Science: It’s a Girl Thing!

Il 21 giugno la Commissione Europea lancia la campagna «Science: It’s a Girl Thing!», con questo logo:

Science: it's a girl thing!

E questo video:

Nel giro di ventiquattro ore il video è sommerso da critiche e proteste, al punto che sparisce subito dal canale YouTube della Commissione (ora lo trovi solo su canali non ufficiali). Michael Jennings, portavoce della Commissione, giustifica l’operazione dicendo che è rivolta a ragazzine dai 13 ai 17 anni e che il focus group con cui hanno lavorato aveva raccomandato che la campagna parlasse il più possibile il loro linguaggio e fosse il più possibile «fun» e «catchy». Dopo di che, suggerisce di guardare gli altri video caricati sul canale, che in effetti sono tutt’altra cosa.

Bicchiere mezzo vuoto: il primo video era demenziale (e pure il logo col rossetto… mah).

Mezzo pieno: inutile continuare a scandalizzarsi su quel video, perché, ritirandolo, la Commissione ha ammesso l’errore (in Italia non succede quasi mai). Concentriamoci invece su questi: parlano davvero al target cui sono destinati? I primi due, forse.

12 risposte a “Science: It’s a Girl Thing!

  1. Ne hanno parlato anche su l’FQ e per contro, l’autrice del post ha mostrato un video bellissimo dove delle giovani ricercatrici fanno delle domande alla Montalcini.

  2. Sì, Francesca, conosciamo bene quel video con la Montalcini, non c’è bisogno che ci arrivi il FQ con un anno e mezzo di ritardo:

    http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/04/28/rita-levi-montalcini-le-donne-il-futuro/

  3. Ma le ragazzine lo utilizzano ancora il rossetto? Il filmato ha un’aria anni “50 che sembra Dirty dancing. Vabbè. Gli altri, invece, hanno la caratteristica comune di essere noiosissimi. Avrei preferito un montaggio diverso, con la protagonista che va a scuola, gioca a pallone, insomma fa cose normalissime e, con la stessa normalità si vede, alla fine, che lavora al suo prototipo ecc. In questo modo si sarebbe evidenziata -finalmente- la normalità, per una ragazza, di occuparsi di scienza. Diversamente restiamo alla descrizione della fase pionieristica della Montalcini o della Hack.
    Non capisco, fra l’altro, come mai la Commissione Europea senta la necessità di fare una campagna di genere: le ragazze, ormai lo sappiamo bene, sono più preparate e volenterose, si impegnano di più e con maggiori risultati dei colleghi maschi, anche nelle materie tecnico-scientifiche, e ne hanno ben coscienza. Quindi, qual’è il vero target?

  4. @Guydebord scrive: “Non capisco, fra l’altro, come mai la Commissione Europea senta la necessità di fare una campagna di genere: le ragazze, ormai lo sappiamo bene, sono più preparate e volenterose, si impegnano di più e con maggiori risultati dei colleghi maschi, anche nelle materie tecnico-scientifiche, e ne hanno ben coscienza. Quindi, qual’è il vero target?”

    Purtroppo hai dimenticato di dire (o sapere) che il numero di laureate europee in materie tecnico-scientifiche è costantemente meno della metà del corrispettivo maschile. E ciò riguarda soprattutto l’interezza degli Stati leader per Pil. Quindi la commissione Europea deve necessariamente sensibilizzare le donne al tema scientifico.
    Ultime statistiche disponibili:

    http://noi-italia2010.istat.it/fileadmin/user_upload/allegati/S11I06F01_20091026.xls

  5. In linea con quanto detto da Ugo: in tema di scelte professionali e di stereotipi di genere associati alle materie di studio, paradossalmente nella vecchia europa, e in generale in tutto l’occidente, siamo i più retrogradi dei paesi emergenti…Per spiegarci: se si va in India o in China al corso di informatica e ingegneria è pieno di donne. Perché? Perché per loro scegliere tra pedagogia e ingegneria è solo una questione di gusti. Il fatto che il sistema universitario e lo sviluppo della scienza e della tecnica così come sono diffuse ora nel mondo intero siano nate nella culla occidentale, fa sì che noi europei vi associamo anche tutto un bagaglio culturale associato a stereotipi di genere tipici della nostra cultura…Direi che la nostra concezione delle professioni è quasi ottocentesto/seconda rivoluzione industriale :)

  6. @ Ugo
    Acci! Ti ringrazio, ero convinto che il divario stesse riducendosi e che fosse in rapporto circa 7:10, e invece…
    I manifesti e gli annunci degli Atenei che in questo periodo cercano clienti sollecitando le iscrizioni, mi pare non facciano nulla per attrarre le ragazze, anzi, ho come il sospetto che gli allievi sono solo un mezzo per conservare lo status e i finanziamenti, poco altro*.
    * Sto cercando in tutti i modi di capire il trollismo e cercare di farne parte, prima o poi ci riuscirò?

  7. Ho trovato interessante Science: it’s a girl thing! A viral fiasco in The Guardian. L’autore, Curt Rice, faceva parte di un gruppo di esperti consultati dalla Commissione europea per questa campagna ed esprime tutte le sue perplessità per un prodotto che non tiene minimamente conto delle indicazioni ricevute (cfr. Science: It’s a girl thing! Statement from members of the gender expert advisory group). Invita tutti a produrre alternative migliori con un concorso descritto in The #ScienceGirlThing contest. Il video vincitore sarà mostrato all’European Gender Summit 2012 al Parlamento europeo.

  8. Io, da ragazza di 17 anni, ho trovato le testimonianze video molto interessanti, e le ho guardate tutte sul sito. Non sono noiose – soprattutto perché i video sono brevi, se avessero parlato per dieci minuti nessuno sarebbe rimasto a guardare il filmato fino alla fine – sono studentesse, insegnanti e ricercatrici che parlano del proprio lavoro e della propria vita.
    Spiegano in cosa consistano professioni che a prima vista possono apparire complicate o troppo distanti dalla vita di tutti i giorni. Mi piacciono la semplicità, la normalità e la concreta passione per il loro lavoro che trasmettono.
    A parte il fatto delle lingue-sottotitolato-inglese, mi sarebbe piaciuto vedere video del genere alle medie, quando dovevo decidere che scuola superiore fare, invece di rispondere a quei test ad esclusione in cui le professioni erano solo nominate…

  9. Ladymismagius, certo è interessante la tua opinione, visto che per età sei nel target. Non basta tuttavia condividere l’età del target, per… stare in un target. Un target non è fatto di età, è fatto di gusti, stili di vita, interessi, passioni. La definizione di un target dandone solo le coordinate di età è una vecchissima mania che molti non sanno togliersi: non si definisce un target solo per età da almeno vent’anni, nel marketing serio, perché è un limite pazzesco.

    Bisognerebbe verificare (con indagini qualitative, se non si hanno i soldi per fare un’indagine quantitativamente rappresentativa) quali sono gli stili di vita, le passioni, gli interessi, i gusti eccetera nella media delle ragazzine dai 13 ai 17 cui i video sono rivolti, per individuare per bene com’è fatto il target. Tu per esempio potresti essere un po’ (o molto) eccentrica, rispetto alla media.

    Giustissimo invece ciò che dici a proposito della necessità di anticipare questo tipo di comunicazione, rivolgendola anche a bambine e bambini delle elementari e ragazzine e ragazzini delle medie inferiori: sono d’accordo con te.

  10. il sistema scolastico italiano, a tutti i livelli e per tutti i generi, antepone pesantemente lo studio delle materie umanistiche a quelle scientifiche.
    io credo che prima di porsi il problema se la scienza sia interessante o meno per le donne, bisognerebbe renderla interessante e basta. magari rimuovendo quegli ostacoli che la fanno percepire come ostica, a meno di non essere davvero portati.
    bisognerebbe introdurre lo studio della LOGICA, prima ancora di quello della matematica, così da insegnare fin da piccoli la soluzione di problemi di ogni genere tramite il ragionamento.
    invece quello che si fa da sempre è dare la priorità al settore umanistico, nella sua accezione più stupida: sei tanto più bravo quanto più sai manipolare una tesi a tuo favore, non importa se quello che stai dicendo è sbagliato.
    ma d’altronde, la logica è da sempre considerata disciplina satanica e viviamo in Italia. il cerchio si chiude.

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