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Obama e Berlusconi: di che stupirsi?

«Great to see you, my friend!»: così Barack Obama ha accolto ieri Silvio Berlusconi alla White House, poggiandogli entrambe le mani sulle spalle. Dopo di che, circa due ore di colloquio e conferenza stampa finale.

Non ho apprezzato coloro che, nei giorni scorsi, hanno detto (o fatto intendere) sui media nazionali che Obama fosse maldisposto nei confronti di Berlusconi. Per poi stupirsi, a incontro avvenuto, della tranquillità che ha contraddistinto il cerimoniale; magari tentando di minimizzare l’evento, come oggi hanno fatto alcuni commentatori su Repubblica (qualche esempio QUI).

Non mi è piaciuto nemmeno chi ha letto l’incontro solo nei termini di un guadagno del premier, un successo personale, una fantastica occasione per riprendere smalto dopo il papi-gossip degli ultimi mesi.

Mi sembrano due facce della stessa medaglia: il prodotto dello stesso sguardo miope, troppo concentrato – come spesso accade in Italia – sulla politica interna.

In realtà l’incontro è andato come doveva andare, né meglio né peggio. Non vedo come un comunicatore come Obama avrebbe potuto mostrarsi freddo con Berlusconi: che gli piaccia o meno come persona non è dato sapere, ma soprattutto è irrilevante in politica estera.

A quanto capisco, in questo frangente per Obama l’Italia vuol dire tre cose fondamentali: l’accordo Fiat-Chrysler, un’alleanza che non dia problemi in Afghanistan, un contributo di mediazione con Putin, da cui Obama dovrà presto andare.

Lo spiega lo stesso Obama nella conferenza stampa finale, di cui ti mostro tre estratti, presi da Sky TG 24. È interessante vederli, perché mostrano chiaramente – fra l’altro – che Obama vive la situazione come una tranquilla routine quotidiana.

Berlusconi, invece, appare teso: si agita sulla sedia, si sistema il vestito, fa le smorfie. Tutte cose che davanti a una telecamera non si dovrebbero mai fare.

Il resoconto generale:

L’Afghanistan:

I rapporti con Putin:

Trovi il testo completo della conferenza stampa sul sito della White House QUI.