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Dieta tecnologica? Ma l’Italia ha ancora fame!

L’altro giorno la giornalista Vera Schiavazzi mi ha chiesto un parere per il pezzo uscito ieri su Repubblica col titolo «A dieta di computer e cellulare: “Troppa tecnologia fa male”». L’articolo riprende dal Wall Street Journal l’idea di una «dieta tecnologica», per affrancarsi dalle dipendenze legate all’uso eccessivo della rete, soprattutto tramite i palmari che – sostiene Elizabeth Bernstein sul Wall Street Journal riprendendo alcuni psicologi – finisce per corrompere pure le relazioni familiari e di coppia.

Come ho detto alla giornalista, la mia opinone è che parlare di queste cose in Italia è un po’ come parlare di disturbi alimentari in Africa: quanto meno prematuro, se non inopportuno.

Secondo gli ultimi dati (novembre 2010) Audiweb, sono circa 25 milioni gli italiani che si connettono almeno una volta al giorno a Internet. E già di questo non possiamo vantarci.

Se poi prendiamo la Connettivity Scorecard della London Business School, che esamina le differenze qualitative nell’accesso a Internet e le collega allo sviluppo sociale ed economico di un paese, scopriamo che nel 2010 gli Stati Uniti sono al 2° posto dopo la Svezia, mentre l’Italia è al 22° posto, fra Portogallo (21°), Ungheria, Polonia e Grecia (rispettivamente al 23°, 24° e 25° posto).

Sempre la Connettivity Scorecard 2010 dice che in Italia navigano su internet il 93,7% degli imprenditori e liberi professionisti, ma:

  • il 38,2% degli italiani occupati si collega solo dal luogo di lavoro;
  • solo il 9% degli italiani si collega mediante dispositivi mobili.

Inoltre, fra coloro che navigano solo occasionalmente, il 29,1% hanno dichiarato che userebbero Internet più spesso se costasse meno e il 18,4% se fosse più veloce. In pratica ribadiscono quali sono i problemi dell’arretratezza tecnologica del nostro paese: costi elevati (rispetto alla scarsa disponibilità economica di molti italiani) e connessioni lente.

Detto questo, è chiaro perché negli Stati Uniti ha senso discutere di dipendenze legate all’uso compulsivo dei palmari e della rete, ma in Italia no. O meglio: in Italia ha senso per l’élite dei lettori di Repubblica, per cui Vera Schiavazzi ha fatto benone a scrivere il suo pezzo. Ma per tutti gli altri?

Leggi l’articolo: «A dieta di computer e cellulare: “Troppa tecnologia fa male”», di Vera Schiavazzi, Repubblica, 17 gennaio 2011. O scaricalo da QUI.

A margine del coming out di Tiziano Ferro

Giovedì 7 ottobre è uscito su Repubblica un pezzo di Gino Castaldo e Vera Schiavazzi sul recente coming out di Tiziano Ferro. Poiché il giorno prima Vera Schiavazzi mi aveva fatto una breve intervista sull’argomento, l’articolo comincia con le mie parole.

A integrazione di quanto si leggeva su Repubblica (vedi sotto), aggiungo alcune note sugli aspetti comunicativi dell’evento:

(a) Come ho detto nell’intervista, il momento e i modi del coming out di una pop star non sono mai né casuali, né (solo) legati a necessità psicologiche o personali. A riprova, ricordo che:

  1. il coming out è avvenuto su Vanity Fair, con tanto di copertina dedicata;
  2. è prevista il 20 ottobre l’uscita del libro autobiografico di Tiziano Ferro «Trent’anni e una chiacchierata con papà» (Kowalski, gruppo Feltrinelli): la chiacchierata è, appunto, quella del coming out;
  3. dal 29 ottobre uscirà in edicola con TV Sorrisi & Canzoni e il Corriere della Sera una raccolta di 4 CD del cantante, con l’aggiunta di un volume su di lui e del DVD Alla mia età – Live in Rome (vedi anche: Tiziano Ferro: il libro bianco della sua vita e Tiziano Ferro con il Corriere).

Tiziano Ferro, Trent'anni e una chiacchierata con papà

(b) La campagna contro l’omofobia della Presidenza del Consiglio (agenzia Young & Rubicam Italia) a cui fa riferimento l’articolo di Repubblica non è nuova, ma è stata lanciata l’anno scorso. Dal mio punto di vista è sbagliata per diverse ragioni, che ho spiegato nel’articolo Lo spot contro l’omofobia della Presidenza del Consiglio, del 16 novembre 2009.

(c) Sul cosiddetto “sdoganamento” dell’omosessualità e del transgender al Grande fratello, il 15 febbraio 2010 avevo scritto l’articolo LGBT al Grande Fratello.

Detto questo, credo che sia molto più utile per la diffusione in Italia di una cultura autenticamente non omofobica l’operazione comunicativa e commerciale di Tiziano Ferro della mesta campagna della Presidenza del Consiglio.

E ora prova a leggere (o rileggere) in questa luce tutte le dichiarazioni riportate qua sotto, da Caterina Caselli a Mara Maionchi (entrambe consapevoli dell’operazione commerciale), da Nichi Vendola (che la butta sul personale, coerente al suo stile comunicativo) a Franco Zeffirelli (che, provocando, vuole solo attirare l’attenzione su di sé).

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LA RIVOLUZIONE DEL COMING OUT. QUANDO LA STAR SVELA IL SUO SEGRETO

di Gino Castaldo e Vera Schiavazzi (Repubblica, 7 ottobre 2010)

ROMA – Le giovanissime fan? Se ne faranno una ragione. Da ieri hanno la serena certezza che Tiziano Ferro non potrà mai essere il loro fidanzato. Ma un buon amico, questo sì, anzi, quell’ amico più caro di tutti che ogni donna sogna di avere. Giovanna Cosenza, semiologa all’Università di Bologna e instancabile analista di messaggi e campagne, ne è convinta:

«Il suo dichiararsi gay non è arrivato per caso, cose del genere si studiano a lungo e hanno a che fare con l’immagine specifica di un artista. E, nelle sue canzoni, si parla d’amore, di felicità, di tormento, non di sesso: ecco perché non perderà le ammiratrici, a differenza di altri artisti, come Ricky Martin, che mandavano un messaggio più esplicito e hanno deluso il pubblico femminile».

Il coming out di Tiziano Ferro arriva proprio mentre una campagna del ministero per le Pari Opportunità occhieggia sugli autobus delle grandi città: c’è una scheda simil elettorale con tre opzioni, ‘eterosessuale’ , ‘omosessuale’ e ‘non importa’, e una croce rossa tracciata su quest’ultima. Come a dire: problema risolto.

Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e candidato alla leadership del centrosinistra chiosa: «È la vita che rivendica i suoi spazi. Nulla di eroico ma c’è una grande dignità nel gesto di Tiziano, che rappresenta un passo avanti di civiltà per il nostro paese».

Ma le voci che arrivano dallo spettacolo sono ancora più rilassate: «Glielo avevamo chiesto tanto tempo fa, per noi non era rilevante, ma allora lui non aveva voglia di parlarne – racconta Mara Maionchi, oggi nota come giudice a X Factor ma anche storica produttrice musicale – In realtà non è così importante, era lui che aveva questo problema. E non credo che pagherà un prezzo per questo, a meno che non faccia dischi sbagliati. Ma lui è un grande artista, e le voci a lungo andare fanno peggio della sincerità».

È d’accordo una collega autorevole come Caterina Caselli: «Non credo proprio che possa danneggiarlo. Non è più come un tempo, per fortuna, ci sono meno pregiudizi, anzi, perché soffrire? Credo che le persone siano sensibili, e lui parla a cuore aperto, si capisce quando c’è una verità. Lo rispettavo prima e lo rispetto ancora di più ora, non c’è una esibizione, c’è una sofferenza vissuta per tanti anni».

E che l’Italia sia pronta, in televisione e fuori, lo conferma la stessa Cosenza: «La prova? È nell’edizione del Grande Fratello che ha sdoganato in un colpo solo un gay conclamato, un bacio saffico scambiato soprattutto per compiacere i maschi eterosessuali, e un trans».

Applaude anche Vittorio Lingiardi, psichiatra, docente, autore di “Citizen gay” (Il Saggiatore): «Il coming out è un grande passo avanti per la libertà personale, consente agli individui da uscire da una situazione di doppiezza che, alla lunga, diventa in sé patologica. Non può esserci benessere se si custodisce un segreto tanto profondo». Non è un obbligo, ma una chance, avverte il terapeuta: «Il percorso può durare anche molto a lungo, procedere per cerchi concentrici, e alla fine si scopre, come ha detto lo stesso Ferro, che il diavolo è meno brutto di quanto si immaginava».

Chi ci è passato lo sa: «Lo trovo rasserenante, come se ci fosse una crescita – dice Andrea Occhipinti, attore e produttore con la sua Lucky Red – Certo esistono condizioni ambientali diverse per ognuno, ma l’ostacolo più importante è sempre con te stesso: quando riesci ad accettarlo tutto il resto viene naturalmente. Il consiglio agli amici è: consolidare prima la cerchia intima e poi a raggiera ampliare la cosa. Il prezzo da pagare? A me come produttore non è cambiato niente. È più complicato per un attore: Rupert Everett ne è stato sicuramente danneggiato, se Clooney lo ammettesse forse ne avrebbe un danno. Ma a Ian McKellen non è successo».

E un altro attore, Leo Gullotta, aggiunge: «avevo colto questa insofferenza, avvertivo una sorta di ritiro. Io l’ho vissuta con più serenità, anche grazie all’ educazione che avevo ricevuto, una famiglia di operai, dove le persone erano rispettate, sono sempre stato sereno. Il coming out? Non ho fatto nulla di particolare, semplicemente un giorno in tv me l’hanno chiesto e io ho detto la verità». Il pubblico? «Lo apprezzeranno di più, apprezzeranno la sincerità. Non conosco Tiziano di persona, ma è un artista squisito, mi fa piacere che una persona come lui oggi si senta più libero. Facciamo pubblicità: mamme fate felici i vostri figli».

Tra tanto miele, la nota dissacrante arriva da Franco Zeffirelli. «Tiziano Ferro? Per me è uno sconosciuto a cui auguro di trovare un’armonia al di là delle sue abitudini sessuali. Se uno racconta la sua vita, come ho fatto io dieci anni fa, e ho ammesso anche di avere avuto esperienze con uomini, non fa più né caldo né freddo, è quasi una ragione di vanto: io sono speciale e vado anche con gli uomini. Non è più da coraggiosi, non è più merce da diffondere. Simpatizzo, ma francamente non me ne frega nulla, è uno sconosciuto e, a meno che non ci sia un dramma, è uno che vuol farsi pubblicità, e anche a buon mercato». Il giorno dopo, qualcuno è già oltre.

GINO CASTALDO, VERA SCHIAVAZZI