Se Renzi insegue Grillo sul suo terreno

Dopo l’intervento di Matteo Renzi ieri a Reggio Emilia, mi sembra chiaro quello che sta facendo: inseguire Grillo sul suo stesso terreno in termini di linguaggio e comunicazione; inseguire il Movimento 5 Stelle in termini di contenuti.

Renzi   GrilloLinguaggio. Renzi come Grillo usa le parole come una clava, cioè usa immagini forti, se ne frega delle sfumature, e pure lui cerca di far ridere il pubblico. Certo non dice le parolacce, però ci gira intorno. Ieri per esempio ha detto di Tremonti che, se tornasse, sarebbe «come lo Squalo 7, a volte tornano». Poteva benissimo dirlo Grillo. (Ma non erano gli zombie, che «a volte tornano»? Quelli su cui Grillo e Bersani hanno litigato nei giorni scorsi?)

Pensiamo poi alla «rottamazione»: una parola pesante, irrispettosa, perché implica assimilare gli esseri umani ad auto vecchie o incidentate. Poi Renzi passa la vita a dire che «non intendeva» mancare di rispetto a nessuno né metterla in termini generazionali. Ma intanto ripete «rottamiamo!» e parla di sé come «under 40» (anche ieri). Come se la politica non fosse piena (in tutti i partiti) di giovanissimi (under 40 e under 30) azzeccagarbugli con la muffa nel cervello, pronti a riprodurre logiche vecchissime.

Contenuti. È stato Renzi stesso, ieri, ad ammettere che prende spunto dal Movimento 5 Stelle. Basta leggere fra le righe: «Grillo è insopportabile – ha detto – ma le cose che dice si smontano in un quarto d’ora, basta che il Pd proponga in Parlamento il dimezzamento del numero dei parlamentari e l’abolizione del vitalizio. Fatto questo, Grillo va a casa e diventa un fenomeno da baraccone». È verissimo, ha ragione.

Renzi ha capito una cosa fondamentale, che Bersani invece per ora sembra di no: molti transfughi del Pd possono finire nel Movimento 5 Stelle, se il Pd non fa qualcosa (ne parlavamo anche qui). Occorre che il Pd si rivolga a loro, li convinca a non andare, o a tornare. E come si fa? Esattamente come ha spiegato Renzi: proponendo i capisaldi attorno a cui il Movimento 5 Stelle raccoglie il consenso, e cioè tutte le mosse «anticasta»: dimezzamento dei parlamentari, abolizione del vitalizio, abbassamento dello stipendio a tutte le cariche politiche, nazionali e locali, dopo due mandati tutti a casa, e così via. Ottimo, possiamo pure essere d’accordo.

Ma questa è solo la protesta, la parte critica. Dove sta la proposta positiva? Di Grillo e Renzi, intendo, di tutt’e due. Abbiamo il nostro programma, ripetono Grillo e i suoi. C’è tutto quello che ho fatto per Firenze, dice Renzi. Lo ripete Bersani, lo hanno ripetuto spesso molti leader di sinistra: il programma, il programma!

Un meraviglioso programma, già. Solo che non te lo spiegano mai, il programma, perché si fermano sempre e soprattutto a criticare. O a sparare parole forti, come va di moda ora. E se glielo fai notare, che non ti dicono il programma, alzano il sopracciglio e rispondono che nooo, loro l’hanno pur detto, sei tu che non l’hai capito. Vecchia storia. E allora? dove sta la novità – oltre che il programma – di Renzi? Se passasse meno tempo a menare il randello e ce lo spiegasse in parole semplici e soprattutto pacate, magari, farebbe davvero qualcosa di nuovo.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto quotidiano.

28 risposte a “Se Renzi insegue Grillo sul suo terreno

  1. …e non sottoforma di lista di cose da fare “se vincessi al superenalotto”, ma come programma, indicando risorse, mezzi e metodi.

  2. Giovanna a volte però non sono i politici che non lo spiegano ma i giornali che non lo riportano. La maggior parte delle cose che Renzi chiede sono già state proposte dal PD, alcune sono già regola altre sono nella carta degli intenti. Certo si chiama Carta degli intenti e non 100 cose in 100 parole, in 100 luoghi in 100 giorni, capisco che è grave, ma a forza di semplificare alla fine passa , come sta cercando di far passare il mio sindaco che si crede LoRenzi i’Magnifico, che non importa nemmeno più avere non solo una classe politica, ma perfino un Parlamento (premio di consolazione), basta un uomo e a me questo pare tanto un “ghe pensi mì” in salsa rignanese. Per carità, abbiamo già dato

  3. Ciao Giovanna.
    Vorrei aggiungere qualche elemento di riflessione.
    A me pare che in questo momento, dal punto di vista della comunicazione, Renzi sia vincente con Bersani, per questi motivi:
    1 è il “nuovo” contro l’”usato sicuro” e trovami un elettore che oggi comprerebbe un’auto usata.
    meglio una nuova con mille incognite.
    2 il grillismo anti casta che hai ben descritto, nella versione limitata alla nomenklatura del PD. Fa breccia in tutti quelli che magari, prima di votare Grillo, hanno comunque la priorità di cambiare registro e classe politica di riferimento. Una sorta di “vaffanculo” di sinistra.
    3 il decisionismo; Renzi si propone da solo senza comprimari, ma solo con sindaci e dirigenti di secondo piano, perchè al di là del merito vuol far passare il messaggio che decide lui (chi ci ricorda?) e che non deve mettere d’accordo 20 persone dalle idee opposte per farlo.
    Se in questi mesi avrà il tempo di martellare bene l’elettorato sui questi punti, non avrà bisogno di alcun programma politico.
    Basterà la confusione del campo avverso, la promessa decisionista contro le vaghe carte d’intenti che si possano interpretare sia insieme a Vendola che insieme a Casini, la promessa di “spazzare via” una classe dirgente non certo amata.

  4. Giampi, guarda che la scelta non è fra auto usata e auto nuova ma fra nessuna auto e auto che già abbiamo , quindi siccome il paragone non calza lasciamo perdere. Le esemplificazioni banali e stupide di matteo lasciale a lui, la sua fortuna è che di toscani che si confrontano con lui a suon di battute non ne trova molti sennò gli passerebbe i’ruzzo.
    Detto questo la nostra democrazia non è “decisionista” è “parlamentare” o si cambia la costituzione. Lui DEVE discutere con altri 20, 200, 2000 prima di decidere perchè non è che si fa come dice lui, ma lui deve fare come conviene a tutti o quanto meno ad una buona parte. Non so se sei di Firenze , ma lui ha questo sistema, in campagna elettorale ha promesso a tutte le categorie di andare incontro alle loro necessità, poi ovviamente ce ne sono state un bel po che ha dovuto scontentare (tutti tranne la Chiesa) e il suos ietam è il seguente, fa una delibera contro una categoria (tassisti/commercanti/ataf…), nel frattempo dice “ok nel frattempo che questa va in porto discutiamo si puo sempre trovare un accordo, poi quando si arriva al dunque dice ” eh ma io sono decisionista non è che posso stare ad ascoltare voi, c’è la delibera” e amen. Questa è prepotenza non decisionismo.
    E comunque sarà bene che chiunque abbia incoraggiato una deriva antipolitica sostenendo che “sono tutti uguali, fanno tutti schifo” si metta un po a pensare se la cosa è conveniente, perchè qui col pretesto che si risolve tutto dimezzando lo stipendio a 300 persone ce lo stanno infarinando e poi ci friggono. A noi, mica a Renzi.

  5. “Renzi ha capito una cosa fondamentale, che Bersani invece per ora sembra di no: molti transfughi del Pd possono finire nel Movimento 5 Stelle, se il Pd non fa qualcosa (ne parlavamo anche qui). Occorre che il Pd si rivolga a loro, li convinca a non andare, o a tornare. E come si fa? Esattamente come ha spiegato Renzi: proponendo i capisaldi attorno a cui il Movimento 5 Stelle raccoglie il consenso, e cioè tutte le mosse «anticasta»: dimezzamento dei parlamentari, abolizione del vitalizio, abbassamento dello stipendio a tutte le cariche politiche, nazionali e locali, dopo due mandati tutti a casa, e così via. Ottimo, possiamo pure essere d’accordo”.

    Scusa Giovanna, ma gran parte di queste cose sono presenti nello Statuto del Pd, nei suoi documenti assembleari, nel programma elettorale del 2008 (l’ultimo in ordine di tempo in quanto ultima elezione per le politiche), nei disegni di legge presentati in Parlamento. Ovviamente, sono tutte cose presenti in modo articolato e complesso e non sottoforma di slogan, perchè la politica non è solo comunicazione ad effetto, scorciatoia a cui ci hanno abituato – da ultimi – Grillo, Renzi ecc.

    Infine, non sono d’accordo sul fatto che Bersani dovrebbe inseguire il programma del 5 stelle. Anche perchè il programma del 5 stelle dice pure altre cose francamente non sottoscrivibili (su euro, immigrazione, ecc.) . Bersani fa bene a non cadere nella trappola perchè è coerente con la sua strategia visto che da anni predica una politica, una militanza e una partecipazione fondata sulla serietà, la sobrietà e il rifiuto di pratiche demagogiche e semplificatorie. Tra gli iscritti, la sua è la posizione dominante e – penso – anche tra il generico elettorato democrat che voterà alle primarie. Per cui, fa bene a tenere la barra dritta e proseguire sulla sua strada. Almeno, credo.

  6. Giagina, stiamo parlando di due cose diverse.
    Io non parlo del merito, non dico che ha ragione o che ha torto, ho le mie idee ma non è questo il luogo dove esporle.
    Sto parlando di messaggio, di comunicazione, di effetto sull’elettorato.
    Che piaccia o no.

  7. Giagina, Paul: se ciò che sta scritto sui siti web e/o sulle varie carte d’intenti NON è ripreso dai media, la colpa non è dei media. Sta nel fatto che quei testi non sono “adatti” ai media. La comunicazione politica va a braccetto stretto coi media. Per forza. Piaccia o non piaccia: senza media (tutti: dalla tv a internet, al door to door, perché anche questo è un medium) come fa altrimenti un politico a comunicare? Suvvia.

    E non vale dire che quei testi non sono ripresi perché non sono scritti nel formato 100 cose per 100 giorni eccetera. Questa è un altro modo per dire: è tutto a posto così come il Pd comunica, sono gli altri che non lo capiscono, dove gli “altri” sono un mix fra media e cittadini. Questo è un problema anche di Grillo, attenzione, perché lui in persona si fa capire benissimo, ma i programmi del M5S… ehm, questi sconosciuti. Specie a livello nazionale. C’è la possibilità concreta, vi assicuro, di farsi capire dai media e dai cittadini senza dire: 100 cose in 100 giorni e balle varie. Solo che in Italia tutti pensano che comunicare equivalga a produrre slogan ridicoli.

    Però in comunicazione se io NON mi faccio capire, la colpa non è degli altri che sono zucconi, la colpa è mia che non sono stata chiara. Poi ci soo anche un bel po’ di zucconi che non capiscono davvero, ovvio, ma se io come comunicatrice non mi metto in questa posizione, non vado da nessuna parte e trasudo solo spocchia.

    Paul: non ho detto che il Pd dovrebbe seguire l’M5S nello stilare un programma. Ho detto che il Pd di Bersani non ha capito che deve trovare un modo per parlare ANCHE a coloro che, delusi dal Pd e incerti su tutto, stanno pensando di rivolgersi a M5S o l’hanno già fatto. Che poi debba farlo come Renzi, no. Fra altro, by the way: inseguire un avversario sul suo stesso terreno è sempre un fantastico modo per candidarsi a una sconfitta. Cosa che Renzi forse non ha ben colto… ;-)

  8. Il problema è che a forza di dire “piace” senza parlare di merito, si è creato un circolo vizioso per cui “piace” e uguale a “buono”. Per questo parlavo di responsabilità di chi fa comunicazione.

  9. Par di capire che Grillo si lamenta della democrazia vista da vicino: senza lenti deformanti, che – alternativamente – la ingigantiscono o la rimpiccioliscono. Dov’è, dunque, il senso ed il rispetto della libertà di pensiero, la web democracy, tanto declamata a parole?
    Filastrocca: un Grillo si dondolava sopra un filo di ragnatela, visto che la cosa era interessante andò a chiamare un altro Grillo… ma l’immagine e la percezione di sè, talvolta, possono non essere speculari al proprio io e – direi – plebiscitarie (come immagina nell’utopia del suo programma, coi suoi referendum, senza quorum, che premiano minoranze illuminate?).
    Immaginare il “noi stiamo sopra”, reputarsi particolarmente illuminati, non significa che gli altri debbano subire identica folgorazione (fideismo).
    Il rischio è quello di risultare talmente illuminati, tanto da apparire (mentalmente) fulminati.
    E, a proposito di programmi, a volte velleitari, rinvio gli interessati qui:
    http://postideologico.wordpress.com/2012/09/03/il-rischio-dapparire-il-pupazzo-del-ventriloquo-quasi-una-lettera-aperta-a-beppe-grillo/

  10. scusa Giovanna ma questa assoluzione completa dei media, dei giornalisti che non hanno colpe nel fatto che i programmi del Pd non si conoscono non mi trova d’accordo. Quando un giornalista vuole fa capire anche i sassi, è quando non vuole o ormai siamo entrati nel trip che tanto il Pd non si fa capire che c’è poco da fare. Alcuni non riporterebbero le cose fatte e proposte dal Pd nemmeno glielo facessero a disegnini. Renzi fa spocchia di secondo nome eppure per tutti pare dare le piste a Seguelà, per cortesia. E’ che scrivere “il PD ha proposto il dimezzamento dei parlamentari” è ammerdante, fa out, fa calzino bianco con le birkenstock. Almeno diciamoci le cose come stanno.

  11. Bersani, Renzi stanno duellando a suon di battute e show. E andranno avanti così fino alle primarie ( sempre che ci siano :-) entrambi però sanno che le primarie di coalizione si vincono per candidarsi come leader in una coalizione che, forse ( con tutta probabilità) vedrà insieme il PD, SEL e altri partiti minori. Una volta stabilito il candidato alle elezioni di quella coalizione, Renzi non può pensare di fare un programma elettorale tutto suo dentro il PD, sovvertendo ed infischiandosi delle controverse, plurali, infinite posizioni presenti nel suo partito su ogni tema politico rilevante, oltre a mediarle poi con quelle di SEL. Trovare il leader senza aver prima stabilito regole precise, aggiornato gli Statuti, presentato delle tesi congressuali, prima ancora che elettorali, ed in quella sede sovrana ( il Congresso formato dai delegati delle federazioni, e non dagli elettori) approvarne a maggioranza i contenuti, significa prendersi in giro e soprattutto prendere in giro gli elettori neo- simpatizzanti di Renzi. Altro che rottamazione e decisionismo. O Renzi corre per una lista sua staccata dai Partiti del centrosinistra oppure la vedo difficile uscire dalle pastoie della ” politica” ben tutelata dai Circoli PD e dai militanti ” duri e puri”, le famose truppe cammellate sempre molto forti e sicuramente poco inclini a farsi dare dei diktat dal sindaco fiorentino, sia nella fase della campagna elettorale, sia in un’eventuale fase di governo. Senza parlare poi dei nuovi e deleteri compromessi sul potere e sulle questioni dei diritti civili, un volta che ci sarà da trattare la coalizione di governo con l’UDC o il Nuovo Centro.
    Ancora una volta politica degli annunci…
    I fatti saranno ben diversi …comunque vada.

  12. Ciao Giovanna.
    Tu scrivi che il Pd dovrebbe proporre i capisaldi attorno a cui il Movimento 5 Stelle raccoglie il consenso, e cioè tutte le mosse «anticasta», per recuperare il consenso dei futuri o neo grillini ex Pd. Quello che non dici però è che esiste una leggera differenza tra il M5S e il Pd: mentre i grillini, al momento, non fanno parte del sistema – lungi da me pontificarne l’operato, ma questo mi sembra un dato di fatto – il Pd È (parte) della casta. Sono 20 anni che partecipano al teatrino della spartizione della torta, quindi non credo che proporre mosse anticasta li avvantaggerebbe – se non nel breve termine, dato che poi rimarrebbero solo promesse – con l’elettorato che ne ha le scatole piene. Certo, tatticamente sarebbe una mossa intelligente per vincere le prossime politiche, ma a lungo termine potrebbe rivelarsi un boomerang pericoloso.

  13. Giagina, non assolvo affatto i media. Dico che, senza, un politico non va da nessuna parte. E che pretendere di cambiarli è come… voler svuotare il mare col cucchiaino. Inoltre ripeto: i media non sono solo tv e stampa, ma c’è anche internet e c’è il lavoro capillare sul territorio. L’M5S lavora bene sul territorio, più che in rete, per esempio. Al contrario di quel che dicono tutti.

    Quanto alle mode mediatiche, cui alludi tu: certo, invertire una tendenza è difficile. Ma non impossibile.

  14. Prof mi inserisco un po’ da profano in questa discussione, ma mi sembra che stiamo perdendo il lume della ragione. Stiamo parlando di uno che, in quanto sindaco di una città non esattamente trascurabile, non dovrebbe nemmeno avere il tempo di respirare. Invece organizza Leopolde, presenzia a talk show e dichiara, esterna e (stra)parla. L’altro è Bersani, segretario di un partito che è una barzelletta (“Non abbiamo perso, abbiamo non vinto), eh beh) che non fa nemmeno sempre ridere. Detto questo, Grillo è discutibile (e discusso) finché vogliamo, ma dire che Renzi “ha ragione” quando afferma che «Grillo è insopportabile, ma le cose che dice si smontano in un quarto d’ora, basta che il Pd proponga in Parlamento il dimezzamento del numero dei parlamentari e l’abolizione del vitalizio. Fatto questo, Grillo va a casa e diventa un fenomeno da baraccone» mi sembra molto riduttivo. Il programma del MoVimento 5 stelle è qui (http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf) e dal momento che non l’ha scritto Gesù Cristo non è sicuramente perfetto, però se il Pd volesse davvero imitarlo dovrebbe quantomeno copiare questo, semplicissimo, punto: “Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati”. Ho come l’impressione, però, che non lo farà, perché non so quanti ne rimarrebbero. Nel frattempo continuerà a chiacchierare. Finché c’è qualcuno che gli crede, fanno bene.

  15. Matteo: hai ragione. La sintesi di Renzi è riduttiva. E poiché ho detto che è vera, paio riduttiva pure io. Ma ho preso ciò che ha detto Renzi come incipit di un tema più vasto, qualcosa che lui coglie e Bersani meno, molto meno. Cioè volevo dire che cogliere gli snodi fondamentali (molti più di quelli enunciati da Renzi) dello scontento “anticasta” di moltissimi transfughi del Pd sarebbe fondamentale per il Pd. Parlare a questi fuggitivi o fuggiti sarebbe fondamentale. E non mi pare Bersani lo stia facendo. Inclusa la questione delle cariche pubbliche ai condannati, certo.

  16. I media sono tutti, è vero, ma l’80% delle persone si fa un’opinione sui tg e quelli sono tutti orientati in un certo modo. In tv si fanno anche le rassegne stampa, si sceglie cosa rilanciare dei titoli dei giornali, demerito del PD che tutto il lavoro fatto in questi anni non emerge? Forse un po’ ma la linea editoriale dei telegiornali nazionali è gestita dagli avversari politici di sempre.
    Non sono del tutto d’accordo sul fatto che sia conveniente inseguire Grillo, sia per quello che ha chiaramente esposto Giovanna, che l’inseguitore è sempre perdente, ma anche nel merito, come diceva Fassina tempo fa, o la politica riesce a dimostrare di essere utile, quindi di saper risolvere i problemi o sembrerà sempre troppo cara, il gioco al rialzo non finirà mai. Come ha già detto Giagina il PD ha già proposto il dimezzamento dei parlamentari, Renzi può fingere di non conoscere quello che fa il suo partito mentre a Bersani si chiede che ottenga risultati con un parlamento dominato dalla destra? Oppure gli si sta suggerendo di essere un pochino populista a fini elettorali?

  17. infatti, bersani non coglie questo snodo, anzi, per lui questo snodo non esiste.
    quando dicevo che qui a parma il PD avrebbe perso, tutti ridevano, dopo un pò meno, ma qui la percezione era chiara.
    comunque, l’unico punto sul quale sono un pò perpesso è questo: renzi mica sta facendo una competizione con grillo, quindi non lo sta, tecnicamente, inseguendo.
    la sta facendo con bersani, in una pre-competizione per poi battersi eventualmente con lo stesso grillo.
    il che rende tutto più complicato, perchè per ora lo sta un pò “copiando” usando i suoi argomenti contro lo stesso interlocutore di grillo, sfruttando una sorta di effetto scia.
    ripeto, sempre al di là del merito.

  18. Leggendo la biografia del primo sindaco del dopoguerra del mio comune, una cittadina di 60.000 abitanti dell’hinterland torinese da sempre governata dalle forze di sinistra, ho scoperto che negli anni sessanta del secolo scorso erano attive ben otto agguerrite e frequentate sezioni del pci, quando la popolazione si aggirava sui 20.000 abitanti.
    C’era una base che discuteva i programmi locali, esprimeva funzionari, partecipava in qualche misura anche al programma nazionale.
    Oggi esiste ancora una sola sezione, forse perché il partito è proprietario dei muri, normalmente affittata per le esposizioni dei pittori locali, mentre le riunioni si fanno in luoghi chiusi e riservati. Dialogo e conoscenza dei contenuti del dialogo: zero. Lo stesso a livello maggiore, alcune cose le conoscono solo gli addetti, gli adepti.
    Strumenti di comunicazione con i propri iscritti, ad esempio l’organo ufficiale del PD, non si capisce più se è l’Unità, il TG3 o la Repubblica e anche il sito del partito non contiene un Programma e/o le posizioni e le proposte sui i singoli temi (lavoro, occupazione, energia ecc.). Lettere al direttore e blog non danno risposte, al massimo ribadiscono.
    La Fabbrica del Programma elaborata da Prodi, seppure fosse un mattone, dava la possibilità di farsi un’idea di come si intendevano affrontare e risolvere i problemi. Sappiamo com’è finita.
    Ricordo il Progetto “80 di Giorgio Ruffolo, un piano di lavoro degli inizi anni “70 -poi mai attuato tranne che per alcuni aspetti marginali- che consentiva di farsi un’idea, maturare un giudizio, prendere posizione sui contenuti.
    Grillo comunica con il blog, ma di programma o di intenzioni su argomenti dirimenti, ben poco. E per Programma non intendo solo il cosa ma, innanzi tutto, il come e in che modo.
    Sono rimasti, spesso perché è di moda, fa moderno -insomma il medium è il messaggio- i cinguettii -ho una totale repulsione per twitter- a (presunto) effetto.
    Mi ricordano i “non tutti sanno che…” della Settimana Enigmistica, notizie che hanno un unico grandissimo pregio: un secondo dopo averli letti li hai dimenticati per sempre.
    Ho idea che la “comunicazione” dei tre soggetti Renzi, Grillo, Bersani, tenacemente ripresa e amplificata dai media sia solo un cinguettio tattico che cerca di mascherare l’insipienza, la mancanza di una proposta di soluzione chiara e precisa dei problemi che dovrebbero essere prioritari, l’incapacità reale di immaginare soluzioni concrete. (Io una soluzione per i giovani non la conosco, ma chi si candida a governare dovrebbe dirmela, in ogni dettaglio). Profit first sostiene Romney, quale dei nostri avrebbe il coraggio di un’affermazione così netta? Allora è meglio battibeccare con l’aiuto dello stuolo dei pennivendoli desk o dei mezzibusti, senza dire nulla. E, nell’affollamento del cinguettio, si fa sentire il piccione che gruga il suo verso più forte. Altro che pacatezza.

  19. L’ultima versione… Ve la segnalo, con invito a condividere, se condividete.
    http://micheledisalvo.com/2012/09/01/chi-ce-dietro-grillo-e-al-m5s/

  20. Concordo su questa parte:
    “Renzi ha capito una cosa fondamentale, che Bersani invece per ora sembra di no: molti transfughi del Pd possono finire nel Movimento 5 Stelle, se il Pd non fa qualcosa (ne parlavamo anche qui). Occorre che il Pd si rivolga a loro, li convinca a non andare, o a tornare. E come si fa? Esattamente come ha spiegato Renzi: proponendo i capisaldi attorno a cui il Movimento 5 Stelle raccoglie il consenso, e cioè tutte le mosse «anticasta»: dimezzamento dei parlamentari, abolizione del vitalizio, abbassamento dello stipendio a tutte le cariche politiche, nazionali e locali, dopo due mandati tutti a casa, e così via. Ottimo, possiamo pure essere d’accordo.”
    Dissento sul resto.
    La “volgarità” e i “toni on pacati” sono giustificati a mio avviso se si tratta di scardinare un sistema corrotto e elefantiaco, specialmente se non si hanno i mezzi di Bersani. Se sei lo sfidante e il tuo avversario è favorito non vedo nulla di male ad alzare i toni. Anche perché:
    1)lo fa lo stesso Bersani
    2) Rischi soltanto di pigliare gli schiaffi e perdere, tipo Veltroni con Berluscoi
    3)La pacatezza di per sé non è un valore assoluto.
    Sul programma: Renzi è stato abbastanza chiaro con i suoi famosi 100 punti. Magari poteva esserlo di più, ma un programma l’ha tirato fuori. bersani è rimasto a una “carta d’intenti”.Mi stupisco sempre di quanto siano pretestuose alcune critiche a Renzi, e come si faccaiano le pulci sempre e solo a lui (e non, ad esempio, a Civati o a Merola, che ne hanno fatti di errori).

  21. simonegrossi: ti stupisci di che? Civati e Merola non sono in gara per le primarie. Inoltre hanno una visibilità mediatica che sta a Renzi come 2 sta a 10 (Civati) e 0 sta a 10 (Merola).

  22. Scusate ma qua si sta facendo il confronto fra due cose che non possono non essere confrontate: un segretario di un partito, un battitore, anzi due, anzi tre, liberi.
    Se l’intento di Renzi fosse stato veramente quello di ammodernare il Pd aveva uno strumento semplice e chiaro per esplicitarlo: correre alle primarie per segretario. Troppo impegno.
    Fare il segretario di un partito (di minoranza e di opposizione) comporta non solo portare avanti i valori di una parte politica, particolare ancora più arduo se le anime del partito appena nato sono due o tre diverse, ma mettersi sedutoa tavoli di confronto e di decisioni che prevedono per forza (siamo minoranza) il compromesso e la dialettica. Non si puo vincere e non si puo fare come si vuole se non si è maggioranza. Renzi in questa fogna non ci si è messo, non solo ma non ci si vuol nemmeno mettere tanto che lui il parlamentare non lo farebbe mai.Troppo più semplice dire farei farei farei, però di fatto lo dice perchè tanto non tocca a lui fare.
    Quindi quando scrivete “il Pd deve dimezzare, deve eliminare, deve cambiare” scrivete , e Renzi dice, degli auspici.
    Quanto a fare le pulci a Renzi ( poverino un s’abbia a sciupare) Civati e Merola non mi pare si siano candidati a nulla ed abbiano fatto, insieme a tanti altri arruffoni tipo Adinolfi o Gozi, solo tanto cagnara senza senso.
    Sebbene io non lo abbia votato come segretario, sono certa che Bersani ha colto benissimo il nodo che Giovanna e Giampi dicono e che abbia solo una visione diversa, nè più antica nè più moderna, perchè lo sventolare il sogno è antico come l’uomo e Renzi questo fa, di come proporsi e risolverla. Del resto ognuno ha il suo stile e le sue radici, e quelle di Renzi affondano nell’opportunismo e nella cooptazione, checchè ne dica, solo che è più paraculo e non lo da a vedere.

  23. So che il mio intervento non riguarderà specificatamente la comunicazione e me scuso. Tuttavia dopo la lettura dei commenti vorrei invitare tutti a ridimensionare aspettative e giudizi e di qui a spezzare una lancia nei confronti di tutti i politici citati, che non sono certo migliori di chi li ha preceduti ma, riflettete, neanche peggiori. Purtroppo, checché se ne pensi e se ne dica, la politica non può proporre soluzioni di futuro allo stato attuale delle cose perciò è chiaro che tutti i personaggi in gioco non possono che limitarsi a mascherare il vuoto di una serie di progressive impossibilità sopraggiunte nel tempo.
    Ragioniamo. Se lo Stato italiano possedesse ancora un monopolio della forza da imporre all’economia avrebbe ancora la sua IRI. Senza un ente del genere, qualunque politica è destinata al mero ruolo di giochicchiare sulla redistribuzione delle tassazioni e rimaneggiare i contratti del (ma non il) mercato del lavoro. Sì,certo, si possono introdurre le raccolte differenziate o i patti di convivenza, abbozzare qualche riforma della scuola o cambiare sistema elettorale, ma sono bazzecole. La politica non può essere più deputata del ruolo pianificatore del futuro di questo Paese. Questo è il grande equivoco. Non crederete mica che il problema odierno della politica sia la sostituzione dell’attuale classe dirigente – che noi giustamente deprechiamo ma il cui esibito teatrino a cui è costretta e ci costringe è l’unica facciata di cui l’impotenza può andare vestita. Se non hai più leve dell’economia, quell’economia finisci per subirla, diventi un comitato consortile d’affari eletto da una parte dell’economia a vantaggio di se stessa, e i cittadini conservano il ruolo di dare il beneplacito a un sistema che non può all’atto pratico propore sostanziali differenze nei modelli di società proposti. Segue che anche la comunicazione a disposizione dei politici che vivono in questo sistema non potrà che essere claudicante, in quanto non potendo proporre autonomamente un modello diverso da quello proposto dagli avversari, si appiattisce a rincorrere gli stilemi di chi di volta in volta assurga a moda di successo. Ci si scanna su dettagli marginali, si indulge allo sfottò reciproco, si telenovelizza il discorso pubblico, e non aggiungo altro perché sapete tutti aggiungere voci a questo elenco infinito di melensa scipitezza comunicativa. Ma vi siete chiesti il perchè o ritente davvero che sia un problema di nomi e volti (che ci sono) e non di sistemi e poteri (che non ci sono più)?
    Date un’occhiata per cortesia a cos’era l’IRI, quali attività controllava, quale varietà, quale progettualità, quale credito: quindi quale orizzonte di eventi potesse abbracciare una pianificazione nazionale e quale ricchezza comunicativa potesse permettersi la politica. E poi riflettete su cosa possa mai promettere una politica in uno Stato che non possiede quasi più nulla di tutto ciò.
    *Banche di Interesse Nazionale
    Banca Commerciale Italiana (secondo maggior azionista: Generali, Paribas), privatizzata con OPA nel 1994
    Credito Italiano (secondo maggior azionista: Alleanza Assicurazioni 5%), privatizzata con OPA nel 1993
    Banco di Roma (secondo maggior azionista: Toro Assicurazioni 10%, Banca Commerciale Italiana 5%), confluito nella Banca di Roma nel 1992
    *Siderurgia
    Finsider: 99,82%. Ricostituita nel 1988 come Ilva, privatizzata “a pezzi” (operazione conclusa nel 1995)
    *Meccanica
    Finmeccanica: 86,6%. La proprietà fu trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze
    *Cantieristica
    Fincantieri: 99,9%. La proprietà fu trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze
    *Costruzioni
    Italstat: 99.99%. Fusa nel 1991 in Iritecna, poi sostituita nel 1994 da Fintecna, la cui proprietà fu trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
    *Telecomunicazioni
    STET: 56,56%. Fusa nel 1997 con Telecom Italia, la cui proprietà fu trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze e privatizzata nel 1997.
    *Trasporto via mare
    Finmare: 99,88%. La proprietà del suo principale asset, Tirrenia fu inglobata in Fintecna e trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze
    *Trasporto via cielo
    Alitalia 89,3%. La proprietà fu trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze
    *Trasporto via strada
    Autostrade. La proprietà fu trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze, poi privatizzata nel 1999
    *Alimentare
    SME (secondo maggior azionista: Mediobanca 4%), privatizzata “a pezzi” negli anni ’90.
    *Teleradiodiffusione
    RAI 99,55%. La proprietà fu trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
    *Altro
    Cofiri: 100%
    Sofin: 100%
    Società per la Promozione e Sviluppo Industriale – SPI: 97,5%
    Aerhotel: Ceduta a Starwood Hotels & Resorts Worldwide Inc.

  24. Ugo, grazie per il tuo commento. 10 anni fa a ingegneria ci ripetevamo la frase dei nostri padri: l`ultimo nobel per la chimica italiana l`ha vinto Natta (1963). A quel declino scientifio-tecnologico si e`poi affiancato il declino pianificativo-organizzativo he tu ricordi. La chiusura della fabbrica di Portovesme e`uno degli atti, non certo l`ultimo, di questa triste transizione verso un`economia di risulta e precaria salute. Non si e`fatto come l`Irlanda, non si e`presa la strada finanziaria come Londra, etc. E la politica prende atto, non puo`fare piu`nulla. Io non ce l`ho fatta a vedere lo sfacelo da vicino e me ne sono andato. Oggi leggo questo blog intelligente per capire un po`di comunicazione, ma la comunicazione senza ricchezza industriale e capacita`di realizzare le proprie idee non va da nessuna parte. E trovo patetici, nella loro impotenza (quando non ignoranza), piu`o meno tutti i politici, mentre si azzuffano su dettagli di poco conto, come stessero combattendo una battaglia del bene contro il male.

  25. Ps
    @Enrico
    Già, l’eccellenza petrolchimica italiana, questa defunta.
    A scanso di equivoci il mio intervento non è contro la Comunicazione né contro l’evidenza della sua fondamentale importanza. Oggi purtroppo la Comunicazione è ridotta a disputa dei cani attorno alla ciotola.
    Ma a votare bisogna andare e una pur minima differenza tra le parti in gioco c’è comunque, non fosse che sul principio minimo ma dignitoso della sgradevolezza di un politico rispetto alla sobrietà di un altro. Pur tuttavia ritengo che giudicare la comunicazione avendo un’idea del limite in cui si articola sia un prerequisito necessario per mantenere un giudizio se non corretto almeno non del tutto fuori fuoco.

  26. Ma veramente pensate che basti dimezzare il vitalizio???
    Primo, il vitalizio va abolito, nessuno è più disposto a giustificare un solo centesimo nelle tasche di questa (e forse qualsiasi altra) classe dirigente, perciò chiunque lo dimezzasse otterrebbe l’effetto contrario a quello che spera.
    Secondo, la gente sarà anche strumentalizzabile, ma non quanto credete voi. Nessuno, e dico nessuno, è tanto stupido da non capire che il vitalizio è il male minore. Se vi illudete su questo punto, mi fare rivalutare Maria Antonietta e le sue brioche.
    Terzo, nessun parlamentare può ridursi lo stipendio da solo. E’ evidente che troverebbero una qualche gabola per abolirlo formalmente (come già IMPOSTO CATEGORICAMENTE da un referendum) ma ritrovarsi alla fine del mese più soldi di prima, in base a chissà quale artificio legaloide. Dopo aver avuto i peggiori governi dell’occidente, ininterrottamente, dalla fine del fascismo fino a oggi, solo un povero ingenuo eviterebbe un processo sommario alle intenzioni. Ma qualcuno non lo capisce, e pensa che il deretano dell’uomo comunque non abbia fondo. Beh, vedremo. Ma occhio, se ho ragione “qualcuno” non ci rimetterà solo la carriera.

  27. Grazie del chiarimento. La pensiamo in modo simile tranne per il fatto che a mio parere per il Pd e per Renzi (non so se includerlo nel Pd, ma non me ne frega nemmeno troppo – anzi, mettiamocelo che tanto se c’è posto per Casini e Cuffaro c’è posto per tutti) la questione non sia “cogliere snodi” ma iniziare a fare qualcosa di concreto. Temo però che per loro – anzi, da un certo punto di vista lo spero dato che di soldi anche miei ne hanno già presi abbastanza – sia troppo tardi. Di occasioni ne hanno avuto tante, di promesse ne hanno fatte anche di più: peccato che le abbiano fallite (praticamente) tutte. Poi, anche se a me sembra un problema minore rispetto alle azioni effettivamente compiute, che la loro comunicazione faccia pena nessun dubbio: ogni tanto di notte sogno ancora Bersani verde-zombie in maniche di camicia che mi guarda con aria da stoccafisso dicendomi “oltre”: incubi veri.
    Un saluto e buon lavoro.

  28. @Ugo
    Certo che si va a votare, ci mancherebbe. E nei limiti del possibile, leggere e capire un po` di comunicazioe e` fondamentale. Ma l` amarezza rimane,

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