27 modi per difendersi dai troll

Chi passa molto tempo in rete per lavoro o passione sa bene cos’è un troll e cosa vuol dire «trollare» o «fare trolling». Per chi non lo sapesse o avesse ancora dubbi in merito, c’è una voce di Wikipedia che non è male come punto di partenza:

Con il termine troll, nel gergo di Internet e in particolare delle comunità virtuali, si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. [...]

Di norma l’obiettivo di un troll è far perdere la pazienza agli altri utenti, spingendoli a insultare e aggredire a loro volta (generando una flame war). Una tecnica comune del troll consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione vissuta come sensibile e già lungamente dibattuta degli altri membri della comunità (per esempio una religion war). In altri casi, il troll interviene in modo apparentemente insensato o volutamente ingenuo, con lo scopo di irridere quegli utenti che, non capendone gli obiettivi, si sforzano di rispondere a tono ingenerando ulteriore discussione e senza giungere ad alcuna conclusione concreta.

Un troll

Un difetto della voce di Wikipedia è che vede il troll come un soggetto consapevole e intenzionale, addirittura strategico. In realtà lo è solo in certi casi; al contrario molti troll (la maggior parte?) non sono affatto così coscienti come chi li subisce può essere tentato/a di immaginarli, ma trollano semplicemente perché un bel giorno hanno cominciato a farlo e hanno constatato che in questo modo riescono a ottenere attenzione e addirittura «diventare famosi» in una o più comunità.

Un’attenzione e una fama negativa – per quanto ristrette alla piccola comunità di un blog o a una manciata di profili Facebook – sono sempre meglio di niente, in un mondo sempre più ossessionato dai quindici minuti di celebrità di cui parlava Warhol. Specie se il troll è una persona isolata, frustrata e magari affetta da forme di sociopatia o altri disturbi psichici.

La consapevolezza insomma non è necessaria per essere un buon troll. Ma è fondamentale per controllare, saper trattare e difendersi dai troll. A questo proposito è utilissimo il vademecum in 12 punti (più diversi sotto-punti, fino a 27) pubblicato da Annamaria Testa la settimana scorsa.

Riporto qui i titoli:

  1. Zitto, testa di rapa!
  2. Ti ho beccato, figlio di puttana!
  3. Ma che c’entra?
  4. Ma che cavolo ti sei fumato?
  5. Tu non sai chi sono io
  6. Chi ti credi di essere
  7. Sarò la tua nemesi
  8. Ho ragione: l’ha detto lui
  9. Mo’ ti spiego
  10. Non mi basta (il trapano)
  11. Tu non mi fai parlare
  12. È tutto uno schifo

Puoi approfondire i singoli punti e sotto-punti qui: 27 modi per insultarsi con efficacia e sabotare le discussioni in rete. Tutti da studiare a menadito, applicare e praticare (anche con vere e proprie esercitazioni) per vivere al meglio la rete, arginando con consapevolezza il fenomeno del trolling senza perdere troppe energie mentali né troppo tempo.

24 risposte a “27 modi per difendersi dai troll

  1. Due postille:
    1. Qualche volta anche i troll hanno ragione
    2. Un buon troll può aiutare il successo di un blog.
    Molti blog decollano proprio grazie ad accesissime discussioni in calce a qualche post particolarmente controverso.

  2. La prima volta li avverto, dalla seconda li banno ad oltranza. È lavoro in più, ma finora non si sono più fatti sentire, magari perché non sono poi così famosa. Anche per questo ho la moderazione dei commenti.

  3. Personalmente lle mie statistiche mi parlano molto più spesso della tendenza a bollare come troll un argomentatore scomodo. Infatti la debolezza stutturale di molti punti del vademecum è che presuppongono inconsciamente che la verità sull’argomento dibattuto sia pacifica e quindi la tesi portata da un esterno al club di turno sia vissuta da subito come una provocazione eretica. Purtroppo la citazione da wikipedia dimentica un po’ colpevolmente di dire che il troll non è solo una figura negativa per la comunità cui partecipa – mentre guarda caso lo è sempre per chi gestisce un blog o viene attaccato in un post da lui scritto. Cito sempre dalla voce di wikipedia:
    “Aspetti utili dell’attività dei troll
    Sebbene il “troll” sia generalmente considerato una presenza indesiderabile, la sua attività può in taluni casi portare conseguenze utili alla comunità. Esso può infatti:

    * rafforzare il sistema contro gli attacchi e contribuire a formare i soggetti che si occupano della prevenzione.
    *contribuire alla maturazione democratica di una comunità nel tollerare il dissenso.
    *scardinare posizioni di potere, dominanti o di controllo autoritario all’interno di una comunità.
    *stimolare o rianimare, anche involontariamente, le discussioni e la partecipazione informativa.
    *rivelare la presenza di altri troll nascosti o l’abuso da parte di amministratori e moderatori dei propri poteri di controllo.”

    Ecco, diciamoci la verità: le critiche non piacciono a nessuno e la maggiore parte di esse viene bollata come attività di trollaggio al fine di preservare se stessi, la propria comunità e le proprie convinzioni: in sintesi la propria immagine. Se infatti è certo utile il vademecum di Annamaria Testa invito i lettori a elaborarne un altro nel loro privato in cui si prendono gli stessi punti e li si girano a favore del troll: 27 metodi per una indebita reductio ad trollum. Per la mia esperienza conto molti meno troll di quelli che si vorrebbe far apparire come tali. Assisto molto più spesso a pratiche censorie in rete praticate da chi scrive post deboli e successivamente non riesce poi a gestire le critiche molto ma molto pertinenti che il commentarium dovrebbe prevedere e almeno formalmente autorizzare.
    Insomma, il troll sarà pure una zecca ma i tanti narcisi tenutari di blog hanno una inconsapevole vocazione allo Zhdanovismo. E come conclusione l’arte di insultare di Schopenauer, che ispira gran parte del vademecum della Testa, è specularmente applicata anche da chi si difende. Ogni troll ha il censore che merita ma come contraltare anche ogni Catone ha il suo legittimo critico.
    Ah, vi do un suggerimento per iniziare la vostra lista: chiunque squalifichi un argomento con l’incipit che le critiche sono benvenute quando sono costruttive, è probabilmente un censore.

  4. Già… ma non si farebbe un secolo prima se la pensassimo tutti alla stessa maniera? “La mia ad esempio” – disse ciascuno.

  5. My two cents. I commenti ad un blog non sono un forum. Dopo un paio di risposte, preso atto della differenza di opinioni, ci si ferma. Non e` che si va` sui blog per fare proselitismo, no?
    I veri troll, quelli che stanno davvero male, si trovano nei commenti a Youtube e nei forum politici, incluso il terrificante forum del FQ.

  6. Carino a e divertente – ma pleonastico. Il troll si discrimina non per il dissenso, ma per il tono e le motivazioni per cui il dissenso è introdotto. In tal caso, per quanto mi riguarda tutte le divertenti divagazioni sul caso di Annamaria sono troppe: il troll si banna senza remore o, da commentatore si decide di ignorarlo. Quando chi propone il dissenso, lo fa infatti insultando, leggendo male i commenti altrui, si fa morire la discussione in una gara di insulti,in una spirale di recriminazioni. Sio blog belle discussioni possono esserci eccome, ma – specie i blog molto famosi – possono essere inficiate dal roll tipico, quello allergico alla fama altrui. Non è tanto divertente per gli altri commentatori, altro che animazione della conversazione – e credere che questo dipenda dalla prospettiva che rompe gli schemi a cui gli altri beoti sarebbero abituati, è un ritorno narcisistico piuttosto magro. Il fatto è che tutto sommato le persone intelligenti in rete sono davvero tante, quindi conviene incentivare la presenza di quelle civili.

  7. @Zauberei
    Però, che presunzione da troll la tua. Chi decide quali motivazioni muovano un commento? Quanto al tono poi, ricordo che bannare in nome della soggettiva percezione d’insulto è da sempre la prima foglia di fico per nascondere il proprio vuoto (contro)argomentativo. Proprio per la possibile fallibilità delle proprie tesi e dei propri argomenti, e sempre che il commentarium voglia essere un luogo di vero confronto critico e non un club di affiliati che inconsapevolmente se le cantano e se le suonano specchiandosi tra loro, il troll non deve essere bannato che nel caso in cui l’insulto sia chiaro ed evidente, cara Zauberei. Il troll va ignorato tutt’al più e al massimo si invitano gli altri a fare altrettanto. Questa è la prima e più importante pratica di civiltà. Ad esempio il blog in cui stiamo scrivendo a mia memoria ha bannato credo un paio di persone, non di più e solo quando si era pesantemente trasceso nell’invettiva invereconda il che, dati gli alti numeri di visistatori e commentatori è un alto segno di rispetto verso il principio di libera critica. Non amo i complimenti ma se c’è una cosa che mi è sempre piaciuta di Giovanna Cosenza è la sua alta tolleranza al dissenso, cosa che purtroppo non posso assolutamente dire di molti blog in cui si nutre l’ottusa convinzione che la provocazione sia negativa. Ma stiamo scherzando? La provocazione è qualcosa di essenziale in un processo critico in quanto disintegra la tesi altrui mostrandone le contraddizioni. Sono convinto che qualcuno adesso insorgerà pensando che però quella del troll non è una provocazione consistente ma solo desiderio di fare casino, cercare notorietà etc etc. e che invece si sempre è in grado di riconoscere il commento polemico di qualità. E così si rischia la petizione di principio.
    Vediamol’altro lato della questione. A parte i narcisi che aprono blog – si badi, non molto dissimili per motivazioni rispetto ai troll dai quali vorrebero dissociarsi e vi scrivono per motivo di vanità, magari se sono un filo famosi facendo ogni mese un imbarazzante post sulla propria posizione in classifica – per molti ciò che conta sarebbe fare rete. Ma allora si dica apertamente che il commentarium è un luogo di gestione di sottoscrizioni soci e si lasci la possibilità di comemnto solo a chi sia stato vagliato e approvato preventivamente – che poi, detto trollamente di sfuggita con il primo esempio che mi viene in mente di cambio-gestione-commenti-in-corsa, è ciò che hanno deciso di fare i Wuming nonostante in questo modo abbiano finito per gettare nel cesso quegli stessi principi strombazzati in cui credono di credere.
    Chiaramente nessuno ama che qualcun altro gli dimostri che la sua tesi, magari di una vita, è inconsistente e non ha senso. Nessuno ama essere argomentativamente fatto a pezzi sebbene lo si faccia con eloquio gentile e inappuntabile garbo. A parole non ho mai visto nessuno che in pubblico e in privato non creda di incentivare e tollerare le critiche. Mai sentito qualcuno dire: “non sopporto le critiche”.
    Nei fatti la critica vera fa male sempre. La cifra dell’intollerante si vede proprio da come affronta il fastidio (anche motivato) che viene dalle affermazioni altrui. Anche perché ognuno di noi è un troll nel momento in cui è persuaso di essere più nel giusto del proprio interlocutore. Occorre quindi evolvere la capacità di gestire il dissenso. altro che bannare senza remore.

  8. Capita che un commento, o un post di qualche rinomato/a blogger, contenga una stupidaggine enorme, magari una diffusa e nociva.
    Non è facile obiettare, nell’interesse del progresso umano ;-), senza trattare da stupido/a l’autore/rice. Anche usando il massimo del garbo, è inevitabile che l’autore/autrice ne soffra, ed è ben possibile che si offenda e reagisca malamente. In tal caso, viene anche la tentazione di dargli/le del/la disonesto/a.

    Fra uno sgarbato che argomenta correttamente (esempio sommo Michele Boldrin in noisefromamerika) e un garbato cialtrone, chi preferire? Personalmente non ho dubbi — anche nel caso non infrequente che la stupidata l’abbia scritta io. :-)

    Ho visto trattare da troll — mai in questo blog — commentatori più o meno sgarbati che avevano ogni ragione nelle loro obiezioni a post cialtroneschi di rinomati/e blogger.

  9. Sarà sbagliato ma se mi ci metto nel rispondergli per le rime so essere più cattiva di loro e alla fine si stancano.

  10. Cari tutti e care tutte, mi pare che Ugo, ma anche – più velocemente – Gianni Lombardi e Brando stiano cercando di introdurre una nozione più complessa e sfumata di “trollismo”, che non solo trovo interessante, ma è esattamente la ragione per cui ho scritto questo post, evitando – per giunta e perdinci – di citare la parte di Wikipedia in cui si elenca il ruolo positivo che certe forme di trollismo possono svolgere in un “ambiente di comunicazione sul web”, chiamiamolo così. Volevo infatti che questo ruolo positivo e sfumato emergesse dalla discussioni e non dalle inevitabili semplificazioni di una voce di Wikipedia.

    Verissimo che, come dice Ugo, “Nei fatti la critica vera fa male sempre. La cifra dell’intollerante si vede proprio da come affronta il fastidio (anche motivato) che viene dalle affermazioni altrui.”. La critica vera fa male sempre, e riesci ad accettarla solo se sei abbastanza solido/a da convivere con questo malessere, ruminarlo, vedere dove ti può portare il fatto di metterti nei panni dell’altro/a che ti ha creato quel malessere, verificare in cosa si potrà trasformare la tua opinione, ciò in cui fino a pochi minuti prima di quel malessere profondamente credevi. È solo così che, grazie alla critica, cresci.

    Verissimo anche che la rete sia piena di blog e microblog e bacheche e account gestiti da persone o gruppi che hanno in sé le caratteristiche che qui stiamo cercando di identificare come tipiche del trolling: narcisismo scrittorio, ricerca di attenzione e consenso, incapacità di accettare la men cne minima forma di dissenso.

    I sociologi hanno peraltro da tempo introdotto un termine per etichettare la tendenza dei gruppi sociali a “suonarsela e cantarsela da soli”, che è “omofilia”: ti piace solo ciò che è simile a te, accetti solo pareri concordi, e così via.

    Detto questo, trovo il vademecum di Annamaria Testa interessante e utile nella misura in cui aiuta a identificare i casi – più numerosi in certi ambienti web e meno in altri, come sottolinea Enrico Marsili – in cui la forma, i modi e i toni con cui qualcuno esprime il dissenso mascherano motivazioni e pulsioni altre da quelle, sacrosante, dell’espressione argomentata e documentata del dissenso.

    In certi casi l’insulto è talmente evidente che scattano gli automatismi di cui parla mammamsterdam e che portano zauberei a considerare “pleonastico” sia quanto ho scritto io sia il vademecum di Testa. Ma in molti altri accade il contrario: la componente trollistica del dissenso – quella inutile, fine a se stessa, volta solo a distruggere l’altro e esibire se stessi, non certo a far crescere la discussione e le opinioni di chi si critica – è più sottile e nascosta, ma proprio per questo più difficile da individuare, gestire, più complicata da smascherare per capire con lucidità cosa vale davvero prendere in considerazione, di una critica, e cosa serve solo all’altro, a chi ti critica, e non a te che vieni criticata né tanto meno agli altri che leggono il tutto.

    Scusate la lunghezza del commento, ma confesso: ho in testa da tempo di scrivere qualcosa su questo tema, prima o poi. ;-)

  11. Da ieri sera ho tentato almeno 27 tipi di replica ma nessuna mi soddisfa: in questi casi penso il difetto stia nell’argomento, ossia l’inconsistenza della tematica produce un loop annichilente. Voglio dire, qualcuno ha mai visto un troll, ci ha mai parlato, ne ha mai monitorato l’attività terroristica?

  12. Questo articolo mi ha fatto venire voglia di trollare, allo stesso modo trollano le persone che parlano di trolls in tono intellettuale occupando tanto spazio virtuale.
    Ma i troll più belli rimangono quelli con la pelle a scaglie. (Attenzione, questa è una combo breaker)

  13. Be’ caro il mio luziferszorn, ti stavo proprio aspettando: io non ti ho mai visto né incontrato, e forse magari non esisti nemmeno. Certo è che sei il mio troll preferito: ti voglio quasi bene ormai! :-D Smack!

  14. Per me il troll è solo quello descritto da wikipedia, che insulta tutti per il gusto di farlo. Dice anche cose sensate ma ha un insulto per tutti. Poi c’è quello che muove sempre critiche e sembra un troll ma non lo è, se fa critiche costruttive. Uno così non mi disturba.

  15. Nella mia piccolissima esperienza 16ennale (sono vecchio!) di frequentatore di newsgroup-forum-blog ho idee molto precise sui troll, anche se non li ho mai categorizzati con esattezza. Ci provo ora.
    1) il troll insiste. Preso atto delle differenze di opinione e delle varie argomentazioni, il troll *continua* imperterrito a ridire la sua opinione, nei modi più *fastidiosi* possibili.
    2) il troll insulta. Avere divergenze è normale. Essere criticati non piace a nessuno, ma prima o poi bisogna farsene una ragione, non siamo dei. Il troll va oltre: usa l’insulto o il sarcasmo pesante per avere *sempre* ragione.
    3) il troll tradisce la fiducia di chi legge. Assume varie identità o identità false per dire la sua in modi diversi e animare le discussioni.
    (I commenti fuori tema sono spam e si cancellano senza remore.)

    Identificare un troll:
    Se ti riconosci in almeno due punti su tre dell’elenco di cui sopra sei un troll. Se capisci che ad un certo punto devi smettere sei un troll occasionale o sei appena entrato nel mondo delle comunicazioni internettiane e devi solo prendere le misure in questo strano mondo.

    Cura antri troll:
    Ignorarlo se non si è in presenza del punto due. Censurarlo dalla discussione nei casi più gravi.

    Le persone che portano invece argomenti nuovi e spiazzanti nel dibattito, anche se *moderatamente* insistenti, sono i benvenuti, almeno da me. :-)

  16. Sono d’accordo con Il Comizietto. Per me esiste anche un’ altra categoria: il troll che si “converte”, addolcendo il suo comportamento e non dando più fastidio. Non so se lo faccia per lecchinare o perché riconosce che non ha più armi.

  17. Pingback: 27 modi per difendersi dai troll | Blogghiamo! | Scoop.it

  18. A me pare invece stiate navigando nel nulla. Per un approccio scientifico alla “problematica” occorre innanzitutto identificare l’obiettivo primario dell’entità troll. Tempo fa scrissi che un troll era come un terrorista, e un terrorista porta sempre con sé una buona dose di psicopatie mutuate dal suo percorso di vita disastrato. Ecco dunque che la distinzione tentata da Giovanna lascia già il tempo che trova: un troll che pianifica il suo operato sarà anche consapevole ma la sua consapevolezza è intrisa di ideologie spesso fasciste, e non c’è fascismo che non metta in luce aspetti di psicopatie più o meno manifeste (autoritarismo, misoginia, razzismo, etc.). In sostanza un troll si impegna a distruggere un luogo di discussione se questo risulta essere una minaccia per sé stesso, la sua ideologia, i suoi simili. Da questo punto di vista non ci sono dubbi, un troll è un fascista che non tollera la libera discussione e dunque interviene minando il territorio affinché ogni utente ne esca martoriato. nei fatti però i troll sono rai, come sono rari i terroristi. Molto più numerosi sono i censori. Riguardo all’identificazione di un troll il qui pro quo si innesca quando i tassi di autoritarismo sono già presenti nella discussione d’origine, quando lo stesso blog, ad esempio, è profondamente intriso di ideologia reazionaria. Se un Cristo entrasse in un blog di fondamentalisti cristiani verrebbe immediatamente bannato come un troll. Se dico che i cristiani di oggi sono dei cultori di riti satanici e che il Cristo l’hanno estromesso dal loro sentire interiore vengo etichettato come troll; se dico che il concetto è di Hillman cade il silenzio. Allora chi sono i troll? Chi è il Cristo, chi o cosa è l’Anticristo?

  19. Pingback: Giornalisti troll

  20. @Ilcomizietto
    Ma non starai mica parlando di persone un po’ limitate, vero? L’imbecille non è un troll e il troll non può essere imbecille altrimenti non sarebbe un troll e il significato del termine andrebbe a ramengo. Ad esempio dispiace constatare che quasi tutti i blog afferenti all’area femminista su cui ho gettato lo sguardo (ho appena finito di leggere un articolo di definizione del troll elaborato da Femminismo a sud e da molti condiviso) hanno un serio problema con il termine in sé, di fatto estendendolo semanticamente a tutto lo scibile della critica, sopratutto quella potenzialmente valida..
    I troll sono più presenti laddove l’opinabilità è massima. Difficile trovarne nei commentari tecnici. Ma credo che di veri troll ce ne siano davvero pochi in assoluto perché non ne vedo quasi mai nelle mie scorribande internettiane e occorre davvero andarseli a cercare con il lanternino.Il discrimine è davvero ambiguo; ciò che è troll per te non lo è per me e comunque illudersi di identificare un troll solo dalle modalità conversazionali, a prescindere dalla verità sull’argomento trattato è il più delle volte assolutizzare il proprio punto di vista.
    Giovanna ha fatto benissimo a lanciare una discussione come questa perché la lamentela sul trollaggio sembra essere oggi molto utile a chi ha bisogno esistenziale di vedere troppi nemici oltre naturalmente a essere terapeuticamente essenziale per dribblare (e bannare senza giusti patemi) chiunque attacchi le proprie posizioni.

  21. Giovanna fa benissimo a fare tutto quel che le pare, ma fa benissimo anche il troll, a sua volta (cfr Wiki, Motivazioni, ultimo punto – lol); e smettiamola di fingere per favore. Chi ci autorizza a dare del troll ad un utente? Se nel sentire collettivo l’accezione del termine spinge sempre più verso un concetto di lesione di diritti altrui allora si sconfina nella diffamazione. Non per dire ma si era tentato un dialogo anche qui, ovviamente caduto nel silenzio:
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/04/26/resoconto-da-perugia-in-sintesi/

  22. Luziferszorn, Wikipedia non è il verbo, e quella voce ha diversi problemi. L’ultimo punto che tu indichi potrebbe essere un caso di meta-trollaggio… io dunque sarei una meta-troll. In ogni caso tu ormai come troll sei rovinato: ti ho persino inserito nei ringraziamenti di un libro. :-D

    Faccio anche per scherzare un po’, dai.

  23. Pingback: I link della settimana

  24. I TROL SONO GIUSTI,
    SOLO GLI ASINI NON SANNO RISPONDERE AòLTROL

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