Non esigo vacanza

26 06 2008

Dicevano i latini: “Nomen omen”. Nel nome, un destino.

Un giorno qualcuno mi ha fatto notare che un anagramma possibile del mio nome e cognome è “Non esigo vacanza”.

:-)

Ma ora basta: per qualche giorno mi fermo.

A martedì.






Non c’è acqua? Diamogli Gatorade

24 06 2008

Mentre leggevo Sappiano le mie parole di sangue di Babsi Jones, mi ha colpita un brano sulla mancanza d’acqua – nel condominio di Mitrovica (Kossovo) in cui Babsi scriveva – a fronte di una sconcertante abbondanza di Gatorade:

«Niente acqua; nella stanza, però, c’è del Gatorade, questo speed conforme alla legge, questo speed alla buona per casalinghe aerobiche e ciclisti della Bassa Padana, questa bomba balsamica e reidratante che si ciuccia da un biberon per adulti, per rimettere in circolo i carboidrati essenziali sciupati imitando Jane Fonda.

Glucosio e fruttosio, sali di sodio e potassio: rovina i reni alla lunga, ma in questo luogo infestato da diplomatici scaltri e da tiratori sceltissimi noi cesseremo di vivere ben prima di affrontare una dialisi, Direttore. Ce ne sono almeno cento bottiglie, compresse a gruppi di sei. Frost Glacier Freeze color cobalto, Riptide Rush – bluastro come i paramenti da messa -, Fierce Melon, lo spietato melone, Extremo mango Electrico, X-Factor.»

(Babsi Jones, Sappiano le mie parole di sangue, Rizzoli, Milano, 2007, pp. 78-79).

Dopo di che, sono andata a fare la spesa in periferia e, mentre facevo la fila alla cassa, m’ha fulminata questa differenza: nei carrelli dei bolognesi, la trasparenza di plastica delle bottiglie d’acqua, in quelli degli extracomunitari, i colori improbabili dei vari Gatorade, Powergade, Energade. Visi pallidi come acqua; facce colorate come bevande addizionate.

Che il desiderio d’integrazione si nutra della pubblicità di questi prodotti? Sprint muscolare e recupero di sali minerali per sopportare l’intolleranza italiana.





La scrittura di Babsi Jones

23 06 2008

Avevo cominciato a leggere Sappiano le mie parole di sangue di Babsi Jones, subito dopo la sua uscita nel settembre 2007. L’avevo interrotto dopo una trentina di pagine (troppo lontano da me in quel momento, troppo indigesto), ripromettendomi, però, di continuarlo, che certo il libro meritava. (Quando si legge, bisogna pur assecondare le proprie disposizioni transitorie.) Ora lo sto finendo e – ti giuro – non c’è pagina che non mi turbi o meravigli: per come Babsi scrive, oltre che per ciò che racconta.

Ti passo un brano in cui distingue fra il reporter e lo scrittore di guerra.

Senti qua:

«Il reporter di guerra, che segua intrepidamente l’azione militare o si inventi panzane da trincea seduto a sorseggiare una birra nella hall di un albergo a centinaia di chilometri dal fronte, dalla sua ha un vantaggio: dita sciolte e un minimo di cognizione geopolitica, se compare una notizia che regge, la dà in pasto all’opinione pubblica. Sa perfettamente che il primo lancio di agenzia è quello che conta. Il suo pezzo ti arriva in tempo reale: merce pronta al consumo che presenta e illustra i feriti e i salvati, gli innocenti e gli infami. A grandissime linee.

Il percorso dello scrittore è diverso: nello stato di assedio, nell’intramontabile pogrom, nella guerra civile che ha più nomi di quanti si possano enumerare o distinguere, lo scrittore si adagia; le sue frasi affiorano lentamente, come ascessi; il tempo per ripensarle, nelle stanze scelte a caso, di notte, è un tempo rischioso; parola per parola per parola per parola: una monotona emorragia semantica mi consuma. Le parole si sospendono di colpo, in certe ore, in certe stanze più ripugnanti delle altre; poi il flusso riprende: parola per parola per parola, la piaga verbale spurga e mi spossa.»

(Babsi Jones, Sappiano le mie parole di sangue, Rizzoli, Milano, 2007, p. 65)





Obama, la bellezza, la danza 2

20 06 2008

A corredo delle considerazioni di ieri, un altro esempio di Obama danzante, tratto dalla sua visita a Puerto Rico il 25 maggio scorso.

Una differenza rispetto a ieri: questa volta Obama non si esibisce in un contesto di addomesticazione bianca, ma è un nero fra i neri.

In altre parole, qui il dondolio di Obama è privo della componente “Guarda come ballo bene, puoi farlo anche tu” che è rivolta solo ai bianchi, ma serve a enfatizzare la vicinanza del candidato alla cultura dell’elettorato ispanico di colore .





Obama, la bellezza, la danza

19 06 2008

Sabato scorso ero a Venezia, al Simposio di apertura della Biennale Danza. Tema di questa edizione: “Beauty”. Gli interventi più stimolanti sono stati quelli di Loredana Lipperini e Germaine Greer, di cui ti dirò più avanti. Interessante è stato, nel complesso, sentire come coreografi, ballerini, direttori di balletti nazionali e internazionali filosofeggiano sul loro mestiere. Insomma, ho fatto un po’ di osservazione partecipante.

Uno solo dei relatori era un docente universitario, Jeffrey Stewart, preside del Department of Black Studies dell’University of California at Santa Barbara. A parte la lunghezza e pesantezza del suo speech – intitolato “Bellezza e blackness” - tipica di certo accademismo, mi ha colpita una sua tesi. Riprendo le parole di Stewart (dalla traduzione italiana distribuita ai convegnisti):

«All’alba del XXI secolo, si fa strada una nuova, più diffusa e vasta sensibilità verso la Bellezza Nera, che [...] è creata nelle viscere dell’Occidente: la Bellezza Nera come cavallo di Troia. Un esempio calzante è la straordinaria affermazione di Barack Obama come possibile candidato alla Casa Bianca in un paese ancora razzista come gli Stati Uniti.

Questa candidatura seducente dovrebbe essere letta in termini di Bellezza Nera, poiché per molti versi il fascino di Obama deriva dalla sua estetica.

È un danzatore, i cui movimenti riflettono l’attitudine culturale delle comunità nere urbane a mantenere sempre la calma e il sangue freddo anche in situazioni di stress, muovendosi con grazia e trasformando le arene sconosciute in un palcoscenico su cui danzare. Si sono aperti dibattiti per stabilire se Obama sia “troppo nero” o “non abbastanza nero”, categorie risalenti agli anni ‘60 e ormai superate, mentre gli osservatori non sono riusciti a vedere quanto la sua campagna assomigli a una coreografia nera.

La sua genialità ha radici nella padronanza della cinetica nera, la sua flessibilità, la capacità di controbattere, la sua giovane età, il suo eloquio musicale dipendono da e promuovono la Bellezza Nera, che include l’Altro Bianco su nuovi palcoscenici. Attira a sé quelli che normalmente non appoggerebbero un candidato nero perché la sua bellezza li trasforma, insegna loro come muoversi in un mondo post-moderno, post-coloniale, post-identità. Si dondola e il suo messaggio è: “Puoi farlo anche tu”

In questi termini è più chiara – mi pare – la potenza di quel togliersi la giacca che abbiamo commentato alcuni giorni fa.

Però però.

Stewart prosegue:

«Come portatore di Bellezza Nera, Obama diventa la migliore opportunità per l’Occidente di salvarsi, ma la domanda è: saprà l’Occidente imparare i passi di questa danza?

Questa è una sfida, non una domanda retorica. Perché altri danzatori della Bellezza Nera non son riusciti a tradurre la loro estetica in qualcosa di più. [...] Pensiamo a Josephine Baker, che trasformò la danza in America ed Europa negli anni ‘20 e ‘30. [...] Ma conosciamo tutti la storia della Baker. Benché alcuni la considerassero come l’epitome della Bellezza, altri la trattarono come l’animale domestico della società parigina, un animale la cui bellezza mobile fu attribuita e ridotta ad abilità razziale conseguente alla genetica. E non cambiò nulla in Europa o negli Stati Uniti del come noi umani conviviamo, chi consideriamo umano, cosa intendiamo per umanità, ecc. [...]

Molti europei, per esempio, sostegono di apprezzare Obama, ma non vedo poi uno sforzo corrispondente nell’affrontare la disuguaglianza e le tensioni etniche e razziali nelle società europee. È a posto fintantoché rimane per loro un simbolo e uno spettacolo televisivo, così possono imitare la sua danza in modo superficiale.»

Barack Obama come Josephine Baker: solo una provocazione?

Mentro cercavo di rispondere a questa domanda, ho trovato questo video, in cui Obama accenna alcuni passi di danza durante una puntata del The Ellen DeGeneres Show (ottobre 2007).

Mi si è gelata la schiena.





La creatività di Annamaria Testa

17 06 2008

Se stai preparando la tesi e hai una crisi di ispirazione :-) , ricorda che da qualche mese esiste NEU. Nuovo e utile, il sito di Annamaria Testa sulla creatività. Centinaia di idee, spunti, informazioni su “Teorie e pratiche della creatività”, con tanto di bibliografie, linkografie, calendari di eventi e appuntamenti, testi da scaricare, video e audio da vedere e ascoltare. Da oggi è fra i miei link permanenti. Mettilo anche fra i tuoi.

Come antipasto, comincia dai “132 frammenti sulla creatività“. Questi sono i primi:

Rompere le regole

“Non esiste grande genio senza una dose di follia.”
Aristotele (filosofo)

“Vedo la mente di un bambino di cinque anni come un vulcano con due sfoghi: distruzione e creatività.”
Sylvia Ashton-Warner (educatrice)

“La passione per la distruzione è anche una passione creativa.”
Michail Aleksandrovic Bakunin (pensatore e rivoluzionario)

“Le regole sono ciò che gli artisti rompono; ciò che è memorabile non è mai nato da una formula.”
Bill Bernbach (pubblicitario)

“Adoro gli esperimenti folli. Li faccio in continuazione.”
Charles Darwin (naturalista)

“Dai diamanti non nasce niente/dal letame nascono i fiori.”
Fabrizio De Andrè (poeta)

“La creatività è l’arte di sommare due e due ottenendo cinque.”
Arthur Koestler (saggista)

“Un’idea che non trova posto a sedere è capace di fare la rivoluzione.”
Leo Longanesi (scrittore)

“Ogni creazione è, all’origine, la lotta di una forma in potenza contro una forma imitata.”
André Malraux (scrittore)

“Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi.”
Friedrich Nietzsche (filosofo)

… continua sul sito.





Liberta sessuale coatta 2

16 06 2008

Prosegue idealmente le riflessioni sulla libertà sessuale che Pasolini faceva nel 1975 (qui commentate qualche giorno fa) Zygmunt Bauman nel 2003:

«È giusto, forse anche entusiasmante e nel complesso meraviglioso, che il sesso si sia emancipato a tal punto. Il problema tuttavia sta nel come fare a trattenerlo una volta scaricata la zavorra; come preservarne la forma se non esistono più strutture disponibili. Volare leggeri è una cosa gioiosa, volare senza barra di comando è angosciante. Il cambiamento eccita, la volatilità disturba. L’insostenibile leggerezza del sesso?

Volkmar Sigusch è un terapeuta che ogni giorno incontra le vittime del “sesso puro”. I riepiloghi delle sue scoperte sono tanto assennati quanto foschi:

“Tutte le forme di relazione intima attualmente in voga portano la stessa maschera di falsa felicità indossata dall’amore coniugale e in seguito dall’amore libero [...]. Quando abbiamo guardato meglio e abbiamo levato la maschera, abbiamo trovato desideri insoddisfatti, nervi scossi, amore deluso, dolore, paure, solitudine, ipocrisia, egotismo e compulsione ripetitiva [...]. Le prestazioni hanno sostituito l’estasi, le proprietà fisiche sono ‘in’, le proprietà metafisiche sono ‘out’ [...]. Astinenza, monogamia e promiscuità sono tutte parimenti lontanissime dalla libera vita della sensualità che nessuno di noi conosce” (Volkmar Sigusch, The neosexual revolution, in “Archives of Sexual Behaviour, 4, 1989, pp. 332-359).

[...]

Quando il sesso sta a significare un mero evento fisiologico e la parola “sensualità” evoca ben poco se non una piacevole sensazione fisica, il sesso non si è affatto emancipato da ulteriori, superflui, inutili, onerosi e attanaglianti carichi. Al contrario, viene sovraccaricato. Travolto da aspettative che non è in grado di soddisfare.»

(Zygmunt Bauman, Liquid Love. On the Fraility of Human Bonds, Polity Press e Blackwell Publishing Ltd, Oxford, 2003, trad. it. Amore liquido, Laterza, Roma-Bari, 2004, pp. 64-65).





The I-rack!

13 06 2008

Tanto per non perdere l’autoironia, visto che ormai faccio parte – felicemente – del rutilante mondo Apple, ti segnalo questa parodia delle presentazioni di Steve Jobs (sempre da MadTV), che ho conosciuto grazie a Piero Polidoro, mio bravissimo collaboratore alla didattica (una volta si diceva assistente), oltre che studioso di semiotica visiva (leggi il suo Che cos’è la semiotica visiva, Carocci 2008, un miracoloso equilibrio di approfondimento, sintesi e chiarezza).

Un sorriso per il weekend.





Barack against Hillary: a parody

12 06 2008

Questo video di MadTV risale a un anno fa, ma è ancor più esilarante oggi, dopo che abbiamo assistito a decine di discorsi pubblici di Barack Obama e Hillary Clinton.

Ti ricordo che le parodie e le caricature – a parte il fatto che fanno ridere – sono utilissime per uno studioso o una studiosa di comunicazione, perché mettono a nudo alcuni punti di debolezza (o comunque discutibili) nell’immagine di un candidato (o di qualunque persona pubblica).

Idea per la tesi: lavorare sulle parodie dei candidati (partiti, coalizioni) delle ultime elezioni italiane, ancora reperibili su YouTube. Per i dettagli, vieni a ricevimento.





Libertà sessuale coatta

10 06 2008

Scriveva Pasolini nel 1975:

«Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. Insomma, la falsa liberalizzazione del benessere ha creato una situazione altrettanto e forse più insana che quella dei tempi della povertà.

Infatti: primo risultato di una libertà sessuale “regalata” dal potere è una vera e propria generale nevrosi. La facilità ha creato l’ossessione; perché è una facilità “indotta” e imposta, derivante dal fatto che la tolleranza del potere riguarda unicamente l’esigenza sessuale espressa dal conformismo della maggioranza. Protegge unicamente la coppia (non solo, naturalmente, matrimoniale): e la coppia ha finito dunque col diventare una condizione parossistica, anziché diventare segno di libertà e felicità (com’era nelle speranze democratiche)».

(P.P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, 1975-2001, p. 99).

Mi pare che la nevrosi che Pasolini diagnosticò nel 1975 si sia negli anni talmente aggravata che oggi, forse, si registrano i primi segnali di controtendenza. Il che non vuol dire guarigione, ma coesistenza di ossessioni contrapposte.

Non a caso sta per essere tradotto da Mondadori il monumentale libro di Elizabeth Abbott sulla castità, A History of Celibacy (Da Capo Press, 1999). Non a caso personaggi celebri di tutti gli ambienti (da Lenny Kravitz al calciatore brasiliano Kakà) sbandierano la loro astinenza sessuale (temporanea o permanente) motivandola con le ragioni più disparate: perdita d’interesse, necessità sportive, convinzioni religiose.

E tu che ne pensi?

Come interpreti, vivi e vedi vivere le parole di Pasolini, a 33 anni di distanza?





Le maniche di Obama

9 06 2008

Ho passato alcune ore a studiarmi i discorsi pubblici di Barack Obama disponibili su YouTube. Visti, rivisti, confrontati. Mi sono divertita, emozionata, ho imparato molto. È un grandissimo comunicatore, toglie il fiato.

Ho tante cose da dire e le dirò a puntate. Per ora ti mostro questo filmato, tratto dal discorso che Obama ha tenuto il 5 giugno a Bristow, Virginia.

Due annotazioni: l’incipit da rockstar (“You’re ready to go? You’re ready to change America?”) e il momento in cui Barack si toglie la giacca, con eleganza e morbidezza uniche, che significano allo stesso tempo: ho caldo come voi, sono fatto di carne e sangue, rimbocchiamoci le maniche assieme, sono uno di voi.

Obama comincia a smanicarsi più o meno a metà del video (2′e 25”).

Magistrale.





Maschio per obbligo

7 06 2008

Grazie a questo post di Loredana Lipperini, ho appena scoperto il progetto Maschio per obbligo.

Dalla loro home:

«Maschio per obbligo, progetto di Medici per i Diritti Umani onlus, ha l’obiettivo di attivare una riflessione sullo stereotipo dell’uomo che lo inquadra nel cliché della virilità, intesa come prevaricazione. Il panorama dei cliché della virilità su cui agire è ampio e variegato: pervadono la pubblicità, i libri scolastici, i testi militari, i manuali educativi, i mass-media in genere e non ultimo le esternazioni dei nostri attuali governanti e le leggi che emanano.

Gli interventi nello specifico:

- Monitoraggio dei mass media in genere (tv, cinema, giornali, pubblicità, ecc.) per l’individuazione e la denuncia dei contenuti di violenza/aggressività relativamente alle relazioni eterosessuali ed omosessuali. Denuncia e diffusione degli interventi disinformativi/diseducativi che possano derivare da personaggi politici, dello spettacolo e comunque di risonanza pubblica.

- Attivazione a livello della popolazione generale e in particolare nei giovani della capacità di analisi e lettura critica dei contenuti sessisti dei mass media e della produzione culturale in genere (video, testi canzoni, libri, testi scolastici, ecc.). Elaborazione di materiale informativo/educativo (poster, cartoline, opuscoli).

- Riattivazione in ambito culturale/intellettuale del dibattito relativo agli stereotipi sessuali per ripristinare livelli di controllo/denuncia costanti e visibili (convegni, saggistica, dibattiti)

- Coinvolgimento del livello politico per garantire l’attenzione a livello normativo e legislativo di queste tematiche.»

Sul loro sito trovi, fra l’altro, una selezione di pubblicità, testi, interventi politici, che negli ultimi anni hanno contribuito – spesso in modo grave – a confermare e diffondere una visione violenta dei rapporti fra i sessi.

Pregevole, li seguirò.





La guerra dei sessi 2

4 06 2008

Come ieri Roberta osservava, ultimamente in pubblicità la guerra dei sessi va di moda.

Il 14 febbraio scorso Breil ha lanciato lo spot “The love era”, per promuovere le nuove collezioni di orologi e gioielli della linea Breil Tribe. Spiega il sito creato per l’occasione: “Dopo più di due milioni di anni di conflitto, la guerra dei sessi è finalmente finita. È un momento epocale. Uomini e donne da tutto il mondo si incontrano per entrare in una nuova era d’amore”. Chiude la presentazione un coro di voci femminili e maschili, che reinterpretano la celebre “Love is in the air” di John Paul Young (1978).

Gli stereotipi di genere messi in scena da questo spot sono molto simili a quelli visti ieri: un’automobile (maschi) col tetto sfondato da una lavatrice (femmine), un pallone (maschi) perforato dal tacco a spillo di una décolleté dorata (femmine).

Indipendentemente dalle polemiche (l’agenzia che ha lavorato per Breil è stata accusata di aver plagiato lo spot del Mail on Sunday), qui la guerra di stereotipi è sicuramente più scontata e meno divertente di quella dello spot inglese.

Unica consolazione: la devastazione complessiva e lo scioglimento finale sembrano alludere a una certa parità fra i sessi, pur mediata da ovvi desideri di consumo: una collana a te, un orologio a me (come appare sul sito di Breil Tribe).

Però nella versione che ho trovato su YouTube è solo lei a regalare un orologio a lui. Peccato. :-(





La guerra dei sessi

3 06 2008

Marco – che in questo momento si trova a Londra – mi segnala (grazie!) uno spot del Mail on Sunday, che mette in scena alcuni stereotipi di genere: per gli uomini, il pallone, la automobiline radiocomandate, i magazine maschili; per le donne, le borsette stracolme di oggetti, i cagnolini da compagnia, i magazine femminili.

Ora, ridere degli stereotipi aiuta solo in parte a eliminarli: è vero che, usandoli per suscitare il riso, ne prendi le distanze (e inviti gli altri a fare altrettanto), ma è pure vero che, continuando a rappresentarli, non fai che confermarli.

Per di più, la presunta “par condicio” di questo spot non regge: apparentemente, gli stereotipi sono negativi in egual misura per entrambe le parti, ma – a ben guardarci – gli uomini si fanno scudo con il computer e le donne – ohimè – con la borsetta. E simbolicamente fra un laptop e una borsetta c’è una bella differenza, no?