Archivi tag: Arianna Ciccone

I rifiuti tossici in Campania e l’inefficacia di Saviano

Saviano a Vieni via con me novembre 2010

Oggi Michele Serra comincia «L’Amaca» su Repubblica con un ottativo da cui mi sento chiamata in causa: «Ci vorrebbe un intero dipartimento universitario in scienze della comunicazione per provare a ricostruire la storia paradossale della “Terra dei fuochi” prima che si chiamasse “Terra dei fuochi”…». Ora, non riesco a mobilitare all’istante un intero dipartimento universitario, ma qualche spunto per una tesi di laurea posso cominciare a darlo. Fra le tante domande che Serra si pone, provo ad esempio a rispondere a questa: «Perché lo scandalo non esplose dopo la circostanziata, fremente denuncia di Roberto Saviano (“Vieni via con me”, novembre 2010) di fronte a dieci milioni di persone?». Continua a leggere

Festival Internazionale del Giornalismo: stop at the top

I Volontari del Festival Internazionale del Giornalismo 2013

Oggi alle 11.00 Arianna Ciccone e Chris Potter tengono un incontro pubblico all’Hotel Brufani, in piazza Italia a Perugia, per spiegare alla cittadinanza, ai rappresentati istituzionali, ai giornalisti, a tutti, la loro decisione di sospendere, quest’anno, il Festival Internazionale del Giornalismo, che da anni si tiene a Perugia in aprile. Uno dei migliori eventi a cui io abbia partecipato in Italia, non solo perché ben organizzato, ricco, vivo, interessante, ma perché – in tema di media, new media, giornalismo, comunicazione – è Continua a leggere

Vittoria a 5 Stelle: la disfatta di media e politica?

Filippo Facci

La settimana scorsa ho partecipato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, organizzato da Arianna Ciccone e Chris Potter (bravissimi e tostissimi), un’iniziativa che ormai non ha bisogno di presentazioni. Dico soltanto che è uno dei pochissimi contesti, in Italia, in cui si respiri un’aria autenticamente internazionale. Per intenderci: non è la finzione di internazionalità con cui spesso gli italiani fanno bello il salotto di casa, Continua a leggere

Nuntio vobis gaudium magnum

Mi hanno rimproverata spesso, negli ultimi tempi, perché non dico mai dove vado: le conferenze cui partecipo, i libri (miei o altrui) che presento, i convegni in cui parlo, eccetera. Non lo dico qui, ma nemmeno fuori dal blog. E spesso neppure agli amici né alla mamma.

International Festival of Journalism

Perché no? Per queste ragioni principali:

  1. Perché non penso di stare al centro del mondo, sicché ciò che io faccio debba interessare per forza a chi mi legge o circonda.
  2. Perché farlo mi parrebbe un specie di vanteria, o almeno una caduta di stile.
  3. Perché ogni mese partecipo a così tanti incontri, convegni, conferenze e compagnia bella che, se ogni giorno dovessi annunciarli, non riuscirei a fare né dire altro.
  4. Perché già un secondo dopo aver scritto queste cose, mi do fastidio da sola (ma stavolta resisto: arriverò in fondo).
  5. Perché la rete, Facebook, Twitter e tutti i social media sono infestati di proclami: «Oggi parlo qui» (ed è la parrocchia del quartiere), «Domani presento il mio libro» (ed è stampato a spese dell’autore), «Fra un’ora sono in tv» (ed è una tv di condominio).

Però ultimamente i rimproveri sono stati davvero troppi. E qualche amica e amico ci sono rimasti pure male, come se li avessi trascurati e loro fossero gli unici a non sapere. E hai voglia di spiegare che non è così, ma niente: siamo rimasti con l’amaro in bocca. Io e loro. Perciò mi rendo conto che forse sono io sbagliare e qualcosa devo pur dire, ma non ho ancora capito come trovare un modo per me accettabile di segnalare cosa faccio senza venire in odio a me stessa.

Pare semplice, ma è un vero problema di comunicazione, che implica una riflessione sui confini fra relazioni personali e professionali, uso del blog e dei social media. Qualcuno ha qualcosa da suggerirmi?

In attesa di spunti, colgo l’occasione per annunciare (giusto per vedere l’effetto che fa) che oggi sto scrivendo da Perugia, perché partecipo (felicissima di farlo) a una delle iniziative più interessanti e vive che ci siano in Italia, l’International Festival of Journalism, fondato nel 2006 e tutti gli anni organizzato – assieme a decine di collaboratori e volontari – da Arianna Ciccone e Christopher Potter.

In particolare parlerò QUI.

OsservatorioTivvù: il live-tweeting su Kalispéra

In attesa di finire il lavoro di selezione dei numerosi cv arrivati (a proposito, grazie!) e di avviare la raccolta dati per OsservatorioTivvù, Dino Amenduni, che fa già parte del gruppo, ha fatto due esperimenti (il 16 e 23 dicembre) di live-tweeting su Kalispéra, la trasmissione condotta da Alfonso Signorini che va in onda su Canale 5 al venerdì sera in prima serata.

Kalispéra

Il live-tweeting non è tanto rilevante per la raccolta dati – giusto per spiegarlo ai molti che ce l’hanno chiesto – quanto per comunicare, strada facendo, che stiamo lavorando. Non è un metodo di osservazione né di ricerca, insomma, ma un pezzo della sua comunicazione.

Però osservare (io con Arianna Ciccone e altri giornalisti e blogger di Valigia Blu) il live-tweeting di Dino Amenduni, in diretta mentre la trasmissione andava, mi ha indotta a fare alcune considerazioni che possono essere utili anche alla ricerca.

La principale è che vedere una programma tv mentre si segue il live-tweeting di qualcuno, induce un distanziamento da ciò che si vede in televisione e dunque una sorta di raffreddamento emotivo. Il che può essere utile per favorire l’obiettività dello sguardo, ma può anche far perdere qualche effetto: lasciarsi andare alle emozioni che un programma televisivo vuol suscitare in noi serve fra l’altro a registrarne l’efficacia. Sapendola gestire, ovviamente.

In pratica:

  1. Leggere tweet come «Signorini: “Stasera ci aspetta il cenone di Natale”. La casa e il Natale, due simboli alla portata di tutti» e «Signorini: “La mia famiglia è smembrata, ma vorrei rivivere quell’atmosfera con voi [pubblico]” (altra scena familiare)», mentre si osserva la versione natalizia del salotto di Kalispéra, spezza l’atmosfera di intimità che la scenografia vorrebbe indurre.
  2. Leggere «Parole chiave dell’intervista di Signorini a Garko: Natale, periferia, racconto. L’inclusione sociale in tv», «Portare ‘gli esclusi’ sulla scena è un classico dell’infotainment. Permette al pubblico di immedesimarsi» e «Gabriel Garko ha portato il suo cane sulla scena. La ricerca dell’atmosfera casalinga è veramente totale», proprio durante l’intervista di Signorini a Gabriel Garko, non ci permette più di sentire quella vicinanza fra noi, Signorini, Garko e «gli esclusi» che l’intervista voleva farci sentire.
  3. Idem durante le canzoni: leggere un tweet come «E Albano va con il suo superclassico leggermente riarrangiato: quandooo il soooole sorgeràààà» proprio mentre Albano canta è distanziante rispetto alle associazioni mentali, ai ricordi e al coinvolgimento emotivo (positivo o negativo), che la canzone (come qualunque canzone pop, che la ami o la detesti non importa) può destare.

Un secondo punto, non meno rilevante, è il ruolo che il live-tweeting di OsservatorioTivvù può svolgere rispetto al fatto che Kalispéra (come altre trasmissioni) comunica in diretta cosa dicono e fanno i suoi fan su Twitter e Facebook. In pratica, può esercitare una funzione di controllo sull’attendibilità di ciò che in televisione si dice sui social media.

Esempi di tweet che Dino ha mandato con questa funzione:

  1. «Primo feedback della giornalista di Libero da Facebook e Twitter. Come sempre, va tutto benissimo.»
  2. «I feedback da Twitter sul programma sono minori e meno favorevoli di quelli su facebook.»
  3. «Dopo un’ora e mezza di programma, il web avrà occupato al massimo 45 secondi di diretta. Niente interazione social?»
  4. «Kalispera non è trending topic su Twitter, venerdì scorso lo era. Vedremo se il dato Auditel sarà coerente.»

Notevole che, proprio qualche minuto dopo il tweet in cui Dino osservava che Kalispéra non fosse ancora Trending Topic (TT) (mentre lo era stata la settimana prima), è magicamente apparso il TT. Casualità? Non so. È ovvio, in ogni caso, lo scollamento fra ciò che accade in rete e i dati Auditel, visto che i numeri di fan su Twitter e Facebook sono irrisori rispetto a quelli dei telespettatori: Kalispéra è stata finora un flop di audience, indipendentemente dalla messa in scena della sua vitalità nei social media.

Un’ultima considerazione. Potrà capitare – prevedo – che le nostre attività di live-tweeting siano menzionate nelle trasmissioni. Dovremo stare attenti a non farle strumentalizzare: né come segnale di consenso («Persino il Fatto quotidiano, di solito critico, ci apprezza e ci segue!», visto che Dino ha un blog lì), né come segnale di interesse da parte nostra nei confronti della trasmissione («Ci studiano!»).

Ma noi non siamo interessati a nessuna trasmissione in particolare: terremo sotto osservazione tutto l’infotainment delle reti generaliste e non solo qualche programma sporadico, per capire se, come e quando lì dentro accadano cose rilevanti per la comunicazione politica italiana.

PS: questo articolo oggi è apparso anche su Valigia Blu.

Nasce OsservatorioTivvù. Tutto fa politica (a nostra insaputa)

A cura di Dis.amb.iguando e Valigia Blu.

In Italia la televisione è in assoluto il mezzo di comunicazione più diffuso, e lo è ancora oggi, nonostante la crescita di internet, anche perché questa è più lenta rispetto alla media europea.

Il 45° rapporto annuale Censis, presentato all’inizio di dicembre, parla chiaro: nel 2011 la televisione raggiunge il 97,4% della popolazione e l’80,9% degli italiani considerano i telegiornali la fonte principale per informarsi. Certo, quest’ultimo dato scende fra i più giovani (14-29 anni), ma la maggioranza resta comunque molto alta anche fra loro (69,2%). Insomma, per quanto giornalisti e massmediologi parlino di «informazione fai da te», perché sempre più spesso i cittadini – specie se giovani e istruiti – si informano usando un mix di ricerche su Google, giornali on-line e social network, in realtà la televisione è ancora centrale per tutti. Specie in un paese che ha un’età media molto alta.

Inevitabile, dunque, che i partiti prestino sempre grande attenzione a questo mezzo: non solo per comunicare questa o quella iniziativa (come ha fatto il governo Monti per la manovra), ma più in generale per costruire l’immagine dei leader, per aumentare o consolidare il proprio elettorato, orientarlo o fargli cambiare rotta. A maggior ragione la televisione serve ai partiti per strategie di comunicazione a medio e lungo termine, vale a dire per trasmettere ai cittadini-telespettatori contenuti e valori in modo continuo e indipendente dalle singole scadenze elettorali, sedimentando il consenso in modo tanto più efficace quanto più lento, quotidiano e capillare.

In questo quadro, Arianna Ciccone di Valigia Blu e io abbiamo deciso di avviare OsservatorioTivvù.

OsservatorioTivvù

Un gruppo di giovani giornalisti e blogger, da un lato, e di studenti e neolaureati dell’Università di Bologna, dall’altro, seguiranno sotto il nostro coordinamento alcuni programmi della televisione generalista italiana, diversi per contenuto, canale, fascia oraria e target, da oggi alla fine di febbraio 2012.

Vogliamo registrare e annotare sistematicamente:

  1. quanti e quali politici italiani vengono ospitati nei vari programmi televisivi;
  2. quanti e quali personaggi pubblici vengono invitati perché notoriamente connessi a leader o partiti politici, perché parenti (figli, mogli, ecc.) di politici, o perché legati ai vari leader e partiti per amicizia o ragioni professionali;
  3. cosa i leader politici e i personaggi pubblici dicono e fanno di preciso in trasmissione, anche se non parlano esplicitamente di politica, ma si limitano a giocare, scherzare e interagire con altri ospiti in studio o con il pubblico su temi di intrattenimento e spettacolo;
  4. quante e quali volte, anche in assenza di leader politici o personaggi pubblici a loro connessi, uomini e donne di spettacolo (cantanti, attori, attrici, presentatori, ecc.) parlano di o alludono a personaggi, eventi e contenuti della politica italiana, anche in contesti di intrattenimento che non avrebbero nulla a che fare con la politica;
  5. cosa dicono di preciso uomini e donne dello spettacolo quando parlano di politica o anche soltanto vi alludono.

Perché lanciamo OsservatorioTivvù proprio ora? Perché pensiamo che questo particolare momento storico, con il governo Monti in prima linea e i partiti che in apparenza stanno solo sullo sfondo, sia particolarmente fecondo per capire in che modo e fino a che punto il cosiddetto «politainment» televisivo (la mescolanza di politica e intrattenimento) servirà ai partiti, nel prossimo anno, per costruire, ricostruire o correggere l’immagine dei loro leader, e proporne nuovi in vista delle prossime elezioni politiche. Che siano nella primavera 2013, come molti sostengono, o prima, non importa: la campagna elettorale è già cominciata.

Ecco i programmi che OsservatorioTivvù terrà sotto controllo*:

Uno Mattina in famiglia (Rai 1), Unomattina (Rai 1), La prova del cuoco (Rai 1), La vita in diretta (Rai 1), Soliti ignoti (Rai 1), Domenica in (Rai 1), Porta a Porta (Rai 1), Ti lascio una canzone (Rai 1), Ballando sotto le stelle (Rai 1), Mezzogiorno in famiglia (Rai 2), Quelli che il calcio (Rai 2), I fatti vostri (Rai 2), L’Italia sul 2 (Rai 2), Agorà (Rai 3), Ballarò (Rai 3), Che tempo che fa (Rai 3), Verissimo (Canale 5), Striscia la notizia (Canale 5), Domenica 5 (Canale 5), Mattino 5 (Canale 5), Uomini e donne (Canale 5), Pomeriggio cinque (Canale 5), Avanti un altro (Canale 5), Matrix (Canale 5), Kalispera (Canale 5), Ricette in famiglia (Rete 4), Studio aperto (Italia 1), Omnibus (La 7), Otto e mezzo (La 7), In onda (La 7), Piazza pulita (La 7), Italialand (La 7), Servizio Pubblico (reti diverse).

*La lista di programmi e il periodo di osservazione potranno subire variazioni in base alla programmazione televisiva e ai primi risultati del monitoraggio.

Come partecipare: se qualche studente/ssa, laureando/a, dottorando/a, assegnista che fa ricerca nel settore della Comunicazione politica e delle Scienze politiche fosse interessato/a a partecipare, può inviare il proprio cv, le proprie motivazioni e la propria disponibilità di tempo, scrivendo a: giovanna.cosenza chiocciola unibo.it.

Il wiki Pd-effe di Renzi dopo la Leopolda

Sul sito Leopolda2011.it sono già on line, scaricabili in pdf, le 100 «migliori idee» uscite dal Big Bang di Matteo Renzi. Rapido, è stato rapido. D’altronde è stato lì col Mac per tre giorni: per scrivere 10 pagine, tre giorni bastano e avanzano.

Però è un documento strano: troppo lungo per essere letto e ricordato tutto dai più, troppo corto perché di ciascun punto si spieghino le basi concrete, il metodo, i tempi, il «come». Pare costruito perché ognuno, scorrendo velocemente i titoli, vada a leggersi solo la sezione che più gli sta a cuore. E poi dentro che ci trovi? Di sicuro qualcosa su cui, se sei di sinistra, ma anche di centro o centrodestra, di principio non puoi non essere d’accordo. Poi trovi anche cose che non condividi, ma un contentino lo trovi di sicuro.

Faccio qualche esempio nel settore che mi sta più vicino: università, scuola, ricerca. Come non essere d’accordo con titoli come «Valutare le università e sostenere quelle che producono le ricerche migliori», «Distinguere tra università eccellenti nella ricerca e università che offrono buona formazione», «Restituire prestigio e reddito agli insegnanti capaci»?, «Ebook per tutti» e «Inglese sin da piccoli»? Temi su cui nel settore si discute da anni, a sinistra come a destra. Pure gli ultimi ministri dell’università e della ricerca ne hanno parlato, senza mai riuscirci. Se poi leggi cosa Renzi dice in più per ogni punto, be’ poco e niente. D’altronde due o tre righe non bastano a spiegare con quali soldi, tempi, alleanze, con quale metodo insomma arrivarci.

Sto dicendo che servirebbe il famoso e fumoso vecchio programma di 100 pagine che nessuno legge né capisce? Certo che no. E allora cos’è che non va? Perché non mi fido?

Le questioni che il Wiki Pdf tocca sono tante, cruciali, complesse. Qualcosa che nessun essere umano da solo potrebbe mai affrontare, non dico risolvere. Ma dietro Renzi non vedo una squadra di persone competenti – ognuno nel suo settore – per farlo. Né in Renzi al momento vedo la preparazione, l’equilibrio e la solidità necessari per costruire la squadra che serve. Cioè la sfilata di celebrità sul palco della Leopolda non è bastata a convincermi che un sottoinsieme di celebrità potrebbe fare squadra, ecco.

Ecco perché il documento pare una specie di detonatore (bang!) di slogan: non tre, quattro o dieci, ma cento, così è più probabile che ognuno trovi il suo.

Infine, un ultimo problema: Renzi aveva promesso un wiki Pd, ma ci propone un pdf. Mi aspettavo un ambiente wiki, dove si potesse sperimentare se la forma wiki può funzionare anche nella stesura di un programma politico, oltre che in quella di voci enciclopediche. E invece arriva un pdf chiuso. Sarebbe stata una bella novità, interpretare letteralmente la metafora del wiki Pd. Che peraltro non è di Renzi, ma era già venuta fuori l’anno scorso, alla Leopolda 2010, per bocca di Paolo Cosseddu (grazie ad Arianna Ciccone per avermelo segnalato).

Ma indipendentemente dalla paternità del concetto, spero Renzi lo faccia davvero, il wiki. Mi piacerebbe capire se e come funziona. Diamogli tempo e vediamo.