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Povero Gandhi

Ti ricordi lo spot di Telecom Italia nel 2004, quello diretto da Spike Lee con Mahatma Gandhi? Lo spot faceva riferimento a un discorso che Gandhi tenne a New Delhi il 2 aprile 1947, e metteva in scena questa fantasia: immagina che nel 1947 Gandhi avesse a disposizione le tecnologie della comunicazione odierne, dal cellulare alla videoconferenza, e chiediti: «Se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?».

Bello l’esperimento mentale, bravo Spike Lee. E lo spot vinse un premio.

8 agosto 2008: Telecom riprende quello spot, accompagnandolo con questo annuncio: «Proprio in questi giorni è stato ritrovato l’audio completo di questo discorso di Gandhi: un omaggio alla riflessione di tutti. L’appuntamento con il testo, commentato per voi da Tara Gandhi, è per il 15 agosto sui maggiori quotidiani e su avoicomunicare.it». E mentre appaiono in sovraimpressione la scritta «One world» e il marchio Telecom, lo speaker ripete: «A voi comunicare».

11 settembre 2008: va in onda un secondo spot che, sulle stesse immagini di agosto, recita: «In questo discorso, oggi recuperato nella sua interezza, Gandhi parla delle differenze tra i popoli e di come superarle. Questa è l’occasione per conoscerlo. Oggi più che mai è un omaggio alla riflessione di tutti.» Stessa chiusura: «A voi comunicare».

Della campagna 2008 si è parlato molto in rete, perché Il Disinformatico ha diffuso la notizia che il recupero millantato da Telecom non è affatto recente: il discorso stava già da quattro anni sul sito della GandhiServe Foundation, a questa pagina, completo di audio.

Dal mio punto di vista, concentrarsi su questa menzogna va bene. Fino a un certo punto, però: invenzioni come questa sono frequenti nei lanci pubblicitari, e chi le progetta mette spesso in conto che possano essere scoperte. Tanto, se non ledono gli interessi di qualche potentato, cosa mai può succedere? Nel caso di questo spot, il trucchetto ha aumentato l’attenzione sulla campagna.

Ma ci ha distratti da un altro problema, purtroppo.

Il problema è che nel 1947 le parole di Gandhi avevano un senso, che però oggi è ribaltato. Lui diceva di sognare «One world», un mondo unico in cui la spiritualità dell’Oriente potesse «conquistare l’Occidente», e per questo l’Occidente sarebbe diventato più felice.

Ma oggi il «mondo unico» è tutta un’altra cosa. È un mondo in cui l’economia e lo stile di vita occidentali stanno «conquistando» non solo l’Oriente ma moltissimi altri paesi, e nessuno è felice per questo. Un mondo globale, si dice.

E il marchio Telecom, quali conquiste rappresenta? Quelle della spiritualità orientale, o quelle delle multinazionali occidentali?

È per questo che Gandhi testimonial per Telecom non è credibile. Non solo per il malriuscito trucchetto sul ritrovamento. Né per colpa di Gandhi, naturalmente.

Lo spot del 2004:

Lo spot dell’8 agosto 2008:

Lo spot dell’11 settembre 2008:

QUI il discorso di Gandhi, tradotto in italiano da Tara Gandhi (per avoicomunicare.it).

Madonna sostiene Obama, ma è un boomerang

Nel Get Stupid Interlude dello Sticky and Sweet Tour (sabato scorso all’Olimpico di Roma), Madonna – come sempre da diversi anni – ha invitato il pubblico ad «alzarsi e fare qualcosa» per combattere le catastrofi globali (guerre, carestie, inquinamento, riscaldamento del pianeta e così via). Nel farlo, ha colto l’occasione per prendere posizione sulle elezioni presidenziali, accostando, da un lato, John McCain a Adolf Hitler (e altri totalitarismi contemporanei), dall’altro, Barack Obama a Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, John F. Kennedy.

Seguo da sempre con ammirazione questa grandissima comunicatrice, ma questa mossa non mi convince: mettere assieme McCain a Hitler è sciocco dal punto di vista storico e fastidioso anche per chi non abbia simpatie per il candidato repubblicano.

La solita provocazione per attirare l’attenzione dei media?

Non c’è dubbio.

Il problema, tuttavia, è che in questo caso la non credibilità della similitudine fra McCain e Hitler si ripercuote sugli accostamenti successivi, che dovrebbero favorire Obama, e finisce per trasformare l’endorsement di Madonna in un’adesione da invasata, e il brano del concerto in una cerimonia di beatificazione profana.

Insomma, stavolta lo scopo autopromozionale prevale al punto da cancellare quello politico-sociale (a cui altre volte Madonna, pur sempre fra polemiche, ha mirato meglio).

Ecco l’Interlude:

Ed ecco come lo staff di McCain ha commentato. Come dargli torto?