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Ho trent’anni, faccio l’editore e la crisi mi fa un baffo

Smiley Book

Mentre ancora impazza la discussione per il post «Sentirsi falliti a trent’anni, ovvero: la crisi dell’editoria», un piccolo editore mi scrive per precisare che le amarezze e i vissuti di fallimento non abitano dalle sue parti. In Italia insomma la crisi morde soprattutto i grandi editori, ma ce n’è una miriade di piccoli e piccolissimi che stanno bene, pubblicano bene, trattano bene i collaboratori. È con grande piacere, dunque, che pubblico la testimonianza di Andrea Benei, una ventata di aria fresca: Continua a leggere

Se l’aspirante stagista non chiede il rimborso spese perché “tanto, l’azienda è vicino casa”

Gratis non è lavoro

A furia di insistere sul fatto che, prima di accettare un tirocinio occorre informarsi e chiedere precisazioni su ciò che si andrà a fare in azienda, in questi anni molti studenti e molte studentesse per fortuna hanno imparato a farlo, per cui il numero di coloro che, quando mi chiedono l’autorizzazione per un tirocinio, allegano una descrizione dettagliata delle mansioni che svolgeranno è cresciuto molto. Bene: il mio lavoro non è stato vano. Sulla richiesta del rimborso spese, invece, l’osso è più duro. Io infatti mando a tutti/e questa mail: Continua a leggere

Stage: quanto vale una buona lettera di motivazione? Molto

A proposito di stage e tirocini universitari, voglio condividere la storia di Davide (che ringrazio per il contributo), perché sapere come ha fatto lui può essere utile a molti studenti e studentesse scoraggiati/e o disorientati/e: >

Uno stage con rimborso spese per attività di digital PR

Let’s Donation Srl, internet company di Bologna costituita nel 2011 con la missione di sostenere iniziative e progetti sociali in collaborazione con i suoi partner rappresentati da aziende, associazioni e fondazioni, offre un’opportunità di stage a un/a neolaureato/a o laureando/a in Scienze della comunicazione. Continua a leggere

Consigli per lo stage

Da molti anni faccio parte della commissione tirocini del corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione. Da molti anni cerco di aiutare gli studenti e le studentesse a individuare, fra le mille offerte, il tirocinio più interessante e formativo per loro, quello che li porti davvero a trovare un lavoro degno di questo nome.

E dimmi, che stage vuoi fare da grande?

In proposito scrivo e ricevo tante mail al giorno, faccio incontri personali nel mio studio, scrivo post su questo blog. Puoi trovare molte indicazioni utili  navigando all’indietro la categoria Stage e lavoro.

E da oggi puoi anche ascoltare la chiacchierata che ho fatto lunedì sera a radiocitta’fujiko con Filippo Piredda e Inkiostro nella trasmissione «Impronte digitali». Una chiacchierata che potrei intitolare «Come trovare lo stage giusto». L’audio dura un’ora, ma è facile da seguire e puoi tenerlo in sottofondo mentre fai altro:


La riforma Fornero rende più difficile l’ingresso nel lavoro?

In attesa che gli accordi fra Stato e Regioni chiariscano e rendano effettiva la riforma del lavoro Fornero in materia di stage e tirocini, ricevo da Paolo – ex studente e dottorando in Semiotica, che oggi lavora presso JacLeRoiuna testimonianza sulle difficoltà che la riforma Fornero del lavoro crea alle piccole imprese quando vogliono assumere nuove persone (ricordo che in Italia il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti).

Giovani al lavoro

«Ciao Giovanna, seguo sempre il tuo blog e in particolare il dibattito intorno ai tirocini. Apprezzo molto l’attenzione dedicata al tema e volevo offrire un breve contributo al dibattito.

A causa degli ultimi cambiamenti legislativi sul mercato del lavoro, mi pare si sia creato una sorta di limbo per molti giovani. È un limbo che si colloca tra università e mondo del lavoro e raccoglie tanti giovani, anche di grande qualità, che non hanno alcuna esperienza di lavoro. Non avendo esperienza non vengono selezionati dalle aziende per le posizioni aperte (perché prendersi il rischio di assumere una persona alla prima esperienza di lavoro?). Non venendo mai selezionati non si possono fare questa esperienza. Il tirocinio servirebbe proprio a uscire da questo circolo vizioso, ma al momento è un’esperienza preclusa a tanti.

Infatti le novità normative 2012 limitano a 12 mesi dopo la laurea il tempo utile per il tirocinio. Inoltre una azione sempre più restrittiva sui contratti più flessibili (ad esempio a progetto) ha ristretto, se non annullato, un canale che poteva in parte funzionare per una fase di prima esperienza professionale. In questi anni abbiamo visto abusi di ogni genere e tipo, quindi ben venga il rispetto delle regole, però dobbiamo guardare alla situazione attuale. Il risultato è che un’azienda in cerca di un tirocinante, se vuole fare le cose correttamente, si trova oggi di fronte a una grande offerta di candidati, spesso molto preparati, ma all’interno di questa platea gli effettivi possibili papabili per la forma giuridica del tirocinio sono molto pochi.

Tanti hanno passato il limite dei dodici mesi. Tutti quelli che hanno fatto un master di un anno, ad esempio. Chi ha cercato lavoro o tirocinio e non l’ha trovato nell’anno successivo alla laurea è nella stessa condizione. Chi si è iscritto a una laurea magistrale e poi non ha completato gli studi. Chi, per motivi personali, ha deciso o non ha potuto mettersi sul mercato del lavoro subito dopo la laurea. Chi ha fatto l’università all’estero. E i casi sono tanti. È il limbo di chi non ha una prima esperienza e non ha una forma contrattuale di ingresso per farsela. Volendo dare una indicazione di massima, di dieci curricula per posizioni di tirocinio che mi capita di vedere, sette rispondono a questi requisiti.

Due conclusioni provvisorie che offro alla discussione. Prima di tutto speriamo che il 2013 porti delle riforme legislative capaci di agevolare, e non di ostacolare, il passaggio tra università e lavoro. Secondo, un consiglio per tutti gli studenti: sfruttate tutte le occasioni di tirocinio offerte anche prima della laurea, tirocini curriculari, sia universitari, sia al termine di master o altri percorsi formativi. E poi una domanda aperta: quali soluzioni per i tanti nel “limbo”?»

Quando un tirocinio va male nonostante i tuoi sforzi

I miei studenti sanno quanto io sia insistente (persino pedante) nel raccomandare loro – sempre – che devono valutare con attenzione ciò che un’azienda offre come tirocinio (curricolare o extracurricolare che sia), che devono chiedere e negoziare un rimborso spese, soppesare l’interesse formativo di ciò che andranno a fare, sforzarsi di immaginare in anticipo ciò che possono imparare e offrire, quali possono essere gli sbocchi di lavoro concreti, e via dicendo.

Ciò nonostante, le possibilità di errore restano ampie. E certo io, come docente tutor, non posso accompagnare gli studenti e le studentesse al colloquio in azienda, per valutare assieme a loro ogni dettaglio ed evitargli le fregature. Leggi per esempio ciò che mi scrive Paolo (nome fittizio), che accetta di condividere sul blog la sua esperienza, sperando possa essere utile ad altri/e (ometto per ovvie ragioni di privacy il vero nome di Paolo e dell’azienda):

Cara prof, sono uno studente iscritto al terzo anno di scienze della comunicazione. Attualmente sto facendo un tirocinio presso YXZ, per cui lei si è gentilmente resa disponibile come tutor dopo molte raccomandazioni. Ho già fatto 173 ore e forse sono stato troppo paziente. Purtroppo le devo comunicare che sono disperato. L’azienda presso la quale svolgo il mio tirocinio si è presentata come una modernissima e impegnatissima agenzia di comunicazione, marketing e organizzazione eventi. Queste erano le mansioni che mi sono state spiegate/promesse e che mi hanno spinto a scegliere l’azienda:

  • Analisi del mercato e strategie di comunicazione per sviluppo in ambito europeo.
  • Ricerca e implementazione fornitori e risorse umane utili agli eventi richiesti;
  • Partecipazione attiva in fase di elaborazione dei progetti comunicazione e dello svolgimento degli eventi.
  • Partecipazione a fiere ed eventi.
  • Ampliamento portfolio clienti con le nuove tecnologie, i social network, contatti diretti e telefonici.
  • Redazione e traduzione di documenti in lingua italiano-inglese, inglese-italiano.

In realtà invece tutte queste cose non si fanno semplicemente perché… non abbiamo clienti! L’azienda è infatti la start up di un gruppo più ampio e quello che faccio tutti i giorni è invece:

Non tutti gli stage finiscono male. Alcuni proseguono

  • una specie di telemarketing, dove cerco di vendere un prodotto;
  • traduzioni (conosco molto bene l’inglese);
  • “gestione” di diversi database, ovvero copia e incolla!

Ogni scmmia addestrata sarebbe capace di fare un lavoro del genere. Purtroppo non avendo clienti non c’è altro lavoro per me, e persino il mio responsabile non fa nient’altro. Per questo non posso parlarne con lui, perché svalorizzare il mio lavoro significherebbe svalorizzare anche il suo.

Io ho davvero voglia di lavorare e soprattutto di imparare, e per questo ho scelto di fare un tirocinio. Però così non ho la possibilità di imparare un bel nulla. Anzi, loro sfruttano comunque il mio lavoro, senza darmi in cambio niente: l’esperienza che ho fatto finora è che un proprio ufficio e una scrivania di vetro non fanno automaticamente un bel lavoro…

Non sarebbe un grande sforzo per me continuare a perdere tempo (è questo il problema) per le ultime 127 ore, rubandolo ai miei studi. Però non è certamente né mio interesse perdere del tempo né quello dell’università, istituzione formativa, regalare crediti a studenti pazienti.

Voglio/devo comunque aggiungere che l’atmosfera lavorativa è molto bella. Loro sono simpatici e le dinamiche sociali sono molto interessanti e accoglienti, il che mi rende a maggior ragione difficile parlare con loro del mio disagio.
D’altra parte l’atmosfera e l’ambiente sono, sì, importanti, però non sono sufficienti: anche a casa mia l’atmosfera è bella, ma – giustamente – non ricevo crediti dall’università dopo ogni cena a casa con i coinquilini. Che posso fare?

Ho risposto a Paolo dicendogli che a questo punto aveva due possibilità: o interrompere il tirocinio e cercarne un altro, azzerando le ore fatte e ricominciando daccapo altrove; o resistere e farsi convalidare come tirocinio curricolare quello già cominciato, considerando l’esperienza negativa come qualcosa da ricordare, qualcosa da cui ha comunque tratto un insegnamento. Ha scelto quest’ultima strada.