Bersani, il treno e la «Destinazione Italia»

Da alcuni giorni sulla pagina Facebook di Pier Luigi Bersani e sul sito del Pd (in una sezione apposita) appare questa immagine:

Bersani, Destinazione Italia

È da tempo che – pur sollecitata – non dico nulla sulla comunicazione del Pd: dal «Rimbocchiamoci le maniche» in poi, parlar male delle immagini e degli slogan che negli ultimi anni il Pd ha prodotto a raffica è diventato uno sport nazionale, tanto che aggiungermi al coro mi pare quasi di cattivo gusto, un po’ come sparare sulla Croce rossa.

Ho taciuto di «Ti presento i miei», per esempio, con Faruk, Eva e gli altri. Ma non riesco a tacere della campagna «Destinazione Italia», con cui il Pd presenta il: «progetto “Destinazione Italia” che vedrà Bersani e i dirigenti del Pd impegnati in un tour del Belpaese per discutere dei problemi seri delle persone e per avanzare risposte alla crisi», come si legge sul sito.

Ora, a parte gli elettori del Pd più convinti e i fan di Bersani più accaniti, molti restano sgomenti di fronte all’immagine perché:

  1. Bersani è ritratto in treno, solitario e pensoso, mentre guarda fuori dal finestrino. Ma il leader di un partito non viaggia quasi mai da solo, perché ritrarlo così? Inoltre: è preoccupato dopo aver letto i giornali? angosciato per la pesantezza del «tour» che lo attende? triste perché solo?
  2. Dal finestrino non si vede nulla. Ora, non c’è niente di meglio, quando si viaggia in treno e non c’è nulla di urgente da fare, che guardare il paesaggio che scorre. Specie sul nostro territorio, denso di bellezze naturali e artistiche. Perché cancellarlo? Per dar spazio e risalto allo slogan, risposta ovvia. Ma ciò aumenta l’inquietudine sia di Bersani sia nostra che lo guardiamo, e implica fra l’altro che la «Destinazione Italia» coincida col vuoto lattiginoso del finestrino: associazione quanto meno problematica.
  3. Che l’Italia sia per Bersani una «destinazione» implica che lui non ci abiti, ma debba arrivarci. E l’implicito non è certo un complimento né per lui né per il partito che rappresenta: è come dire che quei signori lì non ci «stanno dentro», all’Italia.
  4. Last but not least: negli ultimi mesi le ferrovie italiane sono state spesso al centro di polemiche, vuoi per i tagli dei treni notturni, vuoi per l’infelice campagna con cui Trenitalia ha messo persone di colore negli scompartimenti di quarta classe, vuoi per i vagoni extralusso abbandonati o le proteste contro la Tav sulla Torino-Lione e non solo. Era proprio necessario, di questi tempi, associare l’immagine di Bersani a quella, da più parti contestata, delle ferrovie italiane?

Ecco insomma l’ennesimo esempio di quella che chiamo SpotPolitik: una politica (in questo caso del Pd, ma non solo) che usa in malo modo tecniche pubblicitarie mal digerite. Piuttosto che ottenere questi risultati, meglio evitare affissioni, slogan, banner e compagnia bella, per concentrare tutti gli sforzi comunicativi verso il contatto diretto con le persone, sul territorio e in rete.

PS: questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

14 risposte a “Bersani, il treno e la «Destinazione Italia»

  1. Se la Croce Rossa smette di fare il suo mestiere, prima o poi bisogna sparare. ;-)

  2. Io credo che il PD non sappia comunicare perché – come giustamente hai detto e dimostri nel caso di SpotPolitik, ci vuole un po’ di sostanza. E il PD non ce l’ha.

    Basta pensare allo scontro che ha avuto con Perino, il leader dei no-tav, giovedì scorso a Servizio Pubblico. Bersani si è dimostrato debole su parecchi frangenti, a livello retorico, non aveva argomenti e le sue informazioni erano sbagliate. A Perino è bastato iniziare a confutare i dati che offriva Bersani per mettere in luce la posizione debole del PD.

    Cmq, è “il” TAV =P dai Giovanna che te lo debba dire io che sono straniero, suvvia! :D (scherzo, lo sbagliavo pure io all’inizio, viene naturale dire la TAV, non saprei perché)

  3. Che il PD non sappia comunicare è storia. Ma questa volta comunicano meglio di altre.
    Il riferimento al caso Tav è evidente e da lì bisogna partire per capire questa campagna.

    Il caso Tav viene cavalcato dal PD in due modi: il Tav si deve fare, chi è contro il Tav deve essere punito.
    La forza dei messaggi che Bersani sta dando in questo senso è molto più forte dei messaggi di PDL- Lega-IDV-ecc. Sta cavalcando l’onda della sicurezza. Va dietro a Napolitano, usando le sue parole e cercando di farsi “tagliare l’aria”, come un ciclista che sfrutta quello che gli sta davanti, per superarlo nel momento più opportuno.

    Le sue affermazioni sono più nette di quelle di altri: è lui che parla di terrorismo più di altri e dal momento che lui è il segretario del più grande partito di sinistra le sue parole hanno un peso doppio: sta dicendo “la sinistra non deve fare gli errori di una volta, ci vuole sicurezza”.

    Di tutte le campagne venute male, fatte del PD, questa è quella che gli è venuta bene (diciamo “meglio”).
    Come le affermazioni del suo segretario in questi giorni è indirizzata a un pubblico di destra. E’ lì che vanno presi i voti perché è lì che, nelle prossime elezioni, ci sarà l’esodo.
    O almeno ci si punta.

    ps. è vero che nel finestrino non si vede nulla, è anche vero che il finestrino è di colore bianco, il colore della velocità.

  4. Forse si può sintetizzare così:
    uno spot finto per un partito finto.
    Oppure:
    uno spot sbagliato per un partito sbagliato.

    E’ evidente a tutti – meno che ai dirigenti del PD – che quel partito non sa dialogare con gli italiani.
    Loro ritengono di avere la verità in tasca e pensano di essere tutti dei volontari missionari che portano la buona novella ai pagani da evangelizzare: la loro declamata “diversità” etico/morale, mi pare più un dogma di fede che un’evidenza di verità. Ed i dogmi di fede hanno bisogno di predicatori che predicano e di masse che si convertono (magari da un partito/chiesa ad un altro).
    Noi comuni cittadini, invece, vorremmo trovare una politica che ascolta i nostri bisogni naturali di cittadini (lavoro, servizi, educazione, progresso, civiltà) ed i nostri dieali per poterli realizzare insieme, ognuno secondo le proprie competenze.
    I predicatori, alla fine, predicano al vento.
    Le pecorelle, intanto, stanno scappando dal recinto.

    Presto arriverà Pasqua …
    … e si farà strage di agnelli.

    Pierperrone

  5. E perché lamentarsi Giovanna? Non è forse una comunicazione perfettamente onesta? Cos’altro dovrebbe desiderare di meglio il cittadino-elettore per farsi una fotografia del pensiero del PD e di Bersani? C’è tutto, ma proprio tutto in questa immagine didascalica e anche qualcosa di più.
    È arte, Giovanna.

  6. Ho pensato ironicamente la stessa cosa di Ugo… se non altro è una comunicazione “onesta”: Bersani solo, su uno scalcagnato treno (e vogliamo parlare di quel verde?), triste, solo, preoccupato e disperso nel nulla. Rappresenta esattamente il mio timore: alle prossime elezioni come farò a votare per l’ennesima volta PD? E se non voto quello, che cavolo voto?

  7. destinazione
    ESTINZIONE

    … purtroppo, se non riusciamo a inventare qualcosa di meglio e di più forte.

    Non facile, perché anche noi qui siamo divisi fra statalisti e non-statalisti, come lo è il PD.

  8. L’espressione è quella di chi è finito, a sua insaputa, su un binario morto.
    Ma l’elemento di comunicazione più interessante del PD è il marchio. Una P isolata dal resto dell’emblema, una D di Democrazia in negativo, un vuoto scavato sulla base rossa, un rametto della Domenica delle Palme, ma non quello nuovo: quello vecchio e rinsecchito posto fra il crocifisso e la foto del nonno morto. Una tristezza infinita, così come tutta la comunicazione, la grafica, gli spot e gli interventi nei dibattiti tv.
    Concordo con plv e mi chiedo perché mai li ho votati. Comunque ho smesso di farlo: la posizione tenacemente sostenuta a favore del tav mi ha fatto perdere ogni stima.

  9. Scusate questa impropria precisazione: IL TAV quando si parla di Treno ad Alta Velocità, ma spesso il riferimento è piuttosot alla LINEA ferroviaria, ad indicare i binari, vale a dire il supporto posto fra due località del mezzo in movimento e, quindi, a mio parere si può anche dire LA TAV.
    Lo scontro è così esteso che tocca anche i dettagli più marginali.

  10. Alla fine poi…dai e dai…quella povera Croce Rossa ce l’hai fatta a distruggerla :-)
    Bersani sta diventando, suo malgrado, o il testimonial di un’oscura manovra- boomerang o il simbolo un po’ maso di un partito volto al sacrificio o forse il volto di un passaggio storico molto triste per il partito che fu guidato da personaggi ( poco utilizzati nelle campagne dagli spin, non a caso) altrettanto ” tristi” ma pieni di spessore e di carisma come Togliatti e Berlinguer .
    Del resto che non sia un caso lo ricorda anche quella foto ” istantanea” dove lui, solo come un cane dentro un bar di fronte a quel boccale di birra mentre scriveva su un foglio il suo intervento, avrebbe forse voluto rappresentare l’ immagine di un PD immerso nel suo ” territorio” , semplicemente e umilmente al lavoro per il bene comune. Peccato che l’essere “solo” oggi somigli sempre più ad una parabola, un senso profondo dell’attuale situazione in cui versa il ” principale partito del centrosinistra”. Essere il principale partito nei sondaggi, ma perdere ogni occasione per dimostrarlo al paese.
    Dario

  11. Oramai, che sia del tutto meritato o no, l’immagine dei partiti nel senso classico del termine, in Italia, è talmente screpolata, ha perso talmente credito presso l’opinione pubblica che nemmeno una comunicazione assolutamente azzeccata e senza l’ombra di un errore potrebbe fare qualcosa. Questa è la mia idea…
    Ma è anche vero che se ci fosse anche la minima possibilità di fare qualcosa con la comunicazione, questi qui non fanno davvero niente per provarci. Gente, questi comunicano davvero male! Mi trovo a dirlo io che sono sempre scettico nei confronti dell esistenza di un “comunicare bene (o male)” intesi in senso assoluto.
    Mi riferisco soprattutto allo slogan che, oltre a contenere l’evidente autogol concettuale rimarcato al punto 3 del post, esprime un non messaggio; ovvero, che-senso-ha? C’è un bel giochetto interno che dice “Bersani è in treno – dove va? – destinazione Italia”…ma braaaavi lo sapete fare, cavolo Bartezzaghi è lì che invidia la vostra brillante capziosità!
    Cos’è un “I care” svuotato del contenuto…?
    Son d’accordo con chi dice che è arte. Guardate che non è niente facile comunicare senza significare…ok basta bisogna ammirarli. Ho capito.

    “Destination USA”
    hahahahahahahahaha…

  12. il pd non sa comunicare d’accordo. Ma una campagna pubblicitaria viene ideata da dei creativi. Chi c’è dietro qs campagne incompetenti? Ricordiamo che il cliente non è obbligato ad essere esperto di comunicazione. Deve essere in grado di passare un brief, certo. Ma chi è l’agenzia mi chiedo che da anni affossa il pd? pare quasi un disegno luciferino. :-)

  13. ottima analisi. senza dubbio i nostri politici (a parte, forse, nel suo stile Berlusconi) sono indietro anni luce rispetto alla comunicazione politica di altri paesi.
    senza neanche andare agli Stati Uniti, basta pensare al PS france o all’SPD tedesca!
    possibile che non riescano a pensare ed inquadrare situazioni che trasmettono una vera partecipazione?

  14. Ho visto questa campagna per la prima volta poco fa, giusto qualche minuto dopo aver visto (due volte) il trailer del documentario che avvia la campagna di Obama.
    Mi ha lasciato senza parole e soprattutto non smette di richiamarmi in testa la satira che la Guzzanti faceva di Rutelli, sul treno che provava a parlare ai cittadini e puntualmente arrivava la galleria. Ma se anche ci riuscissi, a liberarmi di questa immagine, mi resterebbe un senso di… incomprensione profonda. Sono certa che si tratti di un limite mio, ma non sono sicura di capire cosa sta comunicando. Sta provando a riposizionarsi? dove? su cosa? oppure richiama un passaggio verso altro? altro cosa? il grigio del finestrino tipo “storia infinita” che poi spunta Atreju (guarda un pò) e lo salva? Ma poi, salva chi?
    Che l’abbia vista subito dopo Obama è stata pure sfortuna, sicuramente. Certo, tra i due viaggi evocati dalle campagne si vede subito una bella differenza.

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