, magari provocata anche da loro stesse. non so, non capisco perchè scrivere canzoni simili.