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Vu curà? Quando la campagna per il dentista si fa razzista

Mi scrive Simona, che si è laureata con me qualche anno fa:

«Ieri ho visto un’affissione dinamica su un bus, che diceva: “Vu Curà?”.

La cosa mi è suonata strana e sono andata a indagare. Scopro quindi che è una campagna contro l’abusivismo e il turismo odontoiatrico, realizzata dall’ANDI – Marche (Associazione Nazionale Dentisti Italiani).

Mi sembra una campagna che alimenta razzismo e atteggiamenti discriminatori e provo a spiegarti perché.

Vu curà?

Va bene tutelare le categorie di professionisti. Va bene la tutela del lavoro qualificato e italiano (sottolineato in tutte le salse).

Ma non va bene il ricorso all’immaginario del “Vu Cumprà?”: l’espressione richiama alla mente persone di colore e suona, tristemente e profondamente, razzista: per l’italiano medio il Vu cumprà è colui che infastidisce il relax di chi è sdraiato ad abbronzare la pancia al sole, colui che non ha permesso per vendere, l’uomo nero insomma.

Perchè associare l’abusivismo e turismo odontoiatrico all’esperienza dei migranti africani, spesso fuggiti da paesi devastati da guerre (e magari, in tempi meno recenti, anche dello sfruttamento coloniale italiano)?

E non va bene la contrapposizione tra i non italiani, che sarebbero i cattivi, e gli italiani, che non sono più solo “brava gente” ma anche, per questa campagna, eccellenti e onesti dentisti. Tutti? Salvo, poi, fare uno sforzo di memoria e scoprire che molti di noi hanno avuto esperienze negative con i dentisti italiani, sia in termini di correttezza nel trattamento economico, sia in termini di professionalità. Dunque non è detto che siano tutti bravissimi, purtroppo. Neppure gli italiani.

Né va bene l’accostamento tra professionalità e nazionalità: mi chiedo quanti abusivi italiani, tedeschi e francesi esistano. Perché non se ne fa cenno?

E mi pare grave dimenticare che in Italia ci sono anche dentisti non italiani che svolgono la loro professione onestamente e correttamente. Potevano risparmiarsi, insomma: “Viva il lavoro italiano in Italia. Vu Curà?” Che ne pensi?»

Penso che hai ragione, cara Simona.

E penso che la campagna vada denunciata allo Iap, facendo appello all’art. 10, che dice che le pubblicità devono «evitare ogni forma di discriminazione» e all’art. 14, che vieta «ogni denigrazione delle attività, imprese o prodotti altrui, anche se non nominati». Io denuncio riempiendo QUESTO MODULO. Se sei d’accordo con l’analisi di Simona, fallo anche tu.

 

Gratta e lavora

Mi scrive Simona, che si è laureata con me in Semiotica l’anno scorso:

«Cara prof, non resisto: questa te la devo raccontare.

Sono ancora in cerca di lavoro – ergo idee, spunti, realtà nuove, dal momento che oggi un lavoro bisogna un po’  inventarselo, più che cercarlo. E mi muovo con la determinazione di chi se la fa sotto dalla paura ma non vuole smettere di sognare. Di chi non ha una famiglia alle spalle che può mantenerla a vita. Ma ecco che qualche giorno fa sono inciampata in questa notizia/pubblicità:

“In un momento in cui le aziende chiudono, mettono in cassa integrazione, licenziano, ci sono imprenditori che invece continuano a sognare e a mettere in atto i loro sogni.

Il 4 novembre 2010 alle ore 20.00 assisterete all’estrazione del CONCORSO PIU’ STRAORDINARIO E D’ATTUALITA’ che si potesse ideare: “VINCI UN POSTO DI LAVORO”. La serata dell’estrazione si terrà al Centergross di Bologna e sarà condotta dal mitico Red Ronnie e dalla bellissima Elisa Gardini.

Ci saranno i candidati più motivati d’Italia. Vedremo chi davvero avrà la tenacia e la determinazione di trovare un lavoro. Sarà un ottima vetrina per farsi vedere da migliaia di imprenditori, in quanto la serata sarà trasmessa in streaming.

Il concorso ha come premio un contratto di minimo 18.000 euro per un anno. Il regolamento è stato approvato dal ministero e quindi è tutto in regola.

Per coinvolgere tutta ITALIA sono state estratte 110 persone dalle 110 province Italiane e convocate per l’estrazione finale alla presenza di imprenditori e autorità.”

Il tutto è promosso da YouCV (QUI il regolamento del concorso), portale di recruiting online, il cui slogan è «In Video Veritas»: ennesima, triste conferma della pervasività dei valori dell’immagine e dell’apparire nella nostra società.

Sei ciò che appari, ci dice YouCV, e in particolare ciò che appari in un video in cui devi venderti e sperare di avere la «faccia che buca lo schermo» per poter mirare a un lavoro. O a un concorso.

Ero allibita, quindi ho fatto un po’ di ricerche e ho scoperto che questo non è il primo caso in Italia: è già successo in Sardegna e prima ancora in Veneto, da cui pare l’idea sia scaturita.

Allora vorrei chiederti: sono una bacchettona, una tardona delle nuove tecnologie dell’informazione, una che non apprezza le nuove frontiere della comunicazione pur essendomi laureata in comunicazione?

Al marketing creativo non serve un minimo di etica? Insomma, si può trattare tutto come se apparire in video fosse ormai la nostra unica speranza?

La scorsa estate ho visto un bel cortometraggio, «Il Vincitore» di Davide Labanti. Ambientato in un futuro prossimo, in cui la società è popolata quasi unicamente da precari in tuta bianca che, pur di lavorare, hanno preso il posto degli oggetti, il film ironizza sull’idea del «Gratta e vinci», ribattezzato «Gratta e lavora» e presentato come unico strumento possibile per ottenere un lavoro «vero».

Guardandolo pensai che ciò che il video raccontava era terribile, ma per fortuna futuristico e un po’ fantascientifico. Ma scordavo che, come disse il poeta, il futuro è già qui. E non mi fa sorridere per niente.»

Aggiungo una domanda: qualcuno sa com’è finita l’estrazione del vincitore a Bologna? Chi ha vinto?

E giro ai lettori del blog le domande di Simona: è una tardona? Una bacchettona?

Il trailer de «Il vincitore», di Davide Labanti