Anche se il mio nome dice «non esigo vacanza»…
sparisco qualche giorno.
Ci rileggiamo martedì.
Anche se il mio nome dice «non esigo vacanza»…
sparisco qualche giorno.
Ci rileggiamo martedì.
Che la perfezione dei volti e corpi ritratti in pubblicità si ottenga a colpi di fotoritocco, lo sappiamo da anni.
Tanto, che già nell’ottobre 2006 Dove Unilever usava questo argomento nella campagna «Per la bellezza autentica»: ricordo il celebre spot «Evolution» e la altrettanto celebre parodia «Slob evolution», di cui abbiamo parlato QUI.
Sullo stesso tema, oggi Roberto mi segnala una forma di contropubblicità: in questi giorni, nei sotterranei della metro di Berlino, stickers che riproducono l’interfaccia di Adobe Photoshop sono appiccicati sulle foto di Britney Spears, Leona Lewis, Christina Aguilera.
Il messaggio è sempre la stesso: questa bellezza non è autentica. Solo che Dove Unilever denunciava la non autenticità dei volti fotografati dagli altri, per salvare quella dei propri (per chi ci crede).
Nella contropubblicità, la denuncia è generalizzata: contro i media e lo star system, oltre che contro la comunicazione commerciale.
(da Gizmodo.com)
La Cineteca di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di Discipline della Comunicazione – cui modestamente afferisco
– e il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna, con le associazioni AESVI e AIOMI, con i partner privati ACTIVISION, CIDIVERTE, Microsoft Italia, annuncia oggi ufficialmente che entro la fine di marzo 2009 aprirà al pubblico presso la sede della Biblioteca Renzo Renzi (via Azzo Gardino 65/b, Bologna) il primo archivio videoludico in Italia.
Un progetto intelligente e lungimirante, per il quale dobbiamo ringraziare il direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli, la direttrice della Biblioteca Anna Fiaccarini e, last but not least, Andrea Dresseno, giovane ma tosto collaboratore della biblioteca, appassionato videogiocatore ed esperto sul tema. È soprattutto Andrea che “sta sul pezzo”, come si dice a Bologna.
Data la collaborazione con il mio Dipartimento
, prevedo che il 2009 sarà un anno caldo per i temi videoludici. Se sei interessata/o a una tesi triennale o specialistica, se hai idee per scambi, conferenze, inviti, qualsiasi iniziativa sull’argomento, mettiti in contatto con me.
QUESTO è il sito dell’Archivio.

Più di trent’anni di storia. Un archivio che ha l’obiettivo di rendere accessibile al pubblico di studenti, ricercatori, appassionati il patrimonio videoludico. Il progetto promosso dalla Cineteca di Bologna sfrutta gli ampi spazi della biblioteca Renzo Renzi per creare un luogo d’incontro e fruizione del videogioco. Presso apposite postazioni, seguiti da personale specializzato, gli utenti possono accedere al patrimonio storico videoludico interagendo con un fondo costantemente in crescita. L’Archivio Videoludico mira a diventare punto di partenza per la promozione di una consapevolezza del medium: incontri, rassegne cinematografiche, sviluppo dei rapporti con le scuole e l’Università, un dialogo costante con l’industria, partner privilegiato di quello che punta a diventare a tutti gli effetti un polo di studio e interesse sul videogioco.
Apparentemente la correlazione tra i due media è talmente evidente da risultare quasi scontata: cinema e videogiochi intrattengono una relazione prima di tutto cronologica, condividono i linguaggi visivo e sonoro, presentano analogie di messa in scena. Tuttavia l’elemento di differenza fondamentale è l’interattività del medium videoludico, che implica un’esperienza di fruizione totalmente differente.
Il film offre un percorso narrativo predefinito e compiuto; il videogioco è un’esperienza in itinere in cui il giocatore è artefice di scelte potenzialmente infinite all’interno di una struttura narrativa prefabbricata. Un altro aspetto da rilevare è che non esiste semplicemente una relazione di derivazione o di evoluzione da parte del medium videoludico nei confronti di quello cinematografico ma dalla comparsa del videogioco si assiste a uno scambio bidirezionato di natura tecnologica e linguistica. Non stupisce quindi l’aumento di adattamenti cinematografici – giochi che diventano film – e tie in – giochi tratti da film – che espandono l’universo narrativo di alcune opere.
Info
L’archivio verrà aperto al pubblico entro il mese di marzo 2009. I titoli potranno essere consultati in loco. I dettagli sulle modalità di accesso, gli orari e ogni notizia sugli eventi in programma saranno presto disponibili. Per ogni informazione: archiviovideoludico@comune.bologna.it
Ieri Giulia Zonca, giornalista della Stampa, mi ha chiesto un parere da semiologa sulle canzoni che parlano di crisi economica. Scorrendo la lista che mi ha fornito, ho un po’ scoperto e un po’ ricordato che ce ne sono diverse, dagli anni ‘30 del secolo scorso a oggi.
La cosa non mi ha affatto stupita: si entra in crisi (non solo economica, ma personale, di coppia, famiglia) quando si perde qualcosa e qualunque perdita o mancanza – insegna la semiotica narrativa da Propp in poi – è uno stimolo potente per raccontare storie.
Mi pare che le canzoni abbiano sempre affrontato la crisi economica con tre scopi fondamentali:
(1) per denunciare disagi sociali e indurre alla ribellione, nel solco della tradizione rock;
(2) per consolare, condividendo le emozioni negative che accompagnano ogni crisi;
(3) per riderci sopra e dunque esorcizzarla.
Le tre funzioni – naturalmente – spesso si mescolano.
Riporto un esempio per ogni funzione, ma sono molti di più e l’argomento merita di essere approfondito in una tesi di laurea triennale.
Canzone per DENUNCIARE: “Radio Conga” dei Negrita (il singolo è uscito sabato scorso) (video amatoriale).
Canzone per CONSOLARE: “La crisi” di Ivano Fossati (1979) (video amatoriale).
Canzone per SCHERZARE: “Ma cos’è questa crisi” di Rodolfo De Angelis (1933)
Elena, che si è laureata in Discipline Semotiche un anno e mezzo fa, oggi lavora presso Fabrica, il Benetton Group Communications Research Center (no per favore, non è l’agenzia di Oliviero Toscani), che si propone come:
«an applied creativity laboratory, a talent incubator, a studio of sorts in which young, modern artists come from all over the world to develop innovative projects and explore new directions in myriad avenues of communication, from design, music and film to photography, publishing and the Internet» (dalla loro Mission).
Mi segnala che Fabrica sta cercando giovani sotto i 25 anni che parlino bene inglese, per inserirli (con contratto/borsa di studio) come collaboratori del magazine Colors, ma anche – più ampiamente – in diverse aree cosiddette “creative”.
Trovi tutti i dettagli per concorrere, inclusa la mail di Elena (anche per consigli e conforto, se le dici che vieni da questo blog), QUI.
Last but not least: Fabrica si trova in provincia di Treviso e ha sede a Villa Pastega Manera, una splendida villa del XVII secolo, restaurata e ampliata dall’architetto giapponese Tadao Ando. Questa.
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