Archivi del giorno: sabato, 12 gennaio 2008

E va bene così

I manifesti di AGeDO (Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali) della campagna “Va bene così” cercano di valorizzare la normalità dell’essere omosessuali. “Mia figlia (figlio, fratello, sorella) è omosessuale e va bene così“, dice la headline.

Guarda le immagini.

mia-figlia-e-lesbica.jpg mia-sorella-e-lesbica.jpg mio-figlio-e-omosessuale.jpg mio-fratello-e-gay.jpg

Mi pare sia questa la direzione in cui le organizzazioni gay e le agenzie dovrebbero lavorare.

L’unico problema di questa campagna è che è smaccatamente sottotono: in un mondo di comunicazioni scintillanti, quelle facce e quei corpi sono troppo normali. La gente è ormai talmente abituata ai corpi ritoccati e idealizzati della pubblicità commerciale, da non riuscire ad apprezzare che la quotidianità entri in un manifesto. Non se l’aspetta, e neppure la vuole. Insomma, quando una campagna non è patinata, ci sembra irrimediabilmente un po’ triste e spenta. E d’istinto guardiamo altrove.

Col risultato che finiamo per distogliere lo sguardo dal tema che la campagna propone. Un vero peccato.

(Non ti pare che sia così? Non distogli lo sguardo, ma continui a guardare con curiosità e simpatia? Pensaci bene: è solo perché sei già d’accordo con i contenuti di AGeDO. Ma una campagna come questa non deve rivolgersi solo a chi è già convinto, no?)

Diverso sarebbe se lo stesso slogan accompagnasse immagini smaglianti e perfette. Ma farlo senza ricalcare stereotipi visivi e senza riprodurre involontariamente i pregiudizi sull’omosessualità che si vorrebbero abbattere è molto difficile. Per farlo bene, ci vogliono pubblicitari d’alto bordo, professionisti che sappiano adattare linguaggi e tecniche della comunicazione commerciale a temi sociali. E che per giunta si consultino con psicologi, sociologi, semiologi. Non solo pubblicitari, dunque.

Insomma, servono menti illuminate. Talmente illuminate da essere disposte a lavorare, per cause sociali, anche gratis. Troppa luce?