Archivi del giorno: martedì, 11 novembre 2008

Facce di supporto

Da un paio d’anni va di moda la faccia. Quella della gente comune, intendo.

I precedenti sono molti (e qualcuno mi aiuterà a fare un elenco), ma è più o meno dalla fine del 2006 che nella comunicazione l’uso delle facce sta impazzando: nella pubblicità commerciale e sociale, in politica, nei social network (vedi Facebook, il “libro delle facce”, appunto).

A Madrid, nel giugno 2007, una banca rivestiva i palazzi così (clicca per ingrandire):

caixa-per-web

Voleva dire che la banca è coinvolgente, avvolgente, fatta di tanti come te. (E quale banca ormai dice di non esserlo?)

Nello stesso periodo, i distributori di benzina Erg hanno cominciato a ornarsi delle facce dei loro gestori, accompagnate dalla headline «Noi di Erg ci mettiamo la faccia». Così:

erg-la-faccia-di-aldo1

Vuol dire che se entri in un distributore Erg, trovi una persona in carne e ossa, la stessa della gigantografia. E se la persona ci ha messo il faccione sorridente, sarà perché è contenta di vederti e non ha niente da nascondere, e allora di lei, come di Erg, ti puoi fidare.

Dopo le pubblicità, sono piovute le iniziative sociali e politiche. A tempesta. Fra le tante mi piace solo quella – come ho già detto qui – dei ragazzi del Mattei di Caserta, che hanno composto la faccia di Roberto Saviano con i volti di cittadini qualunque:

manifesto-saviano-provincia-di-caserta

Perché mi piace? Perché per persone che sono nate, vivono e resistono in quei luoghi, mettere la propria faccia a sostegno di Saviano comporta rischi, significati e valori che non hanno equivalenti in altre parti d’Italia (e forse del mondo).

Significati che non trovo nell’iniziativa «Saviano continua», appena nata a Milano, a cui tutti mandano la propria foto dicendo di chiamarsi Maria Saviano, Luigi Saviano e così via, con la speranza che sia ingigantita e affissa sui muri della città. Fra le tante facce, c’è pure quella di qualche vip (per il momento ho riconosciuto Lella Costa) (sempre clic per ingrandire):

saviano-continua

Come non bastasse, ieri Falcon82 (ambasciator non porta pena) mi segnala Not Speaking in My Name, in cui i vari Mario Rossi che lo desiderano possono mandare una foto, che li ritrae con la scritta «I’m Italian and Mr. Berlusconi is Not Speaking in My Name!», per dissociarsi dalla battuta di Berlusconi su Obama abbronzato.

Perché le ultime non mi convincono? Innanzi tutto, che noia. Inoltre, non c’è niente di coraggioso nel mettere la propria faccia su quei siti web o sui muri di Milano. Infine, mi pare una faccenda di piccolo esibizionismo. Il vecchio gioco di farsi fotografare con i vip, tradotto in impegno politico o sociale (guarda come sono impegnato!) per farsi vedere dalla mamma e dagli amici.

Idea per una tesi di fine triennio: un’analisi semiotica dei vari significati, valori e obiettivi di queste campagne e analoghe.