Archivi del giorno: lunedì, 24 ottobre 2011

«Tutte le italiane hanno la cameriera» dice la Grimaldi. Ma le Iene replicano andando dal parrucchiere

Giorni fa la giornalista del Tg1 Francesca Grimaldi ha realizzato un servizio in cui, alla guida di una Ferrari, faceva una battuta su un certo «vetro antivento che consente di viaggiare a vettura scoperta senza rovinare la permanente», un vantaggio che «potrebbe valere da solo il prezzo di questa macchina».

La battuta è ovviamente offensiva «per chi fatica ad arrivare a fine mese», come sottolinea Elena Di Cioccio, che costruisce un servizio per le Iene incalzando la Grimaldi, ricordando che una Ferrari costa 230 mila euro, e chiudendo con una Grimaldi che pare ci prenda gusto a rendersi odiosa e dice che «tutte le massaie italiane hanno la cameriera».

Battutacce di pessimo gusto, sono d’accordo con Elena Di Cioccio, specie se la crisi imperversa.

Però guardiamo da vicino l’astuzia delle Iene, che per evidenziare lo scandalo, entrano da un parrucchiere di Roma e intervistano alcune signore mentre si fanno i capelli (tinta o altro) o li hanno appena fatti, come si vede dal risultato tondeggiante.

Cioè che fanno le Iene? Prendono alcune rappresentanti di ciò che il target della trasmissione immagina come «italiana media pronta a indignarsi contro chi possiede una Ferrari» e le fanno parlare.

Ma allora mi chiedo: quelle signore, con quella faccia così arrabbiata, davvero non arrivano a fine mese? Chi non ci arriva di solito rinuncia al parrucchiere.

E quante di loro saprebbero davvero mettersi nei panni di chi sta ancora peggio? Di migranti nord africani, giovani precari, cinquantenni in cassa integrazione o, peggio ancora, di senzatetto disperati, di chi chiede l’elemosina ai semafori? Siamo proprio sicuri che quelle signore – e gli italiani che rappresentano – non sarebbero capaci di battute analoghe a quelle di Francesca Grimaldi, ma riferite a beni e servizi di costo inferiore come un’utilitaria, una lavastoviglie, la vacanza al mare?

Insomma il servizio de «Le Iene» funziona perché mette in scena l’eterno e miope conflitto fra chi sta peggio e chi sta meglio, non perché prende davvero le parti di chi «non arriva a fine mese», come dice di fare.

Ecco dunque come un problema sociale si trasforma in retorica televisiva. Anche perché chi davvero non arriva a fine mese non guarda «Le Iene». E allora chissenefrega.