Archivi del giorno: venerdì, 21 ottobre 2011

Vu cumprà, dentisti e donne: razzismo, sessismo o corporativismo?

Dopo il post Vu curà? Quando la campagna per il dentista si fa razzista, mi ha scritto Gianluigi, che non condivide il fatto che per quel manifesto io abbia parlato di «razzismo». La riflessione di Gianluigi riguarda i nessi fra razzismo, sessismo e corporativismo in Italia. Ho deciso di pubblicarla – con l’autorizzazione di Gianluigi, che ringrazio – perché credo sia utile per tutti (me per prima) approfondire questi nessi:

Vu cumprà Dentista Se non ora quando

«Tu dici: “La parola «razzista» sembra pesante? E come chiamare chi mette in un unico calderone i dentisti di altre nazionalità per il solo fatto di essere di altre nazionalità? Trovatemi un’altra parola.”

La parola è “corporativo”. Il punto è che quel manifesto è al 100% corporativo, con una possibile sfumatura di razzismo, ammesso che “vu cumprà” abbia una connotazione razzista.

Anche il nazionalismo è secondario. I dentisti non vogliono la concorrenza di chi fa prezzi più bassi a parità di prestazione. Punto.

Il tema è generale e cruciale. Secondo me in Italia non c’è razzismo (o quasi); col che voglio dire che solo minoranze irrilevanti di italiani, se pur ci sono, si considerano razzialmente superiori ad altri – che è la sostanza del razzismo.

I leghisti peggiori difendono interessi corporativi territoriali: priorità ai residenti, nulla importa della “razza” degli altri. Fossero svedesi invece che marocchini, non farebbe differenza. I torinesi che scrivevano “non si affitta ai meridionali” non erano razzisti, facevano i loro interessi corporativi di proprietari di appartamenti.

Per il sessismo è un po’ diverso, ma non tanto. I maschilisti, quelli che ‘sentono’ le donne come inferiori, sono meno rari dei razzisti. Ma sono molti di più i maschi che difendono privilegi acquisiti, anche sapendoli ingiusti: meno lavori domestici e di cura, più carriera. Io stesso l’ho fatto, negoziando duramente con mia moglie interessi conflittuali. Corporativismo di genere.

Poi ci sono altri corporativismi pesantissimi in Italia. I lavoratori iper-garantiti contro i giovani precari. I pensionati cinquantenni (adesso meno, ma quanti erano 20 anni fa?) contro tutti quelli che gli pagano una grossa parte della pensione. I dipendenti statali inutili (pensa solo ai forestali siciliani) contro chi li mantiene pagando tasse esorbitanti. L’eccesso di personale politico. Le corporazioni di notai, avvocati, commercialisti, ecc., con tutte le loro tutele statali. I dirigenti super pagati, supergarantiti e superpensionati. Dico ovvietà, scusami. Ma è quello che blocca la crescita economica e restringe il futuro ai nostri ragazzi.

Ecco perché il razzismo (e in parte il sessismo) mi sembra tutto sommato un falso problema, rispetto al corporativismo: difesa di privilegi acquisiti, rigetto delle parità di opportunità e della libera concorrenza (regolata con criteri universalistici), a livello nazionale e globale. Vale per le donne, per i giovani, e anche per gli immigrati, neri e bianchi, anche super qualificati (cui si impedisce di accedere).»