#terremoto e paura. Ma quali e quante paure ci sono?

Volevo scrivere d’altro oggi, ma vivo in Emilia e dal terremoto non posso prescindere. Dopo la forte scossa di ieri sera e gli ulteriori – continui – assestamenti di questa notte e stamattina, la tensione è risalita. Si percepisce anche a Bologna, dove pure siamo (ancora) fortunati a non aver subito danni (eccessivi) a persone, edifici e cose. Penso di continuo agli sfollati nei paesi sull’epicentro, dove ho amici e conoscenti.

Poi apro i giornali e vedo che la parola «paura» sta su quasi tutte le prime pagine.

La Repubblica, 4 giugno:

Repubblica 4 giugno

Il Corriere della sera, 4 giugno:

Il Corriere della sera 4 giugno

La Stampa 4 giugno:

La Stampa 4 giugno

I giornali usano sempre la stessa parola: paura. Ma quante e quali paure ci sono, anche di fronte alla stessa esperienza? Certo non una, ma dieci, cento, mille. Forse c’è una paura diversa in ognuno di noi – pur in relazione allo stesso fenomeno – perché le emozioni sono legate alle esperienze e alla storia personale. Alcune sono assimilabili, altre meno o per nulla: certo la mia paura non ha niente a che fare con quella che provano gli abitanti della cosiddetta «zona rossa». Tanto è vero che il Mattino di Napoli lo chiama «panico», riferendosi alle persone che il sisma ha colpito più duramente.

Il Mattino di Napoli 4 giugno

E allora mi chiedo: parlare di paura aiuta a provarne meno? No, se ti limiti a usare un’unica etichetta. Che resta vuota, per chi non la vive. Ma ti annoda lo stomaco in un groviglio di emozioni confuse, se stai già provando qualcosa che ci somigli.

Poiché i media non possono che usare la semplicistica etichetta, proviamo a tentare noi una maggiore varietà. Proviamo a usarlo noi un vocabolario più ricco, perché le emozioni hanno bisogno di parole, se non per essere provate, sicuramente per essere elaborate, comprese, condivise, trasformate, superate. Perciò ecco qua: di fronte a un terremoto si può provare: timore, apprensione, preoccupazione, inquietudine, esitazione, ansia… E poi angoscia, terrore, fobia, panico… E altro, continua tu, ma specifica per ogni parola cosa significa per te. Magari l’esercizio è utile a qualcuno.

28 risposte a “#terremoto e paura. Ma quali e quante paure ci sono?

  1. Da bolognese, al momento leggera preoccupazione, ma non maggiore di quella che provo attraversando una strada fuori dalle strisce.
    Giovanna hai ragione, tanto che riesco a “simpatizzare” con gli abitanti della zona rossa ma non provo vera “empatia”.

    (Preoccupazione = fermarsi a riflettere su possibili conseguenze, forse remote, che coinvolgono me direttamente o qualcuno di caro. Attendere, drizzare le orecchie, ma non mettermi a correre senza ragione)

  2. A proposito di gestione delle emozioni negative, Wired parla di uno studio condotto sui sopravvissuti al terremoto di marzo 2011 in Giappone che evidenza che “pochi mesi dopo il sisma, si è ridotta una zona del cervello nota come corteccia orbitofrontale (Ofc) sinistra. La funzione precisa dell’Ofc non è ancora chiara, ma è noto che ha a che fare con il modo con cui reagiamo alla paura”. In sostanza, il nostro cervello cambia e quindi cambiano anche le percezioni e le emozioni.

    http://daily.wired.it/news/scienza/2012/06/04/terremoto-cambiamento-cervello-75248.html

  3. Anch’io ho i piedi al confine con l’appenino modenese, quindi sarei autorizzato ad avere paura perché una nuova crepa nell’intonaco della facciata esterna di casa mia è comparsa. Invece la cosa non mi tange e dormo sonni tranquilli, conscio di aver prima scorso per l’ennesima volta le tante probabilità di schiattare prima del tempo per mezzo di malattie e altri eventi infausti riserbati a ciascuno di noi mortali e di cui il terremoto non è certo nella top ten. Parlare di morti e feriti non è mai bello e appare sempre cinico, ciononostante i morti e i feriti sono oggettivamente pochi, comunque non tali da rappresentare motivi sufficienti per una fobia. Certamente non sottraggo alla mia vita di condannato a morte (quale definizione migliore per un essere umano?) il piacere di una notte di sonno illudendomi di ingannare la morte e il calcolo delle probabilità dormendo all’addiaccio in tenda. L’arresto cardiaco da paura fa più morti del terremoto, perciò in questi casi un sano fatalismo è d’uopo.
    Insomma cosa consiglierei ai miei vicini di casa, pur non avendo mai sentito che la paura si curi con l’udito? Penso che studiare la filosofia non mi sia servito a molto tranne a maturare quell’atarissico distacco per la morte che si declina in due frasi antipanico: Chi vuol essere lieto sia, del doman non v’è certezza, e la morte non dobbiamo temere perché quando ci siamo noi non c’è lei, e quando c’è lei non ci siamo più noi.
    Se la pianura padana non è più sicura come si credeva fino ai 5 minuti fa di un’era geologica (nemmeno un battito di ciglia di un matusalemme), si può sempre puntare sulla Micronesia, ma anche lì ci sono gli uragani e ogni tanto qualche centinaio di atolli scompare e qualche altro che prima non c’era appare. L’aspetto più curioso è che ad avere paura sono proprio coloro che per calcolo delle probabilità avrebbero oggi meno motivo ad averne in quanto hanno appena avuto il loro Terremoto mentre scometto che alle pendici del Vesuvio il sonno è quello ignaro dei bambini.

  4. Tristezza. Tristezza al pensiero di perdere ciò che ho (beni materiali e non), ma tristezza enorme al pensiero di ciò che stanno vivendo gli sfollati, che sono “dietro l’angolo”. Non so se sia empatia o semplicemente ricordi riemersi di un terremoto dell’80, in cui -purtroppo- c’ero.

  5. Ps
    Per contribuire all’elenco chiesto da Giovanna direi che la paura deriva dal non capire i logaritmi ed è dovuta al trattamento che i media riservano a Richter e alla sua scala. Questa mania di dare sempre l’unità di misura di ogni scossa buttando in prima pagina indifferentemente un grado 6, un grado 5m (coem oggi) o un grado 3 come in tutta la settimana, non può che generare paura nel momento in cui non spiega – in quanto non ha capito – che la funzione dei gradi della scala è logaritmica (3/2 su base 10). Se un povero disgraziato, già vessato personalmente da un terremoto che ha fatto vittime e danni attorno a lui, legge oggi che vi è stata una scossa di grado 5, laddove quella che ha fatto crollare campanili e capannoni era 5.9, dedurrà che oggi non siamo molto lontanti in termini di pericolosità dall’altro ieri . E invece siamo lontanissimi perché tra i due terremoti c’è una differenza energetica di circa 30 volte (ogni grado) e passare da 3 a 6 addirittura 30000!
    Il logaritmo è peggio del Babau.

  6. Ugo, certo: è tutta la settimana che in prima pagina ci sono le scosse 3.5. Ma l’unica – che io sappia – ad aver spiegato per benino la cosa che spieghi tu nel tuo ultimo commento, è stata una sismologa, ieri, intervistata da Rai News nel notiziario delle… 24:00. :-o

  7. Sento le scosse, ho anche a fianco del mio appartamento una torre medievale che — perizia di un esperto consultato ieri — potrebbe crollarci addosso con una scossa di grado 6 (30 volte più potente di una scossa di grado 5, come opportunamente precisa Ugo, grazie!).
    Ma i membri della mia famiglia e io siamo tranquillissimi, sapendo che molto probabilmente moriremo (com’è certo) o ci impoveriremo (com’è abbastanza probabile) per qualche altra causa.

    E abbiamo sempre presente che le disgrazie del terremoto emiliano sono poca cosa riguardo alle quotidiane disgrazie di altre parti del mondo, di cui quotidianamente ci importa non meno.

    Con tutto ciò, facciamo il possibile (poco o nulla) per i vicini terremotati.
    Ma il super-enfatico piagnisteo vittimistico dei mass media italiani su questo, sui suicidi, e su ogni altra occasione di insensato eccitamento emotivo del pubblico, è fastidioso, oltre che diseducativo.
    (E’ però comprensibile, dato che favorisce vendite, ascolti e introiti pubblicitari.)

  8. @Giovanna :)
    Certo che la sismologa è stata inserita nel palinsesto notturno. Altrimenti se l’intervistassero nei tg delle 20 poi come farebbero le persone a stare male, a bombarsi di ansiolitici, a nutrire paure esagerate, a stressare il parente razionale, a dormire fuori? I media sono inconsciamente sadici a fini produttivi: prima fanno gli articoli sui terremoti e poi quando il peggio è passato fanno venire gli infarti ai lettori e poi ci scrivono su altri articoli.

  9. Solo una precisazione: alle pendici del Vesuvio dormono sonni d’infante, ma sanno. Non hanno paura della calamità, che è nota, calcolabile ancorché prevedibile e quasi ineluttabile: hanno piuttosto paura di chi, evocando non importa quanto realistiche previsioni, abbia lo stregonesco potere di risvegliare il sonno vulcanico. Una paura alla volta, per cortesia.

  10. Cara Giovanna,
    sul terremoto, sulle sue cause, su cosa se ne scrive e se ne legge potremmo chiacchierare amabilmente per qualche settimana (soprattutto alla voce ‘leggende metropolitane’). Ma qui e ora volevo lasciarti un pensiero che è strettamente legato al tema che proponi della paura, e delle sue infinite sfumature. La peggiore, immagino, sia sempre quella della morte, nostra o dei nostri cari. Penso a questo mentre registro l’ansia di tantissimi che in questi giorni stanno disperatamente cercando il capro espiatorio (l’imprenditore che lesina sulla sicurezza del capannone, il sismologo che non prevede la scossa, l’azienda che vorrebbe iniettare gas nel sottosuolo). Poter individuare il colpevole fa sentire meglio. Trovare un colpevole tranquillizza, perché se la catastrofe ha un colpevole posso controllarla: posso incarcerare il colpevole, migliorare i controlli, posso fare in modo che non si ripeta. E naturalmente, talvolta è proprio così. Ma mi colpisce la nostra umanissima incapacità di accettare l’ovvia constatazione che invece altre volte no, il controllo non lo abbiamo proprio. Forse su questo servirebbe riflettere…

  11. Angoscia del non sapere di cosa e dove e quando avere paura, visto che c’è ben poco di prevedibile. E quindi ansia di scegliere se spostarsi, restare, lavorare, prendersi una pausa… Ma c’è chi non può farlo. Quindi anche tristezza.

  12. @Lucia
    ” alle pendici del Vesuvio…hanno piuttosto paura di chi, evocando non importa quanto realistiche previsioni, abbia lo stregonesco potere di risvegliare il sonno vulcanico.”
    Come chi, non sentendosi bene, non vada dal medico per timore dello “stregonesco potere” di chi potrebbe diagnosticargli un cancro.
    Paura anche umanamente comprensibile, ma non da assecondare.
    E poi: “… non importa quanto realistiche previsioni…”. Come non importa?!?
    Importa moltissimo.

  13. @Ben: ero solo tristemente ironica.

  14. @Lucia
    scusa, non avevo capito.

  15. Da bolognese, dico: molta ansia. Dovuta anche (e soprattutto) all’informazione vaga e catastrofista: non si capisce mai davvero se sia il caso di farsi prendere dal panico – mi riferisco alla situazione qui in città – o se invece possiamo dormire relativamente tranquilli, al di là dell’ovvia tristezza per i nostri “vicini di casa” sfollati.
    E’ bastato farsi un giro per i corridoi dell’università stamattina per far aumentare l’ansia in modo esponenziale: a sentir parlare la gente, sembrava dovesse crollare tutto da un momento all’altro, si indicavano strane crepe nel muro senza capire se fossero “nuove” o “vecchie”, e avanti così, nel panico generale. Capisco che in queste situazioni sia difficile prevedere come andrà o fornire dati precisi, ma un minimo di chiarezza in più non guasterebbbe (per dire, non sapevo niente della scala Richter prima di leggere il commento di Ugo… Sarò anche ignorante io, ma mi sembra significativo…)

  16. irrequietezza[ir-re-quie-téz-za] s.f.: Stato di agitazione che si manifesta con un accresciuto bisogno di muoversi, di fare qlco. o con un senso di ansietà.
    Sento il bisogno di scappare, di proteggere me stessa e chi mi sta intorno, ma anche di informarmi, sapere, conoscere: quali sono i punti più sicuri della mia città? Esiste qualcuno in grado di definire il grado di pericolosità della mia casa? Mancano persone di riferimento, manca un’educazione al pericolo e all’emergenza. Ieri dopo la scossa preparavo la borsa delle cose da portare via in caso di nottata in macchina, ma mi rendevo conto di non essere in grado di decidere cosa fosse davvero utile e cosa no. Vorrei più informazione sul “cosa fare in caso di..” e meno sui numeri di magnitudo e i sentimenti di paura!

  17. Vivendo in Sardegna, mi fa paura un’altra cosa: le alluvioni. Ognivolta che la notte vedo i lampi illuminare a giorno, so che c’è il serio rischio che accada. A differenza dei terremoti, di solito avvengono nel periodo di Ognissanti e della commemorazione dei defunti, quindi sono prevedibili!

  18. fino alla scossa di martedì era tutto relativamente sotto controllo nella mia mente…ma martedì io ero al lavoro, i miei figli a scuola…ragazzi delle superiori…ecco li si è spezzato qualcosa in me…non averli vicino, non poterli proteggere…allora la notte è diventata un momento da superare non più per dormire…poi piano piano si passa dal divano al letto e….eccone un’altra ieri sera…un po come Penelope, si tesse la tela di una tranquillità apparente e in un attimo si disfa…le mie parole sono: panico, figli, fragilità…e ho un bel da raccontarmi la mie teorie fataliste….

  19. Sensazione di caducità. Quella possibilità materiale di cadere dal quinto piano in cui abito mi fa venire in mente quella possibilità, percepita più dentro, di poter cadere comunque.

  20. Sono di Terni, quindi ricordo bene il terremoto del ’97 e la sensazione che da allora mi accompagna è l’IMPOTENZA. L’impotenza di fronte alla natura, l’impotenza perché non si è in grado di sapere se-dove-quando-quanto-come colpirà di nuovo.

  21. Ansia, se penso che a settembre andrò a studiare a Bologna…

  22. La parola stessa, TERREMOTO, è un punto su cui riflettere…Evoca , in fondo, le nostre stesse origini, l’origine dei territori in cui abitiamo: le terre si muovono, da sempre e per sempre. La Terra è viva, non può fermarsi nè essere ferma. Ma, per quanot mi riguarda, questo è un pensiero che dimentico quotidianmante nel mio moto pendalre quotidiano… Ed è davvero paradossale che non ci si pensa finchè la Terra non borbotta più forte oppure non si scuote un po’ di più. Forse, proprio perchè c’è questo ricordo lontano, ancestrale, appartenente all’evoluzione della specie, che io sento, in questi giorni, sensazioni di SMARRIMENTO fisico ed emotivo, TENSIONE, PALPITAZIONI IMPROVVISE che non si controllano (come la terra), PRECARIETA’, INCONTROLLABILITA’… Mi viene da pensare, ora, che muoversi non è sempre sinonimo di miglioramento….

  23. una donna con la valigia

    Io abito a Modena città e provo angoscia. Angoscia per non sapere che cosa dobbiamo aspettarci, se le scosse finiranno o se ce ne saranno ancora di così forti e se la mia casa reggerà. Di fronte a queste paure non c’è rassicurazione che tenga, credo, perchè nessuna scienza puó prevedere un terremoto, o la sua entità. Vorrei approfittare inoltre, se posso, di questo spazio per esprimere il mio sincero disprezzo per tutti coloro che in questi giorni hanno diffuso allarmismi di varia natura.. risparmiatevi per favore. È inutile saltar fuori tutte le volte con “io l’avevo previsto! (ma quando mai)” oppure ancor peggio: “in arrivo terremoto catastrofico al sud” ed infine: “un certo tipo di trivellazioni del sottosuolo avrebbero causato il terremoto (impossibile, dicono gli scienziati). E del “turismo fotografico” nelle zone terremotate, dulcis in fundo, vogliamo parlarne? Ecco… qua la parola potrebbe essere: “infinita tristezza”… :-(

  24. Mi hanno molto colpito i commenti degli emiliani a “Servizio Pubblico”: vogliono solo essere aiutati a RICOMINCIARE e vogliono un LAVORO. E’ da ammirare la loro perseveranza e forza.

  25. Sono da ieri a Ravenna, nella mia residenza legale, ed ero sveglio stamane alle 6.00. Questa mattina è arrivata proprio da sotto i piedi una bella scossa sotto il sedere, 5 lunghissimi secondi con casa tremante – ma tremante davvero, come non avevo mai sentito in vita mia.
    Sensazione per un razionale come me: “Quanto possono essere lunghi i secondi?”

  26. Ugo: ti ricordo che la scossa a Ravenna è stata inferiore di magnitudo e ben più corta di quelle che abbiamo sentito a Bologna, che pur non è l’epicentro… e non aggiungo altro. ;-)

  27. @Giovanna
    Ma insomma, non mi lasci nemmeno giocare per benino al solipsismo emotivo della vittima? Ma che modi sono? :)

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