I Radiohead, Greenpeace e l’orso polare

Continua il tour dei Radiohead, che oggi saranno a Bologna e domani a Codroipo, in Friuli, e continua il sostegno della band alla campagna “Save The Arctic” promossa da Greenpeace International.

Greenpeace precisa oggi con un comunicato stampa che l’orso (orsa: pare sia femmina) che si aggira nei concerti non è in carne e ossa: dentro a quel costume ci stanno ben due volontari addestrati. Gli animalisti che hanno protestato – dice Greenpeace – non hanno nulla da temere (ci sarebbe, forse, da protestare per i due poveri volontari là dentro, ma se volontà è, che sia.) :-)

L'orsa di Greenpeace

Ora, pur essendo l’orso molto realistico, è comunque incredibile che qualcuno abbia potuto scambiarlo per un animale vero (anche se dalla furia pregiudiziale ci si può aspettare tutto). È invece come sempre brillante la comunicazione di Greenpeace: orso e tutto ciò che gli sta intorno, dai manifesti ai banner, dal profilo Facebook al comunicato stampa. Inclusa l’enfasi sulla verosimiglianza nel comunicato:

Greenpeace vuole precisare, in seguito alle mail di protesta e ai commenti ricevuti sulla pagina Facebook, a testimonianza della sensibilità dell’opinione pubblica verso gli animali, che l’orso polare che si aggira per i concerti NON è un animale in carne ed ossa. MAI potrebbe esserlo vista la normativa che tutela gli animali in via d’estinzione e gli animali pericolosi, ma molte persone vengono ingannate dall’apparenza.

NON è neanche un robot, come è stato scritto. Se si muove in maniera così realistica è merito del costumista teatrale di Londra che lo ha progettato e dei due volontari di Greenpeace, appositamente addestrati, che si trovano all’interno del costume e che si muovono in perfetta sincronia.

L’orso chiede ai fan di firmare una petizione per salvare l’Artico, come hanno fatto già un milione e 800 mila persone sul sito www.savethearctic.org.

Greenpeace ha lanciato la campagna “Save The Arctic” con l’obiettivo di bandire le trivellazioni offshore e la pesca distruttiva industriale attorno al Polo Nord, e creare un santuario globale.

La canzone dei Radiohead “Everything in its right place” è la colonna sonora del video in cui si vede come protagonista un orso polare, vittima del cambiamento climatico, che vaga per Londra alla disperata ricerca di una casa e di cibo.

Quando Greenpeace raggiungerà i 2 milioni di firme, inserirà quei nomi in una capsula che verrà collocata nei fondali dell’Artico, a una profondità di 4 chilometri, e contrassegnerà il luogo con la “Bandiera per il Futuro” disegnata dai giovani di tutto il mondo.

Thom Yorke è stato uno dei primi ad aderire: «Dobbiamo fermare i giganti petroliferi che vogliono insediarsi nell’Artico. Una fuoriuscita di petrolio devasterebbe questa regione la cui bellezza toglie il respiro e si sommerebbe al più grande problema che noi tutti dobbiamo affrontare, il cambiamento climatico. Ecco perché sostengo questa campagna. E ogni qualvolta volgerò lo sguardo verso nord, mi ricorderò che il mio nome è scritto nei fondali dell’oceano, in cima alla terra, come dichiarazione solenne di un impegno comune per salvare l’Artico».

L’orsa di Greenpeace al concerto dei Radiohead ieri a Roma:

12 risposte a “I Radiohead, Greenpeace e l’orso polare

  1. Quell’orso allora mi deve 250 euro di salmone!

  2. “sempre brillante la comunicazione di Greenpeace”, verissimo.
    E sempre olimpicamente disinteressata ai due terzi della popolazione mondiale che hanno bisogno di più energia a prezzi accessibili per uscire dalla povertà, come stanno facendo a ritmi formidabili.
    Due conti su questo Greenpeace dovrebbe farli, nel suo sito non li ho visti (se ci sono, ritiro), per sostenere onestamente le ragioni della sua campagna.

  3. Giovanna scrive: “Ora, pur essendo l’orso molto realistico, è comunque incredibile che qualcuno abbia potuto scambiarlo per un animale vero (anche se dalla furia pregiudiziale ci si può aspettare tutto).”

    Il fatto che a scambiarlo per un animale vero, e a protestare, siano stati animalisti è un paradosso davvero drammatico. Solo degli imbecilli potrebbero pensare a un orso polare come un animale mansueto da masturbare come fosse un pet domestico.
    Hai ragione anche a dire che “è invece come sempre brillante lacomunicazione di Greenpeace”. Che enorme peccato che a una comunicazione così brillante debba SEMPRE corrispondere un’informazione così opaca.
    Infatti il miglior slogan che potessero trovare, e che accidentalmente corrisponde anche alla realtà, a differenza delle cazzate di Greenpeace, è “save the arctic: look at the antarctic”.
    Nell’Antartico infatti i record positivi dei ghiacci non conoscono sosta e le temperature negli ultimi 30 anni sono scese (escluso nell’1% costituito dalla penisola Antartica e per questo ci sono diverse spiegazioni possibili).
    Tra l’altro lo slogan è più utile anche ai Radiohead che potrebbero così decidere di fare un concerto anche al Polo Sud, visto che il Polo Nord non è “in cima alla Terra”, e non è nemmeno terra.

  4. E però che bel servizio che gli ha fatto l’animalista scemo:) Una specie di costola pubblicitaria in più a gratis:)))
    E poi, nonostante nella selva dei simboli, l’ennesimo uno dice embè? beh la trovata della capsula nel fondale con le firme boh, mi pare bellissima – anche poetica.

  5. Ben e Ugo, sono d`accordo con voi pure sul tono di voce. Sempre piu`Greenpeace spara cazzate e informazione di bassa qualita` in maniera brillante. Spero che questo modello, comunicazione di non-contenuti, stia arrivando al capolinea. I problemi di questo pianeta richiedono uno sforzo produttivo, non fuffari come quelli di Greenpeace.
    Tra l`altro sono un paio di giorni che discuto con una testa di coccio, ex Greenpeace, a capo della Fondazione diritti Genetici. Zero scienza, tante chiacchiere pseudo-filosofiche, il sistema e`lo stesso.

  6. In inglese è ben studiato anche il dettaglio del nome dell’orsa:
    Paula /ˈpɔ:lə/ the polar /ˈpəʊlə/ bear!

  7. Zauberei ha scritto: “beh la trovata della capsula nel fondale con le firme boh, mi pare bellissima – anche poetica.”
    Anch’io la trovo poetica, ma nel senso di un requiem. Che bello è infatti autografare le proprie idee da dimenticare affondandole, a mo’ di titanic, nel profondo dei gelidi abissi laddove nessuna luce di ragionevolezza potrà più trovarle. Peccato che ad affondare saranno solo autografi abbandonati ingiustamente dai loro autori.

  8. mo’ ma magari anche giustamente:)

  9. Se mi trovassi davanti un’orso polare credo che urlerei di paura ma se si lasciasse accarezzare come quello… Che carino!!

  10. Ops! “Un” non dev’essere apostrofato, sbaglio sempre! Scusi prof!

  11. E’ facile capire che ad essere olimpicamente disinteressati del futuro della popolazione mondiale, e di quella umana in testa, sono coloro che depredano, devastano e degradano il pianeta. Se le associazioni che contrastano questa tendenza sul piano mediatico sono costituite (anche) da incompetenti nei diversi ambiti che bisognerebbe aver coltivato per proporre alternative alla tendenza suddetta, non è un gran male, il loro scopo è formare un minimo di opinione pubblica che possa esercitare una pressione al mutamento di tendenza.

  12. Quell’orso e’ meraviglioso!! :)

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