Archivi del mese: gennaio 2008

Daily track report. Feed yourself with music

Daily track report è un blog che ti consiglia ogni giorno una nuova canzone, presentandola in breve e facendotela ascoltare e vedere (ci sono anche i video) in streaming.

L’idea del blog non è recensire dischi o gruppi, ma offrire una guida quotidiana per orientarsi nello sterminato e caotico mondo della musica alternativa. Così, senza troppo impegno per noi che leggiamo. Con grande impegno e serietà per loro che selezionano e scrivono.

Io finora ho letto/ascoltato/visto cose interessanti.

Tu che ne dici?

Ageless marketing?

Da qualche anno va di moda l’età. Le minorenni in passerella non fanno più notizia? Mettiamoci le nonne, allora.

È così che le multinazionali di moda e cosmesi, che fino a poco tempo fa licenziavano le testimonial per raggiunti limiti d’età, hanno invertito la tendenza e sempre più spesso, oggi, cercano volti e corpi che sfidino il tempo: le ultrasessantenni Susan Sarandon per Revlon, Twiggy per Marks & Spencer, Jane Fonda e Diane Keaton per L’Oréal sono solo alcuni esempi.

Questo modo di guardare al mercato si chiama ageless marketing, dal libro di David Wolfe e Robert Snyder del 2003 (sul tema Wolfe ha aperto anche un blog): è il marketing che non segmenta più i consumatori in base alle fasce demografiche, ma fa appello a valori condivisi da più generazioni (idealmente, da tutte), come l’affettività, il bisogno di stabilire relazioni, le motivazioni psicologiche che orientano certe pratiche di consumo e certi stili di vita.

Ma… ci sono diversi ma.

1) La stragrande maggioranza delle campagne pubblicitarie continua a mostrare immagini di persone giovani (e, in quanto tali, belle e sorridenti), mentre l’ostentazione delle rughe resta un’eccezione provocatoria, mirata a fare notizia.

2) Anche quando moda e pubblicità ci raccontano che anziano è bello, in realtà tutti continuiamo a sottolineare o, peggio, presupporre un nesso avversativo fra avvenenza ed età avanzata, specie femminile. Si dice ad esempio “È una bella donna nonostante gli anni”, esplicitando il contrasto, o “È una bellezza senza età”, che comunque lo presuppone.

3) Infine, persino quelli che oggi predicano che nella vita – non solo nel marketing – l’età non conta, in realtà continuano a tematizzarla, e lo fanno con maggiore veemenza e gusto se si tratta di una signora: pensa a quanto puntualmente, nei giornali di gossip, si specifica l’età dopo il nome di un personaggio celebre, e quanto puntualmente si scatenano le chiacchiere se si nota uno scarto fra l’età vera, presunta o apparente di qualcuno.

Di questo e altro ho parlato ieri alla presentazione di Ocula 8, a Rimini.

Se vuoi saperne di più, scarica il pdf dell’articolo “La donna Trans-Age”.

Il maestro è sempre il maestro

Qualche mese fa ho ripescato, su segnalazione dell’amica Lella Mascio, questa splendida intervista che Umberto Eco fece quand’era ancora imberbe e giovincello.

Alla fine non ho resistito: dovevo mostrartela.

Il maestro è sempre il maestro, ma è molto più bello oggi di ieri.

Realizzazione di Filippo Porcelli, per la serie “Forme di comunicazione attraverso l’uso creativo del repertorio”.

Vieni a Rimini?

 

Io ci vado.

Vieni anche tu?

 

Martedì 29 gennaio, ore 11.00,

nell’Aula 1 della Sede Universitaria Alberti, via Quintino Sella, 13 – Rimini,

 

ci sarà la presentazione di

 

Ocula 8

Comunicazione e segni nella moda
numero monografico di Ocula, rivista di comunicazione e semiotica.

Oltre ai curatori di questo numero, Antonella Mascio e Giampaolo Proni, saranno presenti gli autori:

Maria Catricalà (Università Roma Tre), Giovanna Cosenza (Università di Bologna), Davide Gasperi (content designer), Nicoletta Giusti (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Mario Lupano (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Luca Marchetti (Mosign Paris), Gianfanco Marrone (Università di Palermo), Gabriele Monti (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Maria Giuseppina Muzzarelli (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Elisa Tosi Brandi (Università di Bologna, ZoneModa Rimini).

E alle 14.30…

 

la Fine della moda

incontro con Ugo Volli

Rughe, deserti e decorazioni

Trovo su Spotanatomy questo lavoro di Grey Emea per Legambiente.

Clicca per ingrandirlo.

legambienteface1.jpg

 

 

 

 

“Is your worrying global enough?”, chiede la headline.

“Face the problem before it’s too late”, incalza la baseline.

Notevole la discussione che l’accompagna:

“Non si capisce. Gli è entrato qualcosa nell’occhio?”, fa un visitatore.

“Io sono seduta da 10 minuti e non ho capito… pensa alle sopracciglia quando dovrebbe pensare che non ha capelli?”, dice un’altra.

L’illuminazione arriva da un sedicente “pubblicitario scettico”, che spiega: “Non è un granché, come del resto tutte le campagne sociali da noi, perché ci fermiamo alla decorazione senza toccare l’emozione. Qui c’è uno spunto giusto e cioè: non ti accorgi dei veri problemi e pensi alle rughe, ma il linguaggio è sgrammaticato perchè metà simbolico (capa = mondo) e metà realistico, tenuto insieme dallo scotch della head. Perché non riusciamo a essere più semplici […] e meno decoratori?“.

Già, perché?

Perche costruire compiaciute campagne di nicchia per esprimere contenuti che riguardano tutti?

Un problema grave come la desertificazione del pianeta dovrebbe poter essere colto all’istante anche da chi è distratto, da chi non ne ha voglia, da chi ha soltanto a cuore la propria immagine nello specchio.

Una lettura cinica e disillusa

“È una lettura cinica e disillusa, da analista cinico e disilluso. Banale e qualunquista: ce ne rendiamo conto.”

Così Ilvo Diamanti definisce su Repubblica il suo commento alla caduta del governo Prodi. Una lettura cinica e disillusa, che condivido appieno. Purtroppo.

Leggi anche tu.

Ilvo Diamanti, “Microfisiologia partigiana della crisi”, La Repubblica, 24 gennaio 2008.

Nessuno vuol guardare la gente brutta

La campagna Dove Unilever “Per la bellezza autentica” non è una novità: lo spot “Evolution”, curato dalla Ogilvy & Mather, risale a ottobre 2006 ed è famosissimo. Da quello spot nacque subito dopo una ancor più celebre parodia, “Slob evolution”, che su YouTube è stata vista – si narra – da più di un milione di persone.

Perché te li mostro ora?

Perché queste sono le conclusioni dello spot-parodia:

“Grazie a Dio, la nostra percezione della vita reale è distorta. Nessuno vuol guardare la gente brutta.”

È dura da ammettere, ma chi può negare questa semplice verità?

Chi può negare che, in fondo, è solo questo bisogno elementare che la pubblicità soddisfa?

E che questo bisogno ha a che vedere anche con ciò che abbiamo discusso nei giorni scorsi?

Dove Evolution

Slob Evolution