La confezione di Barbareschi e i contenuti di Fini

Sono tornata in Italia ieri mattina dopo cinque giorni trascorsi a New York per Ad:Tech. E ho passato un paio d’ore, ieri pomeriggio dopo lezione, ad aggiornarmi sulle ultimissime vicende politiche italiane.

Seguendo il filo dei commenti sulla stampa di ieri, ho ascoltato il discorso di Fini alla convention di Futuro e Libertà (Perugia, 6-7 novembre): meno emotivo che a Mirabello (vedi Perché Fini sembra di sinistra, anzi meglio), Fini ha ulteriormente rafforzato a Perugia le componenti di buon senso, equilibrio e controllo razionale della sua immagine, per contrapporsi alle intemperanze dell’ultimo Berlusconi.

Nel gioco delle parti, a Perugia l’emotività è toccata tutta a Luca Barbareschi, uno dei principali motori comunicativi di Futuro e Libertà, colui che ne ha prima ideato il nome e ora il Manifesto.

Accompagnato dalle note di Ennio Morricone e da un opportuno gioco di luci, Barbareschi ha mescolato il suo ruolo di attore a quello di politico recitando – più che leggendo – il Manifesto per l’Italia. Sfortunatamente però, la mescolanza non gli è riuscita del tutto: il singhiozzo trattenuto e la voce commossa verso la fine del discorso, per esempio, erano un po’ troppo forzati per essere credibili.

Smagliature a parte, mi ha colpita la scenografia televisiva per cui il Manifesto è stato progettato e in cui di fatto è stato presentato. È lo stesso allestimento, ci sono gli stessi colori e le stesse atmosfere che accompagnavano il primo Berlusconi, quello glorioso della discesa in campo del 1994.

D’altra parte, l’attore Barbareschi è cresciuto nella stessa cultura televisiva berlusconiana che ora pretende di criticare.

Il punto allora è: riuscirà la confezione di Barbareschi a incartare i contenuti di Fini in modo da far dimenticare agli elettori le contraddizioni, gli andirivieni e le ancora persistenti incertezze dell’una e degli altri?

Il Manifesto per l’Italia recitato da Luca Barbareschi:

Un montaggio video realizzato dal blogger Claudio Messora, che evidenzia le origini (e le contraddizioni) di Barbareschi prima attore e conduttore televisivo, ora politico:

12 risposte a “La confezione di Barbareschi e i contenuti di Fini

  1. Concordo sul primo filmato, mooolto televisivo/cinematografico (mi ha ricordato tanti film americani in cui arriva il candidato/presidente/politico di turno con l’immagine che ha sempre qualcosa di stridente, della gente festante e le bodyguard che lo proteggono con piglio arrabbiato tenendo lontani i sostenitori). Sembra effettivamente il set di un programma televisivo, con il presentatore che introduce un ospite importante.

    Nel secondo invece manca il riferimento alla magistrale interpretazione di Barbareschi in Cannibal Holocaust, film di Deodato del 1980 che presenta vere uccisioni di animali: nella pellicola, che mostra stupri e violenze di ogni genere (doveva essere scambiato per un vero snuff movie), Barbareschi uccide realmente un maialino con un fucile.
    Uno degli slogan promozionali è «Violenza brutale. Stupro disumano. Cannibalismo nauseante. Questo è il mondo agghiacciante di Cannibal Holocaust».
    Dopo c’è giustamente la tv di B.

  2. Luca Barbareschi:
    Chi berlusca, bara.

  3. Molti (tutti?) politici nostrani ci provano a volare alto, ma non ci riescono. Hanno sempre qualcosa, qualcosa che li appesantisce fino a farli precipitare. Localmente, direbbe un matematico, sono apprezzabili e fanno cose giuste, sembra che volino, poi si allarga lo sguardo e si vede che non si sono mai alzati per più di un metro e stanno per essere mangiati dal primo predatore (blogger?) che passa.

    Segnalo un contributo di mfisk:

    http://blog.mfisk.org/2010/11/manifesti.html

  4. La recita del Manifesto da parte di Barbareschi esprime varie emozioni lagnose, nessuna che suoni genuina. Tutte incongrue con l’energica passione di chi persegue obiettivi in cui crede.

    I contenuti sono gli stessi del discorso del Lingotto di Veltroni: vaghi, come si addice a un Manifesto, ma importanti, giusti e condivisibili da molti.
    Con l’aggiunta di sparsi richiami alla Patria.

    Ho sentito vari interventi la mattina, prima di Fini. Buon livello intellettuale, pathos elevato, sembrano crederci. E’ più facile sulla base di un manifesto sensato.
    Sgradevoli venature di culto fascista del Capo, nella persona di Fini.

    Certo, fra il dire e il fare ce n’è di strada, e lì vi voglio.
    C’era per Veltroni, che non parve muovere un passo.
    C’è per Fini, che come è andato sul concreto è diventato fumoso: “cambiare l’agenda politica” (cito a memoria), imprimere una svolta all’azione del governo, con indicazioni confuse.

  5. Fini non riuscirà a cambiare l’agenda politica, perché lui come Barbareschi è un prodotto di sua Minorità Silvio Berlusconi, né riuscirà Nichi Vendola a cambiare la cultura politica del Paese, dominata da arrivismo e corruzione…
    Mi dispiace, ma non mi riesce vedere il nuovo dove non sussiste….
    Di certo Fini potrà far sue storiche roccaforti fasciste, come Reggio Calabria, periferie disilluse e abbandonate alla mafia, ma nulla più….
    Se Berlusconi dovesse veramente rinunciare, e credo lo farà soltanto dietro la garanzia di un salvacondotto per lui, la famiglia e l’azienda, beh forse sarebbe una prova di forza della “democrazia” rinunciare al voto, tentare di dare nuovo impulso al dibattito civile…

  6. Volevo portare all’attenzione di Giovanna e dei suoi lettori un particolare emblematico che le sarà sfuggito e che riassume più d’ogni altra cosa la qualità della sostanza e la distinzione tra contenuti nella comunicazione politica tra avversari in un sistema democratico. Contenuti formali, ché questa volta non si dica che si guarda alla luna.
    La citazione più appassionata nella perorazione di Fini è un aforisma tratto da “Cittadella”, dell’originalissimo e sconosciuto Saint-Exupery: lo stesso autore, lo stesso passo citato da Veltroni in una delle sue memorabili declamazioni di irresistibile politica dell’epoca in cui si sentiva non dico Colombo ma almeno Ambrogio Fogar – che com’è noto partì con la sua barca millantando su tutti i media il giro del mondo e poi si scoprì che l’aveva parcheggiata due cale più in là e per tutto il tempo se n’era rimasto a terra. O forse la v di Veltroni si identificava con Vespucci, famoso per essere un navigatore che non navigò mai.
    Copiare va bene, a saperlo fare. Copiare Saint Exupery non è il massimo. Ma copiarlo passando per il tuo avversario, che ha sedotto solo sua moglie e nessuno ha ancora capito come, è l’ennesima prova che la comunicazione politica è diventata materia per giochi. Io torno bambino e metto sul tavolo “Indovina chi”.

  7. Al tg de la7 hanno segnalato che il brano del piccolo principe inserito in coda al discorso era lo stesso citato in un discorso di Veltroni…
    (si veda http://tv.repubblica.it/copertina/fini-come-veltroni-cita-il-piccolo-principe/56135?video )
    quindi atmosfere del primo berlusconi + prospettive dell’ultimo pd? mi sembra un cocktail fallimentare

  8. @Giulia
    In Repubblica hanno preso l’andazzo a non controllare le fonti. Occhio a copiare perché se chi stai copiando sbaglia il compito in classe, ci fai una figura barbina, nemmeno barbaresca. Per non parlare di tutti gli altri che copiano da chi già copia.

  9. Io proverei ad andare oltre alla facile (per chi la approva, chiaro) dicotomia fra il Fini di oggi e il Fini di ieri e dell’altro ieri, del Fini “organico” (termine desueto ma adatto a questa politica desueta) a B. e del Fini antiB., del Barbareschi epico di oggi e del Barbareschi mediaset.
    Insomma, tralasciamo un argomento che ha del vero ma anche del banale. E pensiamo a una cosa, molto semplice.
    Il rinnovamento può partire dall’alto? O invece deve partire dal basso?
    Il Futuro può essere costruito da una classe dirigente che è ad una nuova reincarnazione di sè stessa?
    Io propongo un Forum dei sindaci illuminati, che in Italia non scarseggiano. Un super partito al di là dei partiti o di quello che sono diventati, una trasposizione nazionale delle migliori pratiche politiche locali. Oggi la vera politica si fa nei Comuni. Quelli virtuosi, of course. I sindaci bravi, quelli sì che fanno Futuro. Coinvolgerli, riunirli, teorizzare a partire da loro.
    Già, ma chi lo fa?

    p.s. purtroppo non seguo abitualmente questo blog della mia brava ex docente :)
    quindi forse l’argomento che propongo è stato già trattato in queste pagine.
    Ma sarebbe interessante una discussione semantica sul termine “Libertà” nella nostra politica. Un termine, un mondo di Senso, presente nel nome del nuovo movimento finiano, ma anche nel partito di Vendola. E anche nel Pdl di Berlusconi.

    Insomma, non abbiamo mai vissuto un’epoca così libera, nel nostro Occidente (liberi di muoversi geograficamente e virtualmente, liberi di dire ciò che ci pare, di produrre contenuti culturali come ci pare, liberi di fare quasi tutto). Insomma, liberissimi. Eppure i nostri politici ci parlano di Libertà….
    Delle due l’una.
    O non siamo Liberi, e i nostri politici ci vogliono ridare la libertà (ma prima dovrebbero spiegarci come hanno potuto permettere che ci venisse tolta, visto che non erano su Marte mentre ciò sarebbe avvenuto).
    Oppure usano la parola Libertà come un orpello, come un contenitore vuoto. E non è bello, visto che il concetto indicato dalla parola “Libertà” è un concetto laicamente sacro.

  10. @Ugo, grazie per la correzione! :) Purtroppo avevo scritto senza leggere i commenti precedenti…

  11. @Giulia
    L’errore non è tuo ma di Repubblica. E di tutti gli altri media asinini che vanno a traino. :)

  12. Pingback: La donna delle lacrime « Milocca – Milena Libera

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