Come la BP (non) ha gestito la crisi

Dopo l’incendio e il crollo della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della multinazionale British Petroleum – il 20 aprile scorso nel Golfo del Messico – la BP si è impegnata a rimediare nei fatti al disastro umano, ambientale ed economico che l’incidente ha determinato: il più grave – si stima – di tutta la storia americana.

La gestione della crisi ha impegnato la BP anche sul fronte della comunicazione, con esiti spesso infelici, visto che la società ha fatto errori, è caduta in contraddizione ed è stata colta in fallo diverse volte.

A oggi la fuoriuscita del petrolio non è stata ancora fermata e le proteste contro la BP sono numerose in tutto il mondo.

Idea per una tesi (triennale o magistrale, a seconda dell’approfondimento): analizzare come la BP ha gestito la crisi dal punto di vista comunicativo, applicando strumenti propri della semiotica e degli studi di crisis management, con particolare riguardo alla comunicazione sul web.

Per impostare la tesi, vieni a ricevimento.

Per una prima sintesi degli eventi vedi la voce di Wikipedia.

Per i primi spunti sugli errori di comunicazione della BP, leggi questi articoli e segui i link che propongono:

Annamaria Testa, «Eh, no, dire bene e fare male non vale», 7 maggio 2010.

Mariella Governo, «Il dolore nella marea nera di BP», 19 giugno 2010.

Per cominciare la ricognizione sul web, vedi la sezione del sito «Gulf of Mexico response», il profilo Facebook, l’account Twitter, l’album Flickr e il canale YouTube della BP, dove i manager cercano di parlare agli americani nel modo più diretto possibile, come fa il responsabile delle azioni di risarcimento danni Darryl Willis, in uno dei video più recenti:

6 risposte a “Come la BP (non) ha gestito la crisi

  1. E poi il tesista deve fare pure un capitolo su come poteva fare bene la BP?
    E li comincia a dare le craniate contro ai muri. :)
    Ciao Giovanna:)

  2. Ciao cara Gio,

    seguo a singhiozzo news e rete dall’Arizona dove sono ora :-)
    Ma questa mattina (per me) ho fatto un giretto di aggiornamneto.
    Bella la tua idea da proporre a uno o più studenti. Aggiungerei all’esplorazione iniziale questi due pezzi dal sito Ferpi. Il sito è da monitorare su questo tema perché molti colleghi seguono per ovvi motivi il caso.

    Purtroppo è noto che la comunicazione, in casi di crisi così gravi (l’aggettivo è lieve), può agire al 10 per cento, non di più. Può agevolare il governo delle relazioni in Bp al momento. Ma la priorità è tappare la falla, trovare i soldi per pagare il danno, ridimensionarsi sul mercato o sparire come ipotizza l’articolo sotto.

    Gli 11 marchi che scompariranno nel 2011: la Bp è quella più a rischio
    http://www.ferpi.it/ferpi/novita/notizie_rp/management/gli-11-marchi-che-scompariranno-nel-2011-e-una-nota-su-fiat/notizia_rp/41599/8

    Crisi BP: creatività e humor contro il corporate storytelling
    http://www.ferpi.it/ferpi/novita/notizie_rp/media/crisi-bp-creativit-e-humor-contro-il-corporate-storytelling/notizia_rp/41678/9

    Ti chiamo quando torno,
    un abbraccio grande
    tua Mariella

  3. Si, e quanto scarsa è stata l’informazione su questa catastrofe!

    Onestamente credo che questa faccenda sia stata presa sotto gamba e che avrebbe dovuto coinvolgere un po’ tutto il mondo visto che la corrente del golfo arriva pure nel mediterraneo -se non sbaglio- colpa o non colpa della BP. Mi domando come mai questo continui a non accadere.

  4. Ciao Giovanna,

    ti segnalo anche quest’articolo a proposito della fallimentare strategia di comunicazione della BP. Si intitola “Macchia? Quale macchia?” e lo trovi qui: http://www.ilpost.it/2010/06/20/bp-comunicazione-petrolio/

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