Blog sospeso per #terremoto

Oggi l’Emilia ha tremato di nuovo. Forte. Di fatto non aveva mai smesso, anche se le scosse erano minori. Assestamenti, si diceva, ma quello di stamattina cos’è?

Orologio della Torre di Finale Emilia

Le parole su qualunque altro tema suonano vacue. A volte anche offensive. Ma anche parlare di terremoto in parte lo è: bisogna agire. Su Twitter corre la solidarietà, ma corre pure l’idiozia di quelli che ci scherzano. «Ironia», dicono. Alla faccia.

Mentre scrivo (12:40), si contano dieci morti. E alcuni commentano: «Ma non è l’Abruzzo». Certo. Poi ci sono gli «esperti di social media» che ri-commentano (per l’ennesima volta) quanto Twitter e Facebook siano utili e veloci in caso di emergenza. Più veloci dei giornali.

Io nel frattempo ho la nausea. E non solo per le scosse.

12 risposte a “Blog sospeso per #terremoto

  1. Purtroppo, la smania di protagonismo non si ferma davanti alle sciagure. Affamati di popolarità, si corre a destra e sinistra, scrivendo qualsiasi idiozia consenta di vincere questa pietosa guerra all’ultimo tweet. Mentre le persone – quelle vere – muoiono.
    No. Non è informazione o “spirito umanitario”. Sono i famosi 15 minuti di celebrità che prometteva Warhol.
    Sulla pelle altrui.

  2. La nausea che provi è la stessa che provavo io per la bomba a brindisi e il terremoto di una settimana fa. Nausea da social network. I vip che scrivono cordoglio online, quelli che si lamentano di quelli che fanno battute per far vedere che sono seri, quelli che sono indignati per i scacciali del marketing, ecc… mah… sono strumenti, e vengono usati molto male. Bisogna stare zitti se non si sa cosa dire. (PS: le battute satiriche a volte servono però, dipende la qualità e il bersaglio che prendono, ma sì, per il momento la miglior cosa è stare zitti)

  3. E’ un po’ allucinante il fenomeno tutto recente per cui chi sente una distanza emotiva da un certo fenomeno, perchè è lontano, perchè è protetto, perchè così mamma l’ha fatto – in maniera direttamente proporzionale alla sua distanza, deve coprire con la smaccatamente falsa retorica della preoccupazione per gli altri. Io spero comunque – semplicemente che le scosse smettano. Cerco di raccogliere informazioni on line, ma non trovo gran che.

  4. Ho un’amica che vive vicino a Modena, nei luoghi delle scosse. E’ disabile. Alcune notti per la paura di essere sorpresa dalle scosse mentre dormiva e non fare in tempo a scappare ha dormito in sedia a rotelle. Non avevo mai immaginato una situazione del genere. Spero che tutto finisca presto.

  5. Approfitto per ricordare a tutti che dopo eventi eccezionali quali terremoti & sciagure varie è cosa buona e giusta non utilizzare i telefoni per comunicare urbi et orbi la propria apprensione o per soddisfare la propria voglia di pettegolezzo. Le linee di comunicazione, dopo questi eventi, servono a chi ha veramente bisogno. So che è difficile procrastinare certe emozioni, ma è importante provarci.

  6. In queste situazioni, più che le parole contano i fatti.

  7. E’ nauseante il fatto che quelle povere vittime siano state obbligate a lavorare negli stessi capannoni che hanno tremato per il terremoto di dieci giorni fa. E’ nauseante il fatto che si illudano le persone che le loro case siano sicure quando non è così. Bisognerebbe arrestarli tutti!

  8. cara Giovanna, mi pare che sia quello che Perniola ha detto qualche anno fa, “contro” la comunicazione. Aggiungo: quando diventa una nube asfissiante di parole, presenze, cartellini timbrati, guardonismo digitale.
    Tutta la mia solidarietà e il mio affetto!

  9. Per non parlare dell’imperdonabile messaggio di Groupalia su Twitter.

    http://www.ninjamarketing.it/2012/05/29/terremoto-in-italia-e-su-twitter-groupalia-ci-scherza/

    Che si vergognino e sappiano che le scuse non sono accettate.

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