Il primo archivio videoludico in Italia

La Cineteca di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di Discipline della Comunicazione – cui modestamente afferisco :-) – e il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna, con le associazioni AESVI e AIOMI, con i partner privati ACTIVISION, CIDIVERTE, Microsoft Italia, annuncia oggi ufficialmente che entro la fine di marzo 2009 aprirà al pubblico presso la sede della Biblioteca Renzo Renzi (via Azzo Gardino 65/b, Bologna) il primo archivio videoludico in Italia.

Un progetto intelligente e lungimirante, per il quale dobbiamo ringraziare il direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli, la direttrice della Biblioteca Anna Fiaccarini e, last but not least, Andrea Dresseno, giovane ma tosto collaboratore della biblioteca, appassionato videogiocatore ed esperto sul tema. È soprattutto Andrea che “sta sul pezzo”, come si dice a Bologna.

Data la collaborazione con il mio Dipartimento :-) , prevedo che il 2009 sarà un anno caldo per i temi videoludici. Se sei interessata/o a una tesi triennale o specialistica, se hai idee per scambi, conferenze, inviti, qualsiasi iniziativa sull’argomento, mettiti in contatto con me.

QUESTO è il sito dell’Archivio.

Archivio Videoludico

Una riflessione permanente sui rapporti tra cinema e videogiochi

Il passato dell’interattività, il suo futuro

Più di trent’anni di storia. Un archivio che ha l’obiettivo di rendere accessibile al pubblico di studenti, ricercatori, appassionati il patrimonio videoludico. Il progetto promosso dalla Cineteca di Bologna sfrutta gli ampi spazi della biblioteca Renzo Renzi per creare un luogo d’incontro e fruizione del videogioco. Presso apposite postazioni, seguiti da personale specializzato, gli utenti possono accedere al patrimonio storico videoludico interagendo con un fondo costantemente in crescita. L’Archivio Videoludico mira a diventare punto di partenza per la promozione di una consapevolezza del medium: incontri, rassegne cinematografiche, sviluppo dei rapporti con le scuole e l’Università, un dialogo costante con l’industria, partner privilegiato di quello che punta a diventare a tutti gli effetti un polo di studio e interesse sul videogioco.

Cinema e videogiochi: una relazione scontata?

Apparentemente la correlazione tra i due media è talmente evidente da risultare quasi scontata: cinema e videogiochi intrattengono una relazione prima di tutto cronologica, condividono i linguaggi visivo e sonoro, presentano analogie di messa in scena. Tuttavia l’elemento di differenza fondamentale è l’interattività del medium videoludico, che implica un’esperienza di fruizione totalmente differente.
Il film offre un percorso narrativo predefinito e compiuto; il videogioco è un’esperienza in itinere in cui il giocatore è artefice di scelte potenzialmente infinite all’interno di una struttura narrativa prefabbricata. Un altro aspetto da rilevare è che non esiste semplicemente una relazione di derivazione o di evoluzione da parte del medium videoludico nei confronti di quello cinematografico ma dalla comparsa del videogioco si assiste a uno scambio bidirezionato di natura tecnologica e linguistica. Non stupisce quindi l’aumento di adattamenti cinematografici – giochi che diventano film – e tie in – giochi tratti da film – che espandono l’universo narrativo di alcune opere.

Info
L’archivio verrà aperto al pubblico entro il mese di marzo 2009. I titoli potranno essere consultati in loco. I dettagli sulle modalità di accesso, gli orari e ogni notizia sugli eventi in programma saranno presto disponibili. Per ogni informazione: archiviovideoludico@comune.bologna.it

9 risposte a “Il primo archivio videoludico in Italia

  1. Queste sono notizie e non nascondo che:
    1) Capita a fagiolo con quello che devo fare.
    2) Come conseguenza della 1, non vedo l’ora che sia marzo.

  2. A volte capita ancora di essere felici di studiare a Bologna ;)

  3. Una notizia molto interessante!
    Prima di tutto perchè sono un appassionato di videogame e ho da poco aperto un blog dove mi vorrei occupare del legame videogame-comunicazione (ambito in cui lavoro).
    Poi perchè mi sono laureato in semiotica a Bologna e mi fa piacere leggere di questa iniziativa.
    Buon proseguimento!

  4. alcune riflessioni sparse e poco strutturate e forse inutili: qual è il senso di un archivio di videogame quando il più grande archivio videoludico disponibili è la rete?
    ma soprattutto qual è il senso di archiviare e catalogare (quindi cercare di cristallizzare) oggetti che per loro natura sono polimorfi, sfuggenti in continua trasformazione? Credo che uno degli aspetti più interessanti della cultura videoludica siano le forme di pirateria, i modding, di appropriazione indebita, di riscrittura. I videogame si giocano, ma si possono riutilizzare per creare machinima, per comporre musica, per scrivere altri giochi. Come riesce un archivio rendere conto di queste trasformazioni che stanno riscrivendo le modalità di fare i videogame, di distribuirli e quindi anche le pratiche d’uso…?
    Non è una domanda retorica né polemica, ma un dubbio.

  5. @yurg: mi permetto di risponderti io! :-)
    Sono certo che la rete sia un archivio dalle potenzialità decisamente maggiori rispetto al luogo fisico, ma questo non deve farci dimenticare l’importanza di biblioteche o cineteche: accessibilità anche per coloro che non hanno accesso alla rete, luogo di studio e di ritrovo fisico tra studiosi/appassionati, etc.
    Non credo che la rete tolga valore alle biblioteche, piuttosto queste ultime devono ripensare il proprio ruolo, non credi?
    Sicuramente le forme di pirateria, o la creatività dei machinima sono forme interessantissime di esplorazione del gaming, ma non per questo bisogna trascurare la necessità di tutelare l’opera dell’ingegno originale e originaria, anche se lasciata aperta all’intervento altrui. Anche perchè non tutti sono ugualmente interessanti a queste forme poliforme che magari appassionano maggiormente gli impallinati come noi!
    Ultima considerazione: poichè nel nostro paese ancora manca una vera cultura del gaming, non pensi che queste iniziative siano interessanti proprio in tal senso? Sono sia una sanzione ufficiale, non inutile, del ruolo dei videogame nella cultura, sia uno stimolo per molte persone che ne hanno solo un’idea confusa o preconcetta a conoscerli meglio. Magari prima in una cineteca e poi in rete, che ne dici? :-)

  6. Yurg, la natura polimorfica che tu attribuisci – giustamente – ai videogiochi secondo me è propria anche di altri oggetti che da molti decenni, quando non secoli, sono archiviati, come i libri e i dischi, e non solo. Appropriazione indebita e riscrittura sono fenomeni che vanno ben oltre l’ambito videoludico, segno che l’archiviazione in sé non implica una cristallizzazione: del resto, per stare in ambito letterario, anche le opere narrative più originale hanno bisogno, per essere ben fatte, di un corposo lavoro di documentazione, che sarebbe ben difficile senza un archivio consultabile organizzato. Per questo credo che sia sbagliato associare archiviazione a cristallizzazione, poiché quest’ultima discende più dagli atteggiamenti degli operatori culturali che non dagli strumenti utilizzati

  7. @videogioco: sono d’accordo con te soprattutto quando dici che in italia manca una cultura del videogame. in quest’ottica un archivio (un’istituzione) può provare a togliere quell’idea di sottocultura non degna di essere indagata che ancora si percepisce nei confronti dei videogame. detto questo sono dell’idea che manchi anche una proposta di archivio (non solo videoludico, anche audiovisivo) che sia modellato sulle logiche dell’apertura, della mobilità e della partecipazione. su questo aspetto credo che il progetto della cinetaca possa aprire una strada molto interessante

    @anghelos: d’accordo, ma le cose cambiano radicalmente quando si hanno tra le mani degli oggetti che non sono più analogici, ma digitali e quindi ancora più difficili da trattare secondo i canoni della biblioteconomia tradizionale. una cultura del digitale passa anche attraverso un ripensamento profondo degli archivi. E’ ovvio che le pratiche d’uso continuano a prescindere dagli archivi, ma oggi più che mai comprendere le pratiche d’uso significa comprendere gli oggetti con cui si tratta. Quello che volevo dire è che è complesso (non impossibile) rendere conto di un fenomeno sfuggente come quello dei videogame e la questione si può allargare all’intera produzione audiovisiva contemporanea. Cade l’idea di unico, di autore, di oggetto finito… come ci comportiamo nei confronti di questi cambiamenti?

  8. Trovo che sia un’ottima idea quella di dare il giusto peso finalmente a questa forma d’arte. Seguo da tantissimo tempo la stampa specializzata del settore (GMCper chi lo conosce) e proprio leggendo ci si rende conto di come piccoli gioielli trovino i loro dieci minuti di gloria per chi legge l’articolo per poi svanire. Catalogare è utilissimo per il semplice motivo che in rete è difficile trovare elenchi esaustivi sopratutto man mano che gli anni passano. L’effetto di tutto ciò è che chi non conosce un determinato prodotto ne ignorerà l’esistenza completamente.
    Tra le altre cose la cultura videoludica non sarebbe affatto sfuggente volendolo ma viene bellamente trattata come una cose futile e di poco conto. Per dire la mia su alcune idee sopra, il videogame in se non è affatto mutevole : la comunità di utenti si diverte a modificare ciò che la casa produttrice ha rifinito. Per fare un paragone un po’ blasfemo è come se alcuni autori decidessero di aggiungere un capitolo a 20000 leghe sotto i mari. In un archivio quindi dovrebbero trovare posto solo i prodotti finiti e corretti dai produttori e poi eventualmente i mod talmente giocati da essere famosi.
    Non posso essere che contento del fatto che una cosa del genere accada qui a Bologna e ci andrò di certo. Peccato che mi manchi ancora un anno per la tesi ma se qualcuno la fa lo faccia sapere sul forum della facoltà!

    ps, videogioco linka il tuo blog :)

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