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La nuova tv di Santoro sul web: dove sta la differenza?

Ci siamo: da qualche giorno è on line Serviziopubblico.it, che lancia la nuova trasmissione di Michele Santoro «Comizi d’amore» (a proposito: cosa dice Vendola del fatto che gli ha soffiato il titolo? Immagino poi che Pasolini si rigiri nella tomba). Il programma andrà in onda dal 3 novembre fra siti internet, Sky e tv locali, ed è prodotto da una società che include anche Il Fatto Quotidiano.

In rete già infuriano le polemiche fra chi ama Santoro e chi lo detesta. Pochissimi i commenti razionali e ragionevoli: come sempre, quando si tratta di Santoro, purtroppo gli insulti e le invettive prevalgono. Mi piacerebbe invece che in questo spazio riuscissimo a ragionare in modo pacato. Di solito – per fortuna ma non per caso – ci riusciamo.

Due sono gli spunti che propongo. Che senso ha, per un uomo di televisione navigato come Santoro, uno che si muove da decenni nel mercato dei media e della politica, uno a cui il potere e i soldi non mancano, assimilare se stesso al giovane tunisino Mohamed Bouazizi, il venditore ambulante che il 17 dicembre 2010 si è dato fuoco, dopo che la polizia gli ha confiscato le merci?

Io quando ho sentito ‘sta roba ci sono rimasta male. Molto:

«Mi sento come quel tunisino da cui è nata la rivolta nel Maghreb. Che andava a vendere la frutta e la verdura al mercato e che, visto che lo Stato metteva tasse e gabelle insostenibili, si è dato fuoco. Anche noi siamo con il carrettino a cercar di vendere la nostra frutta e la nostra verdura su Internet, sulle tv a diffusione regionale, su Sky e potrebbero esserci pressioni governative per limitarci o per impedirci di andare in onda. Solo che noi non ci daremo fuoco e faremo il nostro programma lo stesso.»

Ieri mattina ho fatto l’errore di postare frettolosamente su Facebook un pezzo scritto da ilNichilista, che chiudeva dicendo:

«Io non so se Santoro si renda conto dell’incredibile mancanza di rispetto del suo paragone verso chi è davvero oppresso, verso chi è disposto a rinunciare alla propria vita (e non a una trasmissione in prima serata) per denunciare la sua mancanza di libertà.»

Anch’io mi chiedo la stessa cosa. Ma ieri mattina sulla mia bacheca è scoppiato il finimondo. Proviamo a ragionarci con calma?

Ho anche un’altra domanda però. La prima (ehm) inchiesta di «Comizi d’amore» è un’intervista di Francesca Fagnani a Imane Fadil, testimone nel processo Ruby.

La ragazza difende Berlusconi: parla di Ruby come di «una ragazza che avrebbe potuto creare problemi», «in grado di ricattarlo», dice che erano le ragazze a voler stare con Berlusconi, non viceversa. Dice che lo voterebbe eccetera.

E allora mi chiedo: che differenza passa fra questa intervista e quella che fece Alfonso Signorini a Ruby su Mediaset, da tutti additata come un atto di cortigianeria?

Io da un programma che sbarca sul web per essere «libero» e da una tv che si propone come nuova e alternativa non mi aspetterei mai, per cominciare, l’ennesima intervista a una escort (penso anche a quella che «Annozero» fece a Patrizia D’Addario il 1 ottobre 2009).

Ma Santoro, che vuole sollevare subito un bel polverone, ovvio che lo fa. E allora?

Francesca Fagnani intervista Imane:

Signorini intervista Ruby (da un servizio del Tg1, perché non trovo più l’originale):

Prima parte dell’intervista a Patrizia D’Addario, «Annozero» 1 ottobre 2009: