Le tre prove di Obama: una storia avvincente

«Se il Barack Obama che abbiamo visto nel secondo dei tre dibattiti fosse stato al posto di quell’ectoplasma che vedemmo nel primo, le elezioni presidenziali americane sarebbero già finite da giorni», scriveva ieri Vittorio Zucconi su Repubblica. E come lui sono stati in molti, ieri, a tirare un respiro di sollievo dopo aver visto Obama di nuovo tonico e incalzante. Non «l’ectoplasma» che nel primo round aveva sbagliato tutto, perfino la gestualità e la postura (vedi Col linguaggio del corpo ieri Romney ha vinto Obama).

Eppure…

Obama-Romney

Eppure. È più avvincente una storia in cui l’eroe, che deve battersi col nemico tre volte, stravince subito, o è meglio una storia in cui, contro ogni aspettativa, l’eroe perde clamorosamente la prima volta, recupera un po’ – ma giusto un po’ – nella prova intermedia e finalmente – fiuuu – trionfa nell’ultimo duello?

Quale delle due favole ha più probabilità di convincere i democratici delusi – che meditano di astenersi – a tornare a votare Obama? Una in cui lo vedono subito e come al solito dominante, o una in cui prima lo vedono nella polvere, poi in faticosa risalita?

Insomma, se fossi nello staff di Obama, avrei scandito in questo modo lo storytelling delle tre prove: dura sconfitta, faticosa rimonta, trionfo finale. Lunedì capiremo se hanno ragionato così anche loro.

10 risposte a “Le tre prove di Obama: una storia avvincente

  1. oddio, io avrei dubbi sul fatto che un simile storytelling sia tutto (o quasi tutto preparato), sarebbe una strategia molto rischiosa, perlomeno ai livelli di durezza che l’atto 1° ha effettivamente avuto come sconfitta, insomma presupporre una grande sicurezza dello staff di Obama, anche se professionisti come Favreau si sono dimostrati eccellenti già molte volte in questo mandato…

  2. Obama e il suo staff la sanno lunga ed e’ da 5 anni che sono in campagna elettorale.Ciao

  3. Ho visto in diretta il secondo dibattito. Ho l’impressione che Obama, nonostante questa volta ce l’abbia messa proprio tutta e sia stato almeno alla pari del mediocre Romney, continui a non essere convinto di quello che dice: potrebbe ritenere che la linea elaborata dai suoi consiglieri economici non sia in grado di fronteggiare la crisi economica e l’elevata disoccupazione, senza essere capace di adottarne altre migliori. Non è detto che ce ne siano, di realisticamente praticabili e compatibili coi valori che Obama professa. (Non intendo affatto dire che le proposte di Romney siano migliori.)
    Mi è sembrato uno che maschera con grande fatica un umore depresso e il desiderio di lasciare la mano a qualcun altro.

    Perciò mi aspetto che, essendo riuscito a fare con enorme sforzo nel secondo dibattito quel che si aspettava da lui il suo entourage, si conceda di naufragare nel terzo, in modo da perdere le prossime elezioni.
    Solo un’impressione soggettiva, anche empatica nei confronti di Obama, niente di più.

    Vedremo lunedì se il terzo dibattito fornirà indizi rispetto a questa ipotesi o a quella assai diversa prospettata nel post.

  4. E`il gioco del gatto e del topo, che funziona solo se il gatto (Obama) e`molto piu`forte del topo. Altrimenti il rischio e`altissimo. Per associazione ho ricatalogato una serie di blockbuster hollywoodiani (tutto Stallone, Bruce Willis, etc). Manca il deus ex machina (a parte Matrix) e l`eroe (Obama) trova dentro di se`le energie per per superare la crisi. Cosi`fara`anche Obama nella sceneggiatura ipotizzata da Giovanna. Divertente.

  5. Che siano davvero cosi’ raffinati? :)

  6. Ipotesi plausibile, vincente nel caso di manifesta superiorità. Ovvero: se la partita è con il record di consensi e non con il candidato, si può pensare di sbilanciare il dibattito su sentimenti che contino sull’immedesimazione di un elettorato già conquistato e solo da “squotere”. L’effetto sarà strapitoso. Ma questa mossa prevede che l’avversario non sia in grado di reagire, e il suo staff inabile a plasmare una strategia che vada oltre lo smanacciare su un discorsetto preparato a casa. Non posso credere siano gli unici smaliziati degli Stati Uniti, quelli di Obama.

  7. nel secondo dibattito bisogna domandarsi: la moderatrice è stata imparziale??

  8. Se stai chiedendo se la moderatrice ha fatto il suo lavoro senza farsi intimidire, si l’ha fatto. Nel primo il moderatore era inesistente.

  9. Visto stanotte il terzo dibattito. Smentita la mia ipotesi che Obama voglia perdere le elezioni (perché non sa come gestire la crisi economica). Avvalorata l’ipotesi di Giovanna della rimonta calcolata da parte di Obama.

  10. Pingback: Le tre prove di Obama: una storia a lieto fine? - Giovanna Cosenza - Il Fatto Quotidiano

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