Nostalgia della piazza? Non basta

Reduce da Frattocchie 2.0, ho molte cose di cui chiacchierare. Comincio da questa.

Qua e là negli interventi ho notato una certa nostalgia per le manifestazioni di piazza. Normale, data la sede.

Ma era sempre riferita alle donne, guarda caso. Perché, date le escort in prima pagina, le donne comuni dovrebbero «farsi sentire di più», si dice. «Farsi vedere». «Portare i corpi in piazza». Un po’ quello che lamentava Nadia Urbinati in un articolo su Repubblica del 30 giugno, che concludeva dicendo: «è urgente che si levino voci di critica, di sconcerto, di denuncia; voci di donne. Questo silenzio ammorba l’aria». L’articolo è già stato commentato da Loredana Lipperini QUI e rimesso in discussione da Repubblica TV QUI.

In realtà le donne denunciano da tempo. A casa, al lavoro, a scuola, in università. Ma soprattutto in rete: nella blogosfera, su facebook, in tutti i social network pullulano proteste, lamentele, voci indignate.

Purtroppo la cosa non si nota. Per svariati motivi. Innanzi tutto il digital divide: gli italiani che accedono alla rete sono solo – pare – 25 milioni; quelli che la usano abitualmente per informarsi e socializzare molto meno.

In secondo luogo, l’assoluto predominio della tv (ancora!) come mezzo di comunicazione di massa: circa l’80% di italiani dicono di informarsi sull’attualità dalla televisione.

Perciò a sinistra si è tentati di credere (ancora!) che la piazza sia la soluzione: andate in piazza e la vostra voce si sentirà. Sui limiti della piazza come mezzo di comunicazione di massa ho scritto un capitolo di Semiotica della comunicazione politica.

In breve e per punti:

(1) La piazza oggi è inflazionata: a destra come a sinistra, da gruppi e gruppuscoli, tutti. Al punto che la direi usurata. Se ti limiti a scendere in piazza, ti guadagni al massimo un frammento di telegiornale.

(2) La piazza non esiste se non è mediatizzata: senza opportune riprese televisive e copertura di stampa, senza opportuna insistenza mediatica sull’evento, la piazza nasce e muore in poche ore.

(3) Per guadagnarti l’attenzione dei media, devi come minimo fare grandi, grandissimi numeri. O devi scendere in piazza a ripetizione, senza mollare dopo qualche mese. O devi farlo in molti luoghi in parallelo. Ma per fare tutto ciò, ci vuole il sostegno organizzativo ed economico di qualcuno (partiti, sindacati), e soprattutto ci vuole tempo, pianificazione, strategia.

(4) In alternativa, devi fare cose strane: salire sui tetti o metterti in mutande davanti a qualche sede importante, come fanno i precari della scuola in questi giorni. Ma anche così non basta, perché di cose strane in piazza, dal ’68 a oggi, ne abbiamo viste tante (dal nudo ai carri variopinti) e giocare al rialzo comporta rischi di illegalità, violenza, idiozia di massa. Le cose strane in piazza riescono bene solo se gestite da professionisti della comunicazione, come nel caso di Grillo e Greenpeace, per fare due esempi molto diversi.

Detto questo, le piazze femminili hanno ulteriori problemi:

(1) Il movimento femminista non è abbastanza forte per dare il sostegno economico e organizzativo che sarebbe necessario per mediatizzare la piazza. Sulle questioni femminili finiscono per andare in piazza quelle che ci andavano negli anni ’60-’70, con l’aggiunta di qualche figlia e nipote.

(2) Le donne hanno poco tempo libero, meno degli uomini: come si fa, nel casino delle vite quotidiane, a scendere in piazza in massa o a ripetizione?

(3) Non c’è nulla che possa importare meno ai media main stream di una piazza tutta femminile. La disattenzione è garantita. E d’altra parte, che stranezza si può inventare? Non certo il nudo femminile, che di nudi non se ne può più. E poi basta col corpo!

Soluzioni? Mai una sola, sempre molte.

Multi-medialità in senso pieno, continuo, reiterato: parlare, discutere, farsi vedere su tutti i mezzi di comunicazione, dalla stampa alla tv, da internet alla piazza. Ognuno dove può. E mai sottovalutare la rete come modo per conoscersi, creare affinità, mantenere contatti. Per fare cose fuori dalla rete. Anche su questo, Grillo e Greenpeace insegnano. Ma anche Obama. Mutatis mutandis, naturalmente.

Quanto alle stranezze di piazza, ho già detto altre volte (ad esempio QUI e QUI) che oggi la migliore stranezza possibile sarebbe questa: che a rivendicare i diritti femminili scendessero in piazza – una buona volta – non solo le donne (a volte accompagnate dal mondo LGBT), ma soprattutto gli uomini.

Una piazza per le donne fatta tutta di uomini. Pensa che notizia! :-)

14 risposte a “Nostalgia della piazza? Non basta

  1. La piazza non basta, vero, e tu l’hai chiarito benissimo, Giovanna.
    La nostalgia per le manifestazioni di piazza, denota però , a mio parere, un bisogno ancora più profondo: la necessità di una comunità di ritrovarsi, di riconoscersi in un’azione collettiva, attraverso cui convogliare le energie sociali e politiche. Soprattutto oggi, nell’atmosfera asfittica in cui molti sentono di vivere. Ricordo ancora con stupore l’enorme onda emotiva che portò al tracollo del primo governo Berlusconi: all’epoca la piazza travalicò i confini della politica istituzionale….
    Purtroppo il grande assente, è un “Grande Partito” (di massa, ma mi vergogno un po’ a dirlo) che sia in grado di mobilitare (e rassicurare) le piazze “reali” e al contempo d coordinare l’azione di chi fa riferimento alla rete.
    Una buona serata!

  2. Sembra che, riassunti in maniera un po’ brusca, i termini della questione, posti da più parti, siano questi: o le donne scendono in piazza, o vuol dire che davvero ormai sono apatiche, rassegnate e senza voce.
    Può darsi che la mia posizione sia impopolare, ma:
    – sono d’accordo con Giovanna sul fatto che la piazza serva ormai a poco.
    – non credo che le donne – la parte pensante, almeno- siano apatiche o rassegnate.
    – e non mi preoccupa questo momento di silenzio. Non è un silenzio “vuoto”. Stanno lentamente nascendo nuovi linguaggi, più semplici e concreti. Diamoci un po’ di tempo. Un po’ di fiducia, soprattutto.

  3. la piazza è logorata come lo sono ormai i referendum, però qualche segnale bisognerà pur darlo.
    forse ci salveranno i nuovi linguaggi. per questo dobbiamo crederci e continuare a lavorare.

  4. Secondo me la strategia del silenzio mediatico invece può funzionare. Sui media sento un’infinità di parole vuote, bisogna ascoltare e capire. Non fare per fare. Guardo spesso la televisione e mi “indigno”. Però secondo me non ci sono idee interessanti che possano contrastare l’ondata di conformismo. La piazza funziona in quanto luogo di aggregazione. Ricordo “Storia e critica dell’opinione pubblica”. Uniamoci su qualcosa che ci piace, i libri, i film, la politica; discutiamone; lasciamo perdere il potere contro cui si può fare poco. Bisogna unire quelli che ancora pensano, loro si cercano ma si sentono soli e costruire un nuovo tessuto sociale.

  5. Aggiunta finale. La prima cosa di cui riappropriarsi è indubbiamente il tempo.

  6. Grazie per la condivisione, Annamaria.

    Antonio, Mara, Giovanni, ribadisco: non dico che la piazza vada eliminata, dico che non si può riproporla nei termini degli anni ’70. Va ripensata, riprogettata e inserita in un contesto multi-mediale, ormai ineludibile. Come è ineludibile l’uso di internet per creare piazze nuove (virtuali?), anche se non basta perché i numeri sono ancora troppo bassi e spesso a rischio di autoreferenzialità.

    Caro Antonio, ciò che dici sarebbe vero se il silenzio mediatico fosse deciso da coloro che sono stanchi e stufi del rumore dei media, tv in primis. Ma è evidente che non è così, e che i media fanno e faranno di tutto meno che tacere. Dunque bisogna usarli.

  7. Solo una nota a margine. Ché ho come l’impressione che siano proprio le piazze virtuali ad aver incrinato le energie x un attivismo analogico.

    “soprattutto in rete: nella blogosfera, su facebook, in tutti i social network pullulano proteste, lamentele, voci indignate”…

    Ecco, ho come l’impressione che tutto questo vociare in rete abbia finito x smorzare l’urgenza di farsi sentire anche x strada, e/o comunque a computer spenti. Come se le coscienze si tacitassero per il solo fatto di partecipare a un gruppo, aderire a una causa o firmare una petizione online.

  8. Usare i media per smettere di usarli. Usare i media per risparmiare tempo e parlare “analogicamente” di ciò che unisce. E sono d’accordo con Giovanna sul fatto che vada riprogettata, appunto come spazio di socializzazione. Ripropongo Habermas. I media per trovarsi in piazza. In piazza per discutere. Discutere per partecipare. Secondo me bisognerebbe avere solo più tempo per fare queste normalissime cose.

  9. Pingback: Kataweb.it - Blog - Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » PIAZZA BELLA PIAZZA

  10. Alessandra di Spilimbergo

    La PIAZZA di ieri non è la PIAZZA di OGGI. L’unica possibile ed efficace piazza è rappresentata dalla rete e dai media in generale. Paradossalmente sono l’agorà del nostro quotidiano presente. Tutto viaggia attreverso una sorta di comunicazione senza contatto e senza profumo. E’ bene, a mio parere, prenderne atto. La fortuna di taluni personaggi politici è mediatica, quasi disumana, se non caricaturale: eppure il riscontro di tali “figuri” è palese, tangibile, reale proprio perché figlio di una totale irrealtà.

  11. Frattocchie 2.0 post e, di palo in frasca, a seguito, son arrivata sul tuo blog e seguendo i link a proposito delle ‘piazze’…

    mi sto affacciando a questo quanto, che son facente parte di quella new entry del PD detta ‘società civile’ che ha voglia o balena comunque l’intenzione del ‘partecipare’ e mettersi a confronto, chiaro senza lo storico personale, solo quello mutuato dalle desinenze proprie e degli ambienti, e ora anche come ‘donna’, e mi definisco ‘wonder uoma del terzo millennio’, non tanto per la mantellina il costumino o il rossetto sui bicipiti quanto per il carico complessivo addosso e le consapevolezze, femminilità innervatamente compresa, e che richiedon sentitamente super poteri e mix di genere.

    son nuova/vecchia degli argomenti, libera professionista di quei mestieri che fan tanto innovazione e la fanno veramente, mai discriminata in quanto donna che quà è un ‘isola felice’, qualche esperienza internazionale
    e d’alto livello, due figli/separata come consuetudine impone, un babbo in questa capsula di salvataggio post terrore da stalking matrimoniale (si chiama così adesso vero?) e quindi sarò badante tra non molto, il classico nuovo fidanzato principe azzurro pantofolato, insomma la quintessenza dei cammelli addosso, quelli di sempre.

    a me, che son figlia degli anni 80, pareva molto semplice l’aver ‘naturalizzate’ l’esperienze delle donne/generazioni in piazza, e la mia vita è stato un presentarmi molto decisamente come ‘persona’ lungo il tempo, proprio al di là dell’appartenenza al genere, e non mi verrebbe neanche a mente d’andarmene in piazza, che sto impegnata e sempre più.

    volevo dire? bello il dibattito in quest’epoca di rinnovo di coscienze, appassionante l’affacciarsi dell’umanesimo del terzo millennio, tutto bene, tutto figo, semplicemente, non ce la faccio a stargli dietro… non ho rimedio… seguo un filo, come tutti, per tenermi accesa sapendo perfetto che non so neanche dove vado…

    quanto all’effettualità, solo per documentarmi su come cosa quando sta dietro a tutto questo ‘piccolo’ quanto – e parlo del pd, delle donne, di frattocchie, l’unità, della segreteria della mia città, dei documenti consiliari, dei siti che curo, dell’informazione personale, i regolamenti del congresso, delle mozioni e sub mozioni che son apparse questi giorni, del feisbùk che mi tampina al telefono che son rientrata per continuare a studiare il fenomeno ma è micidiale, dei ‘vostri’ blog, dei post e dei commenti, dell’essere o rendersi volano primo nelle circostanze della vita e, ciliegina finale, l’introduzione dello studio della comunicazione della ‘concorrenza’ –
    arg!!!…

    nè questa ha da essere intesa come mera lamentatio, semplice messa in campo di argomento e chiaro settoriale, targettizzato, fermo restando che mio padre, comunista prima ora con fazzoletto rosso incorporato al collo, va dicendo in giro guarda questa, s’è buttata n’politica’… aò, ma te dà da magnà? poi per me, arrivare e giustamente in piazza (a Roma!) il 19 potrebbe risultare complesso come un carpiato triplo da fermo…

    ma sto in fiducia, che dire di più?

    e per rendere maggiormente esplicito il concetto: in questo momento sto con 6 programmi aperti sul desktop – è il mio lavoro – mando mail a parigi e al servizio traduzioni, il browser fermo sulle dieci pagine di documentazione più recenti e per due che una è la ‘politica’ l’altro il mio lavoro sul web, il cell lampeggia chissà che c’ha da dire, skype è aperto urka/per fortuna nessuno mi cerca, devo consegnare della roba per stasera, mi prendo un attimo per ‘comunicare’ con qualcuno, in questo caso tu che ti conosco appena
    ma si vede che viene dall’interno, mi padre me chiede tanto per cambiare che se famo da magnà stasera e sto montando delle ruote con un cacciavite micronizzato nella macchinina di mio figlio mamma, è importantissimo! mentre l’altra mi chiede un euro ah e la lavatrice, da svuotare/riempire, ehehehehe…

    vado a dormì, e meglio… fermo restando che tra poco, tacchi in resta e trucco/phon al posto di sto pigiama pareo che lavoro – fortuna/sfiga – a casa,
    andrò a parlare col segretario di federazione di quel progetto che m’è venuto a mente a frattocchie l’altro giorno e li son prossimamente tutti tutti tutti cavoli miei… scusa l’intrusion, ma ‘innescare nuove modalità di stare in piazza e/o allargare le piazze virtuali’ … questa, ci stava bene…

  12. Certo che ci stava bene, Alessandra. Grazie! :-)

  13. ps: qualcuna nel deserto al contrario della blogsfera poco fa ha ricordato le parole di qualcun’altra e che rendono, e ‘dentro’, la miglior risposta…

    ”e comunque agisci. Anche a vuoto, ma agisci. Non stare ferma. Mai”.

    eccola la ragione al mio tenermi accesa… hai visto mai?

  14. Pingback: Piazza bella piazza? | Ciocci Thinks

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