Nei giorni scorsi il servizio Una parola al giorno di Zanichelli mi ha mandato questa:
battìgia
[da battere; 1839]
s. f. (pl. -gie o -ge)
· Parte della spiaggia battuta dalle onde. SIN. Bagnasciuga, battima.
bàttima
[dal battere delle onde sulla spiaggia; 1922]
s. f.
· Battigia, bagnasciuga.
bagnasciùga
[comp. di bagna(re) e asciuga(re); 1797]
s. m. inv.
1 (mar.) Zona compresa tra la linea di galleggiamento massima e minima dello scafo.
2 (impropr.) Zona di una spiaggia di costa bassa ove si rompono le onde e che per questo appare ora asciutta e ora bagnata. SIN. Battigia, battima.
È successo questo. Per anni, se qualcuno diceva “bagnasciuga” per dire “battigia” faceva lo stesso errore che per primo fece Mussolini quando disse, nel celebre “Discorso del bagnasciuga” del 24 giugno 1943, che se gli anglo-americani avessero tentato uno sbarco, sarebbero stati bloccati “sulla linea che i marinai chiamano bagnasciuga”. Di fatto, poi, gli anglo-americani non furono fermati e sbarcarono fra il 9 e il 10 luglio sulle coste siciliane. Per anni la parola fu collegata allo svarione mussoliniano, con tutti gli impliciti negativi del caso.
Da allora però (potenza della comunicazione di massa, anche quando diffonde errori), le persone hanno cominciato a dire sempre più spesso “bagnasciuga” per “battigia”, tanto che i dizionari (non so da quando) hanno finito per accettare l’uso improprio. Sarà, ma io continuo a chiamare battigia quel pezzo di spiaggia.
Mutatis mutandis, faccio una previsione.
Prima o poi, sarà registrato come corretto anche il famigerato un pò (sbagliato) al posto di un po’ (giusto: ci vuole l’apostrofo, perché po’ è il troncamento di poco). Complice il T9 dei cellulari, che ti impone “pò” anche quando non vuoi.
Mi disturba l’idea che questo avvenga, ma temo non manchi molto.
Tuttavia ancora non è successo.
Perciò scrivi un po’, mi raccomando.

hai perfettamente ragione e ti appoggio in pieno!
Anche a me il “pò” da un gran fastidio!
(disse il blogger terrone che scrive “perché” con l’accento acuto (saremo rimasti in 5) e tanto non lo sa pronunciare visto che apre l’80% delle vocali)
Non c’entrerà molto, ma io mi auguro venga registrato presto “perplimere”: amo questo verbo…
“Perplimere”… Anghelos?
Ho visto che lo usi.
Uhmmm, suona un po’ plin plin, come l’acqua puliti dentro e belli fuori…
Insomma, sono perplessa (da perplectere, composto da per = attraverso e plectere = intrecciare).
Eh, lo so, già altre persone mi hanno fatto notare il verbo originario, ma dove aver letto nel sito della Crusca che “la sua tenace persistenza la rende linguisticamente interessante; per cui non se ne può negare, come fanno alcuni, l’esistenza, ma se sia o meno destinata ad entrare nei vocabolari è una riposta che può essere data soltanto dalla continuità e dall’ampiezza della sua diffusione nei prossimi anni” ci spero un po’
“La verità, da qualsiasi parte provenga, viene sempre dallo Spirito Santo”. L’aforisma agostiniano, tanto caro a Tommaso d’Aquino, capovolto e laicizzato si rivela adatto al caso: “L’errore, da qualsiasi parte arrivi, viene sempre dall’ignoranza”.
Ignoranza incolpevole quella di chi scrive “pò” senza saper che sbaglia; ignoranza “crassa e supina” quella di chi l’accetta comunque, ben sapendo come stanno le cose. E questo, purtroppo, non è che un esempio dello scempio che vien fatto ogni giorno della lingua italiana sui giornali e nelle televisioni, e infine su tante “pagine” della rete per eccellenza.
Il fatto che questo massacro della lingua avvenga senza che nessuno intervenga per fermarlo è sintomatico d’una situazione generale che dovrebbe preoccupare, e non poco, quanti hanno a cuore la salvaguardia del patrimonio culturale comune, del quale la lingua rappresenta il bene fondamentale e, forse, il più prezioso di tutti.