Ma neppure stavolta parlano di preservativo

Secondo i dati pubblicati dal Centro Nazionale Aids dell’Istituto Superiore di Sanità in occasione della giornata mondiale contro l’Aids, che ricorre oggi, nell’ultimo anno in Italia ci sono stati circa 4.000 casi di sieropositività e 1.200 di Aids conclamato, e cioè circa 11 persone al giorno sono state infettate dal virus Hiv.

Il 74% dei contagi avviene tramite rapporti sessuali, la maggior parte dei quali sono eterosessuali (nel 1988 il 71% dei contagi dipendevano dall’iniezione di droghe, e nel 1995 era ancora così per il 62,5% dei contagi).

L’età media in cui si diagnostica l’infezione Hiv è 38 anni per gli uomini e 34 per le donne.

Fra le regioni/province in cui è attivo un sistema di sorveglianza delle diagnosi di infezione Hiv (Piemonte, Liguria, Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Puglia, Emilia Romagna, Lazio, Bolzano, Trento, Sassari  e Catania), la maggior parte di contagi riguarda le regioni del centro-nord.

Emilia-Romagna e Lazio sono in testa, con 9,5 casi su 100.000 residenti la prima, e 8,7 la seconda, seguiti dalla provincia di Trento con 7,8 e dal Piemonte con 7,3 casi su 100.000.

Con questi numeri e con la stabilizzazione dei contagi che si registra ormai da 10 anni, l’Italia è fra i paesi dell’Europa occidentale con un’incidenza di Hiv medio-alta.

Un ulteriore problema è che la maggior parte delle persone contagiate da Hiv (il 60,2%) scoprono di esserlo solo quando ricevono la diagnosi di Aids conclamato (nel 1996 solo il 20,5% arrivava a saperlo così tardi).

Ecco perché il Ministero della Salute ha deciso di realizzare uno spot che invita le persone fra 35-40 anni a fare il test Hiv.

Un’osservazione, però: con questa scusa le istituzioni sanitarie italiane sono riuscite – per l’ennesima volta – a NON invitare gli uomini – eterosessuali, omosessuali, bisessuali che siano – a usare il preservativo.

E allora lo dico io: il preservativo resta il metodo più semplice ed efficace per prevenire il contagio Hiv. A tutte le età, per tutti i generi sessuali, in tutti i paesi e le situazioni del mondo.

Ecco lo spot appena uscito: regia di Ferzan Ozpetek, protagonista Valerio Mastandrea. Il claim – non molto originale, ma diretto – è «Aids: la sua forza finisce dove comincia la tua».

6 risposte a “Ma neppure stavolta parlano di preservativo

  1. In Italia il problema aids è comunque abbastanza limitato, anche se c’è ed è evidente. Eclatante è invece in Africa dove Papa Ratzinger continua a dire di non usare il preservativo. Dico una bestemmia se dico che l’uomo Ratzinger un po’ di reponsabilità di quelle morti africane per aids ce l’ha sulle sue spalle? E non si tratta certo della sua croce ma della croce di chi muore a causa della disinformazione della chiesa.
    Senza contare i numerosissimi morti di fame sempre in Africa, nati senza protezioni e senza il minimo futuro di vita (come fai a fare figli se poi non hai nemmeno il latte del tuo seno per sfamarli nei primi giorni di vita?). Perchè qui in Italia non si ha finalmente il coraggio di dire a chiare lettere che il papa fa un gran danno ed è indirettamente responsabile di molte morti con le sue dissennate e del tutto anacronistiche campagne comunicative antipreservativo? Perchè la chiesa non comunicia ad affrontare con realismo la questione dell’aids e la questione demografica e delle morti di migliaia di bambini denutriti per la cui soluzione basterebbe concedere l’uso del preservativo e non continuamente criticarlo in nome della vita (quando invece il vero nome di queste vite è morte?)

  2. E perché delegare alla chiesa un compito che deve essere delle istituzioni civili? Conosco il ruolo che teoricamente ricopre un culto in una società, ma io non voglio delegare a questo una prerogativa che dev’essere di tutti, ovvero dello stato.
    Credo sia giusto reclamare un messaggio sostanziale e decisivo da una comunicazione che punta alla prevenzione.

  3. non esageriamo: diamo a ratzinger ciò che è di ratzinger.
    anche una preghiera è altrettanto efficace.
    a me piacciono quelle ritardanti, aromatizzate alla fragola o al profumo di rosario. e ricordarsi di svuotare l’ave m’aria dal serbatoio in punta. amen.
    : )

  4. La potenza di fuoco di un’istituzione come la Chiesa Cattolica si disinnesca solamente nel momento in cui venga a prevalere una logica libera e laica.
    Il primo passo lo devono fare le istituzioni verso l’indipendenza nei temi da trattare, non aspettare che qualcuno smetta di professare ciò in cui crede, che è legittimo per definizione.

  5. Non parlano di preservativo perchè papa Ratzi avrebbe una colica renale. Il governo italiano è una semplice ramificazione del Vaticano. Yes-men al potere.

  6. Vorrei ricordare ai disfattisti che questo paese e questo corpo elettorale ha difeso attraverso il referendum la legge sull’aborto e quella sul divorzio.
    Secondo me non si è più capaci di unire le forze, se di forze ce ne sono ancora.

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