Come al solito, Ikea si distingue…

… per la comunicazione, con uno spot che mette in scena più generi e più generazioni, tutti in relazione fra loro. Corpi e volti piacevoli ma normali, ripresi in situazioni di affettività quotidiana.

Ikea, Per cambiare, basta poco

È uno spot semplice e positivo, ma ha quel pizzico di fantasia in più rispetto alla media, per ottenere il quale, come dice Massimo Guastini (presidente dell’ADCI), «basta poco: essere umani e avere un pensiero». Lo spot usa fra l’altro un brano molto adatto alla pubblicità, che contribuisce a creare un’atmosfera serena e nello stesso tempo euforica: «To Build A Home» di The Cinematic Orchestra (l’abbiamo già sentito nel 2008 in Gravity Set Me Free della Freddy).

Agenzia: 1861united, Regista: Phil Brown.

10 risposte a “Come al solito, Ikea si distingue…

  1. devo dire la verità: al primo passaggio in tv, non appena ho visto la coppia omosessuale ho subito esclamato “questa è ikea!” E infatti…! Bravi, sono la dimostrazione che è possibile fare pubblicità in modo diverso! Ricordo sempre con piacere lo spot in periodo mondiali, con gli amici (maschi e fammine) che cucinavano tifando!

  2. Già, Ikea rimane sempre la prova provata che un’altra pubblicità è possibile. E raggiunge anche i suoi scopi: attrarre l’attenzione, tenerla fino alla fine, far capire che cosa si vuole vendere e quali sono i suoi pregi. Ma allora perché sembra così difficile per gli altri?

  3. È patetico… Scusate se smorzo l’entusiasmo.

  4. A me gli spot ikea mi piacciono sempre un sacco, alcuni sono di grande umorismo! Questo è ben fatto come al solito, molto lieve. La musichina però mi da un po’ la tristizia me procura una associazione barillistica – nel senso di spot barilla. Che magari era l’effetto sperato, però boh:)

  5. A me pare che gli spot Ikea siano perfettamente coerenti con la brand equity e con la filosofia di prodotto. Anche se, per qualche aspetto marginale, tutto il pensiero Ikea ha qualcosa del realismo sovietico, l’idea di socialdemocrazia e di libertà dall’ossessione simbolica degli oggetti come status, che ne traspare, mi piace molto. Quanto mi piacerebbe vivere in un mondo Ikea piuttosto che nel nostro Mercatone del Falsolusso! Aggiungo, e credo di averne la competenza, che la qualità Ikea è la massima ottenibile a quei costi, lo sanno bene le aziende nostrane, anche Marchi Famosi, che ci hanno provato a passare gli stessi test di qualità, riuscendoci solo dopo diversi tentativi e con fatica.
    Ecco, mi piacerebbe avere un candidato Ikea alle primarie, piuttosto che un presuntuoso untuoso come quel coso… quello dell’altro blog, e mi piacerebbe Adesso.

  6. Ahhh bellina davvero, con i ragazzi che uniscono i letti… soooo cute!

  7. @ guydebord
    Ogni volta che entro all’Ikea penso che, tutto sommato, è il mondo che assomiglia di più — per quanto poco — all’idea che Marx aveva del comunismo nella vita quotidiana.
    Capitalismo comunista, almeno riguardo ai consumi e al fai-da-te.
    (stai suggerendo Renzi = candidato Ikea? potrebbe essere)

  8. Renzi? Tutt’altro. Francamente non mi piace la sua presunzione. Peccato che non so chi possa essere l’uomo-ikea (forse Billy?). Teste di legno ce ne sono tante, ma di betulla? Facevo riferimento ai Paesi Scandinavi e al Nord Europa degli anni “60-“70 dello scorso millennio, luoghi nei quali le donne erano o apparivano più libere, meno casalinghe, e le famiglie nel complesso meno ossessionate dalla casa come rappresentazione. Ikea ha sempre descritto la casa come luogo accogliente dell’abitare libero, specchio di una apertura mentale meno succube della Chiesa, del Dovere, dello Stato… e, al contempo, più partecipativa, più sociale e socialista, più ambientalista e integrata nella natura. La betulla lo esprime con chiarezza.
    Ma noi, con la sindrome dei Tre Porcellini e la casa di mattoni, con gli interni in stile veneziano, saremo mai socialdemocratici?

  9. @ guydebord
    Uomini-Ikea e donne-Ikea, nel senso che dici tu, sono/siamo tantissimi/e, magari anche Renzi e sua moglie.
    Bastasse questo… ;-)

  10. su youtube ci sono molti spot ikea “banned”. evidentemente anche loro toppano oppure le diverse società hanno sensibilità differenti, più o meno puritane, più o meno censorie, più o meno proibizionistiche, etc.

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