Napolitano, i magistrati e la guerra fra bande

La comunicazione di massa funziona per semplificazioni, che spesso si traducono in opposizioni. Nette: i buoni contro i cattivi, o di qua o di là, o con me o contro di me. Così, senza sfumature, perché cogliere le sfumature implica approfondire, incontrare difficoltà, perdere tempo. Non sto dicendo che “la massa” non sia in grado di cogliere le sfumature: spesso, semplicemente, le persone non hanno né il tempo né l’attenzione sufficiente, ogni giorno, per star dietro ai mille distinguo che la complessità del mondo richiederebbe di fare. E spesso mancano anche le competenze, certo: mica possiamo essere tutti tuttologi.

La comunicazione di massa funziona così, e questo non è né un bene né un male: semplicemente è. Perciò politici, giornalisti e chiunque faccia comunicazione non dovrebbero mai scordarlo: se parli a una moltitudine, devi sapere in anticipo che ai più le sfumature non arriveranno. Per quanto ti sforzi di fare distinzioni sottili, ricordati che la maggioranza taglierà sempre netto: o di qua o di là.

È quello che di recente è successo alla questione delle intercettazioni telefoniche sul Presidente della Repubblica. In pochi giorni si sono delineati due schieramenti contrapposti: da un lato Napolitano e Monti, dall’altro i magistrati di Palermo, con relative testate giornalistiche come tifoserie. Con l’eccezione – forse e finora – di Repubblica, che ha ospitato sia editoriali intesi come dalla parte di Napolitano/Monti (quelli di Scalfari, vedi per esempio l’ultimo), sia editoriali presuntamente schierati con i magistrati (quello di Zagrebelsky).

Napolitano fra giornalisti

Perché dico «intesi come» e «presuntamente»? Perché la questione è spinosissima e per comprenderla occorrono competenze giuridiche e costituzionali che non s’improvvisano leggendo qualche quotidiano. Perciò mi domando: quanti fra coloro che in questi giorni si stanno scagliando (in rete, al bar, in spiaggia) o contro i magistrati o contro Napolitano/Monti sanno davvero ciò di cui parlano? Quanti sanno distinguere fra lacune nella costituzione e sue diverse interpretazioni? Fra livello politico e giuridico? Certo nessuno dei più aggressivi, perché se capisci non inveisci. E scommetto pochi anche fra i commentatori in apparenza più informati.

Poi ci sono quelli che, pur capendo benissimo, inveiscono lo stesso, e lo fanno strumentalmente per aizzare le folle. Se sono politici, serve a guadagnare consensi; se giornalisti, a vendere più copie del giornale.

Il problema è che le folle ci cascano: facile che ci caschino in generale – per i motivi che ho spiegato sopra; ancor più facile in un periodo di malessere diffuso come quello che stiamo vivendo. Vedi ad esempio i commenti che ha scatenato ieri su Facebook la pubblicazione dell’ultimo editoriale di Scalfari: un inferno di insulti, banalità e pregiudizi.

Ma la guerra fra bande nuoce al dibattito democratico, perché impedisce il ragionamento e la riflessione pacata e fa di tutta l’erba un fascio. Questa guerra fra bande, poi, è ancora più dannosa di altre, perché implica un ulteriore allontanamento dei cittadini dalle istituzioni. Un aumento della sfiducia generalizzata.

È chiaro infatti che dire «io sto dalla parte dei magistrati» è molto semplice: i magistrati di Palermo lottano contro i mafiosi cattivi, dunque loro sono buoni e fanno solo cose giuste. Io sono buono, dunque sto con loro. Ma tutto ciò cosa implica? che Napolitano è cattivo? Ecco allora che si insinua la sfiducia nel Capo dello Stato, che finora invece godeva dei massimi consensi. Ecco allora che «non se ne salva nessuno», come ripetono in molti. D’altra parte, è intervenuto a difenderlo pure Monti, responsabile di tasse e sacrifici (dunque se non cattivo, almeno cattivello) e se pensiamo che è stato Napolitano a chiamare Monti, be’ è chiaro che «sono tutti una combriccola», no?

Se poi non me la sento di pensare il peggio del presidente Napolitano, finisco in un vicolo cieco: non posso stare né con lui (perché implica stare contro i magistrati, cosa che non voglio), né con i magistrati (perché implica pensare il peggio di un presidente che gode della mia fiducia). Il risultato è una gran confusione in testa e una sfiducia ancora più generalizzata, perché non riuscendo a prendere posizione finisco per non fidarmi di nessuno, né del Capo dello Stato né dei magistrati.

Scriveva Zagrebelsky nel suo editoriale su Repubblica del 17 agosto:

«È davvero difficile immaginare che il presidente della Repubblica, sollevando il conflitto costituzionale nei confronti degli uffici giudiziari palermitani, abbia previsto che la sua iniziativa avrebbe finito per assumere il significato d’un tassello, anzi del perno, di tutt’intera un’operazione di discredito, isolamento morale e intimidazione di magistrati»

Difficile anche immaginare che Napolitano – e Monti dopo di lui – prevedessero l’ulteriore ondata di sfiducia nelle istituzioni e confusione che tutto ciò avrebbe comportato. Perché non l’hanno immaginato? Per l’ennesima sottovalutazione, da parte dei politici italiani fin nelle massime cariche, dei meccanismi di funzionamento della comunicazione di massa. Che i media invece ben conoscono e usano a loro vantaggio. Allora sono i media, a essere cattivi? No, fanno il loro mestiere.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

21 risposte a “Napolitano, i magistrati e la guerra fra bande

  1. Ben tornata Giovanna, e che bel post!

    Su di un punto mi sembri troppo sbrigativa, per via di sintesi immagino.
    Dici:
    “ci sono quelli che, pur capendo benissimo, inveiscono lo stesso, e lo fanno strumentalmente per aizzare le folle. Se sono politici, serve a guadagnare consensi; se giornalisti, a vendere più copie del giornale.”
    E poi concludi:
    “i media invece [a differenza di Napolitano e Monti] ben conoscono e usano a loro vantaggio [i meccanismi di funzionamento della comunicazione di massa.] Allora sono i media, a essere cattivi? No, fanno il loro mestiere.”

    D’accordo. Ma ci sono diversi modi, per giornali e giornalisti, di fare il loro mestiere. Modi, in un certo senso, più o meno pregevoli. C’è anche un pubblico che gradisce poco le semplificazioni manichee e la rissa mediatica, ed è un segmento forse non trascurabile del mercato.
    Soddisfare le sue esigenze, almeno in parte, nei modi e nei limiti consentiti dai mass media, può pure fare parte del loro mestiere.
    E’ poi un segmento che, se abilmente coltivato, può crescere.

  2. mi sfugge qualcosa: in principio scrive che i giornali semplificano, descrivono senza sfumature e che uno solo, Repubblica, con Zagrebelsky e Scalfari ha spiegato con cura la questione. Alla fine invece scrive che i giornali ( e tv, radio e rete web ecc ecc) fanno solo il loro mestiere, dunque ritiene giusti titoli tipo: Ingroia contro Napolitano o viceversa? Se gli italiani sono un popolo di tifosi anche sugli spalti della politica, credo la colpa sia anche un po’ di chi ci ha abituato a strillare più che a riflettere. Quindi anche dei media.

  3. Condivido appieno le problematiche sollevate dall’esperta Giovanna Cosenza. Chi come me “produce” da decenni comunicazione di massa a fini commerciali ed educativi sa bene che pur rivedendo e revisionando contenuti e modi di comunicare il risultato lo si vede solo a posteriori. Ciò che non possiamo prevedere appieno è la communication mix, cioè “il tutto comunicante” quello che è stato e quello che è oggi, quello che si sommerà e quello che si sottrarrà alla “goccia” che hai lasciato cadere nel mare. Però. Se fai il comunicatore per contratto, devi realizzare una comunicazione coerente con gli obiettivi del tuo committente, se lavori per un giornale o sei un politico hai degli obiettivi comunque “commissionati”. Ma se rappresenti le istituzioni pubbliche non dovresti avere obiettivi “commissionati” perché rappresenti tutti i cittadini. In questo caso specifico credo che i rappresentanti delle istituzioni debbano anche “sapere” che il silenzio è una forma di comunicazione e che le questioni che riguardano i diversi poteri dello stato non debbano diventare comunicazione di massa fino a che non siano “veramente” dei fatti accertati. Un’indagine e una intercettazione sono solo “lavori in corso” materiale per la stampa, certo, ma non l’occasione di un dibattito sui media tra poteri.

  4. Manca un pezzo. Anche Napolitano sa bene come funziona il mondo politico e dell’informazione. Quindi sicuramente ha previsto quello che sarebbe successo quando ha preso certe posizioni e ha rilasciato certe dichiarazioni. Anche lui fa il suo. Di certo non è un agnellino in mezzo ai lupi. E quindi non facciamolo passare per tale.
    Poi anche dire che godeva del massimo dei consensi mi sembra esagerato. Quando firmava le leggi che gli passava Berlusconi era così osannato? Io ricordo di no. O ci siamo dimenticati di quando firmò senza esitazioni il Lodo Alfano? Io non l’ho dimenticato.
    Semplicemente i giornali, di cui tu esponi le “tattiche” sopra, ne hanno fatto il salvatore della patria quando ha “cacciato” Berlusconi e chiamato Monti a formare il governo. Tra l’altro è palese come i giornali più importanti, Repubblica compresa, siano ancora schierati apertamente dalla parte di Napolitano.
    Le semplificazioni come affermi si fanno per far capire cose complesse e suscitare una reazione. Lo fa anche Monti (“siamo in guerra con gli evasori”, “la generazione perduta”) e pure Napolitano. Sono vecchie volpi anche loro. Non sottovalutiamoli.

  5. Prima di arrenderci all’obnubilazione e all’arrendevolezza mediatica di questo sgradevole bailame di intimidazioni, allusioni, vittimismo e complicità, vanno messi in chiaro e ribaditi con forza due fatti:

    1) Le trattative tra il cosiddetto Stato (istituzioni, apparati militari, esponenti dei servizi segreti) e mafia, non sono state un plot cinematografico: sono un lurido pezzo di storia italiana che ci riguarda tutti. È stato – ed è – un segnale di realpolitik al più basso livello dell’etica tout court.

    2) Sono anni che in questo paese i magistrati vengono intimiditi dai poteri forti (sia pubblici che privati).

    In questo contesto, il massimo garante della Costituzione dovrebbe essere il primo a dare l’esempio di assoluta, perenne, indiscutibile trasparenza – sempre, ovunque, comunque – tanto più che Il Presidente della nostra Repubblica è anche il massimo esponente della Magistratura. Luigi Einaudi e Sandro Pertini non avrebbero esitato un solo minuto a mettere in pratica ciò che ogni giorno viene chiesto a tutti i cittadini di questo paese: dire sempre il vero, fare il proprio dovere, rinunciare ai privilegi, essere un modello “da buon padre di famiglia”.

    Se rinunciamo a compiere scelte in queste cose, figuriamoci se non ci lasciamo intimidire dall’incompetenza e dalla complessità, quando si tratta di districarci in tutti i settori dove non basta accendere per qualche ora la televisione: il sequenziamento del genoma, la globalizzazione, la distribuzione delle risorse idriche, le nanotecnologie, lo spread, la digitalizzazione dei musei, il high frequency trading… sono tutti campi infinitamente più complessi di questo zozzo affaire.

    Per capire la sostanza di questa guerra tra bande, non occorre essere un guru costituzionalista. Di Massimi sistemi, D’Alemi e di Cacciari che ci dicono da anni che questo non è roba per noi, ormai ne ho visti e ascoltati fin troppi.

    Imperterrito e cocciuto, io continuo a fare due cose che da tempo non sono più comme il faut: a) guardo, ascolto e leggo “di tutto di più” e b) traggo le mie conclusioni e decido. Pensa te.

    Io non scelgo tra Calogero Mannino e Antonio Ingroia – io scelgo tra Niccolò Machiavelli e Carlo Cattaneo.

    C’est plus facile.

  6. Ben, è un segmento del mercato di lettori, appunto. Che diverse testate giornalistiche non coltivano per nulla, anzi.

    Col che passo a rispondere a Nicola Corda: non c’è contraddizione fra ciò che ho scritto all’inizio e alla fine. La semplificazione è un modo per raggiungere fasce molto ampie di pubblico, e inevitabilmente i media di massa la usano. Non se ne può fare a meno, col grande pubblico. Chepoi sia un bene o un male è altro discorso: gli aut aut semplificatori possono essere giudicati negativi da alcuni, o possono essere evitati da alcune testate giornalistiche che coltivano (educano?) un pubblico più riflessivo e accorto, come rileva Ben, ma se sei un politico devi sapere in anticipo che ciò che dici andrà in pasto a tutti, semplificanti e non. Dunque o ne tieni conto o sarai travisato e produrrai effetti che non vuoi. Che poi in questo momento in Italia alcune testate giornalistiche e alcuni partiti stiano soffiando sul fuoco delle banalizzazioni e delle relative manifestazioni aggressive, è pur vero. Ma anche di questo chi comunica deve tener conto.

    Pietro Dettori: il consenso a Napolitano è stato sempre molto alto dal giorno in cui si è insediato il governo tecnico in poi. Come pure il consenso a Monti che, seppur ben più basso oggi rispetto agli inizi, mantiene comunque percentuali che nei governi precedenti erano impensabili. Non sottovaluto affatto le abilità comunicative né di Monti né di Napolitano: più volte anzi, in questo spazio, le ho messe in rilievo. Ma stavolta temo la situazione sia loro sfuggita un po’ di mano. È già successo altre volte, peraltro. E anche queste volte l’ho evidenziato. Le basta inserire le parole “Monti” o “Napolitano” nel motore di ricerca di questo blog per rileggere ciò che ho scritto in altre occasioni sulle loro abilità comunicative e sugli errori, quando ci sono stati.

  7. Certo, ma non credo che Napolitano abbia fatto un errore comunicativo. Prima di tutto perché i giornali più diffusi, off e on line, sono molto teneri con lui e lui lo sa (per non parlare dei tg). O per essere specifici sono palesemente dalla sua (e di quella di Monti). E loro lo sanno benissimo. In tutto questo putiferio gli stessi media ne stanno approfittando per isolare ancora di più i vari Di Pietro (vedi esclusione dal csx), Grillo e Travaglio in quanto non sarebbero rispettosi delle istituzioni. Chiaramente il gioco non funzionerebbe se non avessero la certezza di avere questi media, il pd e anche il pdl dal momento in cui richiamano il loro vecchio cavallo di battaglia delle intercettazioni. Basta dare un’occhiata ai titoli che ogni tanto campeggiano sui siti. Quando ne parlano sono Monti e Napolitano ad essere attaccati e mai loro ad attaccare.

  8. Pietro, l’errore sta nel fomentare un clima, in Italia, di cui in questo momento non c’è bisogno: sfiducia, aggressività, banalizzazioni a gogò. In ogni caso staremo a vedere: scommettiamo che Monti e i suoi nei prossimi giorni faranno di tutto per calmare le acque?

  9. Pingback: Qualcosa non torna. | Quaderni socialisti

  10. “Scommettiamo che Monti e i suoi nei prossimi giorni…?” dice Giovanna Cosenza.
    Approvo con entusiasmo questo atteggiamento di previsione e scommessa.
    Non ne posso più di sentire dire da politici ed esperti: “Non ho la sfera di cristallo”.
    Chi capisce come vanno le cose non ha bisogno di nessuna sfera di cristallo per prevedere con successo cosa potrà e non potrà succedere. Non nei dettagli, ma a grandi linee sì.
    Quindi, prendiamoci la responsabilità di prevedere, e di verificare poi il successo delle previsioni, come test della bontà delle nostre analisi.

    (Pare che Marx e Engels dicessero “La gente si chiede che tempo farà, noi lo diciamo.” Non ci hanno preso del tutto, ma in buona parte sì. E comunque verificare in che cosa ci hanno preso e in che cosa no, loro e chiunque altro, inclusa questa piccola previsione di Giovanna su Monti, aiuta, eccome.)

  11. Eh eh, anche Nanni Moretti esprimeva un concetto simile in Bianca :-) http://www.youtube.com/watch?v=C_vPP4m5NcE

  12. Interessante il tuo post. E’ vero, c’è una gran confusione. Io sono neutrale però mi piacerebbe sapere chi ha ragione e chi ha torto, dato che leggo i giornali. Bisognerebbe capirci qualcosa di costituzione e di giurisprudenza, giusto?

  13. Spero che Giovanna abbia ragione, ma se la scommessa l’avesse fatta 2 settimane fa sullo stesso tema, ma soggetto differente: ILVA-Taranto, l’avrebbe persa. Il ministro Clini ha dichiarato: i magistrati non possono fare la politica industriale, questo spetta al governo. Qualcuno può pensare che questa si un’intimidazione, se non lo è, è certamente un errore grave di comunicazione. Il PM è intervenuto su un reato perpetrato da decenni, se a quella procura si può fare un appunto è perché adesso e non 20 anni fa. Cosa deve fare un magistrato davanti a un reato? Perché Clini e poi Passera (anche se molto più morbido e accorto) diffondono concetti assurdi come se la magistratura volesse influire sulla legislazione che regola le politiche industriali. L’incomprensibile atteggiamento a cosa è dovuto? Perché c’è stata una esternazione di “difesa” e attacco alla sentenza del GIP? A quale scopo se non per ingraziarsi le migliaia di lavoratori che protestavano sulla disposizione della magistratura, ignorando peraltro una grande parte della popolazione che ha subito danni alla salute e tanti morti. Stare da una parte invece che dall’altra non è compito delle istituzioni che devono rappresentare tutti, oltretutto questo governo “tecnico” non dovrebbe avere mire di potere politico futuro (almeno così dicono). Visto poi quello che è successo una settimana dopo durante la riunione tra ministri e parti sociali, la decisa smorzata dei toni e il tentativo di verificare come l’ILVA possa continuare a produrre senza inquinare nel rispetto della legge, il silenzio sarebbe stata la cosa migliore. Comunque e purtroppo, per mettere a norma gli impianti (notizia di ieri) 165 milioni non sono affatto sufficienti ed è emerso che si dovranno fare modifiche imponenti. Visto che questo lo immaginavano anche coloro che non hanno mai visto un’acciaieria, la bagarre tra magistratura e governo è stata inutile e dannosa. Di nuovo: meglio tacere. In questo caso la funzione della magistratura e le intercettazioni scritte nelle motivazioni rese pubbliche dalla stampa (per fortuna ancora con una certa autonomia) hanno messo in luce reati ulteriori: corruzione, falso in atto pubblico ecc.. Per fortuna che ci sono ancora Magistrati che hanno il coraggio di perseguire i delinquenti. A questo punto cosa ha percepito il cittadino? Che idea si è fatto di Clini e del Governo? Clini lo rifarebbe?

  14. 1) Se dico di pensarla come Zagrebelsky sono un “tifoso”?
    2) Lei scrive, circa a metà del suo post: “Ecco allora che si insinua la sfiducia nel Capo dello Stato, che finora invece godeva dei massimi consensi.” Massimi consensi?? Ma se c’è una fetta di popolazione che vorrebbe mandarlo in galera…e non da adesso: questo mio post, nel mio blog, è del 10 aprile 2012 avv-paola-musu-denuncia-in-procura-del-2-aprile-2012-a-carico-di-mario-monti-giorgio-napolita-e-mario-draghi;
    3) Come posso essere in disaccordo con Napolitano con TUTTE LE SFUMATURE DEL CASO?

  15. Stavo leggendo un breve riassunto del fatto che almeno mi ha chiarito le idee. Sarà la corte costituzionale a decidere e va bene così. A me piacerebbe venire a conoscenza di questa famosa intercettazione, che motivo c’è di nasconderla? Così ci mettiamo l’animo in pace. Per me la legge è uguale per tutti.

  16. Pier Danio, concordo con lei: la comunicazione del caso ILVA è stata gestita male. Come la sostanza del caso stesso, peraltro. Da questo governo come dai precedenti. E la Regione Puglia? Pure lì diverse cosette non hanno funzionato, con buona pace dell’eloquio di Vendola…

  17. Nutro un dubbio di fondo. A livello istituzionale non si può (né si dovrebbe) in nessun modo tener conto delle regole della comunicazione di massa perché in questo caso si degraderebbe irimediabilmente e pericolosamente il proprio ruolo.
    Sono i corpi intermedi ad avere responsabilità, anche nell’opinione comune declinando il loro diritto a persuadere: i media attraveso la spiegazione e i politici per mezzo della manipolazione. La democrazia funziona così e chi non l’ha capito ha più di un problema ad attribuire ruoli e aspettative. Se però le Istituzioni si preoccupassero di ciò che succede poi su Facebook, tutto ciò non equivarrebbe a produrre un messaggio capace di sedare il bisogno antropologico e statisticamente ineliminabile di canea e faziosità in una parte della cittadianza bensì a fornire una lettura degradata con l’illusorio scopo di parlare a minorati mentali e culturali. Per quello bastano già i nostri media e se a farlo fossero le istituzioni si sdoganerebbe la licenza permanente a dire la propria su qualunque argomento, ricattando di fatto la qualità del dibattito nelle sedi opportune a tener conto della pressione volubile delle masse (naturalmente funziona proprio così ma da qui ad auspicare esplicitamente che debba andare in questo modo ce ne passa e sarebbe la resa).
    Resta la soluzione del silenzio: le istituzioni risolvano questi conflitti tra loro evitando di esporsi così alle tifoserie. Faccio notare che per coloro che propendano per tal rimedio allora la colpa ricade esclusivamente sui media, perché se una questione come questa (un vuoto costituzionale per addetti ai lavori) viene strumentalizzata vuol dire che si può strumentalizzare tutto (come infatti è) e pensare di gestire al livello di emittente le possibili conseguenze del proprio dibattito in corso è attuabile solo in un sistema con accenti totalitari, dove i media sono controllati formalmente.
    E allora prendiamoli in mano questi media, anzi prendiamo quello che va per la maggiore. La Repubblica ad esempio non ha alcun merito di imparzialità e ha ospitato editoriali pro e contro per la semplice ragione che sta vivendo una dissonanza cognitiva: adorando la Trinità costituita dalla Costituzione, dal Presidente della Repubblica vigente e dalla Magistratura (che rappresentano per opposizione l’anticristo del PDL berlusconiano) diventa quindi impossibilitata a fare il gioco della torre. E così la partigianeria ottusa di sempre dà luogo a un felice ma non duraturo equibrio contingente.
    È chiaro a chiunque che il problema è d’ordine Costituzionale: come tutti itesti religiosi, anche la Costituzione è figlia del suo tempo, dei suoi costumi e delle sue tecnologie. Pensare che essa valga diacronicamente e astoricamente vuol dire assegnarle un ruolo astratto e pavido del presente, che invece ha bisogno di mettere mano al testo per informarlo di un mondo che è cambiato. Poiché all’epoca non si immaginava l’intercettazione telefonica o ambientale come tecnica standard disponibile alla magistratura, non si è legiferato a proposito. E così oggi schiere intere di costituzionalisti si accapigliano sull’interpretazione dell’opinabile mentre è evidente il vuoto costituzionale a proposito. Solo i religiosi vogliono (e a loro parere sanno pure) far parlare i muti, senza rendersi conto che i loro profeti hanno peccato di avarità e latitanza in quanto decidere se l’anticoncezionale chimico, la riproduzione assistita, gli OGM o il Comunismo siano un male oppure no, richiederebbe la versione 2.0 delle loro bibbie, ahimè concepite per le abitudini sessuali, alimentari, e tecnologiche di pastori analfabeti di 2000 anni fa.
    Allo stesso modo la Costituzione non è eterna e ha buchi. Comprendiamo benissimo che la partita si giochi tra fazioni che vogliono cambiarla ciascuno a proprio modo e così le posizioni si sono cristallizzate agli antipodi: per alcuni è sacra e constistente (completa e coerente), per altri è profana e superata (e quindi va radicalmente stravolta). Ma poiché mettere in moto un monumento richiede che entrambe le motrici tirino dalla stessa parte e non in senso contrario l’una all’altra, il monumento rimane lì del suo peso e nessuno lo sposta. E in un caso come il nostro l’unica cosa che rimane sono le cacche dei piccioni che invece si spostano e vengono lì a depositare le proprie virtù.

  18. In attesa che si prodighino per calmare le acque, oggi ci si è messo Violante: http://www.asca.it/news-Giustizia__Violante__c_e__un_piano_per_abbattere_Napolitano_e_Monti-1188397-POL.html e non credo che ai nostri questa presa di posizione dispiaccia visto il risalto avuto in poche ore: http://goo.gl/2x1X7
    Tra l’altro anche il Quirinale oggi è tornato sull’argomento: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/466028/

  19. Per Ugo:
    Il primo Codice di procedura penale a prevedere e disciplinare le intercettazioni telefoniche è quello del 1913, che ne attribuiva la facoltà alla polizia giudiziaria, al giudice istruttore e al Procuratore del Re; norma poi ripresa dal Codice Rocco del 1930.
    Nel ventennio fascista il passatempo preferito dei capi della polizia (come il celebre Arturo Bocchini) e dell’Ovra era quella di intercettare i telefoni degli oppositori e dei gerarchi in odor di fronda, su su fino allo stesso Mussolini.
    I padri costituenti, nella Carta del 1948, non si occuparono
    dell’immunità da intercettazioni non perché non esistessero telefonini e apparecchiature, ma perché all’art. 68 avevano già previsto l’autorizzazione a procedere per processare o privare della libertà personale i membri del Parlamento.
    Nulla del genere scrissero per il Presidente della Repubblica,
    processabilissimo e privabilissimo delle libertà personali nel caso di reati commessi al di fuori delle sue funzioni: anche oggi il nuovo art. 68 richiede l’autorizzazione delle Camere per le intercettazioni (non più per i processi) ai parlamentari, ma non al Presidente:

    “Art. 68.

    I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

    Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

    Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.”

    Quindi, signor Ugo, perché lei parla di “vuoto costituzionale”? Me lo può spiegare, di grazia?

  20. @Ettoremar scrive:”Quindi, signor Ugo, perché lei parla di “vuoto costituzionale”? Me lo può spiegare, di grazia?”

    Perché lo chiede a me? Intanto abbandoni l’art. 68 e prenda il 90. E poi lo chieda a Zagrebelsky che nel suo articolo evidenzia le contraddizioni (tra art.90 e art.3) deducibili al livello della norma ordinaria per cui l’attribuzione di competenza sullo statuto politico o privato del contenuto di una intercettazione casuale stabilisce chi (e se si) debba perseguire a titolo di reato. Da profano quale sono concordo con, e ritengo possa esserle utile citare, Domenico Corradini H. Broussard, ordinario di filosofia del diritto a Pisa, che si appoggia alla sentenza costiuzionale e si domanda: “Chi decide se un atto del presidente della Repubblica è atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni e pertanto coperto dall’immunità prevista dall’art. 90 della Costituzione o se invece è un atto non compiuto nell’esercizio delle sue funzioni e pertanto assoggettabile alle norme comuni che valgono per i comuni cittadini, così diventando inammissibile l’eventuale ricorso alla Corte costituzionale? Il giudice ordinario in primo e in secondo e in terzo grado: questa è la risposta. E non è la mia risposta. È la risposta della Corte costituzionale 26 maggio 2004. n. 154, per il caso del presidente della Repubblica Cossiga contro i senatori Sergio Flamigni e Pierluigi Onorato. Presidente: Gustavo Zagrebelsky.”
    Quindi se la corte costituzionale si è espressa a riguardo e il resto delle istituzioni non ha recepito la sua sentenza vuol dire che la Costituzione è nebulosa a riguardo.

    Invito a leggere una sintesi di fatto e rara chiarezza data la firma
    (Di pietro):
    “Che fare e che utilizzo poter fare di queste telefonate? La Costituzione prevede quattro organi costituzionali di primissimo livello: il Parlamento, il governo, la magistratura e soprattutto il presidente della Repubblica. Nel tempo, tutte e quattro queste istituzioni si sono espresse al riguardo. Purtroppo, in quattro modi diversi.
    Il Parlamento (cito testualmente dalla seduta numero 147 del 7 marzo 1997 del Senato) a suo tempo ha rilevato che “la disciplina in materia è frammentaria e lacunosa, e merita per più versi un intervento normativo e chiarificatore che potrebbe essere inserito nella disciplina proposta nel ddl presentato nel novembre 1996 “. Quindi secondo il Parlamento dovrebbe essere fatta una selezione preventiva a cura del pm e del giudice prima del deposito per valutare se quella telefonata può essere utilizzata.

    Il governo non più di due settimane fa si è testualmente espresso, col ministro Severino, dicendo che “in questo caso le telefonate anche se indirette devono essere segretate”. Cioè non vanno distrutte ma segretate.

    La magistratura, da ultima quella di Palermo, ha invece fatto rilevare che secondo la legislazione attuale le telefonate intercettate devono essere messe a disposizione di tutte le parti, accusa e difesa, affinché nell’esercizio supremo del dovere di accusa e del diritto di difesa anche la difesa possa sapere se quella telefonata può essere utile ai fini difensivi, che rappresentano anch’essi un diritto costituzionale.

    L’attuale presidente della Repubblica infine, sollevando il conflitto di attribuzione, ha ritenuto e ritiene che le telefonate, anche se intercettate indirettamente, debbano essere distrutte immediatamente. Sono quattro decisioni diverse da parte di quattro organi costituzionali.

    Perché citare Zagrebelsky o di Pietro (per tacer gli altri)? Ma per mostrare che nel momento in cui costituzionalisti, Parlamento, Governo, Magistratura e PdR danno interpretazioni diverse e opposte tra loro si deve dedurre che il dettato costituzionale è muto o contraddittorio. A lei la scelta.

  21. Sempre in attesa che facciano di tutto per calmare le acque, ieri c’è stato lo show di Formigoni al meeting di CL (usato in questi giorni come palco per la propaganda di governo) : https://www.youtube.com/watch?v=N3MfGglDwsk&feature=player_embedded
    Dice, riprendendo Violante e quindi parlando di Grillo, Travaglio e Di Pietro (a cui aggiunge repubblica) “Invece di chiamarlo solo populismo giuridico proporrei di chiamarlo estremismo giuridico. Terrorismo giuridico … che mira al dissolvimento dello Stato.Vogliono abbattere ogni esperienza di democrazia all’interno dell’Italia per far prevalere gruppi di potere, armate finanziarie, gruppi mediatici. Ecco perchè fare politica è ancora più importante oggi. Non rettifico. Siete il braccio armato della democrazia.”
    Formigoni che sostiene Violante e difende Napolitano è un fenomeno fantastico.

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