Femminicidio in Italia: obiezioni e contro-obiezioni

Ferite a morte

Nell’ultimo anno in Italia si è parlato molto di femminicidio. E negli ultimi giorni l’attenzione mediatica sul tema ha avuto un’ulteriore fiammata. È un argomento doloroso e, nonostante le apparenze, “divisivo”, come si dice ora: piovono accuse, gli animi si scaldano, molti/e sono addirittura infastiditi/e dalla stessa parola “femminicidio” (devo ammettere che anche a me non è mai piaciuta molto). Tipicamente, le obiezioni contro il clamore mediatico sul femminicidio sono:

  1. Non serve: che senso ha firmare contro il femminicidio? (sono numerose le petizioni che circolano in questi giorni) Come possono un po’ di firme (poche o molte o moltissime che siano) impedire che le donne siano ammazzate dai loro ex o attuali compagni, fidanzati o mariti? A che serve parlarne sui giornali e nei talk show, se non a chi scrive gli articoli e partecipa ai talk show o li conduce? Certo non serve a impedire che le donne siano ammazzate.
  2. Non è vero che in Italia muoiano per mano maschile tutte le donne che di volta in volta si dicono: i numeri sono inesatti. C’è chi trova un errore, chi ne trova un altro, chi nega che i numeri siano aumentati negli anni, chi lo ammette ma di poco.
  3. Giusti o sbagliati che siano i numeri, sono molto inferiori al numero di morti per incidenti stradali o sul lavoro. Dunque non è un’emergenza, dunque il tam tam non ha senso e va visto come pura strumentalizzazione della violenza e della morte.
  4. Giusti o sbagliati che siano i numeri, sono comunque inferiori a quelli di altri paesi europei e nel mondo. Dunque – di nuovo – non è un’emergenza, dunque il tam tam non ha senso e va visto come strumentalizzazione della violenza e della morte.
  5. Ci sono anche donne che ammazzano uomini: qualcuno riporta numeri e ricerche, che immediatamente qualcun altro confuta. In ogni caso – e spesso in nome della parità – si considera ingiusto parlare di uomini che ammazzano donne senza parlare anche di donne che ammazzano uomini.
  6. Sicuramente dimentico qualche obiezione.

Come e dove mi colloco io? È da tanto che cerco, senza trovarle, le parole per dirlo. Perché? Odio le strumentalizzazioni, che come studiosa di media e comunicazione annuso, purtroppo per me, lontano un miglio: in questo caso il fetore è forte e vicino. So inoltre che la violenza sulle donne è soprattutto un problema culturale, che non si cancella a colpi di titoli di giornale. Né tanto meno si risolve in fretta, ma solo a media e lunga scadenza, lavorando a casa, a scuola (fin dalle materne), in università, nei quartieri, in strada, in ufficio, nelle aziende, nei tribunali (mai dimenticarli!), in tutti i luoghi e pertugi possibili, in modo capillare, continuo e indefesso. Dunque?

Dunque ti propongo le parole di Till Neuburg: maschio adulto non veterofemminista e nemmeno neofemminista, fine conoscitore della cultura e storia italiana, molto più esperto di me in fatto di comunicazione e strumentalizzazioni mediatiche. Con queste parole, in cui mi riconosco, Till risponde ad alcune delle obiezioni che ho elencato sopra, che gli arrivano da parte di un collega comunicatore che cita a sua volta altri:

Caro X, come hai sollecitato, ho letto bene prima di commentare. Purtroppo la tua esortazione è giustificata (parecchi titoli di giornale, dibattiti e proteste pubbliche non nascono da riflessioni, ma da riflessi condizionati dai media), ma i numeri che citi tu non sono il fulcro del problema.

Spesso, in sé, i numeri dicono poco. Bisognerebbe relazionarli, incrociarli. Ma mi viene il dubbio che anche in anni lontani gli uomini italiani che uccidevano donne siano stati numerosi. Forse persino di più di quanto succeda oggi. Il fatto nuovo e “scandaloso” è che oggi, finalmente, di violenza maschile sulle donne, si scrive e si parla.

A me non importa se il Guinness dei Record birrificato da Bruno Vespa o dalla Palombelli elenchi le statistiche di tante atrocità individuali, personali, familiari. Se un solo uomo ammazza una sola donna per motivi di sopraffazione sessuale, religiosa o culturale, a me basta e avanza per considerarlo un malvagio, un debole, un manovale dei poteri loschi, dell’ignoranza. Un solo assassinio di questo tipo, per me è già un segnale inquietante.

Chi ha l’età per aver visto alla tv il processo ai violentatori di Franca Viola, non dimenticherà mai il truce ghigno d’intesa tra lo stupratore, i suoi complici e il loro legale, quando nell’aula facevano comunella per irridere e sputtanare (nell’autentico senso della parola) la vittima e il suo – isolato – difensore, l’avvocato Ludovico Corrao. Quel grand guignol non era andato in scena ai tempi della Santa Inquisizione, ma in pieno miracolo economico, cioè nel 1965, neanche mezzo secolo fa.

Ricordiamoci che in Italia il divorzio è stato introdotto solo nel 1970, l’aborto legale nel 1978 mentre l’articolo 587 sul “delitto d’onore” era stato abolito soltanto nel 1981 – sedici (!) anni dopo quello squarcio nella cultura di un paese in gran parte ancora bigotto, oscurantista e maschilista.

Mettere a confronto i morti per omicidio, per alcolismo o per incidenti stradali non può stabilire una scala di priorità. Sono tutti fenomeni gravi, spaventosi, ma oggi, in quest’epoca, ora (proprio così: se non ora, quando?), le prevaricazioni del potere sulle donne (economico, politico, religioso) non sono più solo un tema di dibattiti tra maschietti più o meno progressisti o cattobuonisti. Ora se ne occupano, in prima persona, la donne. Se poi, noi uomini decidiamo di stare di là o di qua, è certamente importante, ma non è più decisivo. [NOTA MIA: qui, e solo qui, caro Till, dissento: in realtà è decisivo, e molto. Come tu stesso più sotto rilevi.]

A chi perde, per mano maschile, una madre, una figlia, una sorella, un’amica… importa poco se la vittima è stata la numero 126 o 142. Quel ranking importa ai pretacci, ai gazzettari, ai quei laidi mascalzoni che ci campano con gli scoop e gli ammonimenti familisti, agli opinionisti e ai conduttori dei talk show.

A noi comuni cittadini, tocca fare altre cose: ogni volta che al bar, per strada, sul lavoro, un “collega” va giù pesante nei confronti di una donna, dobbiamo sputtanarlo ad alta voce. Non redarguirlo con parole sagge (la saggezza non è il mio forte, e me ne vanto), ma accusarlo di istigazione alla violenza. Esattamente come quando mi trovo di fronte a uno che esprime pensieri zozzi contro un mediterraneo o uno straniero.

Non sottovalutiamo il potenziale che noi uomini abbiamo per ridurre drasticamente questa vigliacca sopportazione delle reiterate sopraffazioni sulle donne. Possiamo agire, ogni giorno, a livello individuale, in famiglia, sul lavoro, in ogni momento, luogo e circostanza dove un debole, un idiota, un opportunista, un violento, usa gesti e parole per perpetrare “il possesso” delle donne. Sì, dico “possesso”, perché alla fine, solo di questo si tratta.

Ho sempre schifato – e continuo ad avversarli – gli artisti maschilisti mitizzati e osannati, come D’Annunzio, Helmut Newton e Fellini. Non m’importa se erano grandi visionari, creativi, poeti. Il solo fatto di avere inquadrato oltre la metà dell’umanità, con occhi razzisti, me li fa disprezzare.

Dal punto di vista meramente numerico, scoperchi cose giuste. Ma, per me, il problema non è questo. Oggi, come umano tendenzialmente maschile (nel senso biologico e procreativo), non posso più scappare dalla realtà, dalle idee, dalle innovazioni, dalle ribellioni espresse quotidianamente dalle donne. E tutto questo nuovo, difficile, bellissimo, casino non solo mi obbliga a comportarmi bene, ma a ribellarmi alla volgarità, alla sopraffazione, alla violenza che vivo e vedo, leggo e sento intorno a me. Till Neuburg

38 risposte a “Femminicidio in Italia: obiezioni e contro-obiezioni

  1. Sono d’accordo che è anche un problema culturale ma certe volte la causa scatenante è assunzione di droga,depressione o altre malattie psichiche e penso che in questi casi università,scuola,quartieri strade e tribunali possono fare ben poco.Quando il cervello parte c’è poco a che fare l’unica soluzione è la certezza della pena sperando che funzioni da deterrente

  2. Sono pienamente d’accordo e ritengo fondamentale la partecipazione attiva degli uomini.
    Le parole di Till Neuburg non potrebbero essere più giuste: “agire, ogni giorno, a livello individuale, in famiglia, sul lavoro, in ogni momento, luogo e circostanza dove un debole, un idiota, un opportunista, un violento, usa gesti e parole per perpetrare “il possesso” delle donne.”
    E’ questo che voglio vedere, uomini che condannano ad alta voce ogni commento sessista e violento su una donna, invece di sottovalutarlo o peggio appoggiarlo, facendo branco solo perché quelle parole sono uscite come una zaffata di testosterone dalla bocca di un altro uomo.
    Per me quello non è un UOMO.

  3. Condivido la sostanza delle considerazioni di Till e di Giovanna.

    Anch’io, come Giovanna, detesto le molte falsità che vengono sostenute dai media e dalla gente comune sul tema, intellettuali inclusi.
    Sebbene non abbia controllato i dati, mi aspetto che vi sia stata una diminuzione della violenza maschile sulle donne in Italia, non un aumento — se si escludono i casi di violenza da parte di immigrati, provenienti da culture dove le donne sono ancora meno rispettate che da noi.
    Inoltre, alle obiezioni elencate da Giovanna, aggiungerei che una certa propensione alla violenza fa parte della natura umana, biologicamente condizionata. Mi sembra plausibile, anche se forse non (ancora) dimostrato scientificamente, che questa propensione sia più forte nei maschi, inclusa la violenza maschile “da possesso” specificamente indirizzata alle donne.

    Tuttavia, come dice Till, tutto questo in un certo senso può essere ignorato. (Perciò non controllo i dati e spero di non dovere discutere delle basi biologiche della violenza umana.)
    Comunque stiano le cose, indignarsi per la violenza maschile e combatterla, negli altri e in se stessi, è straordinariamente utile: la buona cultura può fare moltissimo contro gli aspetti negativi della natura umana e contro la cattiva cultura che li asseconda, invece di tenerli a bada (inclusa la pubblicità sessista così frequente in Italia rispetto a paesi più civili).
    In questo senso sottoscrivo le sacrosante parole di Till e le ragionevoli riflessioni di Giovanna.

    Personalmente preferirei che questa lotta culturale — che non è solo di oggi ma dura in varie forme da molti secoli — fosse combattuta senza ricorrere a falsità. Purtroppo però, le falsità sono usate per rafforzare l’impegno dei combattenti. In un certo senso, a fin di bene.

    E’ troppo sperare che si possa farne a meno, senza con questo diminuire il proprio impegno? Forse sì, forse è una speranza troppo ottimistica.
    Però almeno sia consentito, a chi detesta la violenza maschile sulle donne e un po’ anche le balle raccontate a suo sostegno, di combattere con tutte le proprie forze la prima senza credere alle seconde. :-)

  4. Non sono d’accordo con le parole di Neuburg e spieghero’ perche’.

    Se mettiamo da parte subito i numeri, perche’ in fondo i numeri non contano e non ci fermeremo finche’ non si saranno fermate tutte le violenze, come facciamo a misurare che le nuove pratiche, politiche e regole funzionino? Come facciamo a capire se una nuova legge ha effettivamente influenzato la diminuzione degli omicidi?

    I numeri da soli dicono ben poco, e’ vero; ma da almeno un centinaio di anni esistono strumenti per analizzare questi numeri. La pagina di wikipedia sul femminicidio descrive abbastanza bene i risultati di tali analisi statistiche; mettere da parte queste ricerche dicendo che “i numeri non sono il fulcro del problema” serve solo a rompere il termometro senza nessun risultato pratico.

    Che tutte le persone ragionevoli siano contro la violenza verso le donne mi sembra scontato; che la “pubblicita’ sessista” sia in qualche modo correlabile con le violenze verso le donne no e nessuno studio l’ha dimostrato; basterebbe semplicemente dire che i paesi scandinavi, dove le pubblicita’ non sono certo sessiste come quelle di noi latini, hanno degli alti tassi di violenza nei confronti delle donne.

    Ma a cosa serve fare questi discorsi se tanto i numeri non sono il fulcro del problema? Il problema e’ la violenza verso le donne in se’, esistono varie tesi su cosa sia la causa della violenza, paradossalmente tutte sono valide visto che neghiamo in partenza la possibilita’ di misurare la loro validita’.

  5. Grazie Till, e Giovanna e Ben, per le considerazioni che condivido.
    Credo di avere il privilegio di essere in una isola felice; la famiglia, le amicizie, i luoghi di lavoro (e il blog) che frequento mi paiono immuni da idee di disparità, alla base dell’idea di possesso eventualmente da manifestare in modo violento, sino al femminicidio.
    In alcuni paesi del Sud America il tema della violenza familiare è stato trattato in diverse telenovelas utilizzando il linguaggio e ricreando situazioni del target; questo ha prodotto una presa di coscienza dei diritti delle donne, ha sollecitato la denuncia, con il risultato pratico di una rilevante riduzione dei casi. Probabilmente la crescita di consapevolezza di sé e dei propri diritti da parte delle vittime potenziali ha possibilità di migliorare lo stato di fatto più che l’azione diretta a cambiare la mentalità dei potenziali violenti.
    (Servirebbe, inoltre, la presenza costante di uno Stato disposto ad ascoltare e coadiuvare, oggi solo occupato a distribuire poltrone a incompetenti alle pari opportunità o a volenterose che, nei Comuni, nell’arco dell’anno riescono a malapena a produrre tre documenti, due volantini e un convegno fra addetti ai lavori).

  6. Per quanto riguarda le obiezioni ne aggiungo due. La prima è più che altro una tesi, secondo me ben argomentata, che dice che l’attuale maschilismo della società italiana sia in realtà protettivo contro l’estrema violenza sulle donne: la morte. (Non su quella domestica o sociale, purtroppo.) La seconda è che i numeri sono talmente bassi (numericamente e percentualmente) che nessun intervento culturale/legislativo modificherà positivamente il fenomeno (mi ripeto: stiamo parlando della morte fisica della donna, non di altro). Mi riferisco alle ricerche di B. Schneier sul terrorismo e su altri eventi probabilisticamente remoti ma terrificanti.

    Il Sig. Neuburg cambia i termini del problema, affermando che anche una sola donna uccisa è un problema. Non so come faccia a vivere pensando alle migliaia di morti giornaliere che avvengono per ogni genere di ingiustizia nel mondo. Quand’anche il problema fosse sentito, ha per caso risorse infinite da dedicare a numeri così piccoli? No, non ce le ha e quindi bisogna darsi una scala di priorità e il femminicidio, grazie a dio, non è una priorità reale, ma solo mediatica.

    Detto questo il lavoro da fare è molto e meritevole di essere fatto: l’uguaglianza dei diritti, la valorizzazione delle differenze di genere, le pari opportunità nel lavoro e nella società, il rispetto delle persona, al di là del genere e delle preferenze sessuali; la violenza domestica quotidiana è una emergenza sostenuta dai numeri, purtroppo, ed è invisibile; gli stereotipi e le violenze nascoste nei messaggi mediatici. Sono tutti problemi che andrebbero portati alla luce e dibattuti, risolti dove possibile. Sono tutte cose su cui lavorare a prescindere da quante donne muoiono all’anno.

    Concludo che io, come appartenente al genere maschile, non mi sento affatto “responsabile” della violenza degli altri appartenenti al genere maschile, come non mi sento responsabile di ogni ingiustizia del mondo. Come del resto nessuna donna si sentirà “responsabile” per gli abbandoni e infanticidi perpetrati da altre donne. Non esiste una responsabilità di genere e la responsabilità collettiva va bene nei libri di sociologia e di storia, non nella vita di tutti giorni. La spinta per muoverci non deve essere il senso di colpa, ma il senso di giustizia, l’amore e la ragione.

  7. Bel punto. Hai sollevato delle questioni importanti, su cui non stavo riflettendo. Spero che finalmente si capisca che la lotta alla violenza sessista sulle donne, non è questione femminile ma dell’umanità intera. Sino a che una metà non smetterà di credere di potere e “dovere” possedere l’altra nessuno sarà libero da ruoli sociali generati da sistemi economici morti da secoli.

  8. Ma “maschietto” sarà questo anonimo signor Till!

    Questo del “Femminicidio” ™ è una barbarie del diritto. Un brand su cui costrursi visibiltà e carriera politica o mediatica. Tramite rubriche giornalistiche, trasmissioni televisive, libri.

    Parlare di dati senza appunto relazionarli è criminale. E’ vero.

    E questo signore, sarà anche un fine conoscitore della cultura italaina, ma dimentica che nel nostro paese, patria del diritto, si perseguono i delitti prima ancora che i colpevoli, e MAI categorie di persone. Perché, se a commettere un certo tipo di violenza è oggi qualcuno identificabile in un certo modo, domani potrebbe essere un altro appartenente ad un un altro gruppo, e quinidi passerebbe inosservato.

    E questo in realtà già succede, visto che PER LO STESSO MOVENTE il numero di maschi (e non “maschietti”) ammazzati in modo spesso efferato dalle loro compagne sono un numero comparabile a quello delle femmine.

    Visto che parla tanto di “maschietti” perché evidentemente si vergogna di appartenere alla categoria per suoi motivi personali (ovverossia forse qualche donna l’ha menata davvero come capita nei paesi del nord Europa assai più spesso che in Italia) si vada a fare una cultura sul modo in cui le “femminucce” che svolgono il discriminatissimo mestiere di Giudice o di Avvocato si comportano nelle aule di Tribunale durante le separazioni e i divorzi.

    Poi se non proverà schifo e repulsione avrà dato conferma ai miei sospetti.

  9. Come siete tutti quanti beneducati… A me pare che a parte la testa di un rapper chiesta a gran voce da gruppi “neo-fem reazionari” e qualche pubblicità “oscena” ritirata (cosa peraltro, questa, sempre accaduta) l’unica cosa tangibile, l’unica vera novità, è quel gran chiacchiericcio che continuando a gonfiarsi, anche sul femminicidio come su altri problemi di genere, ha rinvigorito quell’insano desiderio di regolamentazione autoritaria che fa tanto vecchia italia conservatrice (e bigotta, visto il tema). Di veri pensieri pro-cultura ed evoluzione culturale non ne leggo; quando anche una Boldrini si fa riprendere come una scolaretta, fin dalla sua prima esternazione sul tema, dal grande vecchio di turno…

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  11. Se non si leggono i numeri si puo`solo chiacchierare a casaccio. Senza numeri e metriche tutto e`in mano a chi usa trucchi comunicativi e le statistiche non cambieranno.

  12. Già la parte su D’Annunzio, Newton e Fellini è straordinaria. Ma è chiaro: un poeta come D’Annunzio non può non istigare le peggiori nefandezza nei suoi lettori, per quantificare i quali non basterebbero nove zeri, figuriamoci quelli più accorti e sapienti e critici, certamente responsabili delle maggiori atrocità.
    Ma basta, su. “Femminicidio” è termine semanticamente orribile, direi anche stupido se non fosse che sta introducendo una categoria di marketing, ed essendo quest’ultima caratterizzata da un successo ormai inarrestabile andrebbe definito “malvagio”, o cose del genere.
    Le donne sono meravigliose, ma hanno questo terribile difetto di proteggere, involontariamente, chi vuole loro del male per sete di possesso delle medesime (penso, chessò, a Berlusconi), e di accusare di misoginia tutti coloro che, invece, dietro la crudezza di certe opinioni nascondono il disagio di vedere dinnanzi a sé le donne stritolate dalla contemporaneità (penso a Massimo Fini, ma potrei pensare a Giovenale, chessò).
    Ora: è ovvio che di donne uccise ce ne siano tantissime; che il fenomeno all’inverso è talmente risibile in termini numerici da non poter costituire la benché minima entità campionabile; che occorre trovare una soluzione a un conflitto sociale inedito e presente il quale è impossibile ipotizzare l’esistenza non solo di una società giusta, ma di una qualsiasi forma di organizzazione sociale: uomo contro donna. Una roba mai vista.
    Le quote rosa, il femminicidio, il contrasto di ataviche norme linguistiche (l’eufonia come pretesto per veicolare un linguaggio sessista): ci si perde in queste scemenze totali, anzi le si fomenta facendone stendardi da condurre sul campo di una battaglia quasi persa.
    Renzo De Felice, in una magistrale intervista al bravo (odioso, ma bravo) Giuliano Ferrara, disse una cosa sacrosanta per la quale, ovviamente, fu accusato di revisionismo, addirittura di fascismo: disse che la cultura democratica in Italia non esiste perché si è sempre identificata nel mero antifascismo. Che è una cosa fondamentale, ma un’essenza non può definirsi per antitesi, altrimenti finisce per divenirne oggetto. Burattino da manovrare a piacimento.
    Il femminismo finora è stato questo, riducendosi a una legittima, epperò indicibilmente miserrima opposizione al maschilismo, di cui tuttora riflette le volontà, sempre più assimilandovisi.
    Si cambi rotta, o non se ne esce.

  13. @ BileOnAir

    scusa, ma nel tuo commento ci sono un bel po’ di generalizzazioni, oltre a una certa confusione. In più, magari in buona fede, perfino del sessismo ( le donne sono eccetera, il femminismo eccetera ).

    Perché ad esempio “femminicidio” è semanticamente orribile, e cosa ti dà la certezza che sia opera di marketing?

  14. @#…# Generalizzazioni? L’unico errore che ha commesso è dire che le donne uccise siano molte di più degli uomini, quando non è affatto vero.

    Se parliamo dello stesso movente (riconducibile a rapporti di coppia) il dato è 104 a 67. Donne vittime di uomini, uomini vittime di donne. Cui sono da aggiungersi 23 donne uccise da altre donne. (Fonte: Eures/Ansa 2012). Numeri assolutamente comparabili.

    Per “Femminicidio” si intende il fatto di uccidere una donna in quanto tale. Cosa che accade in realtà in rarissimi casi. La stragrande maggioranza sono questioni che hanno a che fare con la gelosia, la rivalsa, l’interesse, la rabbia eccetera che come si vede dai _dati_ sono moventi assolutamente neutri rispetto al sesso.

    L’unico vero sessismo è quello di chi con queste balle ci campa scrivendo libri, tenendo rubriche sui giornali, facendo spettacoli o trasmissioni televisive, dove i _dati_ vengono sistematicamente occultati o distorti o gonfiati enormemente. Alimentando la percezione che un numero ridottissimo di casi, fra i più bassi in Europa, sia una emergenza.

    Del resto la frase “sì la parola femminicidio è impropria ma ci serve per portare le persone a teatro” è della Dandini, e spiega ESATTAMENTE perché si parla di un fenomeno inesistente.

    Inesistente.

    Ma che dà da mangiare a un sacco di persone, che con l’allarmismo ci vivono o ottengono visibilità sociale e politica.

    Questo del “femminicidio” ™ è un falso problema, perché semmai il problema vero è risolvere i problemi delle coppie prima che sfocino in tragedia (e troppo siamo bravi, visto che appunto i numeri sono bassissimi rispetto a qualsiasi altra fattispecie di omicidio) ed è una trappola, perché fa passare l’idea della donna succube, vittima e incapace di proteggersi. Esattamente come nelle più retrive società patriarcali che le varie SNOQ, Zanardo & Co. ufficialmente criticano.

  15. @ Carlo Segundo Orecchia

    ti rispondo, ma vorrei fosse chiaro che non vorrei discutere in maniera accesa.

    Comunque: il fatto che la Dandini ritenga il termine improprio non rende il termine improprio. Così come il fatto che venga usato come specchietto per le allodole ( ogni volta che sia così ) non lo rende uno specchietto per le allodole.

    Poi: a me non interessa sapere quante donne o quanti uomini vengono uccisi, se puoi magari dammi un link ( bollettinodiguerra.org mi pare faccia un buon lavoro ). è ovvio che restringendo il campo del femminicidio, sarà quasi impossibile ascrivere i casi di delitti all’interno della coppia alla categoria, ma questo è un problema secondario, ciò che importa è far emergere una questione che va affrontata sotto molti punti di vista.

    Parlare o no di emergenza ugualmente non mi interessa, se vuoi criticare chi lo fa, fallo pure, ma questo non porta in alcun modo a dire che il femminicidio è un falso problema. Se per te non è un problema spiega perché non lo è. L’argomentazione che è un tema strumentalizzato non è valida.

    Poi rispetto alle fattispecie di omicidio, i numeri non sono bassissimi, negli ultimi vent’anni, diminuiscono gli omicidi commessi nel mondo della criminalità, e aumentano quelli commessi in ambito famigliare. Che poi rispetto all’Europa stiamo messi meglio non è un’argomentazione valida.

  16. @#…#

    Se dovessi dire che ho capito la tua risposta mentirei. Mi pare che tu dica “no no e no” e che non porti un argomento che sia uno.

    In particolare confondi DATO ASSOLUTO con INCIDENZA.

    Il fatto che gli omicidi di un tipo calino non significa che crescano quelli degli altri tipi. Al contrario gli omicidi, tutti gli omicidi pure quelli ribattezzati ad uso e consumo di chi ci campa con lo sciacallaggio, calano e basta. Quella che varia è appunto l’incidenza percentuale.

    A te non interessa parlare di emergenza, e di che vuoi parlare? Che questa sia VENDUTA come un’emergenza non lo dico certo io, è il modo in cui viene presentata questa situazione che NON E’ AFFATTO un’emergenza. Tranne per chi ha interesse che lo sia.

    Vuoi eliminare la violenza dalla faccia della terra? Nobile intendimento, ma certo non sarà accettando la STRUMENTALIZZAZIONE di alcuni dati che la eliminerai. Semmai la fomenterai, ed è esattamente quello che accade quando si dà la stura a che sfoga i suoi problemi personali su una categoria di persone. Se invece dei “maschi violenti” si parlasse di “madri infanticide” ti andrebbe meglio?

    Tu neghi che a fronte di 104 donne ci sono 67 uomini uccisi per lo stesso movente? Affermi che queste 104 donne siano più vittime dei 67 uomini? O dici che i 67 uomini in fondo in fondo se la sono meritata, e che tutto sommato le assassine si sono difese? Oppure che se una donna uccide un uomo in fondo quello era un’ameba che neppure sapeva difendersi?

    Io te l’ho dato il riferimento (basta usare Google): ANSA/EURES 2012 che incrocia i dati statistici con quelli delle questure e delle agenzie giornalistiche.. Ma anche ISTAT. Basta sapere leggere le statistiche ed avere un minimo, dico minimo di onestà intellettuale. Cosa che per esempio non ha avuto Linda Laura Sabbadini (dir. gen. Istat) nella redazione dell’abominevole Studio sulla Violenza contro le Donne del 2006. Perché a parte che ha studiato solo una parte delle vittime escludendo appunto gli uomini, lo sai che ha messo nella stessa categoria le botte e “tuo marito/compagno di ha mai criticata per come ti vesti o ti acconci i capelli”: e questo fa media. Per questo un sacco di isteriche hanno urlato “una su tre, una su tre!!!” come se Totti avesse segnato il gol contro la Lazzzzzzzio.

    Peraltro pure le signore di “Bollettino di Guerra” (tutto un programma come nome, siamo passati dalla guerra fredda inventata per tenere buoni gli stati ad un’altra forma di distrazione di massa) hanno cambiato accento, forse perché si sono rese conto che magari tra i 67 maschi uccisi ci poteva essere un loro padre, fratello, figlio, amico…

    Vuoi dei link fatti da donne per le donne? Cerca su Google “al di là del buco”: vedrai che lì c’è chi ragiona in modo meno conformista, seppur più radicale dal punto di vista femminile.

    Sai per me cosa è una vera emergenza sociale? Molto più grave perché viene commessa a freddo da un organo dello Stato come la magistratura e non da due persone magari bevute, incazzate o cmq coinvolte da una situazione assolutamente personale?

    Il fatto che ogni giorno migliaia di poveri cristi vengono espropriati, privati dei diritti PRIMARI e INALIENABILI della persona da chi invece dovrebbe comporre le liti.

    Che ogni giorno migliaia di bambini vengono resi ORFANI BIANCHI di padre per legge da chi dovrebbe invece agire per il “superiore interesse del minore”.

    Che ogni anno ci sono centinaia di suicidi che avvengono per cause direttamente collegate a questi fatti.

    Ovvero scelte assolutamente incongrue dei Tribunali dello Stato, dove delle Corti rette guarda caso completamente da donne, si arrogano il diritto di emettere sentenze STEREOTIPATE e SESSISTE, basandosi su un vero e proprio pregiudizio di genere, impiegando oltretutto anni!

    E questo non sono io a dirlo, ma la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha condannato più volte i Giudici italiani per questa che altro non si può dire se non violenza di stato.

    Questa semmai è l’emergenza. Non 200 casi in tutto (tra maschi e femmine) di gente che sbrocca.

  17. @ Carlo

    conosco al di là del buco, ci commento anche :-)

    non mi interessa parlare di emergenza perché questo riguarda il modo in cui si parla di femminicidio, che si può criticare certamente, chi dice di no, ma non rende più o meno importante il femminicidio.
    Nel 2006, 621 omicidi, 192 quelli in ambito famigliare, fattispecie con la percentuale più alta. fonte: rapporto criminalità. Poi ti rispondo sul resto. Però io da quando ho cominciato a studiare la questione non mi sono mai sentito messo sotto accusa in quanto maschio.

  18. La vera emergenza è che un neonato governo di larghe intese reazionarie (con permesso) sta pensando ai braccialetti placcati oro (costato un casino) per controllare il tizio a cui prudono le mani è un giorno sì e tre anche avrebbe voglia di strozzare la ex che non gliel’ha data più.

  19. @ Carlo

    a me stupisce davvero il modo in cui si parla nei blog di questa questione. Come se ci fosse uno scontro in atto tra fazioni. Tu stesso non intervieni criticando solamente la strumentalizzazione, ma dici che è un fenomeno inesistente, che i problemi sono altri. Io sono giovane, ma sono anni che frequento Lipperatura e altri siti affini, mi ritengo femminista e in questo non ci ho mai visto un modo per screditare il genere maschile ( e mi fa ridere dire sono maschio ). Vedo un problema che riguarda la società. Ci sono modi di intervenire sbagliati, ma sul fondo come fai a non essere d’accordo? Perché reagisci come fossi provocato alle parole di Till Neuburg? Ma a te pare un modo di contribuire dire “eh, ma pure le donne ammazzano”? Io non credo che qualcuno ha mai sostenuto il contrario, ho letto vari libri in tema, articoli, siti eccetera. Storicamente però siamo di fronte a una discriminazione contro le donne, siamo di fronte a violenze commesse da chi è cresciuto in una società che ammetteva l’inferiorità della donna. Ancora oggi io ascolto uomini dire a normali cene che in caso di corna si faranno la galera, e lo dicono scherzando. Sento anche ragazze scherzare in questo modo, perché appunto c’è una cultura del possesso che riguarda tutti, però non mi dire che la violenza degli uomini non è una questione da affrontare. Non ridurre il femminicidio a una questione di sbroccamento, dài. Sappiamo che riguarda le dinamiche di coppia, che c’entrano questioni psicologiche, economiche eccetera. Certamente i media riescono a trattare e rovinare ogni cosa, e certamente c’è chi ci specula sopra, ma davvero ci interessa questo?

  20. Mi pare evidente che Carlo si ponga sul fronte paranoico opposto, paranoico reazionario (con permesso) o, più semplicemente, “negazionista”. il fattoQ vomita quotidianamente centinaia di messaggi che sono la delirante risposta alle spesso deliranti uscite neo-fem: qualcuno si ricorda quella in cui una giornalista voleva sostenere che la circoncisione maschile non fosse una mutilazione genitale e pertanto chi sosteneva questo lo faceva per equiparare questa all’infibulazione screditando quindi la lotta femminista? Almeno da un Massimo Fini, misogino dichiarato, sono arrivate delle scuse, quando se ne uscì con quell’articolo vergognoso su una vecchia storia di stupro e femminicidio. Aizzare maschilisti e misogini all’odio femminista è una tecnica che produce consensi e anche migliaia di risposte su blog come il FQ. E dato che più messaggi ricevi più si ritiene l’articolo sia di valore….

  21. Al di là delle idiozie pure che mi permetto di citare solo per il rispetto che Luzifer merita (Massimo Fini misogino? Vai, andiamo), o il mio “sessismo” azzardato dal senza nome (che però non vede lo squallore, palese, della categoria di marketing “Femminicidio”), chiedo a Segundo un chiarimento.
    I numeri. 104 contro 67. Io mi fido di Lei, Segundo, non vado nemmeno a controllare.
    Bene. Prima considerazione: se è vero che tali numeri rimandino allo stesso movente, al medesimo fenomeno, resta il fatto incontrovertibile che la percentuale di donne uccise per questo motivo sia il doppio di quello delle vittime di sesso maschile. Quindi, magari la percentuale non è irrisoria come avevo azzardato io basandomi, lo ammetto, sul luogo comune generato dalla suddetta categoria di marketing che evidentemente ha influenzato in minima parte persino me, e pur tuttavia la metà è pur sempre la metà, se guardiamo agli aridi numeri.
    Seconda considerazione: quando sul mercato finisce una categoria di marketing ideata per avere successo, occorre silenziare tutto ciò che possa nuocere al pensiero unico di cui la pubblicità di qualsivoglia prodotto deve nutrirsi. Eppure basterebbe informarsi, come ha diligentemente fatto Lei, Segundo. Fatto sta che tale numero non si è mai sentito, né tantomeno si citano mai numeri in merito alla vergognosa situazione delle più silenti fra le vittime: i mariti/padri separati. Quanti sono ridotti in miseria? Quanti si uccidono perché non ce la fanno? Quanti, oppressi da ex-mogli malvagie, e quando va bene semplicemente incattivite, vengono alle mani istigati da situazioni inaccettabili, come gli incontri sorvegliati e sporadici con la creatura che si è contribuito a generare e crescere?
    L’unica parità che a oggi le donne sono riuscite ad ottenere è lo stupido pietismo per le donne che ancora conservino caratteristiche nobilmente femminili.
    Io faccio sempre l’esempio di Selvaggia Lucarelli, che andrebbe presa a modello da tutte le donne italiane (bellissima, e però lavora grazie al suo talento e alla sua intelligenza; madre separata, e però capace di tirar su un pargolo lavorando egregiamente e senza la benché minima meschinità verso l’ex coniuge). E invece no, perché il tacco non va bene, la scollatura non va bene, non è abbastanza didascalicamente femminista (basti pensare a cosa scrisse, unica fra tutte, sul caso Angela Bruno, quella con la dignità a scoppio ritardato), addirittura si trucca e scrive di gossip. Brrr.
    Il modello femminile oggi non conosce mezze misure: o la velina, o l’intellettuale radical-chic inelegante e in ballerine rosa shocking.

    A Luzifer: piccolo consiglio: vai sul profilo twitter di Massimo Fini, ci sono tre video e uno è l’incontro alla Versiliana di Donne di Fatto. Verso la metà c’è lo Spannung, dove l’ex velina di Mike Buongiorno e Playboy dà lezioni di parità di diritti urlando come una pazza, non lasciando parlare gli altri e beccandosi i fischi del pubblico. Dài un’occhiata, poi magari della misoginia di Fini ne riparliamo (fermo restando che in quell’articolo toppò alla grande).

  22. @ BileOnAir

    ma perché squallida? non capisco davvero. Perché omicidio è accettabile, omicidio a sfondo razziale pure, femminicidio no?

    chi dice il tacco no, la scollatura nemmeno? stai proiettando una serie di stereotipi.

  23. #…#
    Non sono stereotipi. Una come la Lucarelli è fuori dal giro dei salotti buoni (quelli che poi determinano tutte le lotte sociali che contano) perché è troppo donna. Al di là della bellezza, coltiva eccessivamente (per le pasionarie) quel lato prepotentemente, unicamente femminile che la donna contemporanea si è voluta scrollare di dosso, nella speranza totalmente erronea che assimilarsi all’uomo e i suoi difetti intrinseci potesse condurre direttamente all’eguaglianza totale fra i sessi.
    “Chi dice ecc ecc?” Vai a leggere un po’ in giro cosa dicono, sopratutto le donne, della Lucarelli. I maschi, bontà loro, sono dei poveri idioti da sempre ed è ovvio, per quanto ingiustificabile, che inondino i social network di versi aulici le cui versioni più soft sono sulla scia del “facce vedè er pelo”. Le donne, nella maggior parte di esse, la detestano. I giornalisti e le giornaliste, gli “intellettuali” e le “intellettuali” quando va bene la snobbano (penso per esempio a Riccardo Bocca, ad Aldo Grasso, eccetera). Fatti un giro sul web e poi mi sai dire.

    Non posso spiegarti perché trovi orribile “femminicidio”. Va be’, ci provo (però lo ha scritto anche Giovanna Cosenza e non glielo avete chiesto, non è che c’è un po’ di sessismo in questo? :) ).
    Etimologicamente fa pena, anche considerando il fatto che uno dei significati principali del latino “femina, feminae” è pressappoco “donnetta di poco conto”, per non dire che precipuamente designa la femmina di animale, e non mi pare una sciccheria.
    Inoltre, dal momento che “Omicidio” comprende il reato di uccisione di uomo e donna, un termine come “femminicidio” è assolutamente pleonastico, nonché riconducibile a quel vezzo frivolo di stare lì a fare la punta alla mera semantica tralasciando problemi ben più seri.
    E se anche volessimo considerare legittimo il termine “femminicidio” in quanto designante la donna uccisa in quanto donna, dovremmo, viste le statistiche citate da Segundo, inventarci qualcosa pure per gli uomini uccisi in quanto uomini.
    Cosa che peraltro succederà nel momento in cui, come profetizzato da Houellebecq, la donna sarà completamente assorbita dalla lotta economico-occupazionale e “troverà anche lei più conveniente pagare per scopare”. Passando lo scettro del potere nelle loro mani, aumenteranno considerevolmente anche i delitti derivati da questo potere tanto nuovo quanto in bilico costante, come si trova ad essere attualmente il potere maschile così disseminato di morte.

  24. @ BOA

    Allora: etimologicamente, se mi vuoi far credere che non aggrada il tuo gusto, vabbè, ti credo eh, però mi pare un’arrampicata sugli specchi da maestro :-) Come tutti i nuovi termini, va digerito.

    Pleonastico no, dal momento che serve proprio a evidenziare una fattispecie di reato: il WHO ( OMS ) parla di femicide, intimate femicide, non-intimate femicide ( ad esempio i casi di donne uccise in messico), dowry related femicide ( india ). Per comprendere anche gli uomini uccisi si parla di intimate partner homicide.

    Per il resto: certo che il web, o i bar, saranno pieni di commenti acidi eccetera, e certo varie correnti femministe saranno bigotte moraliste eccetera, però chissenefrega. Io sono femminista e non critico la Lucarelli per come si veste, e come me tant* altri*. Ti pare di ridurre i femminismi ai commenti in internet? è un modo di perdere tempo e risorse mentali.

  25. Abbiamo trovato un fan di Massimo Fini, dai su, Bileonair, uno che scrive un articolo di quel genere (quello in cui ironizzava sullo stupro/femminicidio) non merita alcuna attenzione. Se si arriva a toppare in quel modo ci saranno delle ragioni. Io le affronterei andando dallo psicoanalista.

  26. Tutti possono toppare, luzifer, dài. Ha toppato, l’ho scritto. Clamorosamente. Resta però il fatto che va oggettivamente riconosciuta a Fini la capacità di suscitare qualcosa che vada oltre il pensiero unico.
    Per esempio (e con questo non intendo allungare il brodo, chiuderò qui perché sono già andato fuori tema), Andreotti. Hai letto il pezzo che ha scritto su di lui? E’ ovvio che moltissime volte si diverta a fare il semplice bastian contrario, come in questo caso dove ci mancava solo in calce “Grazie, Giulio” come già fatto per Bossi e Di Pietro, ed era tripudio. Però il modo in cui ha provato a caratterizzarne la figura in quelle poche righe mi ha lasciato pieno di ammirazione. E anche se non transigo sull’Andreotti mafioso e inaccettabile emblema dell’Italia del dopoguerra, ho potuto provare un minimo di compassione per l’uomo. Non lo so perché, ma questa cosa mi è scattata. Le provocazioni van prese per istigazioni a interrogarsi. Poi magari la pensi in maniera ancora più radicale di prima, ma l’importante è che qualcosa, qualcosa, c’è stato.

    #…#

    Non “riduco” niente. Il Web e i Social Network SONO la realtà. Quello che puoi sentire a un bar lo puoi leggere in qualche commento su Twitter, Fb o Instagram. E se faccio un censimento su una quantità abbastanza significativa di siti da costituire una situazione statistica media, beh, quella è la media, quello è il femminismo 2.0.
    Sui termini che hai riportato c’è un po’ di confusione rispetto a quello che ho detto io. Cioé: fintanto che non esiste un termine con cui si designa un certo fenomeno (l’assassinio di uomini in quanto uomini, perpetrato da donne) in un certo paese (l’Italia), mi aspetto che anche l’altra variante (l’assassinio di donne in quanto donne, perpetrato da uomini) rimanga semanticamente conglobata della categoria standard dell’omicidio.
    La volontà di creare una categoria di marketing è l’unica che possa legittimare la propria esistenza in raffronto all’assenza deliberata della categorizzazione di una variante esistente e certificata quanto potenzialmente nociva per la categoria suddetta.
    In altre parole, o parli di entrambi i fenomeni etichettando entrambi i fenomeni (come hanno evidentemente fatto gli inglesi), oppure rinunci a ulteriori etichette di parte.
    Tra l’altro, personalmente se venisse introdotta anche la categoria dell’uccisione di uomini da parte di donne sarei più che contento, visto che si inizierebbe inevitabilmente a creare marketing, e quindi a parlare, di un fenomeno sinora rimasto sottotraccia.

  27. Tutto questo chiaccericcio finira’ in una bolla di sapone per poi riapparire tra un po’ di tempo quando sara’ comodo o di moda. Trovo con dispiacere che in Italia tutto si ripeta sempre nella stessa maniera senza che il passato insegni nulla. Appena i media smetteranno di cannibalizzare la notizia, spolpando l’ultimo voyeuristico e morboso dettaglio a favore dei borghesi disgusti, dei cattolici pensieri e anche allietando alcuni libidinosi segreti inenarrabili, ora rivolti alla suocera, ora alla propria impotenza o frigidita’ (perche’ si, esistono anche questi pensieri che mai saranno agiti ne condivisi), finiranno anche i commenti delle casalinghe, degli studenti e dei giocatori di canasta al bar. Come in primavera escono fuori sociologi, psicologi, moralisti, cacciatori di streghe ed esperti o presunti tali, ma soprattutto l’uomo comune che con il favore delle ombre telematiche si lancia in pindariche riflessioni: ora si mette il cappello del Lombroso, ora dello statista, ora dello stalinista, peccato che il discorso da bar avvizzito dagli effluvi della Bocchino penduli mollemente sulle labbra dei piu’ che confondono la liberta’ di pensiero con il buongusto di riflettere prima di parlare, liberta’ di espressione e’ soprattutto, e anche, il tacere.
    Dove erano tutte queste moltitudini di coscienze in tempi non sospetti? Distratte da questo o da quello scandalo? Attente agli errori di arbitri corroti che sottraevano la gloria degli Azzuri? E dove erano quelle donne, e non femmine, perche’ non si parla di una razza animale ne di un comportamento assimilabile ad esso, ma di una peculiarita’ tutta umana. Dove erano quelle donne che passeggiavano con orgoglio peripatetico sui giornali, nelle televisioni, nei cinema. Quelle donne che con fierezza difendevano le violenze dei loro fratelli, figli, amici e compagni di banco, quelle donne sfacciatamente volgari nella vita politica come in quella privata. E’ un problema degli uomini? No e’ della natura umana e anche delle donne, si anche di loro, non delle singole, ma della sua coscienza collettiva. Volete isolare gli uomini, volete sputtanarli… sputtatante anche quelle donne che favoreggiano negli uomini lo stesso pensiero, non e’ un problema di genere, ma gli italiani sono incapaci di staccarsi dal dualismo cartesiano, il bianco il nero, il campanilismo, la guerra di contrada.
    Mi aspetto inoltre dagli esperti di comunicazione di trovarne almeno uno, o una, che si ribelli all’utilizzo del termine ‘femminicidio’ di cui non esiste il contrario… il ‘mascolinicidio’. Si usccidono donne, non femmine, e un buon comunatord dovrebbe conoscerne le differenze e
    Le implicazioni, cosi’ grandi, che il termine porta con se’. Parlo di implicazioni storiche, sociali e comucative.

  28. @ camildeplume

    a parte il pippone rivolto a un voi che non si spiega, ti pare che storicamente esista l’odio contro gli eterosessuali in quanto tali, contro i nativi in quanto tali, contro i bianchi da parte dei bianchi, contro i maschi in quanto tali? e poi questa acribia semantica, a qual senso? ma una scorsa a wikipedia ogni tanto? ce lo devi spiegare tu che si uccidono donne e non femmine ( la differenza scusa? )?

    @ BOA

    Intanto, non esiste un fenomeno culturalmente riconosciuto di uomini uccisi in quanto uomini da donne, c’è solo la casistica che ricade nell’ambito degli omicidi commessi da partner, e c’è appunto la dicitura intimate partner homicide, che comprende il fenomeno tutto, non fa distinzioni tra chi commette il delitto, perché non sono due fenomeni diversi. Non c’è un corrispettivo linguistico italiano, ma si parla in genere di delitti passionali o più di delitti in ambito famigliare. Quindi nessuna mancanza. Ma anche ci fosse una mancanza, e ci fosse un fenomeno non riconosciuto, in nessun modo questo va ad inficiare il riconoscimento di un altro fenomeno. Per cui o tu dimostri che il femminicidio è improprio per il fenomeno che tende a rappresentare come termine, o non si capisce la tua contrarietà. Il femminicidio di per sé non sta a dire che questo tipo di delitti possono essere commessi solo da uomini e solo contro donne, sta solo a riconoscere che fra le concause c’è tutta una cultura dietro. E nessuno pensa che da questa cultura le donne siano escluse, è solo che storicamente si è manifestata in un certo verso, per cui la necessità di trovare un termine adeguato, che facesse emergere un tema. Nel post Till Neuburg cita il doc processo per stupro, e mi pare che un tempo le donne non potessero votare, non so se ti dice qualcosa. O per cambiare il campo, riconoscere il razzismo dei bianchi sui neri non vuol dire che un nero non possa essere razzista e uccidere con movente razzista, altri neri o bianchi o chi vuole. In più la categoria principale dell’omicidio rimane, il femminicidio è una sotto-categoria e serve a inquadrare un fenomeno. L’idea che se ammetti il femminicidio allora devi trovare un corrispettivo per le vittime di sesso e genere diverso è un’idea tutta tua. Così come il marketing che ci sarebbe dietro, che ancora non hai dimostrato, considerando che stando alla voce inglese, il termine compare nel 1801. Precoci le femministe.dos eh :-)

  29. #…#

    Il fatto che tu abbia (lodevolmente) disceso in campo l’inventiva anglofona (perdona la transitivizzazione) rappresenta una tua scelta esclusiva. Personalmente, e credo anche Giovanna Cosenza, ci stiamo riferendo al caso squisitamente italiano dove, per i motivi, certamente opinabili, che ho descritto, si è scelto di immettere sul Mercatino dell’Indignazione un termine semanticamente discutibile (a partire dalla distinzione fra “donna” e “femmina”, che è chiarissima: penso tu stia furbescamente facendo orecchio da mercante, come solea dire il Croce), in un momento storico particolarmente favorevole per praticare quella che io chiamo “ginegogia elettorale” (dalla quale non è estraneo neppure il Movimento 5 Stelle, considerati i discorsi di Grillo che dal palco diceva: “Se il voto è libero la gente vota le donne”, “Ah, porteremo più donne che uomini”, e via dicendo in un parossismo sessista esecrabile quanto quello, millenario, di qui a rinforzarsi nella più subdola delle modalità).
    Gli inglesi sono troppo più avanti di noi nella conquista dei diritti civili: impossibile quindi paragonare i loro inquadramenti concettuali e linguistici con le nostre furbate semantiche d’accatto. Impossibile a meno che, repetita iuvant, non si voglia fare gli gnorri.

    Riassumo e chiudo: non posso citare l’intera parte del tuo ultimo post alla quale faccio riferimento, quindi mi scuso in anticipo se non sarà chiaro a cosa io stia esattamente ribattendo: gli omicidi passionali ci sono da sempre, giusto? Da sempre. Finché c’è stato un sistema giuridico favorevole al dominio maschile, il fenomeno è stato coperto da una patina effimera di disgustosa legittimità. Tale sistema è crollato da un bel po’, eppure sbuca fuori l’urgenza di denominare il fenomeno del delitto passionale (dietro al quale, come affermi, c’è tutta una cultura) nel momento peggiore per il Potere rispetto alla cittadinanza femminile tutto sommato stufa di una realtà che ha preso in toto dal berlusconismo il Teorema della Tetta.
    In soldoni: è solo un mezzuccio per tirar su due voti, punto. Per completare la più gattopardesca delle restaurazioni e mettere a tacere le sacrosante accuse di insensibilità deliberata mosse dalle donne italiane.
    Infine ripeto, e lo ripeterò sempre: andiamo a vedere i numeri del “Padreseparaticidio” (chiamiamolo così, in attesa che Capezzone ne inventi uno migliore) e diamo un’occhiata, ogni tanto, all’arida logica dei numeri di un fenomeno ben più taciuto del “femminicidio”. (Brrr).

  30. Grazie Bileonair, una bella risposta, con piu’ calma questa sera avro’ piacere di aggjungere qualche mia ulteriore opinione per rispondere a #…# nel frattempo buon pomeriggio a tutti

  31. @ BOA

    tu scrivevi che il termine è semanticamente orribile, e che è pure stupido. Non sono gli inglesi, è il WHO. In Italia come in altre parti del mondo si è semplicemente tradotto. se vuoi fare una discussione su quanto sia più semanticamente corretto ( poi dov’è la chiara distinzione tra donna e femmina? a parte i loro significati latini, che immagino interessino il mondo intero ), falla, a me non interessa. A me interessa confutare che il termine sia improprio, e niente affatto stupido, come tu dicevi. Dunque, il termine non introduce una categoria di marketing, il termine è usato per descrivere un fenomeno. Lo fa propriamente o no? Sbaglia il WHO? C’è chi propone gendercide? Ti piace di più? Dopodiché, che ci siano persone o movimenti che possono sfruttare un tema a loro favore, pure in campagna elettorale, in che modo squalifica l’utilizzo di un termine? Se solo ti dessi la pena di leggerti la storia del termine e di avere meno ritrosie, smetteresti di concentrarti sulle strumentalizzazioni e capiresti meglio quello di cui si sta parlando, che non è solo una questone giuridica. finché nn si è riconosciuto il fenomeno non si sono potute pensare azioni per contrastarlo. Niente attività di sostegno, cura prevenzione eccetera, compreso il sostegno alle donne vittime che avevano paura perfino a denunciare. se di tutto questo ti rimane il marketing, è davvero un peccato.

  32. Sono il “collega comunicatore” che ha scritto il post che ha suscitato la risposta di Till Neuburg. Tanto per cominciare le mie NON erano “obiezioni” ma erano domande.

    A proposito del punto 6, manca il dato, o l'”obiezione” più interessante, che arriva dai dati di un centro femminile, Casa delle Donne: l’età media di assassini e vittime è molto alta: rispettivamente 47 e 46 anni.

    Se il dato è vero, questo fa pensare (secondo me) più a un problema generazionale che di genere, visto che i crimini violenti di solito sono compiuti da uomini più giovani (dai 18 ai 45 anni). Qui il link: http://www.casadonne.it/cms/images/pdf/pubblicazioni/materiali/femicidi_2012_scheda%20grafica.jpg

  33. Sanzionare socialmente (facendo sentire la propria contrarietà) le espressioni di stupida discriminazione è tanto giusto quanto salutare, non solo per la società (che si spera possa in qualche modo “svegliarsi” e accorgersi di ciò che ha davanti al naso), ma per gli stessi individui. Vorrei avere abbastanza faccia tosta da farlo, come ho visto un signore farlo su un autobus, quando un idiota ha fregato il posto a una donna che si era alzata per cedere il sedile a un’altra donna e, di fronte alle proteste, ha detto “embé? mica c’è il suo nome sopra! e stia zitta o le tiro due schiaffi”. Il signore era seduto in fondo, ma ha cominciato a dire ad alta voce che quell’idiota doveva vergognarsi e che anche le altre persone avrebbero dovuto farsi sentire, invece di restare imbarazzate e silenziose. Avrei dovuto seguire il suo esempio. E dovrei iniziare a seguirlo ogni qualvolta sentissi dentro di me che non è giusto ciò che sto vedendo.

    p.s.: a me la parola “femminicidio” non piace per niente e non la userò mai, ma sono felice di vedere che almeno un po’ di luce su questa dolorosa realtà si stia facendo.

  34. #…#

    Non ribatterò ulteriormente. Nel momento in cui tu affermi che “Femminicidio” non è, né rappresenta, una categoria di marketing, metti il primo piede in fallo. E’ solo una furbata elettorale, che verrà senz’altro cavalcata dallo stesso Berlusconi che, con le sue Ruby e Polanco, non ha esattamente coadiuvato un sereno allineamento europeista di eguaglianza fra sessi.
    Il mio giudizio è questo. Nel momento in cui ci si inventa un termine, lo ripeto, deliberatamente stupido oltre che semanticamente disgustoso, si determina un mezzuccio per accalappiare anime ingenue. Punto. Di sicuro non mi farà cambiare idea una persona che afferma la totale indifferenza di una lingua rispetto alle sue radici (“…latino, che immagino interessi al mondo intero…).

    Che poi, fammi capire, cosa vorresti prevenire?
    Il maschio ha definitvamente perso ogni potere che gli derivava, sin dalla notte dei tempi, per decreto semi-divino. Oggi la donna non si sente più costretta dalla società a essere, per esempio, “fedele” e quindi, costretta in modo ben più subdolo dal Mercato a godersi la vita e divertirsi, non ha comprensibilmente più voglia di fare l’angelo del focolare, anche perché le altre donne, ovviamente più emancipate, la silurerebbero, escludendola da una società più open-minded.
    La violenza andrà in crescendo. Ma inasprire le pene non serve a nulla. La famiglia e la coppia erano, fino a poco tempo fa, le uniche due istituzioni a difendere l’umanità dal Mercato. Oramai la famiglia si è disgregata, la coppia pure, uomini e donne sono solo pedine isolate di un gioco più grande di loro. E mentre le donne vivono questo gioco al massacro come una novità entusiasmante, l’uomo, che è tonto e cattivo, spesso sfoga le proprie frustrazioni su ciò che un tempo non troppo lontano era di proprio possesso.
    L’unica prevenzione è creare una società più giusta e meno assimilante, che renda tutti abili a pensare con la propria testa. Esattamente ciò che il Mercato non vuole.
    (P.S. I matrimoni omosessuali, così come, ai tempi, la questione dell’aborto e del divorzio, non furono determinati da una volontà progressista, bensì dal Mercato – sempre lui. Erano anch’essi puro marketing, prima che il marketing fosse codificato. Se lo cerchi, troverai un articolo del Fatto sulle multinazionali che in Francia e in ogni dove spingono affinché si permetta di estendere anche agli omosessuali il più abominevole degli istituti – ho detto matrimonio, non famiglia).

  35. @ BOA

    Io vorrei davvero, ma davvero, capire in che modo il termine che l’oxford english dictionary fa risalire al 1801 e che significa l’uccisione di una donna, possa essere definito deliberatamente stupido e semanticamente disgustoso. Poi dovresti anche spiegarmi in che modo un termine può essere semanticamente disgustoso. Tu quale termine useresti? Che oggi il termine sia diventato o venga usato come un brand, non squalifica il termine stesso. Se ne può parlare in maniera corretta oppure no. Poi dovresti prendere meno alla lettera Houellebecq.
    ciao

  36. Sono stato molto contento di aver trovato questo sito. Voglio dire grazie per il vostro tempo per questa lettura meravigliosa! Io sicuramente mi sto godendo ogni post e ho gi salvato il sito tra i segnalibri per non perdermi nulla!

  37. Sul “femminicidio” segnalo un articolo e una discussione ben documentati:

    http://noisefromamerika.org/articolo/femminicidio

  38. Pingback: Analfabeti emotivi | La Rassegna Stagna

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