Amore e morte

L’altro giorno Valentina mi chiedeva – in due lucidi commenti che puoi leggere qui: è possibile, nel mondo sfavillante a cui la pubblicità ci ha assuefatti, fare una comunicazione sociale che sia “ancella di questa società e della nostra vita […] oltre che del suo mercato?”

In altre parole, si possono usare, oggi, le immagini smaglianti e i corpi perfetti che di solito servono a vendere abiti, profumi e creme antirughe, anche per scopi sociali?

È possibile, anche se è molto difficile perché i temi che le campagne sociali trattano sono spesso dolorosi, e come tali stridono con lo stile patinato della pubblicità commerciale.

Un buon esempio ci viene da Sidaction, che nell’ottobre 2007 ha lanciato una campagna di grande impatto e bellezza per la prevenzione dell’Aids.

Belli e nudi i giovani che danzano nel buio, raccapricciante il loro destino. Amore e morte, bellezza e orrore sono le opposizioni che la campagna suggerisce.

Qui sotto il video su Youtube, segnalatomi da Ricky (grazie!).

Se vuoi vederlo più in grande, per apprezzarne i dettagli, segui anche questo link.

5 risposte a “Amore e morte

  1. Efficace e terrificante. Perfetto anche l’uso del suono e del silenzio, direi.

  2. Esempio perfetto di uso dei corpi-merce in funzione sociale. Davvero bella…tanto da poterci fare una tesi!

  3. Mamma, che bella. Così bella che mi sono domandata, a parte averla stratumblelogata, se.. non fosse bella troppo! 🙂 Ecco. Perché è una bellezza che non ti aspetti, di quella bellezza che tanto ti sorprende e ti prende che resti su quella. Ovviamente racconto solo di me eh. 🙂 Mi sono sentita avvicinata “emotivamente” dalla genialità del congegno comunicativo ideato, de la terrible sida parecchio ma parecchio di meno. A conferma – mi rendo conto – proprio della tua tesi che, quando sono in campo temi deboli, mentre noi ci sensibilizziamo (ci assuefacciamo?) di fronte al “sottotono” richiesto dalla circostanza, i prodotti pubblicitari forti se possono filano (a vincere) altrove.

    Grazie mille, a rileggerci squaletto!

  4. Già tornata! 🙂

    Ci ho dormito su, così ho capito di poter rendere molto schematicamente l’idea della pubblicità sociale che su di me effettivamente sortisce il suo obbiettivo – o quantomeno di questo mi dà la sensazione! – come di seguito:
    sfavillante ma bruttezza per campagne di comunicazione-contro
    sfavillante ma bellezza per campagne di comunicazione-pro

    Rispetto al primo punto, per me l’eccellenza di una pubblicità che miri a demonizzare l’alcool come l’aids come l’anoressia, giusto per fare qualche esempio, spesso risiede nella scelta di coniugare forma espressiva patinata con contenuto espresso non-patinato. Mi piace sia concettuale e brillante l’approccio, perché è quello da cui la nostra soglia di attenzione aspetta di e può essere toccata, ma parimenti penso sia importante la resa senza fronzoli dell’osceno come osceno, perché è a questo che do più possibilità di generare azione da e oltre l’attenzione.

    Rispetto al secondo punto, invece, posso solo dire che mi piacerebbe assistere a cosa possono, se qualcosa possono, campagne capaci, con i mezzi fin qui stradetti, di propagandare l’importanza di investire per l’eccellenza, ad esempio, come (e quanto!) la l’Oréal promuove la necessità di spendere per la bellezza o la Nokia di avere un cellulare fiQo sempre a portata di squillo! 🙂

    Ma qui l’esempio non era casuale, e allora mi permetto di buttare giù qualche altra considerazione per non fare su questo bel blog nuovo nuovo la commentapartout fogata e presenzialista! 😛

    Non avremo le scienze e le lettere che potremmo se la loro importanza non si prenderà quel cantuccio di pubblicità sfarzosetta e pushaentusiasmi che sulle coscienze fa miracoli, non avremo intorno la professionalità che potremmo se il messaggio resterà in tanti casi quello costante che anche il dilettantismo se-presentato-bene il più delle volte paga. E così via, no?
    Comunicare e saper comunicare la bellezza, la pulizia e la forza della sfida intellettuale: non è una frontiera di cui la pubblicità sociale potrebbe e dovrebbe cominciare a farsi carico?
    Non è in assoluto la direzione in cui stiamo investendo di meno? Possiamo muoverci in questo senso? E quanto? Con quali prospettive di risultato? Su questo sì che sarei curiosa di vedere all’opera le nostre menti illuminate! Che ce ne siano di sintonizzate? 😉 Gh

    Ora, la parentesi io l’ho aperta pensando alla costosa “normalizzazione” di cui scrivevi, quella che eventualmente e lentamente potrebbe e forse potrà essere costruita, ma sempre e solo a partire dalle minute cerchie dei “più sensibili”. 🙂
    Ebbene.. devo ammettere a questo proposito che certe volte mi sembra proprio una beffa che, in una società dell’informazione intraconnessa come questa, diventi oggettivamente tanto difficile settare comunicazione non appena la sua mission si discosti un pochetto da quella conosciuta e riconosciuta della incomparabilmente più accessibile (???) comunicazione-fuffa che ci piace tanto.

    Così, quello che mi è saltato all’occhio nel caso specifico, leggendo i tuoi post sulla vergognosa questione del Papa, poverello, misconosciuto e ripudiato dall’insipiente Sapienza – che sono quelli che più di tutti mi ti hanno conquistata -, è la rumorosa stranezza di quanto e quanto pochi, pensando anche solo al tuo settore, che reputo il più strategicamente importante nell’età odierna, facciano e raccontino pura analisi dei fatti, operino con la dignità e la diligenza della scientificità, col pudore della logica. Io ho visto alla tele cronisti su cronisti sbraitare come ossessi, professori universitari piangere per l’offesa inflitta alla cristianità e al mondo intero. A te è capitato? Ti sorprendi se scrivo che alla fine dei tuoi interventi quasi ridevo? Ma come?! Permetterti così di fare pubblicamente comunicazione non condita di doveroso sentire alla democraticocristiana maniera? Eh oh, non sarai stata troppo “fuoritono”, fuoricoro come hai ululato? 🙂 Perché sarcasmo a parte… possiamo realmente non domandarci, prima di qualsiasi altra cosa, se e quanto sia normale che assolutamente non siano maturati – in un contesto di vita, almeno in linea potenziale, tanto open come il nostro – lo spirito critico, la prontezza intellettuale, il buon gusto e il senso pratico di vedere quest’ultimo teatrino del clero solo e soltanto come l’ennesimo teatrino che è stato?

  5. 🙂 E’ una settimana intera che mi dimentico di passare! Volevo segnalarti e segnalare come anche la Archibugi.. ti legge e fa a pezzettini il “sottotono”! 😛 😀

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