La laurea in Scienze della comunicazione è utile: parola di ex studenti

Ho cercato più volte di contrastare con dati (vedi: Scienze della comunicazione: amenità contro dati e Scienze della comunicazione: sfatiamo i pregiudizi) lo stereotipo secondo cui le lauree nel settore della comunicazione «e altre amenità», come disse Mariastella Gelmini a Ballarò in gennaio, «non aiutano a trovare lavoro».

Certo, occorre che l’offerta didattica del corso sia buona – meglio ancora: eccellente – ma occorre soprattutto che gli studenti e le studentesse… studino, vale a dire non prendano la laurea tirando a campare ma si impegnino sul serio.

Nulla vale, infatti, quanto l’impegno personale. Anche nelle condizioni più disagiate.

Detto questo, anche per combattere i pregiudizi sulle lauree in Scienze della comunicazione, nulla vale quanto la testimonianza diretta di ex studenti ora felicemente occupati.

Mi scrive Francesca:

«Ho studiato Scienze della comunicazione a Bologna, e mi sono laureata nell’ottobre 2006 (proprio con lei) con una tesi sulla contropubblicità in cui ho approfondito il modo in cui Diesel ha attinto alle pratiche di guerrilla marketing (al tempo ancora non così sviluppate come ora) e le ha riportate nell’ambito della pubblicità mainstream.

In seguito, mi sono iscritta alla laurea specialista in Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni presso l’Università di Urbino: il corso, con accesso limitato a 30 studenti, ha il grande pregio di avere un’impostazione molto pratica e operativa, e una particolare attenzione al coinvolgimento degli studenti in inziative come concorsi e incontri con le aziende.

Attraverso il bando Mae Crui del Ministero degli Esteri (e anche attraverso un po’ di soldi messi da parte con lavoretti part time, perché c’è da dire che per questi tirocinanti il Ministero mette a disposizione davvero una miseria), ho fatto uno stage di tre mesi presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York, nel settore organizzazione eventi.

È stata un’esperienza davvero strabiliante, al contrario di tante esperienze negative con Mae Crui, che – ci tengo a sottolinearlo – è veramente “un terno al lotto”, ovvero un bando in cui la fortuna determina davvero la reale utilità del tirocinio. Grazie alla funzionaria mia responsabile, ho potuto infatti partecipare all’organizzazione di Open Roads: New Italian Cinema, un importante festival per promuovere il cinema italiano a New York che si è tenuto al Lincoln Center, a cui hanno partecipato Ozpetek, Soldini e tanti altri talenti della nostra terra.

Ho conseguito poi la laurea specialistica con una tesi sul marketing esperienziale con il professor Giovanni Boccia Artieri: in particolare ho analizzato il caso Nokia Trends lab, un evento che è stato organizzato dall’agenzia (di Bologna) presso cui tuttora sto lavorando.

Tutto questo per dirle che seguo sempre il suo blog, e per raccontarle – visto che c’è chi dice che questa laurea è “inutile” – che noi ex studenti non solo siamo convinti che sia una laurea utilissima, ma ne abbiamo anche le prove. In senso galileiano, dunque: esperimento riuscito!»

Su questo tema vedi anche: Uno sguardo positivo sul mercato del lavoro per giovani comunicatori.

15 risposte a La laurea in Scienze della comunicazione è utile: parola di ex studenti

  1. Dunque, ho 31 anni, sono laureato magistrale in Comunicazione pubblica sociale e politica, lavoro per la Komen, la onlus che organizza a Bologna la Race for the Cure per la lotta ai tumori del seno, presento quiz nei locali, partecipo a dirette televisive con Altratv e… non è per fare l’Indovina chi, ma per affermare appunto che le lauree in comunicazione funzionano e fanno funzionare il cervello.

  2. Laurea specialistica in Comunicazione Multimediale, luglio 2010. Durante la speciliastica collaboravo con radio per la redazione di testi e sceneggiatura e lavoravo per un’agenzia di comunicazione; da marzo collaboro con una casa editrice. Fortunata, sicuramente, viste le condizioni del mercato del lavoro, ma la mia laurea serve, ne sono convinta e spero che in futuro mi aiuti ancora di più.

  3. Non posso che lasciare anche io la mia esperienza. Laureata con lode in Comunicazione (magistrale) proprio a Bologna. Quasi per caso sono approdata nel settore del web marketing e con un contratto a tempo indeterminato dopo appena 3 mesi di stage (eh sì, quello tocca proprio a tutti).

    Oggi ricevo circa 2 telefonate a settimana per colloqui (senza aver mandato un solo cv) e sono in ballo con 3 grandi (anzi grandissimi) nomi del web mondiale.

    Sicuramente ho avuto un po’ di fortuna, ma non rimpiango mai la mia scelta universitaria, soprattutto Bologna che mi ha dato tantissime opportunità.

  4. Giovanna, hai ragione: la laurea in comunicazione serve, e molto, se fatta con dedizione e passione. E le occasioni ci sono ma, diciamocelo, non sono moltissime. Il problema sta nell’offerta, non nella domanda. La quasi totalità delle aziende italiane sono PMI da meno di 15 persone, dove i responsabili hanno spesso pochissime basi di comunicazione (anche per una questione generazionale) e non sentono la necessità di dotarsi di personale specializzato in questo settore. Ci mettono il venditore giovane che vende meno. Nelle aziende che ci credono davvero, c’è ampio spazio per entrare, crescere ed avere soddisfazioni. Ma queste sono poche. Con le altre ci parlo quasi tutti i giorni per convincerle che comunicare può far loro molto bene, se si affidano a persone che hanno studiato per farlo. Purtroppo, sono più le battaglie perse che quelle vinte.

  5. io non ho una laurea in comunicazione ma in informatica umanistica e un master in comunicazione pubblica e politica.
    beh lavoro non l’ho trovato perché la congiuntura è MOLTO sfavorevole (se avessi preso i titoli un paio d’anni prima non avrei avuto tutti questi problemi a trovarlo).
    soprattutto per quanto riguarda le P.A. con il blocco delle assunzioni.
    non mi pento della mia scelta, i miei problemi sono “congiunturali”, però quando chi è complice della congiuntura sfavorevole fa certi discorsi “mi incazzo” (scusate il francesismo).
    questi qua ci prendono per i fondelli: lei, brunetta, sacconi che ricordiamocelo è ministro, romani.

  6. p.s. tesi di laurea su open source e condivisione dell’informazione nelle p.a. per smaltire più velocemente alcuni processi interni e risparmiare.
    la faccio leggere a brunetta o pensate che mi risponderà: “questa è roba da komunisti”?

  7. Andrea: «questi qua ci prendono per i fondelli: lei, brunetta, sacconi che ricordiamocelo è ministro, romani.»

    Se con quel «lei» intendi me, modera i toni, please: non «prendo per i fondelli nessuno», casomai cerco di far circolare le informazioni e aiutare chi e come posso. Non amo vantare ciò che faccio, dunque non pubblico le storie dei giovani che ogni anno lavorano (anche) grazie alle mie segnalazioni, che non faccio solo sul blog, ma di persona, al telefono, con mail private, in un lavoro indefesso, capillare e più che quotidiano: minuto per minuto. Ti pare «prendere in giro»?

    Ma forse ti ho frainteso, anche perché non vedo come io possa essere abbinata a Brunetta e Sacconi. Né come potrebbe Francesca, se per caso con quel lei ti riferivi alla ex studentessa. :-)

    Detto questo, se posso suggerirti: non riversare la tua «incazzatura» sugli altri (ministri e non), fatti un esame di coscienza (hai fatto abbastanza per promuoverti? hai trascorso un periodo all’estero?) e insisti: ce la farai anche tu, congiuntura o non congiuntura. La crisi c’è, nessuno l’ha mai negato su questo blog, ma la colpa non è mai solo «degli altri».

  8. Chioso: molto spesso i laureati in comunicazione sono uomini o donne per tutte le stagioni, cioè bravi a fare mille cose diverse ma poco specializzati, che è invece quello che chiede una buona fetta del mercato del lavoro.

    Specializzarsi in qualcosa, come ha fatto la Elisa qui sopra, è una mossa sagace e vincente.

  9. Anche io contento di Comunicazione e Semiotica, in attesa di sistemazione lavorativa. Però attenzione, come dice Giovanna, lo studio e i risultati sono fondamentali per riuscire a trovare un impiego degno.
    Non siamo ancora all’equazione laurea=mestiere come in medicina, ingegneria, giurisprudenza (ancora?), ma è la direzione da seguire, secondo me. Seguire un percorso che porti a una vera professionalizzazione.

  10. La storia di Francesca è simile alla mia, anch’io mi sono laureata a Bologna in comunicazione con una tesi sulle contropubblicità (Spaziante, 2008) e anch’io ho fatto la specialistica a Urbino (Editoria e Giornalismo, 2011).

    Ora sono a Dublino e lavoro per Google come responsabile News & Books per l’Italia da gennaio scorso.

    Se non fosse stato grazie all’università (in questo caso quella di Urbino), che mi ha permesso di fare l’Erasmus Placement in Irlanda e al mio professore, Mario Guaraldi (www.guaraldi.it) che mi ha spinto a fare la tesi su Google Books, non sarei dove sono adesso!

    Tutti mi dicevano che non avrei mai trovato lavoro.
    Tutti quelli che lo dicevano sono ancora a casa a lamentarsi.

  11. scusami eh, ma è semplice che in un articolo che si parla di gelmini il “lei” messo accanto ai ministri è riferito a “mariastella”.
    poi ricordati che non tutte le lauree e i master sono spendibili all’estero.
    ora l’offeso lo faccio io perché stavolta hai dato dei giudizi affrettati.
    chi ha a che fare con la pubblica amministrazione attualmente (parlo di profili lavorativi) sa che i soldi non ci stanno.
    se dico che ci sono delle persone non qualificate che mi tolgono il lavoro, nelle p.a., sembro un fanfarone. mentre invece ti posso dimostrare che è così, carte alla mano.
    mi piacerebbe farti conoscere la mia esperienza, così potresti cambiare giudizio almeno parzialmente su di me (non che sia esente da colpe, eh, ma avrò sbagliato una volta e ancora sto pagando).
    perché è facile dire “vai all’estero”, quando purtroppo se andassi all’estero con i miei titoli di studio italiani più del cameriere non posso fare.
    però la mia situazione è un po’ complicata e non sono due parole a chiarirla.
    però io ‘sto attacco proprio non me lo meritavo. per niente.

  12. scusa se ti ho risposto stizzito, ma l’argomento è ampio e apre molte altre discussioni.
    però io posso anche impegnarmi, posso anche essermi sentito dire “bravo ottimo lavoro” svariate volte, ma poi chi me lo diceva non aveva i mezzi per darmi lavoro.
    sto seminando, non sto con le mani in mano, per niente.
    però le azioni di questo governo che riguardano le p.a. non mi aiutano di certo a trovare lavoro. anzi.
    peccato, perché io avrei i titoli giusti (a proposito di specializzazione…) per lavorare in determinati settori delle p.a. (accessibili esclusivamente per titoli).

  13. Andrea: scusami tu, ti ho frainteso. Capisco il tuo punto: è come dici.
    E non ti «giudicavo», sai: non giudico mai nessuno, non mi sento nel diritto di farlo, e men che meno dalle poche righe di un post.

    Comunque siamo entrambi persone razionali e ragionevoli, e ci siamo capiti. In bocca al lupo di cuore e… se potessi fare qualcosa per te, dammene segnale in qualche modo.

  14. guarda ti ringrazio veramente, crepi il lupo.

    cmq vai certa che continuerò a “rompere” con i commenti su blog.
    ma prendilo come un attestato di stima, non mi spreco per ciò che secondo me non vale il mio tempo.

  15. Alle piccole e medie imprese italiane no di sicuro.Piuttosto servono commerciali non “comunicatori”.Dura lex ma lex.

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