La politica sul web 2.0: la lezione di Obama e le difficoltà italiane

Nei paesi democratici l’uso attivo e partecipativo di internet sta producendo cambiamenti rilevanti nella vita politica. L’elezione di Barack Obama a fine 2008 è stato l’esempio più eclatante, il caso di studio eccellente da cui né la comunicazione politica né gli studi politologici possono più prescindere. Specie per il modo in cui Obama è riuscito a integrare l’uso della rete con tutti gli altri media, dalla televisione al door to door.

Finora, però, la comunicazione di Obama resta ancora una luminosa eccezione, legata al contesto storico-politico in cui è nata e si è mossa, oltre che alle caratteristiche dell’immagine personale di Obama, che sono particolarmente adatte allo stile di comunicazione tipico del web 2.0.

In un capitolo del volume collettivo a cura di Federico Montanari, Politica 2.0. Nuove tecnologie e nuove forme di comunicazione (Carocci, Roma, 2010), ho innanzi tutto focalizzato i tratti linguistico-semiotici che considero fondamentali per la comunicazione politica sul web 2.0; quindi ho fatto un confronto fra l’uso di YouTube da parte di Obama e quello di alcuni politici italiani: da Di Pietro a Vendola, da Brunetta a Bersani, con un approfondimento su Mariastella Gelmini.

Come puoi immaginare, il confronto è impietoso per la politica italiana. Ma non mi ci sono cimentata per dimostrare l’ovvio, né per fare esercizio di autodenigrazione italiota.

Indipendentemente dalle differenze fra gli Stati Uniti e noi, infatti, le basi linguistico-semiotiche di un uso del web 2.0 «adeguato» – e cioè coerente con le pratiche on-line più diffuse nel mondo – sono davvero poche, semplici e ben rappresentate da Obama.

Talmente poche e semplici che, più che stupirci per la maestria con cui lo staff di Obama riuscì – e riesce tuttora – ad applicarle, c’è da stupirsi per come la politica italiana continui sistematicamente a trascurarle, incapace di guardare a cosa fanno in rete ogni giorno milioni di persone al mondo.

Poiché l’editore non mi ha messo a disposizione l’articolo impaginato, puoi scaricare da qui il mio doc: «La comunicazione politica sul web 2.0: la lezione di Obama e le difficoltà italiane».

Il volume collettivo Politica 2.0. Nuove tecnologie e nuove forme di comunicazione, a cura di Federico Montanari, contiene un’introduzione del curatore e gli articoli di: Denis Bertrand, Omar Calabrese, Roberto Cartocci, Giovanna Cosenza, Umberto Eco, Guido Ferraro, Bernard McGuirk, Gianfranco Pasquino, Aldo Schiavone, Franciscu Sedda, Cristian Vaccari.

Politica 2.0

Questa è la quarta di copertina:

Come cambia la politica? E soprattutto, come cambia, oggi, grazie alle trasformazioni, anche tecnologiche, delle sue forme discorsive e comunicative? Il volume intende affrontare tali questioni e fare un possibile punto sulla situazione. I contributi qui raccolti non solo presentano spunti di riflessione teorica, ma analizzano veri e propri casi studio. Le riflessioni più generali su etica, informazione e discorso politico (Eco) si connettono a quelle sui rapporti fra nuove forme del potere e trasformazioni, antiche e nuove, dello spazio politico (Pasquino, Schiavone); a quelle sulle mutazioni del lessico politico e sulle sue stereotipie in relazione alla situazione italiana (Calabrese, Cartocci), o a quella sul linguaggio delle vignette della satira politica, a partire dalle situazioni di conflitto (McGuirk); così come a quelle sulle nuove forme di comunicazione e di campagne elettorali (Vaccari), con l’uso delle tecnologie del web (Cosenza), e a quelle sulla trasformazione delle forme discorsive e retoriche (Bertrand) e delle costruzioni valoriali e narrative (Ferraro) non più solo in rapporto all’attuale politica italiana; per finire con la necessità di estendere la riflessione collegando la definizione stessa di “mondo globale” (Sedda) ad uno sguardo che sappia essere, al tempo stesso, semiotico, sociologico, antropologico e storico.

16 risposte a “La politica sul web 2.0: la lezione di Obama e le difficoltà italiane

  1. Sicuramente OBAMA ha saputo fare un uso ottmale dello strumento rete cha aveva a disposizione in USA.
    Sono quasi sicuro che un OBAMA italiano, cioè una persona con uguali tratti fisici, caratteriali, culturali, etc, non potrebbe avere in Italia lo stesso successo.
    La ragione principale è che alla rete in USA sono connessi praticamente tutti e di tutte le età; in Italia, e non a causa della non-banda larga, meno del 50% delle famiglie è connesso e questo 50% si connette più o meno una volta alla settimana. Se poi andiamo verso le età “più adulte” i numeri sono sconfortanti.
    Sulla base di questi numeri il paragone è improponibile.
    Avere a disposizione “Il Corriere della Sera” o “La Repubblica” è molto differente che essere sponsorizzato dalla “Gazzetta di Pietragrigia di sotto” per quanto perfettamente impostata.
    Sicuramente la RETE ed INTERNET possono essere un ottimo supporto alla Politica, alla Democrazia ed alla Trasparenza, ma devono essere realmete diffuse…poi, senza offesa per nessuno, potremo fare il paragone se Obama è più bello di Vendola o di Tremonti.
    In matematica ed in fisica, dopo aver definito un principio generale, si definiscono le cosiddette “condizioni al contorno” per applicare il principio generale a situazioni reali. Questo metodo viene spesso dimenticato in discussioni politiche e culturali.

  2. Bel regalo che fai ai tuoi lettori, grazie Giovanna, da leggersi con calma

  3. E’ la differenza che corre fra chi ha usato gli strumenti (anche sbagliandone l’uso, per carità), li sta ancora usando, cerca di capire cosa sta facendo e cosa potrebbe fare, e chi invece non sa di cosa sta parlando perché non li ha mai usati e non li vuole usare veramente. Semmai li vuole “sfruttare”, che è cosa ben diversa.

    E’ questa la sensazione che ho spesso quando sento parlare qualche “potente” nostrano (manager, imprenditore, politico) della Rete. Invariabilmente rieccheggia nel mio cervello la frase: “Ma questi sanno di cosa parlano?”. Invece quando parla qualche americano (manager, eccetera) senti subito che quello che dice si basa su qualcosa che ha vissuto sulla sua pelle. Che c’è dietro un’esperienza.

    Quello che sento, in quest’ultimo caso, è slegato completamente dai contenuti veicolati, sui quali posso trovarmi in totale disaccordo. Il disaccordo è infatti sulla valutazione di un’esperienza comune, non su una disputa teorica.

    Il libro sembra molto interessante, ho già voglia di leggerlo. :-)
    Spero che nel libro non sia stato dimenticato il movimento 5 stelle… ‘-)

  4. Gentile Attilio, negli USA si connettono più persone che in Italia, siamo d’accordo.

    Ma andrei cauta nel dire “tutti”: si tratta infatti del 77,4% della popolazione, come riportato da Internetworldstats:

    http://www.internetworldstats.com/stats2.htm

    Sempre secondo la stessa fonte, in Italia accede a inernet il 51,7% della popolazione.

    Gli utenti effettivi, poi, sono ovviamente meno numerosi di quelli che “hanno accesso”, sia negli USA che in Italia, come in tutto il mondo.

    Quanto alla scarsa penetrazione fra gli utenti “più adulti”, come lei dice, in realtà i dati italiani dicono che i segmenti che stanno crescendo più velocemente sono quelli delle persone che superano i 40 anni. Il che è ovvio, visto che l’Italia è un paese che invecchia.

    Ma su questo tornerò con un post, prima o poi.

  5. Ne regalerei volentieri una copia al capogruppo del Pd del comune del mio paese.
    Ha 30 e parla, pensa, scrive (rigorosamente su cartaceo) e perfino si veste come un volantino ciclostilato degli anni ’70.
    Temo però che non farebbe lo sforzo di leggerlo…..

  6. Egregia Giovanna, se non ricordo male nelle statistiche ufficiali a quel 51% è associato un altro numero tremendamente pesante e cioè che oltre la metà (circa un 25%) accede meno di una volta la settimana.
    Se poi andiamo a vedere la curva per età i numeri sono tutt’altro che invitanti.
    Il vero divide italiano per quanto riguarda rete ed internet è il cultural divide cioè una vera e-exclusion che aumenta esponenzialmente con l’età.
    Sono un computer-native (sono nato nel 1938 come il primo computer) e sto cercando con tutti i mezzi (civili, sociali e politici) di far partire una campagna di alfabetizzazione digitale….spero di ottenere qualche risultato. Poi cercheremo il novello Obama Italiano.
    Il post di Francesca, che precede il mio, è, purtroppo molto vero. Io spero che prima o poi questi “residuati del tempo che fu” si accorgano che il mondo, in bene o in male, è cambiato.

  7. Non sottovaluterei la scarsa diffusione della banda larga. Fuori dalle grandi città e al di fuori di qualche comune illuminato, accedere alla rete è molto complesso. A nessuno interessa investire nelle infrastrutture, i politici locali spesso percepiscono questa richiesta come una frivolezza, le chiavette non hanno segnale. Ci sono alcune piccole compagnie locali (sto pensando all’Umbria, in particolare) che offrono un servizio di connessione alternativo, tuttavia le connessioni sono lente, molto lente. E con poca velocità al massimo ti scarichi la posta e guardi un giornale.

  8. Sicuramente la copertura italiana è molto a macchia di leopardo e molto dipende da un particolare che fa bella l’ Italia: non è mai piatta ed uniforme. La bella Umbria ne è un esempio.
    La copertura offerta dalle “chiavette USB” o da connessioni “via rete” è, sulla base delle rilevazioni ufficiali condivise ed accertate, molto alta con prestazioni decenti per condividere informazioni (giornali, social network, posta, etc.). Sicuramente sarebbe bella una connessione “sempre ed ovunque” a 200 Mb per scarcare un film di 2 ore in 3 minuti, ma questo è come voler avere una Ferrari e doversi contentare di unaa Punto o di una Golf o di una Fiesta (tanto per non far torto a nessuno).
    Per una reale comunicazione pervasiva è sufficiente molto, ma molto, meno.
    Milano e Roma sono due belle e grandi città con densità di trafficco simili. A Milano si potrebbe andare facilmente in bicicletta perchè è molto piana, ma c’è molto smog perchè la pianura non facilita le correnti d’aria e quindi lo smaltimento dell’inquinamento. Roma ha i sette colli e tante salite e discese che rendono l’uso della bicicletta un piacere solo per allenati pedalatori, di contro la sua miniorografia frastagliata facilita la creazione di piccole correnti utili per dissolvere un po lo smog.
    Sono due situazioni diverse, ma la bicicletta o llo smog non sono le uniche variabili che ci fanno scegliere l’una o l’altra. E lo stesso vale per la velocità di connessione, è una delle variabili che rendono più o meno positiva la residenza in un luogo.
    Tutto bello, grande, economico, disponibile è una utopia talvota fuorviante, talvolta frustrante. Forse è necessario imparare a fare valutazioni “globali” che ci permettano di fare un bilancio tra ottimo, buono, meno buono, mediiocre, negativo e pessimo …..alla fine si vive megilo!

  9. Al di là dell’effettiva efficacia della comunicazione interattiva e del suo essere mass-media o ancora singol-media, la domanda è: ma i nostri politici – perché non illudiamoci: ormai io ho capito che loro sono e smuoverli dal loro ruolo è impresa ardua, figuriamoci sostituirli con nuovi Obama – leggeranno il libro?

  10. Il web2.0 italiano è la televisione con i suoi canali nazional- popolari. Il target è quello come si è visto chiaramente dal tenore delle interviste raccolte durante la contromanifestazione di protesta capeggiata da Daniela Santanchè davanti al Palazzo di Giustizia di Milano.
    L’Italia è un paese di anziani, in larga parte scollegati da Internet e dalle tecnologie.
    Prima erano pilotati dalla Chiesa, o meglio dal timore della Chiesa.
    Adesso che l’”evoluzione” degli usi e dei costumi ha demolito anche quest’ultimo baluardo il nuovo totem è la televisione.
    Berlusconi lo ha capito e si indirizza solo a questo numeroso segmento votante, per l’appunto nazional-popolare, anziani e di non elevata scolarizzazione.
    Noi crediamo che i suoi discorsi siano banali e semplicistici invece sono studiati da menti sopraffine.
    Sono armi intelligenti che volutamente scelgono il loro target escludendone altri.
    Non devono convincere la parte intellettuale del paese ma quella nazional-popolare.
    Da dati ISTAT 2008 per 100 giovani ci sono 143 anziani e dei giovani ancora in pochi scelgono di frequentare l’Università.
    Noi continuiamo a parlare di web 2.0 e di tecnologie, fa tanto tendenza ma sicuramente non ci porterà ad acquisire nuovi voti. Anzi.
    Servirebbe invece una nuova sinistra, una sinistra sociale sganciate dalle antiche tematiche, una sinistra che possa dialogare con le vere esigenze della gente e che possa essere in grado di “indirizzare” questo difficile momento di cambiamento a livello globale in un clima di equità sociale e di pari opportunità per tutti.
    Una sinistra moderna non come contenitore (ed orpelli tecnologici) ma moderna come contenuti.

  11. Gentile Francesco Peluso, non capisco a chi si riferisca quando dice noi. La prego di non includere me, in quel noi. Come non dovrebbe includere molti lettori di questo blog.

    La invito a evitare le generalizzazioni: non portano da nessuna parte e fanno torto innanzi tutto al suo discorso. Grazie.

  12. Non avendo il piacere di conoscerci abbastanza ed essendo un nuovo lettore del blog il noi sicuramente non era rivolto ne a questo blog ne ai suoi partecipanti.
    Mi spiace di aver causato involontariamente questo equivoco.
    In noi mi metto in prima fila io e poi tutti quella sinistra che vedo sorridere con sufficienza (in strada ed in televisione) nel sentire i discorsi di berlusconi, sottovalutandone la portata .
    E dico mi metto in prima fila io perchè illuso (nonchè votante) da quasi un ventennio di governo bassoliniano in Campania.

  13. Grazie a Giovanna Cosenza per la precisazione riguardo la chiaccherata, avrei voluto dire sbrodolata, di luoghi comuni banalmente scopiazzati dal sig. Peluso.
    Molto probabilmente si adirerà, il sig. Peluso, per questa mai risposta, ma …..
    Sono uno di quei vecchi vituperati, ma per fortuna riesco ad esser coonnesso al mondo e, forse, per antica abitudine, riessco ad elaborare le informazioni.
    Mi spiacce di vedere invece tanti giovani ripetere vecchi stilemi e frasi fatte,
    inneggiare ad una fantasiosa sinistra che per sua stessa incapacità tende a dissolversi.
    “Servirebbe invece una nuova sinistra, una sinistra sociale sganciate dalle antiche tematiche, una sinistra che possa dialogare con le vere esigenze della gente e che possa essere in grado di “indirizzare” questo difficile momento di cambiamento a livello globale in un clima di equità sociale e di pari opportunità per tutti.”.
    Come non condividere questa bella frase piena di bei concetti, ma slegata dalla relatà che vuole che alle belle frasi siano collegati programmi esatti, entrate/uscite, chi fa cosa. La vità reale è fatta di queste banalità.
    Il mio modo di considerare le cose è agli antipodi di quanto dice il nostro critico Peluso e sono contento che i miei antagonisti ragionino così, perchè …. a loro resteranno le parole ed a me, ed tutti qielli che la pensano come me, i fatti.

  14. Guardi sig. Romita che io non mi adiro quando qualcuno non è d’accordo con me. Anzi.
    Purtroppo quando si parla di statistiche per forza di cose si generalizza sempre.
    Sicuramente ci sono persone informatizzate in modo trasversale in tutta la società e di tutte le fasce d’età.
    E per inciso, per quanto la ringrazio per avermi messo tra i giovani, io sono quello che si dice un uomo di mezza età !

    Copio la sua frase
    “Come non condividere questa bella frase piena di bei concetti, ma slegata dalla realtà che vuole che alle belle frasi siano collegati programmi esatti, entrate/uscite, chi fa cosa. La vità reale è fatta di queste banalità.”

    E proprio questo il succo del mio discorso che io, sicuramente in cattivo modo, ho cercato di esprimere.

    Il concetto che la sinistra, almeno quella che vivo io in prima persona sul mio territorio,ha rincorso per molto tempo, slegata dalla realtà, un concetto fatto proprio di frasi piene di bei concetti.

    Un concetto effimero.

    La sinistra si dovrebbe chiedere perchè proprio nelle periferie e nelle fasce sociali con basso reddito la sinistra prende sempre meno voti ?

  15. Forse la risposta alla sua ultima domanda, sig Peluso, sta nella sua conclusione qualche riga sopra.
    La Sinistra, forse, è incapace di andare oltre concetti effimeri e, forse, la gente si è accorta non la segue più.
    Tanto per tornare all’inizio di questa discussione, Obama, vorrei notare che il Presidente Americano, usando tecniche promozionali avanzate, ha fatto bei discorsi “democratici”, nell’accezione amaricana della parole, poi, assunta la sua carica, ha dovuto fare alcuni passi indietro e non ha potuto dare tutto quello che aveva promesso: automaticamente ha perso molta della sua popolarità.
    Promettere è facile, mantenere le promesse non è sempre facile.
    L’Italia si trova un debito pubblico enorme perchè per molti anni sono state mantenute promesse “stampando soldi” e ffacendo buffi: erano i bei tempi dello spinta verso uno stato sociale, verso spintte utopiche, verso tutto a tutti.
    Ma i debiti prima o poi si devono pagare e, purtroppo, nel mondo reale i primi a pagare sono i più deboli.

  16. Abbiamo classificato i politici italiani incrociando i risultati dei principali social network e dei più diffusi motori di ricerca. Ecco la fotografia 2.0 della politica italiana e non solo. http://www.politicount.it/

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