Quel pasticciaccio brutto dei manifesti Pd

Non li ho ancora visti in strada, ma da qualche giorno appaiono sulla pagina Facebook del Pd nazionale (clic per ingrandire):

Accettiamo la sfida  L'Italia l'Europa la crisi

Dal punto di vista grafico, sono un’accozzaglia di rara imperizia:

  1. Marchio del Pd affogato nel rosso (dov’è finito il verde?), marginale e poco leggibile.
  2. Testi sparpagliati e disallineati, con font di diverse dimensioni e una distribuzione del maiuscolo e del grassetto che pare quasi casuale.
  3. Uso sconsiderato della bandiera italiana ai limiti del vilipendio, visto che pare tutta tagliuzzata e rattoppata. Ma ricorda anche il fascio littorio, con quel giallino che la impasta e invecchia.

Dal punto di vista dei contenuti, mi ci potrei incattivire ma non voglio, perciò mi limito a dire che i manifesti urlano troppi concetti in poco spazio, senza un filo logico, senza emozioni, senza una visione complessiva. E alla fine resta poco e niente.

Forse il Pd ha pensato che, con tutti i problemi che abbiamo, bisognasse nominarli tutti (o almeno il maggior numero possibile), in modo che ognuno trovasse il suo. E che si dovessero nominare pure un bel po’ di soluzioni. E intenzioni. E azioni. Possibili o impossibili, non importa. A breve, media e lunga scadenza. Mettici dentro più cose che puoi, devono aver detto al copy.

Essere democratici e progressisti  Il nuovo orizzonte

Tocca a noi!  Scelgano i cittadini

138 risposte a “Quel pasticciaccio brutto dei manifesti Pd

  1. Pingback: Quel pasticciaccio brutto dei manifesti Pd « metamorfosi

  2. in pratica una via di mezzo fra una lettera minatoria scritta con i ritagli di giornale e un vintagissimo recupero del tricolore in perfetto stile “Vespa” (vedi caschi e accessori)

  3. A parte che “Accettiamo la sfida” richiederebbe un portamento un po’ più orgoglioso di quello di Bersani, che al massimo sembra dire “Accettiamo la sfiga”…
    Battute a parte:
    – un poster per dire quali sono i temi centrali, ma non le proposte per questi temi (come se gli altri partiti non si interessassero al lavoro o alle riforme istituzionali o alla legalità…);
    – “la prossima sarà una legislatura che si occuperà della salvezza dell’Italia”, ma non era questo governo tecnico il salva-Italia? Il manifesto sta sanzionando il falliemento del governo Monti? “La recessione renderà sempre più tesi i rapporti tra politica, azione di governo e opinione pubblica”, e quindi? A parte che il concetto è già noto, non è una previsione per il futuro ma una realtà del presente e poteva essere espresso in maniera più chiara, ma che senso ha in un manifesto che dovrebbe proporre una soluzione al problema e non descriverlo?
    – Comunque dei manifesti propositivi ci sono. Ma sono tutti sulla questione della riforma elettorale. E tutti gli altri temi?

  4. ripenso a fassina da lerner quando cercava di convicerti che non conta la comunicazione ma l’idea.
    povra mi.

  5. Io invece apprezzo questi manifesti per la SINCERITA’ che trasmettono.
    Ovvero che anche nella prossima legislatura il PD sarà un partito confuso, ambiguo e inconcludente.

  6. Basta basta basta!
    Ma chi c’è dietro ai manifesti del PD, chi!?
    Sono brutti e sono scritti male. Ok, lasciamo stare i contenuti. Ma la forma? Sono quasi tutte nominalizzazioni, cioè trasformazioni di verbi, che esprimono movimento e azione in sostantivi che, appunto, sostano, stanno immobili, uguali a se stessi. I verbi hanno bisogno dei soggetti per stare in piedi, i sostantivi possono farne a meno. E così, dove sono le persone, nei manifesti del PD? Se “la democrazia è guardare la gente negli occhi”, allora, la “gente” tenetela per una volta in considerazione.
    “Partecipazione”, “governabilità”, “movimento”: sono parole che rendono cittadini i cittadini. Che cosa significa “mi candido per ricavare governabilità dalla partecipazione”? “La prossima sarà una legislatura che si occuperà della salvezza dell’Italia”: che cosa c’è dentro la “salvezza”?
    Ci sono le persone, accidenti, il lavoro, i bambini che vanno a scuola, le donne che si spaccano in quattro per far quadrare tutto, ci siamo noi! Guardateci in faccia, parlate a noi, non a voi stessi.

  7. Cara prof.,
    mi sarei aspettatato da te una maggiore attenzione.
    Perchè questi manifesti sono la posizione del PD espressa dall’ultima Direzione nazionale del partito (c’è scritto).
    Quindi i testi non sono altro la mozione di Bersani votata.
    Ormai sembrate tutti ossessivamente convulsivi nello scagliarvi sempre e comunque contro il PD. Pace alla sua anima.
    Per quanto riguarda la grafica ognuno vede quello che vuole. Io pensa un pò, non avevo visto un fascio littorio ma un pugno alzato. Per fortuna che mi avete riportato alla realtà.
    Ti voglio bene.
    Tuo,
    Giacomo

  8. Non sono un esperto come te, ma sono invero dei manifesti bruttissimi.

  9. Inguardabili. E illeggibili. Deve averli preparati un ragazzino delle elementari alle prime esperienze con i collage.

  10. Scusate, ma non riesco a non trattenere le parole, perchè mi piace ascoltare le opinioni ma non ammetto la superbia quando non si conoscono certe cose, e in questo caso le regole grafiche.

    Il logo del PD è posto in alto a destra, e secondo le leggi della percezione è il posto di maggior rilievo essendo il punto più alto della diagonale obliqua da destra verso sinistra, che è la diagonale che dà l’idea dell’ascesa ( Kandinskij)

    I testi sono posti secondo una griglia geometrica ben precisa, che chiaramente a chi non ha conoscenze di basic design non apparirà chiara per via delle linee della bandiera di sfondo (d’altronde non si può lasciare la griglia di progetto sotto al manifesto solo per rendere chiaro al pubblico “comune” che esiste una regola .. è come dover scoprire i chip del telefonino per far apparire chiaro che dentro c’è un meccanismo che permette al telefonino di funzionare!)

    Inoltre, mi chiedo, come può essere vilipendio scomporre la bandiera italiana all’interno di un manifesto grafico. Allora Rodcenko cos’era, un sovversivo?

    Capisco che magari non siate d’accordo sul come stia andando la politica, però sarebbe meglio avere l’umiltà di non giudicare ciò che non si conosce.

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  12. che articolo idiota, tanto quanto i commenti.
    si vede che di grafica non capite niente.

  13. Non li avevo ancora visti. Li trovo agghiaccianti e spaventosamente vintage: davvero quello è un fascio littorio, non ci sono dubbi. Se ne è reso conto il “grafico” che ha impaginato? Bersani ha davvero avallato questa comunicazione? O hanno fatto i manifesti in casa, che tanto i laureati in comunicazione non servono a niente !? :) Chiedo scusa per lo sfogo, ma…

  14. si però spieghiamoli meglio perché se è vero com’è vero che sono brutterrimi, per quanto riguarda i contenuti credo che si sia scelto la strada di dare una forma grafica (brutta) ad una serie di concetti che non sono altro che estrapolazioni da un discorso, di Bersani, fatto alla Direzione nazionale di venerdì. i cartelli, immagino al solo uso facebook, riportano pezzi di quel discorso che ovviamente aveva un’altra cornice. Ora non che questa sia una giustificazione, ma su chi aveva già ascoltato il discorso (pochi forse) hanno funzionato da “tag” per chi il discorso non l’ha seguito,avrebbero dovuto smuovere la curiosità a grandi linee, ma dubito che l’abbiano fatto. Esperimento da cassare. ma non diamo la colpa al PD, diamo la colpa al 50% all’agenzia che se n’è occupata…

  15. quel “Tocca a noi!” insieme alla grafica da fascista tricolor è esilarante. il PD è un partito troll, non c’è altra spiegazione

  16. ok adesso ci sono i video che si riferiscono sempre a qual discorso ma almeno ritrovano una qualche giustificazione grafica (fascio a parte) recuperano il logo:

  17. (avevo scritto un commento prima, Giovanna, ma me l’ha messo in moderazione. boh)

  18. Grafica fascista? Bandiera vituperata? Credo che la professoressa si sia confusa scambiando il PCI col Mussolini. Ma li conosce i manifesti storici? Sa cosa vuol dire, graficamente parlando, “gerarchia della informazione” ?

  19. Non riesco a capire perché ci si ostini a guardare al PD come a un partito che se fosse appena appena un tantino diverso prenderebbe il nostro voto. È come chi si ostinasse a negarsi il divorzio da una vita restando assieme a un coniuge brutto, stupido e infedele con l’alibi speranzoso di chi affermi che quando lo si è sposato ci appariva bello, intelligente e affidabile e perciò si continua ad attendere, beckettianamente.
    Il PD non ha mai azzeccato una campagna pubblicitaria ed è giusto che lo si ringrazi di cuore per questo. Nell’eterna querelle della relazione tra forma e contenuto il PD è uno dei pochi casi in cui all’una corrisponde perfettamente l’altro. Non c’è mai ambiguità, dubbio, equivoco. L’orrore comunicativo corrisponde sempre all’errore sostanziale. Quindi cosa c’è di meglio per l’elettore che avere questi manifesti sott’occhio? Il PD non inganna mai il suo elettore e non ne sarebbe nemmeno in grado in quanto il Pd fa di tutto per comunicare a ciascuno la propria impotenza. La pubblicità è per lui la versione laica della confessione, retoricamente sempre una captatio malevolentiae che riabilità l’arte dello spot smentendo chi ne parli sistematicamente male. Il PD è un cubismo al contrario: in lui si annulla il concetto di prospettiva in quanto da qualunque lato lo si guardi mostra sempre la stessa faccia, quella di un partito ossessionato dall’idea di volersi migliore sospettandosi peggiore. Come quel paziente che decise di andare dallo psicologo:” Dottore, dottore, sono disperato: credo di avere dei complessi d’inferiorità”. E lui: “Guardi, studieremo il caso”. Dopo qualche seduta il dottore decide di chiamare il paziente: “Senta, le assicuro nel modo più assoluto che lei non soffre di alcun complesso d’inferiorità. Lei è davvero inferiore”.

  20. @Giagina: mi pare molto evidente che una cosa sia un manifesto, altra un video. Hai presente l’effetto bollino?

  21. Dopo il commento di Ugo, qualsiasi altro mi sembrerebbe ridondante. Mi ha permesso di comprendere le mie idee, con cui oggi sono più che mai d’accordo. Grazie, Ugo!

  22. Non capisco questo modus della critica blanda, l’hipsterismo imperante del designer non riuscito è che se un lavoro non è suo allora è merda. Come si può parlare di vilipendio, caratura randomica e impaginazione impropria. Impostazione fascista poi, ma che diamine, ma li avete presenti i manifesti fascisti? Mah… lo studio che ha curato la comunicazione per questa carrellata di manifesti s’è già espresso in merito a queste critiche, ampiamente e meglio, io non ho nulla da aggiungere, però vorrei chiedere a voi, per amore del dialogo eh, mi fate degli esempi calzanti delle accuse mosse? Citate un testo, una fonte, qualcosa che qualifica questo lavoro come mal fatto?

  23. Quando arriverete a scrivere che questi manifesti sono acerbi come l’uva della famosa favola di Esopo avrete raggiunto il top , dai insistete un po’ e ci riuscirete!

  24. Il manifesto non è poi così male, poi voi siete ossessionati dal fascismo, però a parte tutto è vero che sono totalmente incasinati, confusi e complicati.
    Peggio, sembra quasi siano stati fatti per chi già vota il pd. Il PD sta per diventare un nuovo partito marxista-leninista praticamente.

  25. penso che la competenza grafica alla base di questo post sia da criticare utilizzando delle grida (il mezzo non lo consente ma immaginatelo).

    “1Marchio del Pd affogato nel rosso (dov’è finito il verde?), marginale e poco leggibile.”
    -si chiama declinazione, esistono anche versioni monocolore del logo…
    e non è detto poi che il logo debba essere enorme.

    “2Testi sparpagliati e disallineati, con font di diverse dimensioni e una distribuzione del maiuscolo e del grassetto che pare quasi casuale.”
    – si chiama gerarchia delle informazioni, ognuno alla fin fine può farla anche come vuole, in ogni caso rispetto al blocco di testo compatto questo trattamento consente di farsi delle idee e ragionare, capire, criticare (il contenuto).

    “3Uso sconsiderato della bandiera italiana ai limiti del vilipendio, visto che pare tutta tagliuzzata e rattoppata. Ma ricorda anche il fascio littorio, con quel giallino che la impasta e invecchia.”
    -si chiama trattamento delle immagini, si chiama interpretazione. non stanno lavorando per un istituzione statale, e quindi non devono essere soggetti a nessun tipo di vincolo. Portatemi se esiste tra l’altro una precisa indicazione colore (tecnica) sul tricolore.
    rattoppare e tagliuzzare (che tra l’altro non vedo assolutamente) potrebbero anche significare ricostruire, cucire, ammettere gli errori e riparare.

    Ad ogni modo una critica così superficiale mi sembra rasenti il limite del dilettantismo, e me ne dispiaccio da studente di laurea di secondo livello in grafica.

    A volte si può anche leggere e non solo guardare le figure, sicuramente c’è più da criticare nel contenuto che non nella forma. almeno una volta.

  26. @Riccardo Fasti Onorato:
    1 -“Il logo del PD è posto in alto a destra, e secondo le leggi della percezione è il posto di maggior rilievo ” , un solo problema quello NON è il logo PD. e così sfondato sul rosso permettimi ma è visibile quanto una manciata di neve in un secchio di latte.
    2 – “I testi sono posti secondo una griglia geometrica ben precisa, che chiaramente a chi non ha conoscenze di basic design non apparirà chiara” oddio scusa tanto ci era sfuggito che il target di riferimento dovesse avere un master in basic design, che sciocchini che siamo, noi pensavamo alla signora Maria di Voghera e al signor Attilio di Parma classe 1930….sai uno che magari il fascio l’ha visto da vicino e lo sa riconoscere ma che non ha mai sentito parlare di Rodcenko. Che sculo, però vota. Pensa un po’.
    3 – “Inoltre, mi chiedo, come può essere vilipendio scomporre la bandiera italiana all’interno di un manifesto grafico” e io mi chiedo che bisogno c’era di mettere la bandiera italiana per scomporla a mo di fascio (complimenti per la coerenza anche nei video)

    Andate avanti così che andate bene.

  27. Analisi impeccabile.

  28. @Martino io so perfettamente cos’è l’effetto bollino, so anche che che un logo è sacro e francamente sacrificare il logo per quel cesso di grafica è un delitto. Conosci una cosa che si chiama “opportunità”? per variare un logo ci deve essere una motivazione veramente grossa e soprattutto non lo si varia MAI se lo si peggiora come visibilità. Ma tu credi che sulle schede elettorali ci metteranno la grafica del fascio o il logo del PD? Ma io non so veramente come ragionate.

  29. @Giagina il tuo populismo può mascherare la tua incompentenza in termini di design grafico. Certo però che sei parecchio petulante e insisti dove c’è il nulla. Coma la storia del fascio lol. Dai andiamo a vedere i simboli nazisti nei film di Walt Disney! Poi mi ricordi tanto il critico cinematografico di Sogni d’Oro di Nanni Moretti…un pastore abruzzese…un bracciante lucano…una casalinga di voghera… : ) come troll devi impegnarti di più

  30. Bene o male purché se ne parli, e questi manifesti hanno sicuramente colto nel segno se l’obiettivo era questo.

    La prof. è stata generosa perché non si è addentrata nel vero e terribile tallone di Achille che emerge (e che già si sospettava..): non hanno più idea di come parlare alla gente ma neppure di COSA la gente ha bisogno.

    Mi candiderò dentro a quel percorso? generiche carovane? Rendita di posizione? Ricavare governabilità??? Csx di Governo? Pulsioni regressive e populiste???

    bah….

    (da Gad Lerner è stato dimostrato: i politici sono assolutamente infastiditi e non accettano alcun consiglio da chi ha più competenza di loro, arroccati nella loro posizione di onniscienza)

  31. “Partiti di un csx” è la perla assoluta! Contro l’extremedx.

  32. @Martino guarda come grafico ti devi impegnare di più. I troll li tirate fuori solo quando vi accorgete di aver fatto una cazzata. Avete studiato , bene. Forse era meglio se restavate nell’ignoranza perché se i risultati son questi, diocenescampi.

  33. @Giagina : se stai cercando di fare l’accademica non ci stai riuscendo , se stai cercando di fare l’erudita non ci stai riuscendo , se stai cercando di fare l’interpretativa non ci stai riuscendo. chiarisciti le idee e lo scopo , poi ritenta.

  34. @Giagina accuse ad personam : ) Non ho partecipato in alcun modo al design di questi manifesti, né conosco le persone che lo hanno fatto e né conosco i politicanti che ci sono dietro. Sono solo un laureato all’ISIA di Urbino che se la ride a leggere commenti mai precisi e sempre critici. Nella e dalla tua ignoranza, in pochi ti possono salvare se non te stessa. A patto che tu non sia un troll : D

  35. Caro Alessandro e/o chi per lui tu invece stai riuscendo benissimo a non fare un lavoro efficace. Complimerda vivissimi.

  36. @caro Sanguedolce il fatto che tu sia un laureato Isia di Urbino dovrebbe automaticamente fare di te un “esperto”. Non sai niente di me, io e te su questo blog potremmo essere troll uguali, oppure io potrei essere laureata a Urbino come te e comunque beh non so chi ti abbia laureato ma forse mancavi alla lezione su “tenere presente lo scopo del lavoro che ti è stato richiesto”, quelle “cose” uscite a cosa dovrebbero servire? A chi son rivolte? Te lo sei chiesto? Hanno soddisfatto il Cliente? Hanno raggiunto lo scopo? Sono piaciute? Sono state richieste variazioni? Se Sì, perché? No non te lo sei chiesto, figuriamoci.

  37. Inizio proprio a pensare che Giagina sia Smile.It Is Free. Stesso modus operandi (a partire dall’avatar di gravatar) e critiche ad personam. Interessante vedere come si vuole influenzare la gente con questi mezzucci…

  38. mi dispiace se i signori grafici si sono sentiti punti nell’orgoglio, ma per quante finezze possano nascondersi in un qualsiasi prodotto di comunicazione, sono tutte perfettamente inutili (o dannose, come in questo caso) se non riescono a dare in poco tempo l’impressione giusta.

    E l’impressione che danno questi manifesti a un primo sguardo è proprio di un’accozzaglia disordinata, un vecchio collage assemblato per di più con carte giallastre, che sanno di muffa.

    Poi magari noi non capiremo l’arte, ma fino a prova contraria un manifesto non è un quadro espressionista e la regola numero uno della comunicazione è che la responsabilità di farsi capire è sempre e comunque di chi crea il messaggio.

    Se non vi sta bene fate i poeti ermetici o i pittori astratti. E che diamine.

  39. Questi manifesti sono agghiaccianti, per tutti i motivi elencati da Giovanna e per tanti altri ancora.
    Altrettanto agghiaccianti – forse ancora di più – sono le reazioni scomposte e saccenti di chi invece li difende.
    Ma sono proprio necessari questi toni?

  40. sei di una agenzia rivale ai tipi del manifesto, è tutto chiaro. Almeno non è palese incompetenza la tua : ) Dicci se però è invidia

  41. Mi pare un tentativo, più o meno riuscito, a seconda dei gusti, di rimettere la comunicazione politica dove le compete, cioè lontano dai toni pubblicitari e dalle insegne da centro commerciale.

    Sulla bandiera le critiche mi sembrano stupide.
    È un’interpretazione alta di ciò che la bandiera può diventare.

  42. Mamma mia…quanto pressapochismo in questa analisi. Quanta arroganza nelle risposte. Qua c’è puzza di fascio, concordo…ma nel cervello di chi scrive. Mamma mia…veramente. Prima di criticare, connettete il cervello una decina di minuti, per piacere…mi intristisce molto che sia un’insegnante a scrivere così tante idiozie, non oso immaginare cosa trasmetterà agli studenti. Purtroppo di gente così ne ho vista tanta in università…lo trovano un luogo accogliente e stimolante in cui fossilizzarsi e succhiare sangue. Gran Peccato.

  43. Tante critiche, forse troppo teoriche, forse troppo poco a fuoco sul reale. A me i manifesti ricordano i tempi d’oro della sinistra. Fatti concreti e comunicazione schietta. Le campagne precedenti…..brrrr….mamma mia

  44. Non ho letto tutti i commenti e quelli che ho letto non li ho letti interamente: capita di annoiarsi.
    Ho però voglia di dire qualcosa, anche se con questa gran fesseria fatta dal PD (video compresi, sì Giagina li ho visti) c’entra poco, quindi vado per punti:
    • netiquette: all’interno di un blog si può dire qualsiasi cosa, basta solo saperlo fare con garbo ed educazione.
    • i nick o l’anonimato sono insopportabili, a meno che non si debba denunciare uno stupro, un atto di pedofilia, un omicidio o peggio
    (c’è di peggio?) se no si corre il rischio di incappare negli anonimati/noti
    (v. Bad Avenue – D.D.).
    E torniamo a noi, cioè a questa oscenità post-moderno-fascio della comunicazione PD. Qui mi ripeto – adoro citare me stesso -: chi ha commissionato il tutto? Chi l’ha approvato?
    È evidente che un briefing è stato dato (azz!).
    Ultima cosa: avrei un recente scritto da consigliare, ma qui non posso.
    Saluti, young guns! :)
    Benni

  45. @ Sanguedolce clap clap clap hai scoperto l’acqua calda, ma non sei stato attento BEEEENG, fallo, penalità. dopo un paio di commenti avverto Giovanna che mi ha messo in moderazione e come vedi UHUHUHUH hai notato l’icona uguale, CHE ARGUME!

    Guarda i mezzucci sono quelli che state tentando di far passare come visual , io non devo tentare di far cambiare opinione a nessuno, la vera domanda è se quelle infografiche potranno mai far cambiare opinione qualcuno e a quanto vedo si, IN PEGGIO.

    Fossi del PD chiederei i danni e manco li pagherei per manifesta incapacità, anzi proprio per sabotaggio. AH! la responsabilità civile dei grafici ci vorrebbe come per le assicurazioni auto.

  46. ce ne sono altri? avete chiamato tutto il club del videogioco cazzaro? NO avvertiteci quando sono finiti i bimbominkia.

  47. @Giagina: quelle non sono infografiche, sai cosa è un’infografica?
    Altrimenti stiamo veramente perdendo tempo. Se non sappiamo ciò di cui stiamo parlando, dovremmo stare zitti.

  48. bene allora dillo a chi le ha spacciate per infografiche al Cliente. Forse manco lui sa cosa sono. Possibile. Anzi, certo.

  49. Giagina, dov’è che sarebbero le infografiche, di grazia? Forse dovresti prima studiare, e poi parlare.

    Io di fasci non ne vedo, ma se per voi qualsiasi rettangolo verticale lo è, forse il vostro immaginario è distorto.

  50. @Giagina continua a parlare per te che io parlo solo e sempre per me. I problemi che hai con chi a fatto i manifesti cerca di risolverli con loro: a quattrocchi, su facebook o su un altro posto della rete. Qui cerchiamo di fare una discussione di GRAFICA. E visto che non sai manco che è na infografica….autoescluditi : D

  51. Giagina, quindi tu sei insider, se sai queste cose :)

  52. Tutto molto chiaro, Giagina è all’interno dell’ufficio comunicazione del Piddì e forse ha preso male che l’incarico non sia stato affidato ai suoi amici di sempre, dei quali potremo ricordare le “memorabili” campagne viste in passato. Fatte di slogan, ritratti, caratteri tipografici “stretchati” (per la quale Giovanna Cosenza, nota esperta di font, si sarà sicuramente schifata), e poca sostanza.

  53. No cari bimbiminkia, qui non si discute di grafica, qui si discute di un lavoro, la grafica ve la fate per i cazzi vostri per svago. Qui c’è un Cliente, c’è un obiettivo, ci sono dei soldi ci deve essere soddisfazione. Se non c’è avete toppato. Punto.

    Io sono all’interno del mio ufficio.

  54. @Giovanna Cosenza: parliamo un po’ di grafica o di altro? C’è chi pensa che la comunicazione, politica e non ai giorni d’oggi non passi attraverso il medium che si utilizza. Il mezzo è (anche) il messaggio, mi hanno insegnato. Clienti, obiettivi, soldi, se qualcuno viene dal mondo dell’ingegneria non potrà capire a pieno come si fa della buona comunicazione. Anche grafica.
    @Everyone: ignorate il troll Giagina, l’unico che dall’inizio del post risponde a chiunque faccia una critica positiva

  55. Questi toni mi pare di conoscerli “Giagina”, e credo di conoscere una sola persona (dentro il suo ufficio) che riuscirebbe a definire i poster o i video in questione “infografiche”. (sbagliando).

    La stessa persona che per educazione e rispetto ho evitato di riprendere al telefono, giorni fa, mentre definiva questo lavoro, appunto, infografiche.

    Detto ciò, mi presento, io sono Alessandro Tartaglia, designer e docente di design della comunicazione. Sono uno dei designer che lavorano per il Partito Democratico, e rappresento FF3300, un piccolo studio pugliese.

    Ho seguito tutta la conversazione, ho letto tutti i commenti.
    Non mi interessa, in questa sede, esprimere valutazioni di alcun genere, anche perché ho affrontato la questione nell’articolo che qualcuno citava poco più su, sul blog di FF3300.

    Volevo solo farvi riflettere su una cosa:
    Ogni volta che nasce un progetto, qualunque esso sia, succede qualcosa di straordinario, è come una vita, una piccola vita, che prende forma. Spesso i nostri istinti, e la grammatica culturale, anche in modo latente, ci spingono ad essere respingenti e diffidenti del nuovo.
    Credo che oggi, invece, lo spirito del tempo ci chieda di dare una possibilità al nuovo, provare a vedere cosa succede quando lo si lascia crescere, sbagliare, evolvere.

    I metodi adottati fino ad ora sono stati fallimentari.
    Se affrontiamo i tentativi di cambiamento con lo spirito che ho visto oggi qui, dubito che riusciremo a visualizzare una strada nuova.
    L’innovazione ha bisogno di coraggio, di passione, e di ricerca.
    Chi ci conosce sa che non lesiniamo in nessuna di queste cose.

    Buonanotte.
    Giagina, ci vediamo presto.

    Alessandro Tartaglia
    http://www.ff3300.com

  56. sconforto, totale

  57. Non sono un grafico, ne` un poltico, solo un ex-votante. Immagino di ricevere sulla mia email un questionario per valutare questa campagna. Si puo` fare, no?
    Allora dico le mie reazioni in poche parole, sapendo che dall` altra parte ci sara` qualcuno, con esperienza sia grafica che politica, che raccogliera` queste info, le aggreghera`, e magari aggiustera` il tiro su una seconda campagna ravvicinata (magari su FB, PRIMA di andare in strada). Ci siamo fino a qui?
    Reazioni emotive-politiche:
    Bersani come Berlinguer, colore giallo anticato, libri e manifesti anni`70, odore di passato, vecchio militante con pipa e ritagli di giornale. Berlinguer. Dove sono le donne? Un programma poco chiaro, compagni, non leggiamo la relazione al comitato centrale, vogliamo sapere come e dove finira` la crisi. Che bello, non ci sono piu` i faccioni 6*3 m. Ma Bersani parla da qualche parte in questi giorni? Possiamo leggere il programma in bacheca?
    Reazioni alla grafica:
    Un po` confusa (si puo` dire o vi offendete?).
    Pace

  58. @ beh sanguedolce però critica positiva è un po’ un ossimoro. Critica positiva è elogio. E qui non stiamo a fare il santino a Tartaglia. Forse ti è sfuggito che il post di Giovanna (l’unica casomai titolata dire cosa fare e non fare nel suo blog) era critico e manco un po’ positivo. Che vogliamo fare? La cacciamo dal SUO blog?

  59. @ Giagina: ricorda, quando ti esprimi, che non stai parlando a tua madre o tua sorella, grazie.

  60. Finalmente un tentativo onesto che cerca di spostare il design della comunicazione politica fuori dai soliti tracciati del marketing e della comunicazione aziendale; non crea facili consensi attraverso volti di politici ammiccanti, immagini preconfezionate e simboli ormai depoliticizzati, ma apre spazi di dialogo, di dibattito e di scontro.
    Non si può parlare di comunicazione politica in termini di obiettivi e di risultati raggiunti, non più. Il modo in cui è stata affrontata questa disciplina negli ultimi vent’anni rispecchia perfettamente la visione tipicamente italica, privatista e populista della gestione della cosa pubblica che hanno avuto i partiti politici.
    Le critiche formali al manifesto, alla composizione del testo piuttosto che all’utilizzo del tricolore declinato in una nuova accezione, lasciano il tempo che trovano e a mio avviso non sono condivisibili.

  61. Ora, io non insegno semiotica, e non mi occupo di comunicazione e/o marketing. Quindi magari certi concetti tipo “declinazione”, “logo”, “gerarchia della informazione” eccetera non li conosco e non li padroneggio, quindi scusate se magari non mi esprimerò proprio con il linguaggio richiesto per la materia.
    Però, così, a una prima, rapida occhiata, direi che come manifesti fanno cacare.

  62. A prescindere dalla interpretazione dei contenuti, la forma è qualcosa che non ci si aspetta. È anche ora di osare, speriamo che il PD lo capisca e continui su questa strada. Anche l’occhio vuole la sua parte e mi pare che l’abbia avuta stavolta, basta cercare dietrologie e andare dietro alle scie chimiche! Non è possibile stare a criticare il PD a prescindere, chi ci rimane poi? facciamo alla Grillo?

  63. Molti commenti interessanti da parte di designer e pubblicitari, comunque dai toni chiaramente parte in causa.
    C’è chi come pezza ha utilizzato Kandinsky, chi la propria laurea ad Urbino e chi è giunto a vedere nella critica la volpe e l’uva. Cari professionisti, un paio di regolette da mandare a memoria.
    1) Chi fa i manifesti non li commenta. Andare a spiegare la genesi e le ragioni delle proprie scelte semiotiche è il massimo del patetico, come chi voglia spiegare l’ironia di una battuta a una platea che non ha riso.
    2) Non si può usare violenza contro la soggettività dell’altro opponendovi la propria e confondendo il de gustibus con l’onfalocentrismo.
    Le critiche sollevate da Cosenza sono purtroppo consistenti. Dirò di più: se c’è un difetto nelle sue osservazioni è quello di lasciar trasparire un certo qual dolore personale per un partito che sbaglia tutto eppure lo si vorrebbe aiutare. Troppo buona la Cosenza: il PD è stato chiaramente per anni nelle sue simpatie. Un amante mai all’altezza, un marito non presente, un amico marinaio, un socio minusvalente.
    Il vilipendio alla bandiera poi non solo è presentein questi manifesti ma è ancor più grave per un partito che non perde occasione per ricordare ilproprio rapporto ieratico con la Costituzione. Quel testo che all’articolo 12 sancisce perentoriamente un tricolore “verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”.
    Tirare fuori Rodcenko vuol dire darsi beatamente la zappa sui piedi, stabilendo che se per apprezzare il manifesto del Pd sono invitato a scomodare le categorie dell’arte allora la pochezza di queste composizioni grafiche si fa autentico delitto.
    A onor del vero la parentela tra propaganda del PD e arte non è del tutto peregrina: entrambi sono infatti roba da museo.

  64. Povero PD.
    Poveri Designer.
    Povera Giagina.

  65. Non mi spiego il motivo per cui invece di produrre una discussione critica ci si limiti ad esprimere i propri gusti senza un minimo di educazione e moralità. È facile parlare in rete, specialmente se qui l’unica persona che si è esposta e si assume le sue responsabilità è Giovanna C. che avrà modo di motivare le sue obiezioni.

    Giovanna aspettiamo un tuo commento finale!

  66. Grazie Giovanna, grazie Ugo. Ci sarebbe molto da dire, innanzi tutto sui tanti, troppi, commenti degli addetti ai lavori, battibecchi personali da fare al bar (ci sono anche colleghi che potrebbero parlarsi di persona e, invece, si scrivono: ridicolo), ma non ho tempo e voglia di litigare per un soggetto perfettamente inutile. Perché questi manifesti se hanno una qualità e proprio quella della inutilità. Sono totalmente inutili: lo sono per l’affollamento e la sovrapposizione dei messaggi, lo sarebbero anche se fossero l’unico messaggio appiccicato ai muri. Dovrebbero convincermi? Non lo fanno. Dovrebbero dirmi cosa il pd ha in mente di fare? Non lo fanno. Dovrebbero farmi vedere la luce in fondo al tunnel? Non lo fanno.
    E se questo partito parlasse di programmi? Se dicesse, invece di tante cose appiccicaticce, una sola cosa chiara – con una grafica chiara- per volta? Se parlasse di futuro, di giovani, di lavoro?.

  67. @ sto parlando all’osteria dei terroni? ambeh.
    @ caro Alessandro Tartaglia dubito che mai ci incontreremo Tantomeno al PD, visto che vivo e lavoro proprio da tutt’altra parte.

    e non vogliamo dire pure Povero Marco? Si dai

  68. L’Osteria dei Terroni è un mio vecchio nickname fake che svolazza occasionalmente su Gravatar; purtroppo, dall’iPhone non ha evidentemente postato sotto il mio nome e cognome, dato che io uso firmarmi, a differenza tua. E lo ripeto da “Gianvito Fanelli”: non stai parlando con tua madre o tua sorella, quindi modera il linguaggio, e studia un po’ la definizione di infografica.

  69. Pingback: La nuova campagna del PD: se la realtà non si adegua all’idea, peggio per la realtà | PANICO DEMOCRATICO

  70. Pingback: La nuova campagna del PD e dei suoi limiti. Politici. « cose che consumo e non voglio dimenticare

  71. che sfortuna quando uno gioca coi fake, ma pensa.
    E, quindi, tu saresti Gianvito Fanelli e perché non magari Marco Poliedri, o Giorgio Carlucci, Giorgio Carlucci ti starebbe benissimo.
    Ancora qua siete, ai nomi e cognomi e io mi firmo e tu no. E meno male che siete nativi digitali.

  72. Non commento gli aspetti grafici, non ho competenza. Da semplice ‘consumatore’ li trovo orrendi.
    Ma il contenuto è perfino peggio. Frasi incomprensibili e, come è stato notato, un diluvio di nominalizzazioni: temi generici, sulla cui importanza (quando si capiscono) nessuno potrebbe obiettare.
    Mancano indicazioni di direzioni da seguire, in alternativa a possibili altre.
    Un aspetto positivo, non so quanto voluto: non dando nessuna indicazione, non si corre il rischio di dare indicazioni sbagliate. ;-)

    Si potrebbe tranquillamente dire “peggio per loro” e metterci una pietra sopra. Ma non si vedono alternative migliori, a sinistra, al centro o a destra, per il poco che valgano nella situazione attuale queste etichette.

  73. Se ci sarà un partito con Irene Tinagli candidata premier e Alberto Bisin all’Economia, lo voterò, quale che sia la grafica. ;-)

  74. Vorrei si appendesse un cartello su questo post: vietato ai grafici.
    Non possono capirlo. Perdonali Bruno non sanno quello che dicono.

    Un consiglio a tutti gli amici grafici: studiate di più e meglio.

  75. Ps
    @Alessio D’Ellena scrive: “Portatemi se esiste tra l’altro una precisa indicazione colore (tecnica) sul tricolore.”
    Purtroppo per lei i colori della bandiera italiana sono stati oggetto di codificazione legislativa, la cui revisione più recente è il DDL 174 pubblicato in Gazzetta nel 2006. Entrando nel dettaglio si usa lo standard Pantone e livelli sono i seguenti:
    Verde: Pantone tessile 17-6153 TCX (Fern Green); Bianco: Pantone tessile 11-0601 TCX (Bright White); Rosso: Pantone tessile 18-1662 TCX (Scarlet Red).
    Perciò anche la scelta del bianchino fascio è inopportuna e ricade tecnicamente nel vilipendio.
    Quanto all’uscita per cui i pubblicitari del PD “non stanno lavorando per un istituzione statale, e quindi non devono essere soggetti a nessun tipo di vincolo”, lascio lei a mo’ di punizione la riflessione sulla emerita sciocchezza che ha scritto.

  76. Sono d’accordo sul fatto che nel tema grafico riecheggia un certo riferimento alla pubblicistica fascista. È una questione di sensazioni, non c’è bisogno di andare troppo nel profondo nell’analisi delle linee, delle forme, dei titoli, delle proporzioni etc.
    Facendo un passo avanti…posto che questa cosa sia vera e sia anche voluta, non sarebbe meglio chiedersi il perché di questa scelta? La questione sarebbe interessante perché si intravedono almeno due possibili soluzioni:
    1- Si giudica questa soluzione come l’ottimo SOLO dal punto di vista grafico (coscienti però del riferimento).
    2 – La scelta grafica non è risolta in se stessa e in realtà corrisponde all’ennesimo caso di passiva imitazione da parte della sinistra dei temi (grafici, sociali e chi più ne ha più ne metta) della destra (ok sinistra e destra non esistono più va bene è solo per capirsi)…quindi ciò di cui si è già ampiamente e saggiamente parlato…”Non pensare all’elefante” etc.

    Sarebbe interessante iniziare a fare passi avanti in questa direzione, quindi informarsi su CHI materialmente e idealmente realizza queste campagne, perché fa certe scelte anziché altre, capire per studiarne l’intentio auctoris.
    Ci vorrebbe insomma un’inchiesta fatta come si deve, ma non per essere polemici ad oltranza e distruttivi per inerzia…sarebbe bene iniziare a lavorare affinché in questo paese la cultura della comunicazione cominci a passare come obbiettivo serio verso cui puntare. Lo so è difficile, quasi impossibile viste le premesse ma sappiamo bene che quando i blocchi mentali diffusi rappresentano dei paradossi (lo è che non ci sia cultura della comunicazione nell’epoca della comunicazione) vengono spesso superati da un cambiamento deciso e repentino. D’altronde oramai lo sappiamo come funziona, che sia giusto o sbagliato basta che una tematica finisca nell’agenda mediatica e almeno il primo passo è fatto.
    Bisogna porsi nell’ottica di comunicare bene la necessità di una cultura della comunicazione. E non è solo un gioco di parole.

  77. Ci sono un po’ di cose surreali in questa discussione.

    Sicuramente è surreale che si invochi il vilipendio alla bandiera per aver scelto dei colori non corrispondenti a quelle della Gazzetta Ufficiale, in secundis è surreale dire che quei colori sono fascisti, come se non fosse facile ritrovarle nelle tessere del PCI del dopoguerra (ma anche sulla tessera del PRC del 2009).

    Ma la palma del surreale la vince quello che dice “Bersani come Berlinguer”… ma magari…

  78. Sapete come si fa la grafica? Sfogliando gli annual. Si cerca ispirazione, si trova qualcosa che colpisca l’attenzione del “creativo”, il quale si dice: “se l’ho notata io la noteranno anche i destinatari”, quindi la scopiazza senza pudori e senza ragionare. Magari è un poster cubano reinterpretato nella repubblica Ceca, ma va bene lo stesso. (Avete presente Print? È li che l’ho vista).
    Quando questa sottospecie di creativi avrà l’onestà di partire dal foglio bianco e usare la testa, forse avremo una comunicazione meno inutile, meno pornografica e pasticciona.

  79. Io non voglio dare addosso ai grafici come categoria, ci mancherebbe. Però insomma, se la maggior parte delle persone ha recepito in maniera negativa questi manifesti un motivo ci sarà. O no? Quale può mai essere l’efficacia di un manifesto se devono venir lì a spiegartelo?

  80. ecchepàlle, young and/or old guns!
    si sta qui ancora a disquisire su una sonora (una ancora)
    minchiata fatta?
    sì, perché l’oggetto del disquisire (!) è in sé una gran cavolata.
    hanno semplicemente toppato tutti: committente ed esecutore.
    adesso è tempo di dire “basta!”.
    b.
    ps: giovanna, scusami per lo sfogo.

  81. Io penso che una persona che si presenta con un sito così penoso (http://www.priolisi.it/), condito da un’identità altrettanto ridicola, farebbe meglio a non parlare di comunicazione. Ma vabbé, ormai tutti si permettono di giudicare senza portare argomenti costruttivi, ma solo giudizi.

  82. beh, caro gianvito fanelli, la mia è solo una paginetta che non aggiorno, né completo, da un secolo.
    un po’ come la tua, che è certo più “moderna”:

    http://www.gianvitofanelli.com

    suggerimento, per la prossima che non ci sarà, almeno da parte mia:
    cerca di crescere bene, se vuoi fare ‘sto mestiere; cerca di scrivere in modo corretto e, non ultimo, occhio all’etica. sì, l’etica, quella professionale.
    la chiamano deontologia, a volte.
    in bocca al lupo.
    saluti,
    b.

  83. La mia è un segnaposto, non avendo io ancora un’attività professionale. Sono curioso di conoscere le mie deficienze in ambito grammaticale, qualora ce ne fossero, perché io proprio non le ravviso.

    Detto ciò, questa discussione è una “minchiata”, per utilizzare un termine a lei caro, perché c’è un sacco di gente che interviene solo per sentenziare, senza entrare nel merito delle critiche fatte dalla prof. Cosenza, o delle argomentazioni portate avanti da quei pochi che, sì, hanno voluto parlare di comunicazione senza giudicare professionalmente nessuno, da un pulpito molto, molto fragile.

  84. @Paolo
    Mi scusi ma non l’ha sfiorato il dubbio che autenticamente surreale sia il modo in cui lei usa l’aggettivo surreale?

  85. Perbacco, sono basito.
    Ho letto il post di Giovanna e pure tutti i commenti (che barba), tanto per essere informato sulla questione.
    Si è scatenata una guerra inutile, sterile. Una gara a chi ce l’ha più lungo, scomodando niente meno che Rodchenko. Di Kandinskij dirò dopo.
    Tralascio i commenti sui contenuti e mi concentro sulla grafica.
    1.  Trovo che i poster siano abbastanza “decorati” da far cadere in secondo piano la parte testuale, che a mio avviso appare confusa e diluita nello sfondo e di difficile lettura.
    2. Il tutto appare confuso anche per la grade quantità di rettangoli e quadrati che si intersecano togliendo leggibilità. Ci sono troppi elementi, avrei seguito la regola del “meno e’ più”.
    3. Lo spazio negativo risulta sacrificato alla quantità di grafismi, quasi si fosse stati colti da una sorta di horror vacui.
    4. I titoli avrebbero potuto essere trattati in modo “grafico” (come fa ad esempio il buon Neville Brody), sarebbero stati più dinamici pur in una maggior leggibilità e pulizia del tutto.
    5. Mi lascia perplesso l’aspetto “vintage” e mi chiedo se una grafica di questo tipo sia funzionale per un partito che si autodefinisce riformista. Credo che un prodotto (perché il PD e’ un prodotto) debba essere descritto da un’ immagine che lo rappresenti.
    6. Discutiamo poi se il marchio in tono su tono sia opportuno: forse sarebbe stato il caso di utilizzarne una versione totalmente negativa, aumentandone la leggibilità.
    7. Per difendere la posizione del marchio e’ stato scomodato addirittura Kandinskij e la sua diagonale: sarebbe interessante verificare con un eye-tracking se questa teoria resta valida.
    E questo e’il mio parere, pardon, la mia opinione professionale. Perché qui tutti quanti si sono qualificati professori, docenti, studenti di primo o secondo anno, ma a parte uno (Alessandro Tartaglia, che ha creato il manifesto) quanti altri fanno il mestiere del grafico, o art?
    Io lo faccio, e non da poco. E capita anche che qualcuno critichi. E’ nella natura del nostro lavoro e le critiche si devono anche gestire, come ha fatto l’autore, senza urlare e offendere alcuno, ma motivando le scelte fatte.
    Ho visto il sito dello studio e credo che ci siano lavori molto migliori del manifesto del PD.
    Tutto il resto e’ noia…

  86. Una considerazione generale. Quando la tenutaria del blog scrive un post, si ingegna a semplificare il contenuto. Zero tecnicismi, o quasi. Lo stesso vale per molti commentatori. Si puo` chiedere agli specialisti (i grafici, in questo caso) di adottare un vocabolario e un argomentare semplice? E` piu complicato, e vero, ma visto che siamo su un blog di comunicazione, farsi capire bene e` importante.

  87. Chissà se ad Annamaria Testa verrà voglia di fondare un nuovo blog dove mettere questi “capolavori”: Vecchio e inutile.

  88. Pochissimi (a parte la padrona di casa) si sono preoccupati di accostare forma e contenuto. Peccato, perché è diventata una discussione graficomane, come se le parole all’interno dei manifesti fossero semplici elementi di grafica senza altro significato se non portare macchie di colore.

    Anche questa forma grafica avrebbe avuto un suo senso se accostata ai contenuti giusti (un riferimento ai sani valori politici del passato, alla tradizione di lotta ed emancipazione, tanto per sparare proposte a caso).
    Io invece non riesco a non rimanere inorridita dai concetti, che ho dovuto rileggere tre volte per capire il vuoto comunicazionale che portano con sé.

    Per lo meno sono coerenti con l’impressione della politica attuale, che non si accorge dei cambiamenti e continua a cantarsela e a suonarsela mentre il vento cambia.
    Poteva essere una bella occasione per spiegare ai nostri politici come parlare alla gente e cosa la gente vuole, ma se ancora ci perdiamo nelle diagonali di un manifesto, la retta via si fa lontana.

  89. @ fabiana
    Concordo. Questa comunicazione ha la grafica che si merita. E si merita anche l’agenzia, che “fa la grafica” a dei testi chissà quanto sofferti e meditati. Un perfetto connubio, insomma, fra insipienza e assurdità del testo e analoga e fittizia artisticità presunta, con ‪Rodčenko‬ e ‪Kandinskij‬ come padri ispiratori, figuriamoci!
    Una agenzia di consulenza, se non fosse che tengo famiglia, dovrebbe avere il coraggio di opporsi, di orientare il committente, condurlo alla ragione.
    Impossibile con un partito politico? Questo “manifestarsi” certamente fotografa la realtà di una classe dirigente che dirigente non è affatto, semmai è padrona, in quanto detiene le leve del potere, soprattutto quello subdolo e sotterraneo. Peccato averli anche votati.
    È per questo che sostengo l’inutilità di questi poster, inefficaci nonostante la diagonale. Però danno di che vivere ai bisognosi, i quali si adeguano così tanto che alla fine si convincono di aver fatto un buon lavoro.

  90. Fino a qualche mese ci arrovellavamo nella deriva del PD, ora siamo qui a constatarne il naufragio: sì Giovanna, condivido le tue considerazioni ed è proprio un pasticciaccio brutto….chissà forse davvero hanno chiesto al copy ..“buttace un po’ de frasi der segretario…un po’ de grassetto qua e là…tutto su na specie… de bandiera all’italiana (!!) …che mo’ che ce stanno GLEUROPEI so tutti patrioti ..però na cosa artistica…tipo chessò io…ah, sì..MAIKOSKY…”….
    E’ il pasticciaccio, quello brutto davvero, è l’amara consapevolezza che chi nel PD c’è davvero, sa benissimo che sono solo proclami… parole vuote ..buttate così.
    Giovanna: le parole non sono importanti…da noi non contano niente… e viene da ridere per non piangere…

  91. D’accordo con Alessio D’alena. I manifesti sono graficamente corretti e gradevoli, forse dal punto di vista delle scelte un po’ troppo avanti per l’Italia. I contenuti però sono devastanti. Non sono latro che il segno della disperante confusione e incompetenza dei “comunicatori interni” del PD, che pensano di dover validare politicamente ogni messaggio, costruendo dei pateracchi che non stanno da nessuna parte.

  92. @fabiana. Da come parli del “dovere” del comunicatore di opporsi e orientare il cliente, maggiormente quando si tratta di un soggetto politico, ci fa capire che tu non hai mai lavorato nella comunicazione.

  93. Scusate, il mio msg precedente era indirizzati a guydebord.

  94. ahah, guydebord, ci mancherebbe solo questo… non entro nel merito della discussione (anche se avrei alcune cose da dire) perché mi pare che, purtroppo, non ci siano le condizioni. Ed è un peccato che l’occasione di analisi offerta da Giovanna non si sia trasformata in un confronto un po’ più meditato (e un po’ meno pieno di “lei non sa chi sono io) sulla comunicazione politica che vorremmo, e sulle aree di miglioramento di quella che abbiamo.

    Non so. Io mi sono abituata a chiedere pareri su quel che combino a livello professionale. E, negli anni, mi sono accorta che molte volte i commenti che meno condivido (e più mi innervosiscono) risultano, nel tempo, maggiormente utili. Non tanto perché li prendo alla lettera, quanto perché mi indicano prospettive e percezioni che non avevo preso in esame. Però appartengo orgogliosamente alla vecchia scuola: una roba che, con ogni evidenza, non va più di moda.

  95. @Ugo

    Forse ho sempre sbagliato l’uso dell’aggettivo surreale, però io l’ho sempre intese come un aggettivo riferito a qualcosa che va oltre alla realtà, oltre a ciò che si può percepire con i nostri sensi…. Io non riesco a percepire con i miei sensi il vilipendio alla bandiera nel manifesto del PD.
    Penso che vada oltre alla realtà pensare che la comunicazione del PD di Bersani sia come quella del PCI di Berlinguer.Parlo solo del livello grafico, perchè sul livello dei contenuti non c’è proprio speranza.
    – Il PCI usava SEMPRE il tricolore accoppiato alla bandiera rossa, il PD usa sempre solo il tricolore.
    – Il PCI usava quasi sempre la bandiera tricolore sventolata, perchè doveva essere la bandiera sventolata dal popolo nella Resistenza come completamento del Risorgimento, nel manifesto del PD il tricolore è statico.
    – Il PCI nella sua comunicazione legava patriottismo e classe (e più tardi, con femminismo e ambiente), il PD usa il tricolore come simbolo del superamento delle contraddizioni di classe.
    etc etc etc

    Ma venendo al tuo post, trovo surreale parlare di “bianchino fascista” come se quel tipo di bianchino non si potesse trovare in tutti i manifesti dell’epoca, in quelli del Pcd’I, in quelli sovietici, in quelli delle Brigate Internazionali, in quelli anarchici, in quelli azionisti…
    Trovo vieppiù surreale, fuori dalla realtà, dire che il bianchino fascista sia vilipendio alla bandiera, dato che la legge recita:
    “Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato.

    1. Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.

    2. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.

    3. Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.”

    Come vedi, nessun riferimento allo standard Pantone per quanto riguarda il vilipendio alla bandiera.

  96. Cara Giovanna,
    mi sembra che hai destato un bel vespaio, e risposte che denunciano più una concezione della politica come tifo e cosa personale che l’attitudine a imparare dai propri (ripetuti) errori.
    Se può essere utile, solo alcune note:
    1) Citare il Kandinsky-studioso parlando di composizione è come rispondere a un neurochirurgo sulla base di un trattato di frenologia. Con tutto l’affetto per Wassily e per i suoi affascinanti testi (che ho un po’ frequentato), era scientifico come l’antennista che dà una botta al televisore per ripararlo (ogni tanto funziona).
    2) Il fascio c’è, è evidentissimo, soprattutto se ci ricordiamo che i testi sono fatti da elementi “intessuti” fra loro. Il pugno chiuso o qualsiasi altra cosa non solo sono meno riconoscibili del fascio (nella sua versione post-1927, cfr. Il culto del Littorio di Gentile o altri testi sul tema), ma sono esclusi dalla presenza della bandiera italiana. Nel senso che fascio+bandiera si richiamano e rinforzano a vicenda, in un certo immaginario, mentre il pugno chiuso chiama altri contesti o sfondi (manifestazione popolare, sfondo rosso, ecc.).
    3) Sarebbe interessante fare un passaggio di Gulpease sui testi verbali. Prevedo bassi indici di leggibilità.
    4) Questa è la nota più dolente. Citare stili grafici del passato si può ed è anche un notevole esercizio di cultura e bravura grafica. Ma, a parte che in questo caso al centro dell’attenzione dovrebbe essere l’efficacia del messaggio e non la competenza grafica, di solito lo si deve fare per un buon motivo. L’uso di un effetto video, di una tecnica fotografica, di uno stile grafico non devono essere giustificati dalla voglia di dire “guarda che cosa so fare”, ma dalla loro coerenza con gli altri livelli del testo. E’, à la Jakobson, un rafforzamento del contenuto attraverso livelli dell’espressione. La Apple, con il design, lo ha fatto bene. Mi sembra che il Pd, prima con i manifesti stile Facebook (ma molto sgangherato) e poi con questi ultimi, stia aprendo a caso un manuale di storia della grafica, cercando ispirazioni. Ma allora vuole dire che sono anche un po’ sfortunati e scelgono sempre la pagina sbagliata. Che cosa devono ricordare questi manifesti? Opere costruttiviste e cioè riferimenti all’Unione Sovietica o ad artisti che probabilmente in pochi ormai conoscono? Affissioni degli anni Cinquanta e Sessanta, quando c’erano ancora Pci, cortina di ferro, ecc.? Mhmmmm… mi sembra che non siano sulla buona strada.

  97. VOI STATE MALE.
    cosa volevate??? il solito manifesto con il faccione di Bersani e una bella frase ad effetto che ops! butta a caso è l’unica cosa che prima di questo manifesto è stata realizzata da 30 anni a questa parte? Il vostro non contestualizzare l’anno in cui siamo fa paura : è il 2012 non siamo ai primi della guerra se qualcuno oggi scrivesse”Svegliati Italia !” farebbe bene perché avrebbe ragione!! Di cosa avete paura che il color avorio risvegli gli animi “sopiti ” dei fascisti?? Ma guardatevi siete ii primi che se vi si avvicina una persona di colore vi scostate e al loro”Scusi..” rispondete “No grazie non voglio niente” e magari vi stava per chiedere che ore sono. questo è razzismo non la bandiera tricolore che nonostante tutta la merda che rappresenta nasce da qualcosa di buono e di grande. FATEVI UN BELL ESAME DI COSCIENZA e occupatevi del vostro lavoro che della grafica non capite un accidente.

  98. Pingback: E allora facciamoci tanto male! | Buonanotte all'Italia, che si fa o si muore…

  99. @Paolo scrive: “Forse ho sempre sbagliato l’uso dell’aggettivo surreale, però io l’ho sempre intese come un aggettivo riferito a qualcosa che va oltre alla realtà, oltre a ciò che si può percepire con i nostri sensi…. Io non riesco a percepire con i miei sensi il vilipendio alla bandiera nel manifesto del PD.”

    Caro Paolo, sì, ha sempre sbagliato. Stante alla sua definizione, surreale si applicherebbe a una radice quadrata, un atomo, e più in generale a qualsiasi astrazione o struttura concettuale laddove il termine ha invece senso solo se chiama in causa l’irrazionalità dei processi psichici.
    Comunque sia lei non è tenuto a percepire il vilipendio con i sensi, cui al massimo spetta il riconoscimento dei colori e delle forme, bensì con l’uso del resto dell’attrezzatura che le ha fornito madre natura, così come non è dall’affidamento ai soli sensi che lei potrà distinguere il valore estetico di un Picasso rispetto a un Teomondo Scrofalo.
    La sua definizione di vilipendio è presa naturalmente dall’articolo 292. Ora, nessuno qui ha detto, né ha intenzione, di voler denunciare i manifesti alla magistratrura. Se si è chiamato in causa il vilipendio è per questioni legate alla sensibilità e all’efficacia comunicativa nei confronti del nostro (e)lettore, non certo per agitare il cappio davanti al lavoro seppur fallibile dei grafici. Ci mancherebbe altro!
    Ad ogni modo la definzione di vilipendio parla di “deteriorare” o “imbrattare, termini che sono scelti proprio per evitare qualsiasi deformazione dell’oggetto bandiera per tutelarne l’integrità della simbologia a lei associata. Si potrebbe supporre che la legge che codifica attraverso lo standard Pantone il cromatismo esatto della bandiera sia un aspetto marginale, un bizantinismo un po’ cavilloso che vincoli l’aspetto tessile di chi debba realizzare il tricolore. A scanso di equivoci, e proprio per coprire ogni aspetto della sua rappresentazione, i colori della bandiera sono codificati per legge in tutti gli standard realizzabili, dalle vernici (RAL), alle stampe per sintesi additiva (HSV) e sottrattiva (CMYK), dalla messa in video (RGB) alla precisazione informatica esadecimale (HEX).
    Quindi faccia lei.

  100. @ Sara.
    Cara Sara, io sto bene. E qualcosetta di grafica so. E ho anche una buona memoria visiva, pertanto ricordo il già visto. Su Graphic design annual, quasi pari pari.
    Sono però del parere che la responsabilità del risultato della comunicazione pubblicitaria dipende in larga misura dal committente,
    sia per il brief, sia per il giudizio e l’accettazione.
    Per questo sostengo che uno studio che lavora per un partito politico -e già questo mi puzza d’inciucio, visto come vanno le cose nel nostro Belpaese- dovrebbe avere la capacità di rifiutarsi di sbagliare: “vuoi fare una str…ata? Fattela”. Però capisco che come ho già detto, anche i grafici tengono famiglia, e allora va tutto bene. Ma questo non può preservare dal giudizio di molti che, prima di essere grafici o esperti di semiotica, sono cittadini ed elettori. E se poi si pensa ai costi della politica e a quanto accade, abbiamo chiara coscienza che quei manifesti sono fatti con il nostro danaro.

  101. @ Ugo

    Questa interpretazione per cui la bandiera deve essere ESATTAMENTE come descritta in Gazzetta Ufficiale altrimenti si rientra nel vilipendio, è stata più volte respinta dalla magistratura. Puntualmente i fascisti si appellano a questa interpretazione per denunciare chi usa il tricolore stellato delle Brigate Garibaldi. E puntualmente perdono.
    Se dovesse valere questa interpretazione dovrebbe essere vilipendio:
    – il logo dell’ANPI
    – il simbolo della FdS
    – le bandiere della CGIL con la fascetta tricolore nell’angolo
    – il simbolo del PD
    – il simbolo di FLI
    – il logo del centocinquantenario dell’Unità d’Italia (la bandiera è triangolare e non rettangolare, sarebbe addirittura anticostituzionale!)
    e a continuare, continuare, continuare.
    E continuo a pensare che sia surreale, perchè, come dice il dizionario, surreale è ciò che oltrepassa la dimensione della realtà; che offre suggestioni fantastiche, che evoca aspetti profondi della psiche. Ed effettivamente, dato che non esiste giurisprudenza a sostegno di quello che stai dicendo, il tuo concetto di vilipendio non è altro che una suggestione fantastiche.

    Noto con piacere che comunque si è lasciato cadere l’argomento del bianchino fascista.

    Ah, le operazioni matematiche, radice quadrata compresa, hanno rappresentazioni grafiche, quindi la radice quadrata la posso vedere. So che non c’entra nulla con la discussione, è che mi danno fastidio gli sfoggi di cultura basati sugli errori.

  102. da comune cittadino trovo questi manifesti semplicemenete orrendi.

    fortunatamente per il mio lavoro non ho bisogno di dover ricorrere ai servizi di agenzie grafiche/pubblicitarie; ma nel caso un giorno fosse mai, di sicuro non ricorrerei a quella che ha prodotto questi manifesti, non tanto per averli prodotto così, ma per la spocchia cultural-tecnicista-radicalchic con la quale si impegna a difendere un lavoro, molto discusso e pesantemente criticato, proprio da chi dovrebbe essere visto come il vero fruitore finale del prodotto.

  103. raramente ho visto manifesti peggiori

  104. @Paolo
    Allora se la radice quadrata la può vedere me la vada a cercare. E poi torni quando l’ha trovata.
    Quanto al resto: non ha capito prima, come farà a capire dopo?

  105. a me viene il sospetto che ‘sti ragazzi non abbiano mai visto un fascio che col colore non c’entra nulla @Sara. Tesorini , please andate a cliccare Fascio Littorio –> Google –>Immagini.

  106. guydebord

    Quindi fammi capire bene…se una persona è professore di semiotica(per esempio) o un grafico possono sfociare le loro frustrazioni e insoddisfazioni verso chi li governa e chi li deruba- e sono dell’idea che si dovrebbero incazzare per ben altro della presunta cacata di Bersani- usando come valvola di sfogo chi ha realizzato il loro manifesto per il semplice fatto che pagano le tasse e hanno ancora il coraggio di votare qualcuno? Bho…
    Ad un certo punto dici: “Sono però del parere che la responsabilità del risultato della comunicazione pubblicitaria dipende in larga misura dal committente,
    sia per il brief, sia per il giudizio e l’accettazione” no, dipende TOTALMENTE dal committente, Non so cosa tu abbia visto nella grafica di non già visto, tutto si ripete il grafico non inventa niente: modifica, ripropone sotto altra chiave qualcosa di già realizzato precedentemente.
    Che un ragazzo non si senta libero di realizzare una campagna pubblicitaria per un politico per paura di “inciuci” mi sembra abbastanza idiota, non tanto perché sia una cosa da escludere ma perché ho una VAGA impressione che i costi della politica sfocino in altre e ben più grosse perdite che paghiamo di tasca nostra(il numero di deputati e senatori, tutta la bellagente che paghiamo A VITA che siano mafiosi o meno e chi più ne ha più ne metta).
    Guarda un po’ ce ne dimentichiamo in questo Belpaese delle cose che ci hanno portato in questo abisso che chiamiamo crisi: ci dimentichiamo di aver avuto un premier che oltre ad essere un imprenditore dei cazzi suoi, oltre ad aver avanzato le leggi più stupide e controproducenti per i cittadini (ma ancor più per i cittadini più poveri), è pure mafioso e continua, bello come il sole , a godersi la vecchiaia tra ville sorvegliate 24 ore su 24, senza essere condannato per niente di tutta la merda che ha portato.
    E così succederà al signorino Trota e al suo simpatico babbino, a Bersani e a tutta la plebaglia che come loro se la godono a nostre spese?…….niente, perchè vi viene da pensare che il color avorio ricordi il fascismo perché siete impegnati a sprecare energie e trovare le cose a cui potete fare fronte- alla fine è facile starsene davanti a un computer cercando di ricordarsi “a dove ho già visto quella cosa…???”- se sprecaste meno tempo a pensare cose inutili e faceste qualcosa di concreto, ma no..fa molta più paura un’azione di una parola, difatti su internet sembrate tutti così decisi così colti, tutti presumono di sapere tutto. Chi si giustifica dicendo che è grafico non mi sta dicendo niente (e non sto dicendo che è il tuo caso) perchè di grafici che sanno fare il proprio mestiere ce ne sono davvero pochissimi, esistono i cattivi grafici come esistono i professori di semiotica che ne capiscono poco e non sanno insegnare,esistono in questi come in tutti i lavori.Tutti. A quanto pare alla gente piace giudicare senza cognizione di causa, traggono uno spasmodico beneficio nel fomentare rabbia, quando se avessimo tutti un po’ più di umiltà e tranquillità internet non sarebbe diventato la macchina che produce più saccenti al mondo, ma sarebbe ancora un mezzo di confronto costruttivo, e la voglia di leggere cosa pensa la gente non sarebbe già scomparsa e il grafico che ha realizzato il manifesto avrebbe imparato qualcosa di nuovo magari.
    Ah…e il grafico? Dove l’abbiamo lasciato??
    Direi a farsi due risate per i commenti che un’ occasione come questa riesce a tirare fuori da gente che non capisce quale sia il problema se il sassolino nella scarpa o il macigno che è sopra le loro teste.

  107. i “contenuti” sono il problema vero. Sono parte di un discorso rivolto alla Direzione Nazionale NON sono un testo per l’elettore. Sono per persone TOTALMENTE edotte sull’argomento “linea PD”. Non c’è didattica. Per questo non sono per me MAI stati adatti a farne un comunicazione fuori da quell’ambiente e aver scelto (l’agenzia) di dargli una grafica ancora meno comprensibile porta il disastro al 50% (come ho scritto credo 100 commenti fa). Ma se una agenzia se ne frega di dare consulenza e si limita a cercare la diagonale Kandinsky, beh forse è meglio se i prossimi ce li facciamo fare da Oronzo Laganà che almeno dice le cose papele-papele.

  108. Il fascio littorio c’è solo per chi lo vuole vedere… Poi se ogni rettangolo che si interseca è un fascio, penso che allora il mondo sia un immenso crogiolo di fasci!

  109. Giagina
    a me viene il sospetto che ‘sti ragazzi non abbiano mai visto un fascio che col colore non c’entra nulla @Sara. Tesorini , please andate a cliccare Fascio Littorio –> Google –>Immagini.

    no comment giagina no comment.

  110. @beh certo Sara mi sembri proprio la persona giusta per dire “se avessimo tutti un po’ più di umiltà e tranquillità” … cos’era? velata autoironia?

  111. no no comment, tu insisti a dire che abbiamo ravvisato il fascismo nel colore giallino , e allora i casi sono due o non hai letto o non hai mai visto un fascio, che guarda caso è lo sfondo ad esempio di “Accettiamo la sfida” così tanto per farti capire. Se vuoi capire. Ma mi sa che sei una che non vuole capire. E quindi amen. Cresci così, che cazzo vuoi che ti dica?.

  112. Bello che vai sul personale, maturo.
    Sono una che vuole che le persone vadano oltre le cacate che sono venute fuori qui per esempio tesorino, che mi sembrano davvero inutili. Il giallino era un esempio, mi sembrate un branco di ossessionati dal fascismo non capisco di cosa avete paura di cosa vi state preoccupando ma di cosa?

  113. A parte che trovo veramente gratuito accostare quella forma al fascio littorio, dato che è lo sfondo del manifesto e quindi bisogna veramente predisporsi mentalmente che sia un fascio per vederlo, ma il fascio littorio, nell’iconografia fascista (simboli di partito, manifesti storici ecc.), è esattamente specchiato e con l’estremità uscente a destra.

  114. Ma vi leggete? Avete un minimo di decoro per la vostra intelligenza e la vostra professionalità? Guardate che se appartenete per caso alla categoria dei grafici o dei creativi state dando vero spettacolo di fatuità. Siete voi che dovete insegnarci che nel momento in cui fate una pubblicità ogni commento è lecito e prendersela per le opinioni che ne vengono date, per quanto lontane dalle vostre intenzioni o sensibilità, vuol dire avere sbagliato mestiere.Voi dovete convincere con il vostro prodotto, non lagnarvi se qualcuno vi ha visto ciò che a voi non va. Punto. Ritenete forse di arrivare a concludere qualcosa, convincere qualcuno o far apprezzare il vostro prodotto con queste polemiche che sono invece la ratifica della vostra debolezza? Volete accludere ai vostri lavori il libretto d’istruzioni, per caso? Nell’arte uno può permettersi di non piacere con la sua opera ma nella pubblicità no, questo non è dato. Perciò se questo manifesto non è piaciuto, o ancor meno piacerà una volta pubblicato, non potete prendervela con chi non vi ha capiti pensando di uscire indenni da un giudizio negativo con l’alzata di spalle di chi obietta al suo target di riferimento che non si è colta la citazione, che non ci sono state condanne della magistratura su
    una bandiera venuta male, o se il fascio littorio sia semioticamente un’interpretazione accettabile o aberrante. Se anche uno vi avesse visto la luna, l’ultima persona a doverlo contraddire è il creativo professionista.
    Il vostro è un mestiere in cui il successo arriva se il vostro target apprezza ciò che fate. Se non l’avete ancora capito rischiate di finire illivoriti sul lettino di qualche analista a odiare la varietà delle semiosi altrui. Perciò zitti e mosca: chi ha l’incarico lavori per essere apprezzato di più perché alle critiche si replica con la qualità del proprio lavoro non con l’invettiva rancorosa a colu* che non vi ha capiti.

  115. Avanti Ugo, senza pietà!
    Preg.ma Giovanna, perché sentirsi delusi da un’armata Brancaleone di boriosi senza spirito d’autocritica?! I manifesti son davvero inguardabili e poco leggibili.

    Saluti dalla Svizzera, V

  116. No, scusatemi, ma secondo me in certi casi si farebbe meglio a chinare la testa e stare zitti [ a fine post spiegherò il perchè!!! ] Scusate signori, ma come potete pensare che uno si metta a leggere tutta quella roba su dei manifesti??!! daiiiii siate realisti!!! un messaggio deve essere chiaro e coinciso, diretto, deve colpire al cuore! non essere sterile, noioso e prolisso.. che poi, detto fra noi, non si capisce nemmeno il significato.. e che diamine!!! Le scelte grafiche sono un conto, possiamo dire è bello o è brutto, mi piace o non mi piace… ma un contenuto rimane sempre un contenuto!!! e li il contenuto non c’è!!! tutta roba scontata!!! Dai signori, per favore!!! ma a chi importa di parlare di tecnicherie varie, ma cosa importa parlarne , se poi il risultato finale è illeggibile??? non nascondiamoci dietro alla tecnica per favore!!! è illeggibile, è un dato di fatto!!

    Stare zitti perchè? beh, la ragione è semplice: perchè con la legge sui rimborsi elettorali (ex finanziamento pubblico: ABROGATO nel ’93 e poi trasformato!!!), carissimi i miei signori, siamo stati noi, tutti noi, a pagare questo orrendo lavoro! e se permettete, se io pago e il lavoro non mi piace: lo contesto, ad alta voce!!! preferisco vedere un bel graffito di qualche writer sconosciuto, perlomeno è fatto con il cuore e con l’anima, e se vogliamo fare i pignoli… è pure gratis!!!!

  117. La maggior parte di questi commenti rispecchiano, purtroppo, il livello basso della cultura visiva e grafica che abbiamo in italia.

  118. Personalmente trovo questi manifesti molto belli, da un punto di vista estetico. Li userei volentieri per tappezzare una parete.
    Purtroppo però credo che non siano utili a quello che dovrebbero servire: comunicare. Saltano all’occhio quei titoloni, che a volte sono anche simili a slogan: animano, fanno riflettere, stimolano la partecipazione (ottimo!). Ma purtroppo, considerando che trovo efficaci 3 “slogan” su 6, temo che questa efficacia non sia voluta. Quei paroloni sembrano più che altro titoli per ciò che c’è scritto sotto (che sicuramente si avrà il tempo di leggere passandoci davanti in autobus), che a sua volta purtroppo è un’estrapolazione di un discorso già fatto (il PD teme – o peggio sa – che la gente non ha seguito il discorso di Bersani), peraltro non di parti particolarmente coinvolgenti. A mio parere non ci dovrebbe essere bisogno di stare a pensare al significato di quello che si legge su un manifesto politico, il tempo richiesto al passaggio del significato dovrebbe essere quantificato in secondi (pochi), non in minuti. Poi ci sono altri mezzi per approfondire, il manifesto politico non serve a questo; serve ad attrarre, a convincere, ad incuriosire, ad esemplificare, a colpire. Di certo però non ad approfondire.

    Per quanto poi riguarda il logo, devo purtroppo ammettere di non averlo notato finché non ho letto il commento che lo riguardava. Non perché non sia nella posizione giusta, ma perché è mascherato in tutto quel rosso. Purtroppo mi pare che quella macchia bianca su fondo rosso venga otticamente equiparata alla macchia bianca su fondo verde che si trova a sinistra: un controbilanciamento visivo, un puro escamotage grafico per non far sembrare il manifesto storto.

    E questo con buona pace di Kandinskij, de Pero, Matsunaga, Munari e chi più ne ha più ne metta: la supposta perfezione da un punto di vista della teoria della grafica non ne fa necessariamente un capolavoro in termini di comunicazione. Tanto più se, per capire tale comunicazione, sono necessari anni di studio: il PD pensa di vincere le elezioni con i soli voti degli studenti di grafica?

  119. Lascio un breve commento perché mi sento toccata dalla discussione, sia come ex studentessa della professoressa Cosenza, sia come studentessa dell’ISIA (non in grafica).
    Il discorso è che questi manifesti-poster-quello che sono NON sono efficaci a livello comunicativo. Sfido chiunque di voi a citarmi a memoria una frase scritta in uno di essi, sfido chiunque di voi a chiedere ai vostri genitori (che di sicuro rappresentano meglio l’elettore medio del PD) cosa ne pensano.
    Non metto in dubbio la correttezza dell’impaginazione, non mi permetterei, ma quello che spesso si scorda è che la grafica è subordinata alla comunicazione e se la comunicazione non funziona la grafica, per quanto bella, rimane vuota e inutile.
    Inoltre, sono rimasta molto sorpresa dalla maleducazione e dalla superbia che emergono dalla maggior parte dei commenti, soprattutto quelli degli studenti/laureati in grafica. Il fatto che la prof. Cosenza non abbia una formazione specifica sulla grafica non significa che non possa esprimersi al riguardo, soprattutto visto che ha molta più esperienza nel campo della comunicazione della maggior parte delle persone che la criticano.

  120. Stendo un velo pietoso sul tono della discussione. A tratti imbarazzante.
    A me i manifesti non piacciono, mi sembrano confusi.
    Devo dire però che più che la grafica fascista in sé e per sé, mi sono venute in mente le prime tessere dell’ANPI (io faccio parte dell’associazione). Insomma, una grafica comunque anni 40, retrò, anche se non fascista tout court. E mi chiedo il perché: come mai richiamare una grafica retrò, parlando del futuro? Forse volevano dare, non riuscendoci, un’idea di sicurezza?
    Per il resto, il logo del PD lì in alto, rosso su rosso, sarà anche “interpretazione” o come l’hanno chiamata i vari pluridottori in grafica, ma a me sembra solo che si confonda, non risalta per niente, e sembra quasi lo si voglia nascondere per vergogna!

  121. Pingback: La guerra dei memi. Gli influencers e il nemico PD | Ottavo Piano

  122. Pingback: Primarie grafiche » Piovono rane - Blog - L'espresso

  123. SOBBRUTTI…. (e basta!)

    Per buona misura aggiungo anche questo:

  124. ho scritto pochi giorni fa che stavolta la strategia di marketing è azzeccata…dei manifesti brutti, talmente brutti da non poterne dire abbastanza male, quindi disarmanti per i detrattori e che però spingono ad andare a vederli e a leggere i contenuti, la narrazione…rimango della stessa opinione, anzi la rafforza leggere i commenti a questo blog

  125. a prima vista sembrano manifesti di Forza Nuova

  126. Non sono un grafico, non sono un esperto di comunicazione, non sono un artista.
    Sono solo un elettore.
    Questi manifesti sono ORRIBILI.

  127. Che spasso seguire questa zuffa infinita, è meglio di un reality! Avanti così….

  128. scoperto il dilemma, è solo una questione di punti ;)

  129. Pingback: Onanismi comunicativi e lo scarso rispetto per il fruitore (il caso dei manifesti del PD) | Tiragraffi

  130. Io li vedo drammatici / semplificati / preoccupanti – una chiamata alle armi / antimoderni, un po’ nostalgici, datati. Destinati a elettori tendenzialmente ostili all’Europa, sfiduciati, irritati e stufi dei partiti. Che potrebbero votare a destra.
    Critica sarà la scelta dei mezzi e del contesto: riesco a pensare solo alle affissioni.
    Funzioneranno? È possibile.

  131. Pingback: Mad Men: per la comunicazione…siamo pazzi! « writeinstampatello

  132. Pingback: Ottavopiano.it » The meme's house » La guerra dei memi. Gli influencers e il nemico PD

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