L’insipienza della Sapienza

Sulla vicenda del papa che ieri doveva intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza di Roma, ma poi, date le polemiche, ha declinato l’invito… che dire?

Intanto, che sono d’accordo con la sintesi equilibrata che ne ha fatto Sferapubblica.

E poi, due cose soltanto.

Innanzi tutto bisogna salutare la prima mossa mediaticamente potente di questo papa. Se fino a qualche giorno fa si poteva ancora dire che Giovanni Paolo II fosse un abile comunicatore (lui sì…), mentre Benedetto XVI no, ora dobbiamo ripensarci. Con questa mossa, il papa ha fatto centro. Complimenti a lui e al suo staff: non hanno costruito loro l’evento (dunque ancora non siamo ai livelli del precedente pontefice), ma hanno perlomeno saputo cogliere, come si dice, la palla al balzo. Prevedo che domenica accorreranno numerosi alla manifestazione di solidarietà col papa invocata dal cardinale Ruini.

Dopo di che, non posso che esprimere il mio stupore per l’autolesionismo della Sapienza.

Come fa il rettore di un importante ateneo come La Sapienza a non prevedere, quando decide di invitare Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico:

1) che il papa in Italia non è il Dalai Lama che mette d’accordo tutti (né il rappresentante di una religione qualunque), e che dunque riceverà una lettera come questa;

2) che la lettera sarà subito presa a pretesto da molti per accusare non solo quei docenti ma anche (ovviamente) l’università a cui appartengono (pars pro toto) di intolleranza, mancanza di pluralismo, volontà censoria e chi più ne ha più ne metta;

3) che alla fine ce l’avranno tutti con La Sapienza, da sinistra, destra, centro, inclusi gli estremisti di destra e sinistra, e pure gli indecisi ?

Ma questo rettore non ce l’ha un consulente, che ne so, un consigliere che sia dotato di un minimo di competenza massmediatica? Bah.

13 risposte a “L’insipienza della Sapienza

  1. E’ proprio convinta che “il Papa e il suo staff” abbiano solo saputo cogliere al volo?
    Per quanto tempo il Pontefice e la CEI avranno da ridire su quanto è accaduto?
    Cosa poteva accadere di meglio per rafforzare le loro tesi su questo “pericoloso relativismo dilagante”?
    La reazione ( un po’ estremistica e un po’ sciocca) degli uomini di scienza non era previdibile? Se non scontata…

  2. Grazie per la segnalazione di Sferapubblica che effettivamente riassume bene la questione.
    La vicenda mi fa pensare alla tendenza all’uniformità di giudizio che i politici tendono ad avere nei confronti del ruolo della Chiesa in Italia. La destra per affinità ed interesse. La sinistra per paura. Il risultato è che i luoghi di genuina e anche veemente contestazione vengono annichiliti.
    L’università, tra i pochi pregi che le sono rimasti, è un luogo in cui non tutto viene accettato ‘televisivamente’ ma si tenta ancora di ragionare. Ad esempio un Papa che dice di rispettare le opinioni e la scienza, ma di avere a cuore la Verità, può senza dubbio essere criticato in un contesto accademico come è la Sapienza. Non fosse altro perché la sua verità soffia sul già forte vento di conservazione.
    Però la contestazione e il dissenso non sono più accettati. Livia Turco ha detto: “C’è bisogno di moderazione”. Ma chi l’ha detto? Siamo in una società in cui da un lato bisogna sempre “moderare i toni” e dall’altro si formano dovunque comitati che si oppongono a tutto. L’unica cosa per cui non c’è più spazio è l’accettazione di un dissenso critico ragionato.

  3. Anch’io sono d’accordo che il non andare sia stato un buon colpo mediatico. In più, come notava qualcuno in giro per la Rete, si parla più del discorso ora che che non è stato tenuto dal Papa ma solo inviato e letto da un altro che se fosse stato lui a pronunciarlo di persona. Insomma, è sempre la storia dell’assenza che fa più rumore della presenza.

  4. Le mosse del Vaticano sono state studiate con impeccabile precisione, aspettando anche il momento giusto per l’annuncio della rinuncia di papa Ratzinger, quando il clima era diventato surriscaldato in maniera insopportabile. E la Chiesa ha centrato l’obiettivo: apparire marginalizzata.
    Una sinfonia perfetta.
    Il Rettore, invece, ha cercato una “facile pubblicità” al suo Ateneo e ora si ritrova nella bufera, colpendo seriamente l’immagine della prima università della Capitale.
    Un suicidio perfetto.

  5. Il rettore in questione è a) uscente e b) nell’occhio del ciclone per aver piazzato in università due figlie un genero. Come si diceva in un bel film di Barry Levinson di qualche anno fa: Wag the Dog, se non puoi far muovere il cane fagli muovere la coda e distrai l’attenzione dai problemi reali. E non posso essere più d’accordo con te quando dici che se il rettore di uno dei più importanti atenei italiani non si è reso conto del fatto che stava andando a infilare la mano in un vespaio, allora siamo proprio senza speranza. Trovo anche che abbia fatto bene Calzolari a dire oggi su Repubblica che a Bologna possiamo senz’altro invitare il Papa, ma non adesso, che il momento non è certo propizio al dialogo e che l’atmosfera è incandescente. Aggiungo, infine, che i cattolici sono maestri nel trovare sempre il modo di porsi dalla parte delle vittime, dovremmo invitarli a tenere corsi di strategia politica…

  6. A Josh: sì, intendevo proprio dire che la reazione dei docenti, da parte di un rettore, era piuttosto prevedibile (anche se non la definirei addirittura “scontata”).

    Col che però non arriverei a supporre, come fa rowena (se ho ben capito la sua replica), che sia stato un autogoal premeditato, da parte di un rettore uscente e al centro di polemiche, studiato solo per spostare l’attenzione da altro.
    Perché di mossa perdente si tratta, e distrarre l’attenzione sbagliando per l’ennesima volta non mi pare furbo.

    Agli altri: mi sa che siamo tutti più o meno sulla stessa linea. Ora scappo, che l’ora si è fatta tarda. Grazie a tutti.

  7. Non aggiungo molto altro a quello che avete già detto. Benedetto XVI ha saputo giocarsi la partita, traendone il massimo vantaggio. Aggiungo che dal suo punto di vista ha fatto pure bene. Peccato che non ci si renda conto di quante altre volte abbia giocato con i media italiani, usando la stessa astuzia.
    Come molti blogger hanno fatto notare, della notizia che in Italia è stata lanciata come una “bomba”, all’estero è stata appena citata in qualche trafiletto. Inutile aggiungere poi che, in altri “paesi normali”, il primo tg nazionale non dedica ogni domenica l’apertura o il secondo serivizio all’Angelus di Piazza San Pietro e un primo ministro, che sia Zapatero con il suo Psoe in Spagna o la Merkel con la sua cattolicissima Cdu in Germania, non si preoccupa troppo delle direttive provenienti dalla Santa Sede.
    La colpa non è di Ratzinger, la colpa è di una politica che ha paura di essere matura. Purtroppo.

    Saluti

  8. > Trovo anche che abbia fatto bene Calzolari a dire oggi su Repubblica che a Bologna
    > possiamo senz’altro invitare il Papa, ma non adesso, che il momento non è certo
    > propizio al dialogo e che l’atmosfera è incandescente.

    Con tutti i filosofi e teologi di rilievo che esistono, perché andare a cercare proprio un uomo che regge una delle due ultime teocrazie rimaste al mondo? Allora non si cerca il confronto filosofico; si cerca lo spettacolo!
    Io sarei d’accordo ad un intervento di Ratzinger in una cerimonia ufficiale dello stato italiano, a patto che al soggetto in questione ci si potesse riferire direttamente come ‘dottor Ratzinger’ (ma ormai anche i parroci sono ‘Sua Eminenza’, con la E maiuscola…).
    Peraltro nelle cerimonie solenni, come sa chiunque abbia provato a tenere una lezione magistrale travestito da arlecchino, esistono precisi codici di decoro. Il dottor Ratzinger sarebbe mai disposto a presentarsi in giacca e cravatta come una persona normale?

  9. Non ci ha preso?
    Col cavolo che non ci ha preso!
    Se analizzassimo l’altro finale, quello in cui il Papa avrebbe pronunciato il discorso, tutti sarebbero andati giù pesantissimi, marchiando la Chiesa come entità retrograda, non capace al giorno d’oggi di stare al passo con la scienza, di essere ancora bigotta in confronto alla globalizzazione e ai passi che compie quest’ultima.
    E invece, così, ha proprio …fregato tutti.
    Perchè?
    Dapprima il rettore ha cercato la pubblicità facile (d’accordissimo con Fabrizio) trovandosi poi a discorrere con i suoi stessi docenti.
    Il Papa, quindi?
    Palla al balzo diretta.
    Declinando l’invito, ha fatto quasi credere di essere superiore alle critiche (che condivido in tutti i casi) che sono state mosse contro Lui, ed in più è quasi passato da agnellino che voleva soltanto presenziare a un anniversario importante, passando per la “povera vittima” che non ha nemmeno il diritto di esprimere i concetti che la religione cristiana porta in dote.
    E così giù ad attaccare addirittura la democrazia, la libertà di pensiero, addirittura nominando la censura.
    Se voleva così tanto esprimere gli assiomi della Chiesa, bè, avrebbe dovuto farlo.
    Non è che si scopre ora che non tutti sono cristiani e non tutti condividono i pensieri di questi ultimi.
    E al Magnifico Rettore, complimenti per la gaffe.
    Come se a un concerto di Bob Marley facessero fare l’introduzione al questore della Guardia di Finanza… bah…

  10. un’dea di una persona “normale”
    L’invito al Papa poteva essere “accompagnato” se rivolto
    1) a un religioso di prestigio da altro invito al rabbino capo di Roma e così di seguito alle personalità religiose di prestigio
    2) a un capo di stato da altro invito a …..

    In questo caso forse la polemica poteva essere ridimensionata e il significato soprattutto non criticabile in questa forma ….

  11. Putroppo il rettore dell’università di Roma un consulente ce l’ha (mi pare si chiami Morcellini) e forse è stato lui a consigliargli di invitare il papa.
    Vorrei però invitarvi ad analizzare il ruolo della grande stampa nazionale nel montare a dismisura la panna della non notizia. Cini ha scritto al rettore e pubblicato sul Manifesto la sua lettera a metà novembre, la grande stampa e la televisione hanno tirato fuori le foto della settimana anticlericale pochi giorni prima della visita, facendo passare gli studenti per dei facinorosi che volevano aggredire il papa. Il resto lo ha fatto la questura chiudendo fuori dalla Sapienza gli studenti e i lavoratori precari nel giorno dell’inaugurazione, a cui sono andati solo gli invitati per dire povero papa gli hanno impedito di parlare e questa colossale bugia imperversa senza sosta. Il papa ha parlato per interposta persona e tutti i giornali hanno pubblicato il suo discorso, se non in tutto almeno in parte. Vi segnalo l’editoriale di Giovanni de Mauro su Internazionale.

  12. Piccolo commento per una professionista della comunicazione. Lei dice:

    non hanno costruito loro l’evento (dunque ancora non siamo ai livelli del precedente pontefice), ma hanno perlomeno saputo cogliere, come si dice, la palla al balzo.

    “Perlomeno”? Le sembra che cogliere la palla al balzo sia operazione meno mediaticamente potente che crearla da sé?
    E, come qualcuno ha già notato, le sembra davvero che l’evento non sia stato costruito? A quanto ne sapevo io, il Papa doveva inizialmente essere invitato a una semplice conferenza, ma ha chiesto di poter partecipare a una cerimonia più “ufficiale”, e il Rettore non si è potuto rifiutare.
    (A nulla è valso che il rettore, prevedendo di non potergli affidare la lectio magistralis ufficiale, per la ragionevolissima reazione dei professori, ha provato ad aggirare il doppio vincolo contrabbandando l’intervento del Papa come evento a latere, e sperando che nessuno si accorgesse del pasticcio… se ne sono accorti)

  13. Andrea,
    sono d’accordo. Resta il fatto che il precedente pontefice, e coloro che lavoravano con lui, erano capaci di costruire
    eventi mediatici internazionali, in cui il papa gareggiava con rockstar come Bob Dylan e Bono, quanto a capacità di ipnotizzare il pubblico.
    In questo senso intendevo: “non siamo ancora ai livelli”.

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