La zappa sui piedi

La polemica divampò fra ottobre e novembre 2007. (Troppo vecchia, dici? Ma l’ho detto all’inizio che un blog serve a ricordare…)

Il 23 ottobre 2007 la Regione Toscana presentò, con il patrocinio del ministero delle Pari opportunità, una campagna contro l’omofobia, fatta di affissioni, cartoline, brochure, più alcuni incontri e conferenze sul tema delle discriminazioni, inseriti nel Festival della Creatività, a Fortezza da Basso.

L’immagine incriminata era questa (cliccaci sopra per vederne i dettagli).

neonato-homosexuel.jpg

Le critiche vennero soprattutto da destra, e sostenevano che: (1) l’innocenza di un neonato non deve essere contaminata da un marchio gay; (2) l’omosessualità non è innata, ma proviene da abitudini scorrette e viziose.

Dando per scontata l’omofobia pregiudiziale e ridicola di queste posizioni, non capisco tuttavia come la campagna possa essere stata promossa dalle organizzazioni gay italiane (e non solo, visto che fu la fondazione canadese Emergence, un organismo che si batte contro le discriminazioni di genere, a realizzarla e regalarla alla Toscana). «Con questa immagine lanciamo un messaggio forte e chiaro — spiegò Alessio De Giorgi, presidente dell’Arcygay toscana. — L’omosessualità non è una scelta ma un dato immutabile da rispettare» (Corriere della sera, 24 ottobre 2007).

Però, pensa agli impliciti.

Non dobbiamo prendercela con gli omosessuali perché non lo sono per scelta, ma nascono omosessuali e, in quanto tali, sono inermi come il poverello fotografato. Innocenti come un neonato e dunque non perseguibili, questa è la tesi. Innocenti sì, ma solo perché non scelgono (visto che è madre/matrigna natura a scegliere per loro).

Cosa dovremmo ricavarne? Che se l’omosessualità non fosse innata, dovremmo linciare gli omosessuali? Che se l’omosessualità fosse una scelta adulta, allora sarebbe una colpa?

In realtà l’innatezza dell’omosessualità è tutta da dimostrare.

E poi, quale omossessualità? Chi ha deciso che è di un tipo soltanto? Una persona può scegliere il suo orientamento sessuale in qualunque fase della sua vita: da bambino/a, da adolescente, da adulto/a.

Oppure no: ci nasce e basta.

Uno/a può decidere di cambiare orientamento sessuale più volte durante la sua vita. Tipo: fino a 30 anni sta con le donne (donna o uomo che sia), poi s’innamora di un uomo e ci va a vivere per sempre.

E allora? I casi sono svariati e indecidibili, né una scienza presuntamente obiettiva (la medicina? la genetica? la biologia?) si può arrogare il diritto di decidere al posto delle persone quale sia la “causa” della loro omosessualità. Posto che sia rilevante cercare la causa.

Un movimento gay che promuova decisioni di questo tipo non può che darsi la zappa sui piedi.


7 risposte a “La zappa sui piedi

  1. Trovo discutibile la campagna per la scelta di proporre istituzionalmente l’immagine di una marchiatura o di un etichettamento che parta addirittura dalla nascita.
    L’idea probabilmente è quella di dire “ci si nasce” perché è una cosa naturale nel senso che fa parte dei modi di essere di una persona. Forse in risposta a posizioni di voci autorevoli (?) della chiesa che, ricordiamo, solo qualche settimana fa dichiravano che gli omosessuali vanno affiancati da psicologi per aiutarli ad uscire dalla loro condizione di disagio.
    Forse basterebbe proporre l’idea che si può essere omosessuali come si può essere appassionati di alpinismo, cioè senza doverlo necessariamente dichiarare o dovervi costruire attorno la propria identità. Si è semplicemente liberi di esserlo.

  2. La campagna è abbastanza “avventurosa”, nel senso che si lancia in una provocazione audace e soprattutto poco efficace sul piano comunicativo. Sembra, difatti, che il gay voglia ribadire la sua “diversità”, accentuandone i caratteri innati(!), mentre penso che sarebbe più indicato ribadire la propria “normalità”.
    Il gay non è diverso.
    Come dice Lou nel suo commento: si può essere omosessuali come si può essere appassionati di alpinismo.

  3. Lei dovrebbe proprio visitare il blog di un tale che promuove crociate tutte sue proprio su tali questioni. Convinto che essere gay sia una scelta, che sia una scelta contagiosa perchè si può “apprendere” e in pratica danneggia la società creando miriadi di coppie sterili… e che altro? Oh, che i gay che possono sposarsi e adottare figli siano un abominio sociale. Continua a non definirsi omofobo
    Qualunque cosa gli si dica è un muro di gomma, ci ho discusso per vari giorni prima di arrendermi. Peccato perchè non è un imbecille, non del tutto almeno.
    Vuol provarci lei?
    Il blog in questione è nonsinascegay.splinder.com , un titolo un programma :p

  4. Pienamente concorde con la lettura che fa di questa pubblicità… Il problema è che appunto esiste un “Movimento” omosessuale che è tutto tranne che unitario… Pertanto quando qualcuno si fa promotore di una campagna come questa (che peraltro credo sia una campagna su scala regionale), lo fa praticamente per i fatti suoi. Non vorrei che passasse l’idea che sia una campagna di Arcigay… e che tutti si riconoscano in questo messaggio. Ricordiamolo dunque che si tratta di una campagna della Regione Toscana.

  5. Mi permetto di aggiungere una cosa al commento di QueerZone.
    Purtroppo, ohinoi, fra gli interventi a sostegno di questa campagna della Regione Toscana, ci sono stati quello del presidente dell’Arcigay Toscana, De Giorgi, e del presidente onorario dell’Arcigay, Franco Grillini.
    Leggi qua .

  6. Ringrazio per la puntualizzazione e per la segnalazione. Ad ogni modo, sottolineo come non tutta la comunità omosessuale si riconosca pienamente nell’Arcigay.

  7. Scusate per il mio commento un po’ tardivo e forse inutile….ma ho da poco iniziato ad interessarmi di studi di genere..
    Volevo solo dire che condivido in pieno le perplessità di Giovanna in merito alla pubblicità e soprattutto in relazione alle “cause” dell’omosessualità. A mio avviso l’omosessualità può dipendere da fattori naturali, innati, ma può anche essere il prodotto dell’esperienza individuale. Anzi, penso proprio che sia una combinazione delle due cose: natura e cultura lavorano sempre assieme, incessantemente e non in opposizione come molti vorrebbero farci pensare, instillandoci dicotomie, come la famigerata natura VS cultura, facendo si che viviamo la diversità in maniera conflittuale.
    La realtà è molto più complessa di come ci vogliono far credere. Ma ammettere la complessità delle cose e delle persone e l’inconsistenza di semplicistiche dicotomie é in un certo senso un’ammissione di impotenza e di indeterminatezza.E questo fa paura.
    O forse non ho capito niente io.

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