Perché Berlusconi racconta barzellette

A proposito dei commenti di questi giorni sulle barzellette di Berlusconi (prima quella di mercoledì scorso a Lampedusa, ma ancor più quella che ha raccontato a un gruppo di sindaci campani del PdL), mi scrive Sandro:

«Possibile che tutti si stupiscano tutte le sante volte? Ma sta scritto nel bignamino del piccolo dirigente: chi fa scherzetti da “monello” e racconta barzellette si autoelegge automaticamente leader dell’uditorio.

La gente pensa che lo faccia per rompere il ghiaccio, sdrammatizzare, socializzare o creare un clima da compagnoni. È invece l’esatto contrario: fare “il monello” o raccontare barzellette è l’antitesi del clima da compagnoni, perché uno sta al centro e racconta (o fa gesti), mentre tutti gli altri stanno intorno e devono stare zitti o prendere atto dei (o addirittura sottostare ai) gesti.

Alla fine, chi non è d’accordo può fare un mezzo sorriso tirato o tuttalpiù paternalista (al massimo borbotta sottovoce); chi invece è d’accordo ride e applaude rumorosamente e a scena aperta.

Così facendo il leader:

  1. si dichiara tale;
  2. sottolinea la propria leadership imponendo il tacito silenzio durante il racconto o la passività durante i gesti monelli (più la barzelletta è lunga o più le monellate sono offensive, e più la leadership è forte);
  3. “chiede” il voto di fiducia;
  4. ne conta i risultati (chi è pro e chi è contro) dalle risate e dai sorrisi tirati.

Dal canto suo, l’uditorio recepisce chi è o viene confermato leader, da un lato, e le risate di consenso dall’altro: possono essere anche le meno numerose, ma si fanno udire e quindi nella memoria contano di più.

E non sto neanche a sottolineare più di tanto la differenza fra il sorriso (innato) e la risata (acquisita), nonché il significato psicologico di quest’ultima (risposta isterica a uno stimolo destabilizzante).»

Trovo l’analisi di Sandro impeccabile e la sottoscrivo parola per parola.

Aggiungo solo che tutti i media che riprendono, più o meno scandalizzati, la scenetta non fanno altro che sottolineare e amplificare – una volta di più – la leadership di Berlusconi.

Come Repubblica, per esempio: «Barzelletta hard e parolacce: show del premier con i sindaci PdL», 2 aprile 2011.

E questo è il video di Repubblica tv, poi ripreso da molti Tg che si volevano «critici»:


25 risposte a “Perché Berlusconi racconta barzellette

  1. Però, Giovanna, dire che mostrando questo video si sottolinea e riafferma la leadership di Berlusconi, cosa significa esattamente? Che Berlusconi sia al momento il leader incontrastato (a destra) o debolmente contrastato (nel sistema politico generale) è un dato di fatto riconosciuto tanto dagli osservatori quanto da chi la politica la segue poco. Non penso che, nascondendo il dato di fatto della sua leadership, si faccia molto per contrastarla.
    Si torna sempre al vecchio discorso dell’elefante, però non so se in questo caso è attinente: naturalmente un leader dell’opposizione che si basasse su questa barzelletta per criticare l’attitudine di Berlusconi a governare sarebbe ingenuo e ricadrebbe nel classico errore; ma se dei media mostrano questo video, anche a pubblici che non sono già schierati di partenza (come è, in parte, il pubblico del tg di Mentana), siamo sicuri che per queste persone l’effetto sarà quello di vedere rafforzata la leadership di Berlusconi? O non può essere che alcuni di loro reagiscano con stanchezza a questo modo di comunicare? Il video non mostra solo Berlusconi che racconta una barzelletta, ma anche il suo ristretto uditorio: lo spettatore che ascolta, senza apprezzarla*, la barzelletta nota anche la forte incongruenza tra la sua reazione e quella scomposta dei plaudenti, che non è un bell’effetto: magari è solo una mia impressione, ma l’immagina che ne deriva è di Berlusconi e i suoi sodali che vivono in una bolla, questo video più che dare l’idea di un leader popolano e simile ai suoi lettori sembra mostrarlo più lontano che mai.

    *piccola nota sulla barzelletta in sé: le altre che Berlusconi ha raccontato in passato erano spesso altrettanto volgari e più maschiliste, però erano raccontate bene, come quella di Rosy Bindi. Questa invece l’ha raccontata proprio male, l’ha allungata senza motivo, non c’era un nesso tra la battuta finale e tutta la prima parte sui brevetti…

  2. Skeight: dubbio legittimo, ma… mettiti nella testa di un incerto, non di uno a cui questo stile già fa ribrezzo prima ancora di guardarne l’ennesima manifestazione. Mettiti nella testa di uno non berlusconiano, ma neanche più convinto (o mai convinto) dalla sinistra attuale, e uno per giunta di tendenza gregaria, uno che non vuol grane, uno che pensa «tanto i politici fanno tutti schifo…».

    Non so: ho aggiunto la frase sui media proprio perché volevo suscitare un’ulteriore riflessione sul tema, oggi che la leadership di Berlusconi è – sondaggi alla mano – meno forte di un anno fa.

    Siamo sicuri che l’implicito di queste immagini non sia «La barzelletta è di pessimo gusto, ma lui ha ancora un potere indiscusso: guarda come lo riveriscono, altro che crisi di leadership»?

  3. Sono d’accordo con l’analisi.
    Questo non toglie però che comunque lo spettacolo sia insopportabile e becero oltre ogni immaginazione.

  4. Tutto quello dell’analisi più un altro elemento.
    Come un anno fa – quando imperversava sulle prime pagine lo scandalo Scajola e lui fece la discussa citazione mussoliniana, guadagnandosi le prime pagine – così anche ora pare un tentativo di occupare spazio in tg e giornali: più la situazione è difficile (bagarre in Parlamento, imminenza dei processi, programma immigrazione zoppicante, anniversario del terremoto all’Aquila) più lui le spara grosse.
    Lo chiamerei sfruttamento della saturazione comunicazionale.
    (Ma credo stavolta non abbia avuto l’effetto desiderato)

  5. Non ci avevo mai pensato a questo “potere delle barzellette”. Va detto però che, secondo me, vale quando è raccontata bene. Altrimenti si fa la figura contraria.

    Che Berlusconi abbia dovuto fare l’attore è fuori da ogni dubbio, ma questa volta l’ha allungata un po’ troppo. Forse per creare l’effetto descritto da Sandro.

    Comunque sia vorrei aggiungere che non capisco tutta questa “indignazione”, spesso da donne che descrivono la barzelletta come se fosse un’attentato al loro genere. Ne ho letto delle cose in giro davvero insopportabili. Basta guardare il link della Repubblica che definisce la barzelletta “hard”, ma per piacere, se la raccontavo io aggiungevo più parolacce, così per dare pregnanza e perché facesse più ridere.

    Ormai a forza di criticarlo si rischia il puritanesimo. Quella è una barzelletta normale, rispecchia il 70% delle battute che si raccontano in giro.,Normale per l’Italia, sì. Volgare? anche, ma non bisogna fare gli ipocriti insomma.

  6. Il fatto è che non si può neanche tacere, no?
    Un comportamento incompatibile col ruolo istituzionale non può passare sotto silenzio. Forse andrebbe cominicato in altro modo, ma quale?

  7. gianfranco pasquino

    a me pare tutto tristissimo: un vecchio barzellettiere che nasconde il suo evidente declino psico-fisico cercando di riaffermare il suo potere politico e il suo “fascino” personale. Tutto fuori dal mondo degli italiani che lo votano, NONOSTANTE le barzellette sozze, ma perché, dall’altra parte, c’è un vuoto di idee e di personalità assolutamente esplosivo.

  8. Analisi interessante, soprattutto la parte sulla lunghezza. In pratica, costringere i propri sottoposti a tacere nervosamente durante il lungo sproloquio mostra il comando. Come quando (accidenti a lui) il direttore di dipartimento mi blocca sulla porta con qualche storiella idiota (sempre su di se`), mentre sto per uscire.

    Un cattivo comando, in ogni caso, dal punto di vista dei risultati che i suoi sottoposti riescono ad ottenere. Poche leggi, parlamento bloccato, poca innovazione.

    E le donne del PDL, o in minoranza schiacciante, o compiacenti, reagiscono davvero poco.

  9. Ben arrivato su questo blog, caro Gianfranco: è un piacere e un onore. Il tuo commento funge anche da risposta, in parte, alla domanda di LGO: come dovrebbe comunicare un’opposizione degna di questo nome e come dovrebbero comunicare i media che volessero supportarla?

    Tralasciando le barzellette di Berlusconi, una volta per tutte: ma che notizia è? Non è una novità la barzelletta né tanto meno che sia volgare o faccia ridere poco.

    Si fa opposizione – e la si sostiene – dando notizia di proposte, azioni, fatti concreti che accadono grazie all’opposizione. Il problema è che, da parte dell’opposizione, c’è il vuoto di idee e contenuti, come diceva anche il professor Pasquino. E di questo, su questo blog, abbiamo già altre volte parlato.

    Santiago: sì, anche la barzelletta raccontata male o “che non fa ridere” è un classico dell’uomo di potere. Dal capufficio in su. Anzi, più il potere è forte, più il narratore di barzellette si può permettere di raccontare una pessima barzelletta in modo pessimo. A maggior ragione, dunque, la scenetta serve a ribadire il potere di Berlusconi.

  10. Io credo che sarebbe ancora meglio se l’opposizione avesse evidenziato o pubblicato l’analisi o il contenuto che si trovano in questo post. Forse avrebbe cambiato la concezione del “Berlusconi simpatico” ad un elettore indeciso. Ma sono troppo utopico, vero?

  11. Non sei utopico, Santiago. Non sono ragionamenti complessi, quelli che facciamo né sarebbe complesso dare loro maggiore diffusione sui media.

    È che le opposizioni prendono post e commenti come quelli che appaiono su questo blog come CRITICHE. E non accettano le critiche. Vogliono solo la ristretta cerchia delle persone che danno loro ragione… yes men e yes women… e i risultati si vedono.

    I media, dal canto loro, semplicemente pensano a vendere spazi pubblicitari. E mostrare le barzellette di Berlusconi è un po’ come mostrare culi e tette di donne: alza l’audience, nel bene e nel male, perché improvvisamente ci sono tutti: quelli che votano Berlusconi e quelli che lo odiano e passano il loro tempo a scandalizzarsi delle barzellette. Esattamente come a guardare le tette e i culi ci sono tutti: quelli che li apprezzano e quelli che dicono “basta tette e culi”. Finché non si esce da questi circoli viziosi, non si va avanti.

  12. Mi trovo d’accordo con l’analisi che si fa tanto nel post quanto nei commenti. Chi detiene il potere lo fa anche regolando la propria visibilità e determinandone le modalità, è a grandi linee quello che dice Marin a proposito dell’immagine del sovrano. Quando Berlusconi allestisce il set della barzelletta, come si dice sopra, riafferma la sua leadership trasformando i suoi interlecutori in spettatori e stabilendo dunque la loro posizione subalterna rispetto a lui. La domanda a questo punto cade sul sistema dei media che riprende il fatto e lo rilancia: in che modo il mediaverso può disinnescare, o almeno provare a disinnescare, questa costruzione?
    Di sicuro analisi più accurate in luogo di cornici di comodo (“la barzelletta hard del premier”) potrebbero essere utili.

    Sull’efficacia e qualità della barzeletta non sono d’accordo con Skeight: è vero che a prima vista la barzeletta è lunga e sconclusionata (io la conoscevo con un cinese ;)), ma non dimetichiamoci del contesto in cui viene detta. La lunga intorduzione imperniata sull’ufficio brevetti serve, a mio parere, da captatio benevolentiae: descrivendo una maschera (l’impiegato meridionale indolente ma simpatico) si cerca una maggiore complicità col pubblico anche a scapito dell’efficacia comica della barzelletta.

  13. Tutto giusto. Ma mi pare si tralasci un aspetto (che, se non sbaglio, Giovanna stessa ha evidenziato in altri post.)

    A differenza di (quasi) tutti gli altri leader politici italiani, Berlusconi abbastanza spesso appare dire quello che autenticamente pensa.
    Pensa abbastanza spesso cose sensate che molti italiani normalmente pensano.
    E le dice con chiarezza ed efficacia notevoli. Anzi straordinarie, relativamente agli altri leader italiani. Barzellette incluse.

    Non è poco.
    Pur con tutte le riserve, obiezioni e possibili indignazioni sui contenuti, e sulla differenza fra il dire e il governare.
    Ripeto, relativamente a (quasi) tutti gli altri politici italiani.

    Non voglio essere frainteso. Ci sono anche molti italiani (in parte gli stessi!) che pensano normalmente ALTRE cose sensate che Berlusconi probabilmente NON pensa e certamente NON dice. Cose anche migliori, dal mio punto di vista.
    Ma non c’è ancora chi le dica con la chiarezza e l’efficacia con cui Berlusconi dice quello che pensa lui e, con lui, molti cittadini e cittadine italiane.

    (Fanno un po’ eccezione, a mio giudizio, politici variamente marginali come Massimo Cacciari ed Emma Bonino, fra i più anziani, e Matteo Renzi, fra i più giovani. Ma neanche loro appaiono altrettanto autentici, chiari ed efficaci. Come abbastanza spesso, tutt’altro che sempre, appare essere Berlusconi.)

    C’è dunque un enorme vuoto di comunicazione che potrebbe essere felicemente riempito!
    Magari anche con barzellette un po’ diverse. :-)

  14. D’accordo con te, caro Ben. :-)

  15. E`anche vero che parlare alla pancia e`piu`facile che parlare al cervello. Ci vuole molto lavoro per comunicare in maniera facile concetti complessi e innovativi (per l`Italia) come le questioni di genere, le politiche ambientaliste e di redistribuzione delle risorse, i diritti umani, etc. Non e`una scusa per cercare di imitare Berlusconi e Bossi nella loro comunicazione, piuttosto il PD e SEL potrebbero/dovrebbero servirsi di buoni comunicatori SEMPRE, non solo 2-3 settimane prima delle campagne elettorali. E magari cercare di strutturare la loro comunicazione in modo propositivo e coerente, senza sbandare come un gregge di pecore ad ogni invenzione comunicativo-cabarettistica del Presidente del Consiglio.

  16. Enrico, mi duole dirti che il Pd non si serve di buoni comunicatori neanche 2-3 settimane prima delle elezioni: le sue campagne sono sempre state pessime.

    La situazione di Sel è diversa: se vuoi sapere come la penso e cosa abbiamo discusso (più volte), fa’ una ricerca con “Vendola” su questo blog. :-)

  17. Cara Giovanna, ho ben presente i tuoi posts su SEL. Pero` non mi sembra che il loro messaggio si cosi`forte da conquistare gli indecisi (che sono poi il piatto ricco di ogni elezione in Italia). Anche da un punto di vista dei contenuti, come nel caso delle politiche ambientali, ci sono delle ambiguita` e dei discosi un po`vaghi che non mi convincono. La storia dell`acquedotto pugliese e`li`a testimoniare un po`di confusione su questi temi.

    Pero`e`anche vero che sono stati i migliori ad usare gli eventi giapponese come moltiplicatore per un messaggio ambientale forte. Insomma, luci ed ombre.

  18. Pingback: Dell’infausto ridere, ahimé, Mamma! « Guardare e leggere

  19. Con la non banale osservazione che se al posto di Berlusconi c’ero io non mi filava nessuno. Comunque è vero: si ride di più alle battute del leader, anche se non fanno ridere. La battuta o la barzelletta, e quindi far ridere gli altri, sono una conferma di status: servono a creare status tra pari, ma a confermare lo status esistente tra chi non è pari.

  20. Segnalo un bell’articolo di Barbara Spinelli che, secondo me, dialoga con questo post, http://www.repubblica.it/politica/2011/04/06/news/operazione_banalit-14556686/?ref=HRER3-1, chiedendo scusa per non avere il tempo, al momento, di aggiungere altro.
    Riporto un paragrafo:
    “Ha un suo sogno ridicolo e non sottile, l’uomo Berlusconi, ma c’è del metodo e anche una cinica conoscenza delle cose, nel suo architettare villaggi finti: c’è la rappresentazione di una gioventù scombussolata da lavori senza futuro, e di un’Italia ridanciana, indifferente alle leggi perché dalle leggi non protetta. Un’Italia con la quale Ubu s’identifica, e che s’identifica con Ubu. Basta divenire padrone delle parole e delle leggi, per storcere gli eventi e capovolgerli. Risultato: quello di oggi non è un processo per concussione e minorenni prostituite. È un monumentale processo al desiderio, alla simpatia, alla leggerezza, alle risate. L’ironia, la più eccelsa delle arti, è usata come arma micidiale che sminuzza i fatti e li rende irriconoscibili. Niente mi minaccia, se ci rido sopra. Niente m’insidia, se come Napoleone m’impossesso dei sogni di soldati ed elettori. È il sotterfugio offerto sin dall’inizio dalle sue tv, tramite le quali conquistò le menti e l’etere. Lui ri-crea un mondo ma frantumato, e nel frammento vivi bene perché non vedi il tutto, non connetti i fatti tra loro sicché li scordi presto. Robin Lakoff, denunciando i nuovi demagoghi delle destre americane, parla di agenda dell’ignoranza.”

  21. Mah…questo concetto di leadership fantozziano mi sembra si discosti un po’ dall’ “ispirare qualcuno a dare il meglio di sè per ottenere risultati comuni”

  22. Valerio Yuri Carlo Foti

    Il nostro “giullare”, scusate Presidente del Consiglio, ripropone al carrozzone Italia, Repubblica delle “banane” la sua “Governance” piduista, in cerca di una nuova propaganda e mentre gioca a fare il politico dalla battuta facile, si appresta ancora una volta a riportare i remi in barca, per affrontare le sue disavventure giudiziarie. Il povero Presidente è perseguitato dai magistrati comunisti che puntualmente ordiscono un complotto ai suoi danni. L’oratoria del Presidente Berlusconi è ben orchestrata e ammaestrata per una platea di leziosi cortigiani, pronti quando cadrà ad oltraggiarlo con un copioso lancio di monetine, in perfetto stile “craxiano”. Purtroppo umorismo a parte si ravvisa un declino morale e intellettuale peggiore della “Prima Repubblica”, dove al bestiario e alle anomalie di questo Governo, si sommano le forme di scissionismo localistico padano e siciliano, una vergogna per l’amata Italia. Stiamo consegnando il Paese nelle mani di lobby senza scrupoli, uomini senza dignità e autorevolezza che oltraggiano la bandiera, la Costituzione e lo Stato di diritto. Ma oltre alla corruzione dilagante e bipartisan, rilevo l’incapacità di una classe politica nel risolvere i problemi della società.

  23. Salve,
    ho letto con attenzione l’analisi e concordo nelle valutazioni. Questo spiega molto bene le dinamiche dell’attenzione e del metodo comunicativo, non a caso il Premier è un grande comunicatore. Segnalo che non è possibile condividere su FB il link in quanto FB lo ritiene un “Abuso”

  24. Pingback: Berlusconi racconta barzellette. Perchè? Qual’è il vero significato? | Comunicazione - Blog Tecnico

  25. (Rif. http://www.repubblica.it/politica/2011/04/11/news/processo_mediaset_tribunale_blindato-14780652/)
    <>

    REGOLA DEL PRIMO APPROCCIO COL CONTENDENTE (tratta dal Bignamino del Piccolo Dirgente)

    Come prima cosa, dopo esserti personalmente presentato ad un antagonista (devi essere tu a farlo per primo, per dichiarare la tua leadership), fai una battuta su di lui. Inizierai il rapporto attaccando e l’avversario non potrà che rispondere sulla difensiva. Non sarà facile per lui riportare la palla prima a centro campo e poi nella tre-quarti avversaria.

    In ogni caso, saggerai le sue capacità e, se il caso, potrai sempre giustificarti, nei suoi confronti, ma soprattutto in quelli dell’uditorio, con un candido: “Ma era solo una battuta!”.
    Spesso l’uditorio (arbitro o pubblico che siano) recepirà questa prima schermaglia solo come lo scontro fra “un accomodante simpatico” ed “un permaloso”.

    Infine, l’antagonista si ritroverà innervosito per vari motivi, non ultimo quello di apparire “il permaloso”, pur avendo subito il primo attacco da chi si è auto-dichiarato leader nello scontro.

    Concretizzando la metafora calcistica iniziale, si rammenta che tecniche analoghe vengono abitualmente insegnate agli sportivi professionisti, che spesso le utilizzano con successo per ottenere l’impopolarità o addirittura l’espulsione dell’avversario.

    [To be continued... (nell'atesa di futuri esempi dalle cronache...)]

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