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L’ossessione del link

L’ultimo numero di Multiverso, la rivista dell’Università di Udine edita da Forum Editrice Universitaria Udinese, è dedicato al LINK e sarà presentato sabato 28 gennaio al conservatorio Tomadini di Udine.

Il progetto culturale Multiverso è molto interessante e sicuramente destinato a crescere.

Ma la rivista è anche un gioiello di progettazione grafico-visiva, un oggetto prezioso da conservare e collezionare, realizzato da Susi Grion e Laura Morandini per lo studio cdm associati. Infatti è stata selezionata per la pubblicazione sull’ADI Design Index 2010, che raccoglie i prodotti che concorreranno alla XXII edizione del Premio Compasso d’Oro ADI, il più prestigioso riconoscimento per il design italiano.

È perciò con vero onore e piacere che, invitata da Laura Morandini, ho accettato di partecipare a Multiverso 10/2010, assieme a: Alberto Abruzzese, Amir D. Aczel, Alfredo Altobelli, Alberto Bassi, Giuseppe A. Botta, Stefano Coletto, Lucio Cottini, Andrea Csillaghy, Gianpiero Dalla Zuanna, Derrick De Kerckhove, Alberto F. De Toni, Daniele Fedeli, Patrizia Fiore, Elio Franzini, Gianluca Garelli, Renzo Guolo, Sabino Matarrese, Alessandro Minelli, Jürgen Moltmann, Loretta Napoleoni, Mario Piazza, Sergio Polano, Andrea Trincardi, Roberta Valtorta, Angelo Vianello, Giancarlo Zizola, Luigi Zoja.

Questo è il mio pezzo:

Chi ha un blog sa bene cosa vuol dire, sul web, l’ossessione del link. Vuol dire che ogni tanto arrivano mail come questa: «Gentile Giovanna, complimenti per il blog eccetera. Anch’io ne ho uno: lo trovi all’indirizzo eccetera. Facciamo uno scambio di link?».

Tutta colpa di Google e di PageRank, l’algoritmo che calcola l’importanza di una pagina web in base al numero di link che vi puntano: più la pagina è linkata da altre, più conta, nel senso che aumenta la probabilità che chi fa una ricerca su Google la trovi fra i primi risultati. Inoltre, se il link che porta a quella pagina proviene da un’altra che a sua volta è molto linkata, esso vale di più, e così via.

In poche parole, è come se a ogni link corrispondesse un voto, un punto di qualità per la pagina linkata. In realtà il funzionamento di Google è più complicato, ma ciò basta a spiegare perché i gestori di blog e siti se ne inventino di tutti i colori per moltiplicare i link in ingresso.

L’idea originaria di Sergey Brin e Larry Page, fondatori di Google, era che se una pagina è molto linkata vuol dire che molte persone la trovano interessante. Idea non peregrina, visto che anche nel mondo accademico gli articoli scientifici hanno tanto più credito quanto più sono citati da altri: fu infatti al mondo accademico che nel 1998 Brin e Page – all’epoca dottorandi a Stanford – si ispirarono per mettere a punto il PageRank.

Il problema è che non sempre ciò che le persone segnalano è davvero intelligente e interessante. In università, per esempio, gli articoli dei cosiddetti «baroni» sono spesso citati solo per piaggeria. Oppure perché, se tutti li citano, ci sarà un motivo, e allora si cita anche senza aver letto. Inoltre, fuori dal mondo accademico (a volte anche dentro) le persone possono trovare interessanti alcune porcherie: dalle barzellette trash ai siti pornografici, dai cinepanettoni al pettegolezzo maldicente.

D’altra parte, che la quantità non facesse la qualità si sapeva già prima del web: succede nel mercato di massa, dove il prodotto più venduto non è per forza il migliore; succede in televisione, dove l’auditel non premia sempre i programmi di qualità; succede pure in democrazia, dove la maggioranza non vota necessariamente il governo migliore per un paese. Non si vede perché, allora, quantità e qualità dovrebbero coincidere su internet, se altrove ciò non si dà.

Eppure sul web, più che altrove, si fa come se coincidessero. Il che si può anche sopportare, come più in generale sopportiamo i problemi del mercato di massa, della tv e della democrazia. Ma negli ultimi anni l’ossessione del link è andata ben oltre la necessità che il proprio sito sia facilmente reperibile su Google, perché ha contagiato anche chi un sito non ce l’ha.

Da quando esistono i social network, infatti, l’ossessione del link è diventata ossessione per il numero di «amici» su Facebook, di «contatti» su Linkedin, di «followers» su Twitter, e via dicendo. Anche se di fatto un maggior numero di questi link non dà al profilo che li possiede nessun vantaggio di reperibilità e visibilità, la sensazione diffusa in questi ambienti è che una persona sia tanto più importante quanti più contatti ha. Che sia più cercata, benvoluta. Che faccia più tendenza. Mentre chi ha soli 50 o 100 link, be’, forse è un poveretto.

Non sto dicendo che gli «amici» di Facebook non sono «veri amici», come gli apocalittici della rete amano ripetere: anche fuori da internet quelli che chiamiamo «amici» non sempre lo sono, e viceversa gli amici veri stanno pure su Facebook.

Né sto dicendo che ci si debba sottrarre a queste cose, visto che internet è un fattore imprescindibile per l’alfabetizzazione e lo sviluppo di un paese. Dico solo che a volte l’ossessione del link ci prende un po’ la mano.

E allora è il caso di chiedersi se tutta questa moltiplicazione ha senso per noi, oltre che per il nostro sito o profilo sul web. Magari trovando la voglia, il tempo e l’energia di andare a vedere la pagina da cui proviene un link e il profilo che sta dietro a un «amico». Per trasformare il link da punto di merito a occasione di approfondimento. E a volte, perché no, di vera amicizia.

Quando Twitter fa torto alla conferenza

Twitter è prezioso per molti scopi che sappiamo – e che sanno in molti, visto che il social network ha ormai circa 200 milioni di utenti nel mondo. È utilissimo ad esempio per condividere con i propri followers letture, video, immagini, brani musicali che ci piacciono e ci sembrano interessanti, senza perderci troppo tempo con analisi e commenti.

Come ogni tecnologia, però, ha i suoi effetti perversi.

Uno di questi emerge durante le conferenze: Tizio e Caio siedono nel pubblico e, mentre ascoltano, twittano frasi e parole che li colpiscono. O usano Twitter per prendere appunti e ricordarsi, un domani, ciò che hanno ascoltato alla conferenza.

In questo caso l’intenzione è generosa (condividere con altri i propri appunti), la conferenza magari è interessantissima e l’ascoltatore che twitta intelligente, serio e preparato, ma il risultato su Twitter un po’ fa ridere e un po’ fa venire il dubbio che i partecipanti alla conferenza (inclusi gli ascoltatori) si siano tutti bevuti il cervello. :-)

È quello che è accaduto ieri durante la conferenza organizzata alla Triennale di Milano per il lancio di La Vita Nòva, il magazine del Sole-24 Ore progettato per iPad: i relatori e il pubblico erano di tutto rispetto (e lo dico con cognizione di causa, perché molti li conosco di persona), ma le frasi che sono apparse su Twitter si commentano da sole.

Ecco un paio di screen shot che ho preso ieri su Twitter, mentre seguivo l’evento on line (clic per ingrandire). :-D

Twitter Screen Shot 1

Twitter Screen Shot 2

 

 

Social Media Revolution 2

Il 5 maggio Socialnomics ha rilasciato l’aggiornamento del video Social Media Revolution, di cui abbiamo già parlato QUI e QUI (grazie a Manuel per la segnalazione).

Per aiutarti a leggere e ricordare i dati che il video mostra in rapidissima sequenza, il blog Socialnomics aggiunge la lista delle statistiche e delle fonti da cui sono tratte.

Idea per una tesi di fine triennio: puoi ricostruire la storia dei video, confrontare le tre versioni finora apparse, ragionando su somiglianze e differenze e analizzando la strategia retorico-persuasiva che li anima.

Questi sono i dati che appaiono nel video, con alcuni grassetti miei (trovi QUI le fonti):

1. Over 50% of the world’s population is under 30-years-old.

2. 96% of them have joined a social network.

3. Facebook tops Google for weekly traffic in the U.S.

4. Social Media has overtaken porn as the #1 activity on the Web.

5. 1 out of 8 couples married in the U.S. last year met via social media.

6. Years to Reach 50 millions Users: Radio (38 Years), TV (13 Years), Internet (4 Years), iPod (3 Years)…

7. Facebook added over 200 million users in less than a year.

8. iPhone applications hit 1 billion in 9 months.

9. We don’t have a choice on whether we DO social media, the question is how well we DO it.

10. If Facebook were a country it would be the world’s 3rd largest ahead of the United States and only behind China and India.

11. Yet, QQ and Renren dominate China.

12. 2009 US Department of Education study revealed that on average, online students out performed those receiving face-to-face instruction.

13. 80% of companies use social media for recruitment; % of these using LinkedIn 95%.

14. The fastest growing segment on Facebook is 55-65 year-old females.

15. Ashton Kutcher and Ellen Degeneres (combined) have more Twitter followers than the populations of Ireland, Norway, or Panama. Note I have adjusted the language here after someone pointed out the way it is phrased in the video was difficult to determine if it was combined.

16. 50% of the mobile Internet traffic in the UK is for Facebook… people update anywhere, anytime… imagine what that means for bad customer experiences?

17. Generation Y and Z consider e-mail passé – some universities have stopped distributing e-mail accounts.

18. Instead they are distributing: eReaders + iPads + Tablets.

19. What happens in Vegas stays on YouTube, Flickr, Twitter, Facebook…

20. The #2 largest search engine in the world is YouTube.

21. While you watch this 100+ hours of video will be uploaded to YouTube.

22. Wikipedia has over 15 million articles… studies show it’s more accurate than Encyclopedia Britannica… 78% of these articles are non-English.

23. There are over 200,000,000 Blogs.

24. Because of the speed in which social media enables communication, word of mouth now becomes world of mouth.

25. If you were paid a $1 for every time an article was posted on Wikipedia you would earn $156.23 per hour.

26. 25% of search results for the World’s Top 20 largest brands are links to user-generated content.

27. 34% of bloggers post opinions about products & brands.

28. Do you like what they are saying about your brand? You better.

29. People care more about how their social graph ranks products and services than how Google ranks them.

30. 78% of consumers trust peer recommendations.

31. Only 14% trust advertisements.

32. Only 18% of traditional TV campaigns generate a positive ROI.

33. 90% of people that can TiVo ads do.

34. Kindle eBooks Outsold Paper Books on Christmas.

35. 24 of the 25 largest newspapers are experiencing record declines in circulation.

36. 60 millions status updates happen on Facebook daily.

37. We no longer search for the news, the news finds us.

38. We will non longer search for products and services, they will find us via social media.

39. Social Media isn’t a fad, it’s a fundamental shift in the way we communicate.

40. Successful companies in social media act more like Dale Carnegie and less like Mad Men Listening first, selling second.

41. The ROI of social media is that your business will still exist in 5 years.

42. Bonus: comScore indicates that Russia has the most engage social media audience with visitors spending 6.6 hours and viewing 1,307 pages per visitor per month – Vkontakte.ru is the #1 social network.