Mentre leggevo Sappiano le mie parole di sangue di Babsi Jones, mi ha colpita un brano sulla mancanza d’acqua – nel condominio di Mitrovica (Kossovo) in cui Babsi scriveva – a fronte di una sconcertante abbondanza di Gatorade:
«Niente acqua; nella stanza, però, c’è del Gatorade, questo speed conforme alla legge, questo speed alla buona per casalinghe aerobiche e ciclisti della Bassa Padana, questa bomba balsamica e reidratante che si ciuccia da un biberon per adulti, per rimettere in circolo i carboidrati essenziali sciupati imitando Jane Fonda.
Glucosio e fruttosio, sali di sodio e potassio: rovina i reni alla lunga, ma in questo luogo infestato da diplomatici scaltri e da tiratori sceltissimi noi cesseremo di vivere ben prima di affrontare una dialisi, Direttore. Ce ne sono almeno cento bottiglie, compresse a gruppi di sei. Frost Glacier Freeze color cobalto, Riptide Rush – bluastro come i paramenti da messa -, Fierce Melon, lo spietato melone, Extremo mango Electrico, X-Factor.»
(Babsi Jones, Sappiano le mie parole di sangue, Rizzoli, Milano, 2007, pp. 78-79).
Dopo di che, sono andata a fare la spesa in periferia e, mentre facevo la fila alla cassa, m’ha fulminata questa differenza: nei carrelli dei bolognesi, la trasparenza di plastica delle bottiglie d’acqua, in quelli degli extracomunitari, i colori improbabili dei vari Gatorade, Powergade, Energade. Visi pallidi come acqua; facce colorate come bevande addizionate.
Che il desiderio d’integrazione si nutra della pubblicità di questi prodotti? Sprint muscolare e recupero di sali minerali per sopportare l’intolleranza italiana.

Si ma cos’altro c’era nei carrelli degli extracomunitari? Magari fanno una dieta meno ricca dei bolognesi e quelle bevande aiutano ad integrare… almeno i sali minerali
Mi ricordo sempre una storia che mi raccontò un amico…
A casa sua le bevande colorate con bollicine non si compravano mai, era vietato!
La prima cosa che fece quando andò ad abitare da solo è stata quella di riempire il frigo di bevande colorate con bollicine… e col tempo di bevande colorate senza bollicine… E cosi continuo a fare…
La cosa proibita, quando ha avuto l’occasione, è diventata di consuetudine…
Alcuni amici africani mi raccontano spesso come dalle loro parti trovare l’acqua è impresa ardua, mentre il distributore della Cola Cola è sempre dietro l’angolo.
Non solo in Africa, anche in alcuni paesi asiatici o nei paesi centrali dell’america latina.
Trovi agglomerati di case sperduti nel nulla, dove l’acqua costa il doppio di una bottiglietta di Cola Cola, di Fanta, di Pepsi..
Le multinazionali usano l’acqua locale per produrre le loro bibite, distribuite a metà costo, perché a differenza dell’acqua non tolgono la sete ma la stimolano (non è un caso se la CC risulta essere una delle bibite più bevute nel mondo).
Anni di bollicine abituano il gusto e lo stomaco al consumo di bibite colorate. Il processo digestivo è il primo a risentirne.
E così gli stranieri arrivano in Italia e continuano a comprarle, per abitudine, come facevano a casa loro.
Mah, dalle mie parti si beve acqua dell’acquedotto comunale.
Non è del tutto insensato che si compri in bottiglia quel che ti esce dal rubinetto, e che dalle bottiglie di bevanda tu pretenda qualcosa di più.
Riprendendo Marea Di Luce;
io non ho mai bevuto Fanta, Cocacola o qualsiasi cosa zuccherosa e gassata, non per privazione ma per il semplice fatto che non mi sono mai piaciute (fortuna!)
quando ero in Messico un po’ di anni fa ero l’unica che non beveva cocacola;
chi era con me in viaggio ed era un modesto consumatore di CocaCola dopo una settimana era diventato il più atroce dei drogati della bevanda in questione.
L’acqua privatizzata (dalla stessa Cocacola) e i costi uguali a quelli della Cocacola chiaramente spingevano verso questo tipo di acquisto, ma alcune persone del luogo parlavano in maniera esplicita del fatto che la bevanda provocasse una vera e propria assuefazione…
si rimane davvero impressionati dal numero di distributori (non di acqua) sul ciglio delle strade statali completamente isolate.