Archivio Mensile: febbraio 2009

Ingiustizie anagrafiche

Perché ancora oggi, se una donna sta assieme a un uomo più giovane di lei (molto, poco, quanto?), si sente in dovere di chiedere scusa al mondo (se non deve nascondere la relazione), mentre per gli uomini il problema non si pone?

Perché si tende a pensare che colei che fa questa scelta sia in preda a un attacco di follia, e non nel pieno delle sue facoltà mentali?

Perché in questi casi ci si domanda ossessivamente qual è il limite di differenza accettabile (10, 12, 15… 20?), mentre da sempre gli uomini sposano ragazze di cui potrebbero essere padri o nonni?

E non mi si dica che il punto è la fecondità femminile: nei paesi ricchi anche le coppie anagraficamente più equilibrate non fanno figli. O ne fanno uno al massimo.

Guarda l’ultima uscita di Valeria Golino: pur avendo solo 14 anni più del monoespressivo Riccardo Scamarcio, si autorappresenta come fuori di testa (non legge più, passa il suo tempo a fotografarlo) e, pur consolandosi al pensiero che altre attrici facciano come lei, denuncia come esagerata la nuova relazione di Madonna (lei 50, lui 22).

Sembra gossip d’alto bordo, ma non cascarci: il problema è serio e riguarda tutte le comuni mortali.


La salubrità del Web

Lo studente di biologia Marco, alias Ikitoki (che ringrazio per l’attenzione :-) ), mi ha appena segnalato un delizioso video realizzato dal professor Serafino Massoni, appassionato preside di scuola, scrittore e tante altre belle cose che puoi leggere sul suo sito www.massoniserafino.it e vedere sul suo canale YouTube.

Il video prende spunto dal post «Il virtuale fa male?», che avevo scritto un anno fa, a proposito delle connotazioni negative che purtroppo spesso accompagnano il concetto di virtuale. In effetti, l’articolo di Francesco Alberoni che abbiamo visto ieri mostra per l’ennesima volta come questo alone di ingiustificata negatività sia duro a morire.

Mi ero scordata di quel post.

E mi fa orrore l’autoreferenzialità.

Ma il video merita, e mi perdonerai se prende spunto da una mia cosa: il professor Massoni graffia, polemizza, dissacra, ma soprattutto prende in giro se stesso, me e il mondo intero in modo così simpatico e affettuoso che non potevo non dedicargli un post. Ho riso di cuore vedendo quel foglio spiaccicato davanti all’obiettivo della camera, caro professore. E la ringrazio per il buon umore che mi ha regalato.

Concludo con un consiglio per te che leggi: prenditi una pausa (dura 7’20″) e goditi il video fino alla fine. Se eri triste o arrabbiata/o, alla fine lo sarai meno.

Che esistano persone come il professor Massoni è un conforto per tutti. :-D

La salubrità del Web

Se ne vuoi ancora, qui c’è il commento all’articolo di Francesco Alberoni (7’17″). :-D

Web e Francesco Alberoni

Alberoni apocalittico

Ma perché ancora, sempre e comunque questi toni apocalittici sui nuovi media? Ancora, sempre e comunque messi assieme a droghe, anaffettività, pratiche alienanti? Ancora, sempre e comunque affastellati senza distinzioni: da YouTube agli sms, e ora Facebook? Ancora, sempre e comunque… Francesco Alberoni?

Mi pare che, a non avere contatti con la realtà, sia in questo caso solo lui.

Tu che ne dici?

Dal Corriere di ieri.

Una moratoria per i giovani

Spengano YouTube e chat

Un modo per riprendere contatto con la realtà

di Francesco Alberoni

Parto da una notizia che ho appena avuto da due giornalisti che hanno intervistato numerosi adolescenti milanesi. Alcuni di loro hanno incominciato a usare l’eroina, ma non se la iniettano, la fumano. Dicono che gli dà un grande rilassamento, una grande serenità. Poi nel weekend, quando vogliono scatenarsi tutta la notte, passano alla coca. La coca li fa sentire onnipotenti. Come se le procurano? «In giro ne trovi quanta ne vuoi, anche su Internet e costa poco». «Non pensi che ti farà male?» «No, fa bene».

Questi adolescenti quando sono a scuola, in casa, quando si trovano con gli adulti non ascoltano. Comunicano solo all’interno del loro universo adolescenziale con mezzi che gli adulti non possono controllare: sms, Internet, chat, YouTube, altre web-tribù. Si incontrano di notte, nelle discoteche e nelle feste. Coi genitori recitano, e questi non sanno nulla della loro vita reale. Considerano i docenti dei falliti che insegnano cose inutili e guardano con compatimento gli psicologi. Fra loro parlano poco, piuttosto chattano e ascoltano musica.

È dalle canzonette che prendono le parole e i concetti filosofici che ispirano la loro vita: «Sii libero, fa quello che vuoi e ricorda che sei perfetto !». I loro modelli sono i personaggi dello spettacolo, chi va a Il Grande fratello, i calciatori miliardari, i bulli, e perfino chi si distingue su YouTube con qualche filmato da brivido. La separazione fra il mondo giovanile e adulto è incominciato negli anni ’60 del secolo scorso con i figli dei fiori, il movimento studentesco, la rivoluzione sessuale. Molti di questi giovani hanno avuto problemi, ma perlomeno avevano radici e ideali. La nuova generazione non ha radici, non ha fondamenti etici, non ha cultura né classica, né politica. Alcuni pensano che, proprio perche è così vuota, sarà più aperta, creativa. È una illusione: senza radici, senza un rapporto reale e drammatico con la vita, senza capacità di confrontarsi e di riflettere e con l’illusione di essere perfetti, non si crea niente. A volte mi domando se a questi adolescenti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro YouTube, le chat, le discoteche, si limiti l’uso di Internet e dei cellulari per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri. Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante.

23 febbraio 2009

Candidato arancio

È da anni che l’arancio va di moda. Lanciato da grafici e designer lungimiranti nei primi 2000 per scaldare campagne pubblicitarie, immagini coordinate e arredi d’interni, oggi si vede ovunque. Pazienza per quelli che hanno aperto la strada: mica possono cambiare solo perché ormai lo usano tutti. Non subito almeno. Ma se oggi dovessi decidere la linea grafica di qualcosa, tutto farei meno che usare l’arancio. Splendido colore, ma abusato. E allora basta.

Queste considerazioni valgono a maggior ragione se si osserva che in Italia l’arancio impazza nel settore bancario. Dopo il successo di Conto Arancio, tutte le banche che volevano comunicare calore, allegria, vicinanza al cliente se ne sono dipinte. Pensa alle filiali di Unicredit, per esempio, e a quelle della locale Banca di Bologna, che da mesi ha incartato, finanziandone il restauro, le otto porte cittadine.

conto-arancio filiale-unicredit cuore-della-banca-di-bologna

Con questo, l’arancio ha un problema in più: il discredito che la crisi finanziaria ha gettato sul settore bancario ha sporcato anche l’arancio. Intendiamoci: preso in sé questo colore non rimanderebbe a crisi e problemi. Ma a furia di frequentare le banche, ha perso la sua originaria freschezza.

Tutto questo un buon comunicatore lo sa. Ma la cosa dev’essere sfuggita a quelli che hanno ideato la campagna affissioni di Flavio Delbono, candidato sindaco del Pd a Bologna. Poiché hanno eliminato ogni riferimento al partito per ragioni che ha ben spiegato Angelo sul suo blog, questi signori non potevano più usare né il rosso né il bordeaux, e allora hanno optato per l’arancio. Geniali.

Per rimanere sullo stesso lato dello spettro cromatico e far esprimere al candidato calore, allegria, vicinanza al clien… pardon, cittadino, avranno pensato.

Per farlo sembrare un bancario intristito dalla crisi, dico io. Specie in cravatta e maniche di camicia, specie con quella faccia un po’ così. Se poi ricordiamo che Delbono è un economista, l’associazione è ulteriormente rinforzata.

In conclusione, guarda il manifesto (clic per ingrandire) e domandati: i bolognesi, vedendo il candidato arancio, penseranno a calore, allegria, vicinanza al clien… pardon cittadino, o penseranno alle molotov contro i bancomat di Unicredit (10 novembre 2008) e agli studenti dell’Onda nella filiale di via Rizzoli (28 novembre 2008)?

La risposta è dentro di te. Ed è quella giusta.

delbono-per-web

Tv razzista

La notizia che il New York Post, il tabloid di Rupert Murdoch, abbia pubblicato una vignetta che assimila il presidente Barack Obama a uno scimpanzé ha giustamente fatto scandalo negli Stati Uniti e nel mondo. D’altra parte, sapevamo tutti che il razzismo diffuso nella società statunitense, cacciato via dalla porta dopo l’elezione di Obama, sarebbe prima o poi rientrato dalla finestra. Né ci sorprende il fatto che la prima finestra sia stata aperta dal New York Post, noto per contendersi con il Daily News il primato di chi le spara più grosse (alla faccia di ogni mitologia sul giornalismo anglosassone).

Anche gli italiani non sono immuni da razzismo. Anzi, da questo punto di vista negli ultimi tempi – da quando cioè i flussi migratori verso il nostro paese sono cresciuti – sono persino un po’ peggiorati. E sapevamo pure questo.

Tuttavia, quando ho visto il modo in cui il TG1 ha trattato la notizia, sono saltata lo stesso sulla sedia. Che la nostra Tv generalista sia veicolo di porcherie è cosa detta e ripetuta. Ma il razzismo silenzioso e infido che passa dall’aver inserito un tema serissimo nel contesto ludico di un pettegolezzo sui sosia di Obama e pasa pure dal sorriso accomodante della conduttrice (come si trattasse di ragazzate)… be’ mi ha davvero sorpresa. Neppure il New York Post era arrivato a parlare di sosia.

Non so a te: a me questa roba fa schifo.