Come annunciato in gennaio, la Cineteca di Bologna ha aperto il primo Archivio videoludico in Italia. In questo periodo cerca uno/a stagista che lavori all’archivio con queste mansioni:
(1) relazioni con il pubblico,
(2) catalogazione,
(3) gestione dell’archivio,
(4) supporto all’organizzazione di eventi.
Dato il tipo di mansioni, la/lo stagista dovrebbe avere familiarità con i videogiochi, un minimo di conoscenza tecnica che le/gli permetta almeno di preparare le postazioni, e la capacità di rispondere alle eventuali richieste del pubblico (ad esempio, saper consigliare un gioco o un genere). Insomma, le normali attività di reference spostate sui videogiochi.
Per ovvie ragioni, suggerisco il tirocinio a studenti e studentesse che stiano valutando l’idea di fare una tesi sui videogiochi, perché in questo modo avranno subito a disposizione oltre 1000 titoli. E l’archivio sta crescendo a vista d’occhio…
Per informazioni puoi telefonare o andare alla Biblioteca della Cineteca (dal lunedì al venerdì, ore 10.00-18.30), chiedendo di Andrea Dresseno o Matteo Lollini ed esplicitando che vieni da questo blog:
Cineteca di Bologna – Biblioteca Renzo Renzi
Via Azzo Gardino, 65/b, Bologna Tel: (+39) 051.2194843
Scena Numero Uno. «Certo che lavare i piatti tutti i giorni è proprio una bella scocciatura,» dice Gaia con le maniche rimboccate e i guanti di gomma rossa, mentre si affaccia su un acquaio ricolmo di stoviglie sporche. «Ma oggi ho scoperto “sottilette in carrozza”, cloc cloc cloc (fa il verso), che sono così buone, ma così buone che i piatti sono arrivati già belli puliti e i bambini non hanno lasciato nemmeno una briciola!»
Nel frattempo entra di corsa il fratellino, che finora era altrove a giocare: si arrampica su uno sgabello, lancia un giocattolo nell’acqua e le procura uno schizzo di sapone negli occhi.
Happy end: mentre il fratellino si degna almeno di asciugare un piatto, Gaia dice raggiante: «Devo proprio farle di nuovo. Niente è meglio di Sottilette Kraft».
Scena Numero Due. Sofia, cappello di paglia e filo di perle, camicia di trine e gonna al ginocchio, guarda in camera e si lamenta: «Tutte le volte che c’è la partita mio marito non c’è proprio,» dice indossando un paio di occhiali scuri. «E quando gli parlo mi fa sempre shhhhh», aggiunge mentre la camera rivela che non sta parlando con noi, ma con un cane di pezza.
Happy end provvisorio: «Ma io ho un trucco: gli preparo le mie buonissimissimissime lasagne con sottilette e tutto cambia: lui mi sorride pure!».
Epilogo con sospiro: purtroppo, a dispetto dell’ottimismo di Sofia, si sente un goal dalla tv accesa, seguito dal tipico urlo maschile. Non le resta che concludere, sempre rivolta al cane di peluche: «Cosa ti avevo detto? I soliti maschi…».
Sembrano casalinghe anni Sessanta, ma sono due bambine di quattro cinque anni che vivono nel 2009. Mettono in scena la più desolante solitudine e oppressione femminile (maschi nullafacenti o assenti, femmine ai lavori domestici), ma sono talmente belle, ammiccanti e sorridenti che suscitano solo commenti entusiastici, specie da parte delle donne: «Voglio una bimba come Gaia!», «Che carine!».
Insomma, l’ultima campagna Kraft mette in scena la stessa identica idea di femminilità e maternità che la pubblicità proponeva negli anni Sessanta, ma nessuno ci fa caso perché «è un gioco, non è sul serio».
Peccato che, a furia di vedere (e fare) giochi così, poi le cose si fanno serie. Specie per i bambini, che di spot (e sottilette) si nutrono tutti i giorni.
[PS. questo pezzo è uscito anche nella sezione «Controimmagine» di www.zeroviolenzadonne.it, con cui ho iniziato una collaborazione.]
Spot con Gaia
Spot con Sofia
Spot con protagonista innominata: «No, sul gelato no!»
Sul n. 244 della rivista letteraria L’immaginazione (gennaio-febbraio 2009, pp. 6-9, Manni Editori) è uscito un paio di mesi fa il mio primo racconto a stampa.
Ho esitato molto prima di condividerlo in questo spazio. Non sopporto l’esibizione di racconti, diari e romanzi che infesta la blogosfera, e l’ultima cosa che vorrei fare è aggiungermi anch’io.
Alla fine ho deciso di parlarne, perché dietro a questo lavoro c’è una domanda che da tempo mi ossessiona: è possibile trattare temi sociali e politici narrando storie?
La domanda non è certo nuova nella storia della letteratura, ma va più o meno di moda a seconda del periodo. La mia risposta è che oggi non solo è possibile, ma doveroso almeno provarci.
Per tanti motivi, alcuni dei quali sono stati sviscerati nel dibattito sul New Italian Epic (NIE) che ha seguito la diffusione in rete del saggio omonimo di Wu Ming 1, da qualche mese pubblicato da Einaudi (puoi scaricare la prima versione del saggio QUI e ricostruire a ritroso la discussione QUI).
Insomma, sulla letteratura la penso un po’ come Wu Ming. E poiché in questo blog, con la scusa di studiare comunicazione, tocco spesso temi politici e sociali, il mio esperimento narrativo va un po’ in quella direzione.
Ma bando alle ciance. Il racconto si intitola «Spizzico» e puoi scaricarlo QUI.
Grazie a Nuovo e Utile ho appena scoperto questa intervista a Italo Calvino, tratta dall’Archivio RAI Teche (Tg2, novembre 1983).
Una sola parola per commentarla: profetico.
Questo è il testo:
Nel prossimo millennio, l’umanità sarà ancora capace di fantasia?
Qualche anno fa si diceva: “L’immaginazione al potere”, che sembrava uno slogan molto bello. Poi ripensandoci, il segreto è che l’immaginazione non prenda mai il potere: cioè non diventi parola d’ordine, programma obbligatorio. L’immaginazione, la fantasia, la creatività – di cui tanto si parla – devono contrapporsi a un elemento di routine, di limitatezza, di prevedibilità, che rende la vita vivibile. Guai se c’è solo il prevedibile, ma se tutto è fantasia non si tocca niente, non si realizza niente. Probabilmente, se abbiamo intorno uno scenario di grigi parallelepipidi, possiamo addobbarlo con bandierine, festoni e ali di farfalle. Se invece abbiamo intorno uno scenario solo di ali di farfalle, non viene fuori niente. Per questo sono un po’ diffidente sul fatto della creatività dato come fine dell’educazione, come principio primo: “Ogni lavoro deve essere creativo!”. No, il lavoro deve essere esatto, metodico, fatto secondo certe regole. E poi è su quello che può nascere la creatività. Altrimenti è una specie di marmellata che non ha sostanza.
In che cosa stiamo sbagliando di più oggi, rispetto al domani?
Nel non valutare quello che è irreversibile e quello che è immodificabile: credo ad esempio che sia difficile pensare che possiamo fare a meno di enormi quantità di energia. Quindi il problema energetico va affrontato realisticamente.
Non dobbiamo farci un mito della natura, che oggi possiamo godere solo perché abbiamo alle spalle una civiltà tecnologica che ci garantisce di tante cose. Quindi la natura che noi oggi godiamo come natura, non l’avremmo goduta come tale se invece fosse stata il nemico con cui batterci, come per i nostri padri, i nostri antenati.
Italo Calvino: tre chiavi, tre talismani per il 2000.
Imparare molte poesie a memoria: da bambini, da giovani, anche da vecchi. Perché fanno compagnia: uno se le ripete mentalmente. Inoltre, lo sviluppo della memoria è molto importante. Anche fare dei calcoli a mano: delle divisioni, delle estrazioni di radici quadrate, delle cose molto complicate.
Combattere l’astrattezza del linguaggio che ci viene imposto, con delle cose molto precise. Sapere che tutto quello che abbiamo ci può essere tolto da un momento all’altro. Certo, goderlo: non dico mica di rinunciare a nulla, anzi. Però sapendo che da un momento all’altro tutto quello che abbiamo può sparire in una nuvola di fumo.
Qui sotto c’è il video. Trovi altre apparizioni di Calvino in televisione QUI.
Trovato grazie a Giorgia. Per sorridere e riflettere.
«Do you have good Facebook manners? Timmy and Alice don’t. Watch their bad behavior to learn the dos and don’ts of Facebook breakups. “Responsible Relationships and You” is a production of www.YourTango.com»