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Laurea in comunicazione o affini? Come lavorare all’estero in cinque mosse

Nevena si è laureata con me nel marzo 2009 in Discipline Semiotiche. Il suo percorso di stage e lavoro, da allora, si è svolto tutto all’estero. Le ho chiesto di farci una sintesi, perché può essere utile e incoraggiante per molti. Premesse indispensabili: conoscere l’inglese, essere disposti a lavorare sodo e non scoraggiarsi mai.

Ecco cosa scrive Nevena:

«Vorrei raccontarvi il mio iter post laurea all’estero. Premetto che per me è stato fondamentale il tirocinio curricolare svolto durante la laurea triennale presso un ufficio stampa che intrattiene relazioni con l’estero [PRIMA MOSSA]. Concluso lo stage, l’azienda mi ha offerto di collaborare con loro (contratto di prestazione occasionale, ma pagato). In questo modo ho accumulato tre anni di esperienza lavorativa, continuando a frequentare la specialistica in Discipline Semiotiche.

Dopo la laurea (marzo 2009), per tre mesi [SECONDA MOSSA] ho preso parte allo stage Mae Crui del Ministero degli Esteri presso l’ufficio cultura dell’Ambasciata Italiana di Sarajevo, continuando a mandare cv per vari progetti all’estero sponsorizzati dall’Unione Europea.

Finita l’esperienza bosniaca, nell’attesa di qualche risposta positiva, sono partita un po’ alla cieca per Londra [TERZA MOSSA], dove ho cercato direttamente un lavoro (e non uno stage perché campare d’aria qui è ancor meno probabile che da altre parti… cosicché i miei sei mesi da cameriera non me li ha tolti nessuno :-D ).

Barista

Finalmente, una delle agognate risposte arriva. Si tratta dello SVE (Servizio di volontariato europeo) [QUARTA MOSSA], per cui parto per la Germania, dove rimango sei mesi. Un progetto stupendo, nonché un valido sostituto al classico stage post studi, per vari motivi: intanto è tutto spesato (viaggio, vitto, alloggio, corso di lingua, trasporti, seminari formativi), si può scegliere ogni nazione europea con progetti in ogni ambito (compreso quello della comunicazione), infine la durata è flessibile dai 2 ai 12 mesi. Nel mio caso il progetto non era molto attinente agli studi che ho fatto, poiché ho lavorato nell’ambito della formazione e dell’educazione, ma penso comunque abbia avuto la sua utilità.

SVE

Finito il progetto, sono tornata a gennaio di quest’anno a Londra [QUINTA MOSSA] molto più motivata di prima, tanto che per un mese e mezzo il mio lavoro è stato cercare lavoro. Rispetto all’anno precedente sono stata contattata molte più volte, indubbiamente perché adesso c’è più offerta ma anche perché dalla prima esperienza in UK ho imparato anche a capire cosa vogliono sentirsi dire qui: ritengo infatti che il modo in cui in UK affrontano i colloqui sia molto diverso dall’Italia: a fronte di cv, responsabilità e serietà, l’entusiasmo è la carta vincente!

Questa volta addirittura è capitato che sia stata io a rifiutare alcune offerte… Ora sono quasi 7 mesi che lavoro come Account Executive in un’agenzia di pubbliche relazioni e marketing: stipendio buono e contratto a tempo indeterminato.

Tutto questo, non per dire che la “soluzione definitiva” sia emigrare tutti in UK o che in generale ogni esperienza all’estero sia in assoluto migliore di quelle che si possono fare in Italia. Sono scelte personali in primis, spesso si va a tentoni e non è detto che ogni tentativo sia quello giusto.

Penso che l’importante sia darsi sempre da fare, non pensare che tutto sia dovuto e soprattutto non cominciare a pensare al nostro futuro solamente il giorno della laurea.

Su con il morale e in bocca al lupo! :-D»