Gli scolari Bersani e Fini a «Vieni via con me»

Dopo la lezione magistrale di Roberto Saviano, ieri a «Vieni via con me», arrivano Bersani e Fini.

Ai miei primi segnali di nervosismo, un’amica mi invita alla calma: «Giocano fuori casa».

Ah certo, siamo in Italia e i politici – nonostante 16 anni di Berlusconi – non hanno ancora imparato che in televisione ci si guadagna gran parte del consenso, specie in Italia dove oltre l’80% di persone ancora dichiarano di informarsi guardando la tv.

Bersani legge impalato, quasi senza staccare gli occhi dal foglio, sentenze che ricordano – anche nella monotonia con cui le pronuncia – le ovvietà di Massimo Catalano a «Quelli della notte» (1985), che diceva cose come: «È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati». Catalano le diceva per farci ridere, con lui, di chi spara banalità come fossero perle di saggezza.

Bersani invece è serio: «Nessuno può star bene da solo, stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene»; «Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l’ha»; «Se 100 euro di un operaio, di un pensionato, di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore, vuol dire che il mondo è capovolto»; «Davanti a un problema serio di salute, non ci può essere né povero né ricco»; «Per guidare un’automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato».

In queste ovvietà si annegano concetti importanti come la difesa dell’istruzione e della sanità pubblica, l’evasione fiscale dei milionari, la parità di genere, la difesa dell’ambiente.

Poi arriva Fini e per un attimo mi dico: «Dopo il gelo di Bersani, farà il botto».

Invece no, nessun botto. Certo, Fini è più incisivo di Bersani (ci voleva poco), perché è un po’ meno immobile (si gira ora a destra, ora a sinistra) e qualche volta sorride, perché ripete come un mantra «per la destra», perché fa leva su qualche emozione, come l’orgoglio di essere italiani.

Inoltre dà respiro almeno a un concetto, la meritocrazia: «Per la destra l’uguaglianza dei cittadini deve essere garantita nel punto di partenza, al nord come al sud, per gli uomini come per le donne, per i figli degli imprenditori, come per i figli degli impiegati e degli operai. Da questa vera uguaglianza, l’uguaglianza delle opportunità, la destra vuol costruire una società in cui il merito e le capacità siano i soli criteri per selezionare una classe dirigente».

Insomma, dopo il maestro Roberto Saviano, i due politici parevano scolaretti impreparati. Voto: Bersani 4, Fini 5.

Bersani:

Fini:

Se non hai mai visto Massimo Catalano a «Quelli della notte», eccolo:

32 risposte a “Gli scolari Bersani e Fini a «Vieni via con me»

  1. con un certo disagio dico che a me (dal punto di vista della capacità comunicativa) non è piaciuto nemmeno Saviano…
    I due Bibì e Bibò non li ho visti perché me ne sono andato a leggere.

  2. William, non sono d’accordo su Saviano. È stato migliore che nella prima puntata. Era diretto, non retorico, intenso. Lucido.

    Inoltre i contenuti: quando mai, se non fosse per lui, la tv generalista avrebbe portato in prime time quei temi? Con quei dettagli? Parlando delle organizzazioni criminali a Milano, Rho, in Lombardia? Dietro casa dei benpensanti?

  3. Sinceramente? Non vedevo l’ora che lei parlasse di “Vieni via con me” :D

    Mi sembra di capire che lei sia molto favorevole a Saviano, almeno dal punto di vista comunicativo. In una recensione della prima puntata che ho letto solo oggi veniva invece evidenziata l’incongruenza interna e a volte retorica di alcune sue esternazioni.
    Io continuo a trovare assolutamente magnetica la sua presenza in studio, e mi baso anche sulle reazioni dei miei genitori – persone ben poco assuefatte all’ascolto passivo su cui spesso puntano i programmi televisivi. Però mi rendo conto che alcune critiche su questo punto sono condivisibili e legittime.

    So di essere andata un po’ “fuori tema” (per rifarmi alle sue parole) rispetto a quello che era l’argomento del post, ma mi piacerebbe conoscere la sua opinione in proposito. Riguardo a Fini e Bersani, non ho visto i loro interventi ma mi sono fatta un’idea leggendomi i messaggi di ieri sera su Twitter, e temo purtroppo che le cose stiano come ha detto lei. Per una volta, Gasparri dice qualcosa di condivisibile :(

    In ogni caso, mi scusi per l’intervento un po’ inopportuno. E grazie mille per la sua analisi :)

  4. Una analisi lucida che non lascia sconti. Concordo e condivido questa analisi aggiungendo che il numero elevato di spettatori lascia presagire che, se ci dovessero essere le elezioni, la sinistra ha buone possibilità di perderle.

  5. Spero di riuscire a vedere la video-registrazione questa sera (ieri non ci sono riuscito causa rientro lungo dal lavoro), ma, da quanto qui riprodotto grazie a zio youtube, a Bersani darei 2 e a Fini 4: il primo sembra peggio di un chierichetto che legge in chiesa senza mai aver letto qualcosa in pubblico, non certo un segretario di partito (mi è anche sembrato MOLTO emozionato); il secondo mi ricorda un prete durante l’omelia che legge un predicozzo scrittogli dal sagrestano, che legge a macchinetta cercando di dare un’anima ad uno scritto che non sa nemmeno di cosa tratti (anch’egli mi è sembrato emozionato)…

  6. Concordo su Fini e Bersani.

    Pure Saviano viene spesso criticato, dicendo che fa discorsi “semplici”, come se un buon discorso dovesse essere per forza complicato. Saviano ha la forza della chiarezza e dell’autenticità. I discorsi complicati lasciamoli a un grande letterato di Alessandria.

  7. Il tuo deve essere un lavoro molto duro e difficile. La TV italiana con Fini e Bersani sono cose che sfiancherebbero un bisonte.
    Un sentito grazie per il tuo coraggio e il tuo impegno civico.

  8. Ieri sera a caldo esprimevo ad alta voce e sguaiatamente le stesse cose che lei ha detto. Poi ho tratto le mie conclusioni, come al solito semplici. Quei personaggi (alla lettera): a. non sanno cosa sia un elenco; b. dicono cose talmente banali da perdere ogni tipo di credibilità; c. non conoscono altra forma espressiva che la comunicazione ingessata da comizio (Vendola per esempio è stato molto più espressivo); d. indossano maschere che ormai non gli si staccano più di dosso. Concordo sui voti e sul magistrale Saviano.

  9. Pingback: Lista dei buoni motivi per cui valeva la pena seguire Vieni via con me, ieri sera « Sono Storie

  10. Condivido il voto di Giovanna, e -parola per parola – quanto dice.

    Ma mi metto dalla parte di chi deve scrivere un testo che in tre minuti, in quel programma, e in questo momento della storia del paese, dà conto in modo consistente e comprensibile dei valori di una sinistra moderna e di una destra moderna.
    E lancio una proposta: qualcuno vuole provarci? Sarebbe davvero interessante vedere che cosa viene fuori. Se Giovanna è d’accordo, magari ci organizziamo.

  11. annamaria, bell’impresa e, con il tuo aiuto esperto, niente affatto impossibile. Io sono d’accordo naturalmente.

    Però mi (e ti e vi) domando: una volta messo a punto, il mirabile testo, ce lo leggiamo fra noi? Intendo: i dirigenti del Pd sono ciechi e sordi. Dunque muti. Oltre che bugiardi…
    :-(
    Scusa (scusate) la crudezza, ma sono da tempo arrabbiata.

  12. Dopo la vittoria di Pisapia a Milano qualcuno, forse non i dirigenti del pd attuali, aprirà le orecchie. L’idea di Annamaria è bella.

  13. Trovo che Fini, con quella furbetteria da Gargamella che lo contraddistingue, abbia sapientemente ricucito lo strappo fra identità di destra (di destra, di destra, di destra) e suoi valori fondativi. Peccato per i valori fondativi, che ricordano quelli di sinistra, ma non è una sorpresa. Si prepara il campo da anni, forte della memoria corta di un popolo che non ha tanta voglia di stare a sottilizzare. Al di là della performance non certo perfetta, quello che dispiace e molto è che il siparietto di ieri ha palesato le tendenze masochiste della sinistra, portando sulla ribalta la flemma volenterosa di un Grande Puffo (Bersani) che proprio non sa da che parte girarsi.
    Il voto finale, ahinoi, forse dipende dal contesto in cui la performance avviene, e questa non è una buona notizia. In una classe di scolari che non sa scrivere, il pensierino dell’alunno che descrive il viso della mamma assume lo spessore della Recherche proustiana. Gli abbiamo fatto un bel regalo.

  14. Sono d’accordo su Fini e Bersani; a parte che quello di Bersani non era neanche un vero e proprio elenco. Sembrava un prete che dice l’omelia. Però penso una cosa: se i contenuti ci fossero, penso che noteremmo meno i difetti di comunicazione. Il problema mio (elettrice pd) è: dove sono i contenuti? Se ci fossero, mi va bene anche uno che s’impappina nel dirli, o che li dice con tono da omelia. Infatti, è vero che siamo in epoca mediatica ma sono anche un po’ critica verso il leader “con carisma”, il leader che “emoziona”. Vorrei un leader di partito che mi convincesse più con la sostanza che non con la forma.
    Riguardo a chi critica Saviano: è vero, davanti alle telecamere è sempre un po’ timido, impacciato; per me va benissimo così, quello non è il suo mestiere, vi si presta per dovere morale. Invece i politici in tv ci devono saper stare un po’ meglio :)

  15. e anche io aspettavo al varco questo post :-) Credo che la differenza con Saviano sia anche nel fatto che, giusto o sbagliato che sia, Saviano ha parlato di cosa conosce bene, e sente molto. Il fantastico duo meno, soprattutto Bersani che pareva palesemente alla ricerca di quello che avrebbe potuto fargli prendere 3 voti (e menzioniamo l’operaio, che fa sempre comodo, e menzioniamo la salute, che e’ quella che conta, e cosi’ via). La storia del fatto privato e del fatto pubblico e’ anche un bel salto logico, ma vabe. Ho soprattutto ascoltato con fastidio la conclusione: ne avrei ancora molti di valori ma ho finito il tempo a disposizione. Il che mi da anche problemi terminologici: cosa e’ un “valore”? I valori per me sono pochi, dai valori, pochi, trai le tue direttive, potenzialmente molte. Se hai una lista di valori infinita, chances are molti saranno in contraddizione. E sicuramente perdono la peculiarita’ di essere i pochi punti cardine, nell’essere tanti la loro importanza si diluisce.

  16. Ho pensato esattamente le stesse cose. Compreso il: “ecco adesso arriva Fini e fa un figurone”. Il fatto è che i politici, questi politici, sono vecchi nella testa, non hanno proprio capito il format del programma. In fondo bastava dire le stesse frasi retoriche organizzate a forma di elenco.
    Mi pare che un 4 a Bersani sia abbastanza generoso, ero in imbarazzo per lui ieri.

    Secondo me però anche Berlusconi avrebbe fatto/detto le stesse cose. Non so se a Vendola gli avessero preparato il testo, però era sicuramente più coerente alla trasmissione…

  17. Secondo me Bersani si merita un 3.
    Perchè non si riesce a memorizzare neanche uno dei valori espressi nella sua litania, perchè se ti danno tre minuti i tuoi valori devi averli scelti, misurati e preparati per tempo (quoto supermambanana) e perchè dopo mesi passati a rimboccarsi le maniche, il minimo sindacale di espressività e commozione ci avrebbe dato qualche speranza in più per il futuro.

  18. inutile, ogni volta Bersani conferma la sua inadeguatezza. mi spiego: i due (pseudo)elenchi ieri letti (certo non recitati, e comunque molto meglio in questo Fini) erano pienamente condivisibili da elettori sia dell’uno che dell’altro schieramento politico. riprova del fatto che oggi la visione del mondo e della politica tra destra e sinistra sia molto più vicina di quanto lo fosse in passato. chi di voi (do per scontato, tutti elettori di sinistra) ha storto il naso di fronte ai “valori” espressi da FIni? immagino nessuno, proprio come me. perché ormai anche una destra matura, europea e democratica, liberale e legalitaria esprime un programma condivisibile. ergo, la differenza, ancora una volta, la fa il cosiddetto “elettore indeciso” o “moderato” (che definizione idiota!) che dir si voglia. cioè quello che si fa conquistare dalla capacità comunicativa dell’uno o dell’altro leader. per questo, Bersani dimostra di non essere all’altezza. poi c’è da dire che la performance di ieri è arrivata dopo la batosta delle primarie a Milano, il che ha peggiorato ancora la percezione della situazione del PD. ma io vorrei chiedervi: ormai è palese (e logico che sia così) che alle primarie votino i “duri e puri”, mentre il PD vuole esercitare attrazione sulla parte di elettorato che decide le elezioni, cioè appunto gli indecisi o moderati. ma allora a che servono le primarie? i candidati PD in quanto “moderati” perdono in partenza, salvo poi che gli eletti alle primarie come Pisapia, in quanto espressione della parte più a sinistra, non sono presentabili e vincenti presso gli elettori indecisi. alla fine, ma perché il PD partecipa a primarie con candidati esterni allo stesso partito? anche sul piano comunicativo ne uscirebbe certamente meglio!

  19. Marco chiede: chi di voi (do per scontato, tutti elettori di sinistra) ha storto il naso di fronte ai “valori” espressi da Fini?

    Mi chiedo: sarà vero quello che Marco dà per scontato?
    E, se fosse vero, perché mai solo gli elettori di sinistra e non quelli di destra dovrebbero leggere e partecipare a questo blog?

    Sono domande genuine, senza nessun intento polemico o critico.

  20. Purtroppo con i FORMAT televisivi la Forma amplifica in maniera esagerata o annichilisce il valore delle cose dette, nonostante la Sostanza delle stesse sia la cosa più importante…
    That is… (ma quando lo impareranno?!?!?!?)

  21. Giò (e tutti, ovviamente) avete letto questa cosa?
    http://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/beha/10/11/sono-il-ghost-writer-fini-e-bersani.html
    Una provocazione, ovviamente, ma abbastanza stimolante, mi pare, e che comunque fa pensare

  22. Ciao Giovanna,

    Secondo me l’idea di Annamaria andrebbe tentata. Loro saranno sordi e muti, ma ormai in giro c’è una marea di gente che non aspetta altro: sentire qualcosa di nuovo, magari di condiviso e condivisibile. E’ a loro (a noi) che il testo va letto. E chissà che dopo aver creato il pubblico, venga fuori pure un “presentatore” decente!

  23. Secondo te entrambi i testi sono dello stesso autore, come scrive Beha?

  24. http://temi.repubblica.it/micromega-online/ma-io-difendo-il-compitino-di-bersani/

    sarò una voce fuori dal coro, ma di questi tempi anche la normalità va rivalutata; da quanto tempo non si sentiva fare un elenco di cose banalmente di sinistra da un leader di sinistra? Bersani è stato scelto alle primarie anche per questo secondo me; mi sembra ovvio che da lui non ci si possa aspettare la stessa carica e la stessa comunicatività di un Vendola.
    In ogni caso, la voglia di tornare ad una politica normale, a volte banale, ma che sia almeno comprensibile nei suoi messaggi e nelle idee di fondo, è una cosa di cui io spesso sento il bisogno.

  25. Nic, scusa, ma non è un “coro” di attacchi a Bersani e Fini quello che volevo stimolare. Né tanto meno mi sento di rientrare in un coro.

    Il problema delle “liste compitino” – dal mio punto di vista – è una cosiddetta punta d’iceberg: alcuni politici italiani si ostinano a non capire che senza comunicazione non vanno da nessuna parte. Cioè convincono solo i già convinti.

    Dalla personalizzazione e mediatizzazione della politica (fenomeno ben più ampio della misera prospettiva italiana), al momento, non si torna indietro. Chi non lo capisce resta al palo.

    Non credi alla mediatizzazione e alla personalizzazione della politica? Guarda cosa sta succedendo in questi giorni, dopo la trasmissione di lunedì scorso: Saviano, scrittore e ormai personaggio televisivo, dialoga direttamente, a colpi di comunicati stampa, dichiarazioni in radio e tv, articoli su Repubblica, con Maroni, ministro della Repubblica, che chiede di apparire in tv assieme a lui e si arrabbia se non glielo concedono. Poi fanno pace, sempre sui media, eccetera. To be continued…

    Roberto: Beha scherzava…

  26. @giovanna: Alla personalizzazione e alla mediatizzazione della politica “credo” nel senso che ne sono consapevole (come negarle d’altronde…); sono un po’ meno sicuro di “crederci” nel senso di ritenerle fenomeni positivi a prescindere.
    Infatti nel mio post (come in tante discussioni che negli ultimi anni si possono fare su temi in senso lato politici) specificavo che (proprio) “di questi tempi” un po’ di normalità/banalità diventa quasi benvenuta; probabilmente in un altro Paese, in un altro contesto l’idea degli elenchi e il modo in cui Bersani e Fini li hanno letti sarebbero sembrati incontrovertibilmente miseri.
    Diciamo che avevo trovato interessante lo spunto dell’articolo di Micromega che ho postato :)
    Al di là di questo, mi trovo completamente d’accordo sul fatto che non comprendere (anzi, a volte sembra ci sia proprio un rifiuto preconcetto ed esplicito) l’importanza della comunicazione in politica sia semplicemente miope, oltrechè ingenuo.

  27. Come ho scritto anche da me, l’elenco fatto da Bersani mi ricorda quei pezzi techno di qualche anno fa de il Deboscio, con una voce computerizzata che su una base descriveva certi elementi della propria città (Milano is burning, Roma is burning, ecc).

  28. Grande Skeight! Troppo divertente!!! :-D
    Per condividere anche con gli altri, ecco il pezzo cui si riferisce Skeight:

  29. A Bersani hanno regalato da poco l’iPad,
    sta imparando a usarlo.

  30. @Ciao Giovanna, ho visto il vostro progetto per le liste. Vorrei capire un aspetto comunicativo e perciò ho pensato a te. Ho letto l’analisi dei Wu Ming delle liste Bersani e Fini.
    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=1789#more-1789

    Sono liste brutte, l’hanno detto tutti. Ma c’è qualcosa nell’analisi dei Wu Ming che non mi convince e non riesco a capire bene perché. Forse mi sbaglio, sembra che facciano lo studio dello stile comunicativo e invece finiscono per cambiargli un po’ il pensiero. Però poi la lista non la propongono per intero, eh no. La sostituiscono un po’ qui e commentano un po’ lì. Non credo che a loro verrebbe facile. So che non sei tipa da polemiche o commenti su altri (che poi forse li conosci anche) soprattutto sul tuo blog, ma puoi spiegare perché si cita Lakoff, eppure non è del tutto Lakoff, o si attacca l’uso della negazione quando però ci sono testi in cui inserirla funziona da dio e il risultato ti affascina?
    Volevo provare anch’io a scrivere la mia lista di sinistra (non sono di destra) e non ho ancora letto tutti gli altri contributi per evitare di farmi influenzare. Alcuni però hanno scritto programmi da realizzare e concetti. Belli, ma secondo me i tre minuti richiedono un certo pathos nei valori sennò sembra un comizio elettorale un po’ mignon. Annamaria Testa consiglia addirittura Cicerone. E’ questo che non mi convince della critica dei Wu ming?!? Che propongono cambiamenti nella forma ma nemmeno la loro frase “canta”? :(

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